Domenica, in 2 àmbiti diversi ed in 2 nazioni diverse, vi è stata una singolare concomitanza di una nuova e bizzarra espressione dell'impazzimento collettivo che stiamo vivendo: la festa di una vittoria esistente solo nell'immaginazione di coloro che festeggiavano senza porsi altri problemi.
Al termine di un'emozionante altalena vissuta con l'orecchio incollato alle radioline -e con un'occhiata distratta a quanto accadeva in campo - i tifosi romanisti festeggiano per essere ancora in corsa -ad una giornata dal termine- per la vittoria in campionato. Era tutto pronto a Milano per quello che doveva essere il giorno dell'apoteosi nerazzurra: non si vedeva proprio quale intoppo potesse impedire ai tifosi di festeggiare, a fine partita, la vittoria in campionato. A finematch, invece dei festeggiamenti, sono iniziati i processi: il colpevole, ad avviso dei più, sarebbe il tradizionale braccino interista. Mi permetterei di aggiungere un particolare tipo d'inesperienza: tanto l'Internazionale quanto il suo pagatissimo coach non hanno mai avuto esperienze nei campionati minori. Mi permetto pertanto, da buon genoano, di sottolineare come vadano gestite questo tipo di partite che, nelle serie minori, sono molto più frequenti, nei finali di campionato, che in serie A. Serie B - Stagione 2002-03 - 36° giornata Il Genoa, tanto per cambiare, lottava per salvarsi (la novità è che lo faceva per non retrocedere in serie C1) ed ospitava un Siena, de facto, già promosso in serie A. Dopo pochi minuti il Genoa andava in vantaggio grazie ad un goal di Chini, difensore senese in forza alla squadra ligure. Il Siena, dal canto suo, trotterellava per il campo fino alla metà del primo tempo quando il centrocampista rossoblù Boisfer entrò assassinamente sul giocatore del Siena Ardito (ironia della sorte: di proprietà del Como e quindi del presidente genoano Preziosi) costringendolo ad uscire dal campo: per lui (e per il Genoa) la stagione finiva lì. L'arbitro non prese provvedimenti e, quel che è peggio, non li prese neppure l'allenatore genoano Torrente che lasciò in campo il centrocampista belga reo dell'intervento da codice penale. Da quel momento il Siena cambiò completamente il suo atteggiamento in campo: da avversario, fino ad allora, tranquillo e remissivo divenne determinato ed implacabile. Finì 3-1 per i toscani, promossi matematicamente in serie A per la prima volta nella loro storia, con il Genoa condannato matematicamente, e non per la prima volta, alla retrocessione in serie C. Materazzi (che già alle prese con Cirillo non aveva mostrato il meglio del suo repertorio contro la squadra toscana) ha commesso lo stesso errore, entrando durissimo contro Locatelli durante una innocua azione a centrocampo. Queste situazioni fanno cambiare l'atteggiamento in campo e, con o senza motivazioni specifiche, fanno montare il desiderio di rovinare la festa in chi subisce interventi di questo tipo. Vulgata vuole che, interventi di questo genere, calmino i bollori di chi, pur non giocandosi nulla, non è disposto a regalare niente a chi ha già preparato la festa: un luogo comune falso come Giuda. L'anno scorso, per giunta, invadere il campo di una squadra ancora invischiata nella lotta per la salvezza per festeggiare l'avvenuta vittoria in campionato fu, piaccia o meno, un autentico affronto che, però, chi ha sempre giocato in A, non può né conoscere né comprendere. Tutto questo regala alla Roma l'ultima chance. Andrà a giocarsela in quel di Catania, dove troverà una squadra con la bava alla bocca: credo che Luciano Spalletti sappia cosa voglia dire giocare al Cibali quando la squadra di casa si gioca tutto. Se non lo sa, come direbbe Totò, si informi: magari andando a rivedersi Catania-AlbinoLeffe dell'ultima promozione in serie A o i play-off di serie C1 della stagione 2001-02 contro Pescara e Taranto. Una cosa è certa: se con la sua Roma incerottata riuscirà a violare il Cibali e ad aggiudicarsi lo scudetto, spedendo in B la squadra di casa, sono certo che i tifosi giallorossi avranno la sensibilità di non festeggiare la vittoria proprio di fronte a loro. Del resto hanno già festeggiato domenica. Sì, ma cosa? non la vittoria e neppure il sorpasso bensì il fatto di essere ancora, inaspettatamente ed incredibilmente, in corsa. Comprensibile la soddisfazione, meno -molto meno- i festeggiamenti: che, se fatti o preparati anzitempo, raramente portano fortuna. Personalmente, ad esempio, mi ricordo di festeggiamenti simili in curva Nord a Marassi, dovuti ad una notizia giunta, anche allora, via radiolina da Milano: stagione 1994-95, ultima giornata il Genoa (repetita iuvant) lottava per salvarsi. La partita Genoa-Torino è appena finita ed il Genoa ha vinto 1-0 ma, nonostante i 3 punti incamerati, è condannato alla retrocessione. Invece, un goal di Delvecchio, all'ultimo assalto dell'Internazionale regala ai nerazzurri la qualificazione in coppa UEFA ed al Genoa la chance di salvarsi in extremis previo spareggio contro il Padova. Sembrava una pura formalità e la resurrezione, simboleggiata dalla corsa furibonda del povero Signorini, venne interpretata come un segno del destino: una specie di "Deus vult: Genoa salvus est", che trovò amarissima smentita una settimana dopo in quel di Firenze dove il Genoa venne preso a pallate dai biancoscudati e tenuto a galla solo dalle ripetute strepitose parate del portiere in seconda Spagnulo. L'Internazionale, per quel che la riguarda, andrà a giocarsi tutto a Parma dove troverà una squadra nelle stesse condizioni di classifica di quella che dovrà affrontare la Roma, ma il tutto avverrà in un clima meno da corrida. Un gustoso motivo extra al match lo ha, peraltro, tolto il presidente parmigiano esonerando Hector Cuper dalla guida dei biancocrociati con una mossa disperata. Probabilmente a spingere il massimo dirigente ducale ad una decisione del genere è stata la fama che prerseguita l'allenatore sudamericano, reo di vanificare all'ultimo istante ogni genere di traguardo stagionale: scudetti, coppe o salvezze. Evidentemente non hanno ritenuto opportuno contare sulla voglia di riscatto da parte del mister argentino, voglioso di dimostrare che, quanto accadde quel 5 maggio, non fu colpa di chi, quel giorno, sedeva in panchina. Il Parma, dal canto suo, non è mai retrocesso in serie B, ma il suo ciclo d'oro si interruppe proprio contro l'Internazionale, che, alla penultima giornata della stagione 2003-04, operò il sorpasso definitivo per il 4° posto che valeva la qualificazione alla Champions' League ed i milioni di Euro conseguenti. Da allora, una squadra che aveva vinto coppe nazionali ed europee, fu costretta ad accontentarsi di stentate salvezze abbandonando definitivamente la sua grandeur basata, fino a pochi mesi prima, sui bilanci di Tonna e sui bond di Tanzi. Contro il Parma, dulcis in fundo, la Roma vinse il suo ultimo campionato e domenica potrebbe ripetersi grazie allo stesso Parma: Ed allora perchè, di grazia, festeggiare prima?
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