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« L'Impero e i SensiRonaldo in campo »

Il nobile caduto

Post n°55 pubblicato il 21 Aprile 2008 da MagoGandalf2006
 
Tag: Storia


Vaux sur Somme, 21 aprile 1918:
Un giovane pilota canadese, Wilfrid May, tentava disperatamente
di sfuggire alla morte zigzagando fra le cime delle Somme, alle sue
spalle lo stava inseguendo l'implacabile Barone Rosso che lo
aveva già colpito di striscio: sarebbe stata la sua 83° vittoria
confermata ma, preso dalla foga dell'inseguimento, il pilota
prussiano non si accorse in tempo che, alle sue spalle, stava
spuntando la sagoma del Sopwith Camel pilotato da un altro
canadese Roy Brown.
Fecero fuoco, nello stesso istante, in 2: dall'artiglieria contraerea e
dall'aereo del pilota nordamericano.
Un fumo nero avvolse il suo triplano Fokker e lo schianto fu quasi
istantaneo visto la bassa quota a cui si stava svolegndo l'inseguimento.
Moriva così, a 26 anni non ancora compiuti, la leggenda delle
leggende: FreiHerr Manfred Von Richtofen, per tutti il Barone Rosso.
Era nato il 2 maggio 1892 a Breslau, nel cuore della Slesia da
famiglia ricca e di sangue blu.
Il padre Albrecht era militare di carriera nell'esercito imperiale
germanico ed il giovane Manfred era destinato a seguire le orme
del padre.
Al pari di altri rampolli di nobile casato, i suoi interessi maggiori
erano la caccia e l'equitazione.
Infatti, terminata l'accademia militare, il futuro Barone Rosso,
scelse un reggimento di cavalleria iniziando la sua carriera militare
col grado di Tenente.
Nel frattempo, il rapido deteriorarsi della situazione politica
condusse rapidamente alla guerra.
Una guerra che, peraltro, presentò molte diversità rispetto a quelle
precedenti: in àmbito militare e non.
La novità più evidente fu che i combattimenti avvennero, per la
prima volta, anche in cielo.
Il soldato, da sempre abituato a combattere sulla terra e sul mare,
era giunto ad una svolta epocale, ma andiamo con ordine.
L'aeroplano, inventato dai fratelli Wright appena 10 anni prima,
aveva tramutato in realtà il sogno più recondito ed ancestrale
dell'uomo: quello di riuscire a volare.
Enorme, a questo proposito, la letteratura di ogni paese e di ogni
epoca fin dall'antica Grecia, basti pensare al mito di Icarus.
Sul suo impiego in àmbito militare, tuttavia, vi era enorme
scetticismo, soprattutto nello stato maggiore prussiano:
conservatore per definizione e diffidente rispetto ad ogni tipo di novità.
Così l'aeroplano entrò nello scenario bellico con compiti secondari,
soprattutto missioni ricognitive per la raccolta di informazioni su
dislocazioni o movimenti delle truppe nemiche da passare allo
stato maggiore.
I piloti, in ogni esercito, vennero reclutati, quasi interamente, nei
reparti di cavalleria.
Non fu, per nulla, un caso.
Nelle forze armate nessuno, soldato o marinaio che sia, aveva
mai visto un aeroplano; tuttavia, il ritratto del pilota di un
aeroplano di allora, era simile, se non identico, a quello della
vecchia e nobile cavalleria.
Entrambi, infatti, erano leali, solitari, ardimentosi, tenaci e pronti
all'estremo sacrificio in qualsiasi momento: grazie a loro, in mezzo
alle nuvole, rivissero, nei duelli degli assi dell'aria quelle giostre
medievali fatte di lealtà, onore ed abilità che divennero pagine di
storia.
Bisogna ricordare altresì che, nella prima guerra mondiale, gli
aeroplani non vennero impiegati in missioni di bombardamento
pesante (che venivano svolte dai dirigibili) ma, al massimo, di
bombardamento chirurgico (una o due bombe da sganciare
direttamente sull'obiettivo: oltre alla massima padronanza del
mezzo necessaria ad avvicinarsi il più possibile all'obiettivo serviva
anche notevole precisione per centrarlo sganciando l'ordigno).
Manfred Von Richtofen cominciò come tanti altri: ovvero sfasciando
il suo aeroplano in fase di atterraggio ma rimase incolume e fu
entusiasta della sua esperienza di volo.
Non discese più dal suo triplano e dimostrò, fin dai primi duelli
aerei, un talento inarrivabile.
Il mix di qualità che ne produsse il mito furono: la sua resistenza
fisica sovrumana (il rumore, il vento ed il freddo erano
insopportabili) che non appannava riflessi e lucidità neanche dopo
molto tempo di volo, la sua mira infallibile (era un tiratore micidiale
e spesso riuscì ad abbattere velivoli nemici con una sola raffica)
uniti alla superiorità tecnologica avuta dall'aviazione tedesca
durante la prima parte del conflitto (gli aeroplani Fokker
montavano un dispositivo sincronizzatore che permetteva alla
mitragliatrice di sparare solo quando le pale dell'elica non
interferivano con la traiettoria dei proiettili e questo permetteva ai
Fokker di avere una mitragliatrice montata sulla fusoliera azionata
direttamente dal pilota; fu per via di questa questa mancanza, i
piloti alleati, erano costretti a ruotare la loro mitragliatrice di
almeno 40° rispetto alla direzione di volo).
Venne subito notato da Oswald Boelcke, il migliore (fino a quel
momento) pilota tedesco ed anche colui che formalizzò le regole
d'ingaggio durante il combattimento aereo -Dicta Boelche- che gli
propose di entrare a far parte del suo squadrone, il leggendario
Jasta 2, che raccoglieva il fior fiore dell'aviazione tedesca e che
operava sul fronte francese.
Durante la sua prima missione nei ranghi dello Jasta 2 ottenne la
sua prima vittoria ufficialmente riconosciuta: un F.E.2 britannico
abbattuto con irrisoria facilità dopo aver ucciso alla prima
sventagliata il mitragliere ed aver ferito gravemente il pilota.
Nei mesi successivi lo Jasta 2 dominerà i cieli francesi divenendo
l'incubo dei velivoli alleati e tutti i piloti che ne facevano parte
divennero popolarissimi in Patria anche grazie ad una raccolta
simile a quella delle figurine Panini per i calciatori.
Fu possibile, pertanto, conoscere nei particolari quel gruppo di
uomini eccezionali: dalle raffinate analisi sul volo di Boelcke, alle
acrobazie dell'eccentrico Voss (sparava solo al motore dei suoi avversari).
Questo diede lo spunto a Boelcke di chiedere ai suoi piloti di
"personalizzare" i propri velivoli affinchè i piloti avversari sapessero
chi stavano affrontando: Voss dipinse personalmente un caricatura
del Kaiser con espressione corrucciata e folte sopracciglia, mentre
Manfred Von Richtofen dipinse il suo Fokker completamente di
rosso (il colore del reggimento di cavalleria da cui proveniva).
Spuntò anche una svastica, funesto presagio, sull'aeroplano di un
certo Hermann Goering, ma questa è un'altra storia.
A novembre del 1916 avvenne il duello più famoso: Il Barone Rosso
affrontò il maggiore Lanoe Hawker, il miglir pilota britannico,
quest'ultimo tentò inutilmente di scappare rifugiandosi dietro le
proprie linee mentre Von Richtofen aveva quasi finito le munizioni.
Quando era giunto a poche decine di metri dalla salvezza il Barone
Rosso aprì il fuoco colpendolo alla testa: sembrava il colpo del fucile
di precisione di un cecchino piuttosto che la mitragliatrice di un
aeroplano in volo.
La sua popolarità crebbe ulteriormente quando, dopo la morte di
Boelcke, ereditò il comando dello squadrone aereo.
Il 2 maggio 1917, alla festa per il suo 25° compleanno,
presenziarono il Kaiser Guglielmo II, il Feldmaresciallo Von
Hindemburg ed il Genral Ludendorff ovvero i comandanti supremi
delle forze armate tedesche.
Gli alleati, dal canto loro, risposero cercando di colmare il gap
tecnologico ed anche formando uno squadrone con il preciso
compito di dare la caccia al Barone Rosso e di abbatterlo: ci
andarono vicini nell'estate 1917 quando venne colpito di striscio
alla testa.
Seppur ferito riuscì ad atterrare in territorio amico dove venne
prontamente soccorso.
La sua guarigione, tuttavia, non fu mai completa ed i suoi superiori
decisero che avrebbe dovuto limitare al minimo indispensabile la
sua presenza in volo, mentre gli altri piloti dello squadrone
avrebbero dovuto proteggerlo nella maniera più discreta possibile.
Ma non era nella sua indole rifiutare i pericoli od accettare
protezione dagli avieri che aveva ai suoi ordini.
Continuò esattamente come prima ed andò incontro al suo
ineluttabile destino che si compì esattamente 90 anni orsono.
Con lui morì, e questa volta definitivamente, la cavalleria, che
aveva rivissuto, nel quadro di una guerra orribile e suicida come
nessun'altra, le gesta epiche dei tempi andati in sella ad un
Ippogrifo meccanico.
Alcuni anni dopo tornò a volare ed a duellare contro il più
irriducibile degli avversari: Snoopy.
Le strisce di Peanuts e la canzone di Giorgio Gaber, scelta come
sigla per la trasmissione per ragazzi Gulp, danno la misura, non
solo militare, dell'aura di leggenda che avvolge l'immortale figura
del Barone Rosso.


 
 
 
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