Vaux sur Somme, 21 aprile 1918: Un giovane pilota canadese, Wilfrid May, tentava disperatamente di sfuggire alla morte zigzagando fra le cime delle Somme, alle sue spalle lo stava inseguendo l'implacabile Barone Rosso che lo aveva già colpito di striscio: sarebbe stata la sua 83° vittoria confermata ma, preso dalla foga dell'inseguimento, il pilota prussiano non si accorse in tempo che, alle sue spalle, stava spuntando la sagoma del Sopwith Camel pilotato da un altro canadese Roy Brown. Fecero fuoco, nello stesso istante, in 2: dall'artiglieria contraerea e dall'aereo del pilota nordamericano. Un fumo nero avvolse il suo triplano Fokker e lo schianto fu quasi istantaneo visto la bassa quota a cui si stava svolegndo l'inseguimento. Moriva così, a 26 anni non ancora compiuti, la leggenda delle leggende: FreiHerr Manfred Von Richtofen, per tutti il Barone Rosso. Era nato il 2 maggio 1892 a Breslau, nel cuore della Slesia da famiglia ricca e di sangue blu. Il padre Albrecht era militare di carriera nell'esercito imperiale germanico ed il giovane Manfred era destinato a seguire le orme del padre. Al pari di altri rampolli di nobile casato, i suoi interessi maggiori erano la caccia e l'equitazione. Infatti, terminata l'accademia militare, il futuro Barone Rosso, scelse un reggimento di cavalleria iniziando la sua carriera militare col grado di Tenente. Nel frattempo, il rapido deteriorarsi della situazione politica condusse rapidamente alla guerra. Una guerra che, peraltro, presentò molte diversità rispetto a quelle precedenti: in àmbito militare e non. La novità più evidente fu che i combattimenti avvennero, per la prima volta, anche in cielo. Il soldato, da sempre abituato a combattere sulla terra e sul mare, era giunto ad una svolta epocale, ma andiamo con ordine. L'aeroplano, inventato dai fratelli Wright appena 10 anni prima, aveva tramutato in realtà il sogno più recondito ed ancestrale dell'uomo: quello di riuscire a volare. Enorme, a questo proposito, la letteratura di ogni paese e di ogni epoca fin dall'antica Grecia, basti pensare al mito di Icarus. Sul suo impiego in àmbito militare, tuttavia, vi era enorme scetticismo, soprattutto nello stato maggiore prussiano: conservatore per definizione e diffidente rispetto ad ogni tipo di novità. Così l'aeroplano entrò nello scenario bellico con compiti secondari, soprattutto missioni ricognitive per la raccolta di informazioni su dislocazioni o movimenti delle truppe nemiche da passare allo stato maggiore. I piloti, in ogni esercito, vennero reclutati, quasi interamente, nei reparti di cavalleria. Non fu, per nulla, un caso. Nelle forze armate nessuno, soldato o marinaio che sia, aveva mai visto un aeroplano; tuttavia, il ritratto del pilota di un aeroplano di allora, era simile, se non identico, a quello della vecchia e nobile cavalleria. Entrambi, infatti, erano leali, solitari, ardimentosi, tenaci e pronti all'estremo sacrificio in qualsiasi momento: grazie a loro, in mezzo alle nuvole, rivissero, nei duelli degli assi dell'aria quelle giostre medievali fatte di lealtà, onore ed abilità che divennero pagine di storia. Bisogna ricordare altresì che, nella prima guerra mondiale, gli aeroplani non vennero impiegati in missioni di bombardamento pesante (che venivano svolte dai dirigibili) ma, al massimo, di bombardamento chirurgico (una o due bombe da sganciare direttamente sull'obiettivo: oltre alla massima padronanza del mezzo necessaria ad avvicinarsi il più possibile all'obiettivo serviva anche notevole precisione per centrarlo sganciando l'ordigno). Manfred Von Richtofen cominciò come tanti altri: ovvero sfasciando il suo aeroplano in fase di atterraggio ma rimase incolume e fu entusiasta della sua esperienza di volo. Non discese più dal suo triplano e dimostrò, fin dai primi duelli aerei, un talento inarrivabile. Il mix di qualità che ne produsse il mito furono: la sua resistenza fisica sovrumana (il rumore, il vento ed il freddo erano insopportabili) che non appannava riflessi e lucidità neanche dopo molto tempo di volo, la sua mira infallibile (era un tiratore micidiale e spesso riuscì ad abbattere velivoli nemici con una sola raffica) uniti alla superiorità tecnologica avuta dall'aviazione tedesca durante la prima parte del conflitto (gli aeroplani Fokker montavano un dispositivo sincronizzatore che permetteva alla mitragliatrice di sparare solo quando le pale dell'elica non interferivano con la traiettoria dei proiettili e questo permetteva ai Fokker di avere una mitragliatrice montata sulla fusoliera azionata direttamente dal pilota; fu per via di questa questa mancanza, i piloti alleati, erano costretti a ruotare la loro mitragliatrice di almeno 40° rispetto alla direzione di volo). Venne subito notato da Oswald Boelcke, il migliore (fino a quel momento) pilota tedesco ed anche colui che formalizzò le regole d'ingaggio durante il combattimento aereo -Dicta Boelche- che gli propose di entrare a far parte del suo squadrone, il leggendario Jasta 2, che raccoglieva il fior fiore dell'aviazione tedesca e che operava sul fronte francese. Durante la sua prima missione nei ranghi dello Jasta 2 ottenne la sua prima vittoria ufficialmente riconosciuta: un F.E.2 britannico abbattuto con irrisoria facilità dopo aver ucciso alla prima sventagliata il mitragliere ed aver ferito gravemente il pilota. Nei mesi successivi lo Jasta 2 dominerà i cieli francesi divenendo l'incubo dei velivoli alleati e tutti i piloti che ne facevano parte divennero popolarissimi in Patria anche grazie ad una raccolta simile a quella delle figurine Panini per i calciatori. Fu possibile, pertanto, conoscere nei particolari quel gruppo di uomini eccezionali: dalle raffinate analisi sul volo di Boelcke, alle acrobazie dell'eccentrico Voss (sparava solo al motore dei suoi avversari). Questo diede lo spunto a Boelcke di chiedere ai suoi piloti di "personalizzare" i propri velivoli affinchè i piloti avversari sapessero chi stavano affrontando: Voss dipinse personalmente un caricatura del Kaiser con espressione corrucciata e folte sopracciglia, mentre Manfred Von Richtofen dipinse il suo Fokker completamente di rosso (il colore del reggimento di cavalleria da cui proveniva). Spuntò anche una svastica, funesto presagio, sull'aeroplano di un certo Hermann Goering, ma questa è un'altra storia. A novembre del 1916 avvenne il duello più famoso: Il Barone Rosso affrontò il maggiore Lanoe Hawker, il miglir pilota britannico, quest'ultimo tentò inutilmente di scappare rifugiandosi dietro le proprie linee mentre Von Richtofen aveva quasi finito le munizioni. Quando era giunto a poche decine di metri dalla salvezza il Barone Rosso aprì il fuoco colpendolo alla testa: sembrava il colpo del fucile di precisione di un cecchino piuttosto che la mitragliatrice di un aeroplano in volo. La sua popolarità crebbe ulteriormente quando, dopo la morte di Boelcke, ereditò il comando dello squadrone aereo. Il 2 maggio 1917, alla festa per il suo 25° compleanno, presenziarono il Kaiser Guglielmo II, il Feldmaresciallo Von Hindemburg ed il Genral Ludendorff ovvero i comandanti supremi delle forze armate tedesche. Gli alleati, dal canto loro, risposero cercando di colmare il gap tecnologico ed anche formando uno squadrone con il preciso compito di dare la caccia al Barone Rosso e di abbatterlo: ci andarono vicini nell'estate 1917 quando venne colpito di striscio alla testa. Seppur ferito riuscì ad atterrare in territorio amico dove venne prontamente soccorso. La sua guarigione, tuttavia, non fu mai completa ed i suoi superiori decisero che avrebbe dovuto limitare al minimo indispensabile la sua presenza in volo, mentre gli altri piloti dello squadrone avrebbero dovuto proteggerlo nella maniera più discreta possibile. Ma non era nella sua indole rifiutare i pericoli od accettare protezione dagli avieri che aveva ai suoi ordini. Continuò esattamente come prima ed andò incontro al suo ineluttabile destino che si compì esattamente 90 anni orsono. Con lui morì, e questa volta definitivamente, la cavalleria, che aveva rivissuto, nel quadro di una guerra orribile e suicida come nessun'altra, le gesta epiche dei tempi andati in sella ad un Ippogrifo meccanico. Alcuni anni dopo tornò a volare ed a duellare contro il più irriducibile degli avversari: Snoopy. Le strisce di Peanuts e la canzone di Giorgio Gaber, scelta come sigla per la trasmissione per ragazzi Gulp, danno la misura, non solo militare, dell'aura di leggenda che avvolge l'immortale figura del Barone Rosso.
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