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« L'uomo che uccise Slobo...E' lì la festa [Parte Seconda] »

E' lì la festa [Parte Prima]

Post n°58 pubblicato il 13 Maggio 2008 da MagoGandalf2006
 
Tag: Sport

Domenica, in 2 àmbiti diversi ed in 2 nazioni diverse, vi è stata una
singolare concomitanza di una nuova e bizzarra espressione
dell'impazzimento collettivo che stiamo vivendo: la festa di una
vittoria esistente solo nell'immaginazione di coloro che
festeggiavano senza porsi altri problemi.



Al termine di un'emozionante altalena vissuta con l'orecchio
incollato alle radioline -e con un'occhiata distratta a quanto
accadeva in campo - i tifosi romanisti festeggiano per essere
ancora in corsa -ad una giornata dal termine- per la vittoria in
campionato.
Era tutto pronto a Milano per quello che doveva essere il giorno
dell'apoteosi nerazzurra: non si vedeva proprio quale intoppo
potesse impedire ai tifosi di festeggiare, a fine partita, la vittoria in
campionato.
A finematch, invece dei festeggiamenti, sono iniziati i processi:
il colpevole, ad avviso dei più, sarebbe il tradizionale braccino
interista.
Mi permetterei di aggiungere un particolare tipo d'inesperienza:
tanto l'Internazionale quanto il suo pagatissimo coach non hanno
mai avuto esperienze nei campionati minori.
Mi permetto pertanto, da buon genoano, di sottolineare come
vadano gestite questo tipo di partite che, nelle serie minori, sono
molto più frequenti, nei finali di campionato, che in serie A.
Serie B - Stagione 2002-03 - 36° giornata
Il Genoa, tanto per cambiare, lottava per salvarsi (la novità è che lo
faceva per non retrocedere in serie C1) ed ospitava un Siena, de
facto, già promosso in serie A.
Dopo pochi minuti il Genoa andava in vantaggio grazie ad un goal
di Chini, difensore senese in forza alla squadra ligure.
Il Siena, dal canto suo, trotterellava per il campo fino alla metà
del primo tempo quando il centrocampista rossoblù Boisfer entrò
assassinamente sul giocatore del Siena Ardito (ironia della sorte:
di proprietà del Como e quindi del presidente genoano Preziosi)
costringendolo ad uscire dal campo: per lui (e per il Genoa) la
stagione finiva lì.
L'arbitro non prese provvedimenti e, quel che è peggio, non li
prese neppure l'allenatore genoano Torrente che lasciò in campo
il centrocampista belga reo dell'intervento da codice penale.
Da quel momento il Siena cambiò completamente il suo
atteggiamento in campo: da avversario, fino ad allora, tranquillo
e remissivo divenne determinato ed implacabile.
Finì 3-1 per i toscani, promossi matematicamente in serie A per
la prima volta nella loro storia, con il Genoa condannato
matematicamente, e non per la prima volta, alla retrocessione in
serie C.
Materazzi (che già alle prese con Cirillo non aveva mostrato il
meglio del suo repertorio contro la squadra toscana) ha
commesso lo stesso errore, entrando durissimo contro Locatelli
durante una innocua azione a centrocampo.
Queste situazioni fanno cambiare l'atteggiamento in campo e,
con o senza motivazioni specifiche, fanno montare il desiderio
di rovinare la festa in chi subisce interventi di questo tipo.
Vulgata vuole che, interventi di questo genere, calmino i bollori
di chi, pur non giocandosi nulla, non è disposto a regalare niente
a chi ha già preparato la festa: un luogo comune falso come Giuda.
L'anno scorso, per giunta, invadere il campo di una squadra
ancora invischiata nella lotta per la salvezza per festeggiare
l'avvenuta vittoria in campionato fu, piaccia o meno, un autentico
affronto che, però, chi ha sempre giocato in A, non può né
conoscere né comprendere.
Tutto questo regala alla Roma l'ultima chance.
Andrà a giocarsela in quel di Catania, dove troverà una squadra
con la bava alla bocca: credo che Luciano Spalletti sappia cosa
voglia dire giocare al Cibali quando la squadra di casa si gioca tutto.
Se non lo sa, come direbbe Totò, si informi: magari andando a
rivedersi Catania-AlbinoLeffe dell'ultima promozione in serie A o i
play-off di serie C1 della stagione 2001-02 contro Pescara e Taranto.
Una cosa è certa: se con la sua Roma incerottata riuscirà a violare
il Cibali e ad aggiudicarsi lo scudetto, spedendo in B la squadra di
casa, sono certo che i tifosi giallorossi avranno la sensibilità di non
festeggiare la vittoria proprio di fronte a loro.
Del resto hanno già festeggiato domenica.
Sì, ma cosa? non la vittoria e neppure il sorpasso bensì il fatto di
essere ancora, inaspettatamente ed incredibilmente, in corsa.
Comprensibile la soddisfazione, meno -molto meno- i
festeggiamenti: che, se fatti o preparati anzitempo, raramente
portano fortuna.
Personalmente, ad esempio, mi ricordo di festeggiamenti simili in
curva Nord a Marassi, dovuti ad una notizia giunta, anche allora,
via radiolina da Milano: stagione 1994-95, ultima giornata il Genoa
(repetita iuvant) lottava per salvarsi.
La partita Genoa-Torino è appena finita ed il Genoa ha vinto 1-0
ma, nonostante i 3 punti incamerati, è condannato alla retrocessione.
Invece, un goal di Delvecchio, all'ultimo assalto dell'Internazionale
regala ai nerazzurri la qualificazione in coppa UEFA ed al Genoa
la chance di salvarsi in extremis previo spareggio contro il Padova.
Sembrava una pura formalità e la resurrezione, simboleggiata
dalla corsa furibonda del povero Signorini, venne interpretata come
un segno del destino: una specie di "Deus vult: Genoa salvus est",
che trovò amarissima smentita una settimana dopo in quel di
Firenze dove il Genoa venne preso a pallate dai biancoscudati e
tenuto a galla solo dalle ripetute strepitose parate del portiere in
seconda Spagnulo.
L'Internazionale, per quel che la riguarda, andrà a giocarsi tutto a
Parma dove troverà una squadra nelle stesse condizioni di
classifica di quella che dovrà affrontare la Roma, ma il tutto avverrà
in un clima meno da corrida.
Un gustoso motivo extra al match lo ha, peraltro, tolto il presidente
parmigiano esonerando Hector Cuper dalla guida dei biancocrociati
con una mossa disperata.
Probabilmente a spingere il massimo dirigente ducale ad una
decisione del genere è stata la fama che prerseguita
l'allenatore sudamericano, reo di vanificare all'ultimo istante ogni
genere di traguardo stagionale: scudetti, coppe o salvezze.
Evidentemente non hanno ritenuto opportuno contare sulla voglia
di riscatto da parte del mister argentino, voglioso di dimostrare
che, quanto accadde quel 5 maggio, non fu colpa di chi, quel
giorno, sedeva in panchina.
Il Parma, dal canto suo, non è mai retrocesso in serie B, ma il suo
ciclo d'oro si interruppe proprio contro l'Internazionale, che, alla
penultima giornata della stagione 2003-04, operò il sorpasso
definitivo per il 4° posto che valeva la qualificazione alla
Champions' League ed i milioni di Euro conseguenti.
Da allora, una squadra che aveva vinto coppe nazionali ed
europee, fu costretta ad accontentarsi di stentate salvezze
abbandonando definitivamente la sua grandeur basata, fino a
pochi mesi prima, sui bilanci di Tonna e sui bond di Tanzi.
Contro il Parma, dulcis in fundo, la Roma vinse il suo ultimo
campionato e domenica potrebbe ripetersi grazie allo stesso
Parma: Ed allora perchè, di grazia, festeggiare prima?

 
 
 
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