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Un blog creato da Virplatonicus il 19/06/2006

Smisurata preghiera

Vita di un aspirante filosofo, disputazioni e dialoghi, alla ricerca costante di verità e virtù, viaggiando in direzione ostinata e contraria

 
 

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What a dream I had
Pressed in organdy
Clothed in crinoline
Of smoky burgundy
Softer than the rain

I wandered empty streets
Down past the shop displays
I heard cathedral bells
Tripping down the alleyways
As I walked on

And when you ran to me
Your cheeks flushed with the night
We walked on frosted fields
Of juniper and lamplight
I held your hand

And when I woke
And felt you warm and near
I kissed your honey hair
With my grateful tears
Oh I love you girl
Oh I love you

Simon & Garfunkel

 

 

« L'UltrauomoL'amore eterno »

Elogio di Epicuro

Post n°43 pubblicato il 15 Novembre 2006 da Virplatonicus
 

immagineVorrei oggi divulgare alcuni aspetti di un filosofo che è quasi sempre stato visto in modo errato: Epicuro. Molti lo considerano un sozzo materialista, uno squallido edonista, dedito al bere e al cibo. Calunnie. Ecco alcune prove in sua difesa.

 

Meneceo,
Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro.

Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire.
[Epicuro, Lettera sulla felicità (a Meneceo), Stampa alternativa, Milano 1992. Traduzione a cura di Angelo Maria Pellegrino.]

Λάθε βιώσας (Vivi nascosto)

Ecco una massima poco considerata, ma importante. Epicuro consigliava di non esporsi alla gloria, di vivere come se vivessimo in una grotta, in modo semplice e celata, nascosti anche in mezzo alla folla, per ricavarne una soddisfazione personale, migliore dell'approvazione della maggioranza (“Dobbiamo liberarci dal carcere degli affari e della politica”, Sentenze Vaticane, 58). Isocrate però, aveva detto (trad. mia):

 "Sta bene attento alle calunnie, anche se sono false; i più infatti non conoscono la verità, e considerano solo l’opinione. Sembra che ognuno agisca per non esser nascosto a nessuno; e qualora tu in un primo momento nasconda le tue azioni, poi sarai scoperto. Riguardo ai segreti, non parlarne a nessuno, tranne se tu porti giovamento in ugual modo a te che ne parli e a coloro che ascoltano. Ti ricorderai degli amici lontani come di quelli vicini, affinché tu non pensi di trascurare questi amici. "

 Epicuro era filosofo, Isocrate oratore, si nota la differenza?

Non scioglie dal turbamento dell'anima e neppure vale a dare meritevole gioia il possedere le più grandi ricchezze, né gli onori e l'ammirazione delle folle, né altro di quanto dipende da motivi sregolati.  (Sentenze Vaticane, 81)

Est modus in rebus (Or.) (Esiste una misura nelle cose)

Pochi hanno compreso il messaggio di Epicuro come Orazio, che ha inteso il concetto di misura, non troppo né troppo poco; uno stile di vita che porta soddisfazione e appagamento. Cosa volere di più?

La natura non va forzata, ma persuasa. La persuaderemo soddisfacendo i desideri necessari, ed anche quelli naturali, purché non portino danno, ma respingendo fortemente quelli che siano nocivi. (Sentenze Vaticane, 21)

Spero di aver presentato un Epicureo diverso, misurato, tranquillo, sereno. Un filosofo.

Cristo in vicinanza della morte trema, piange, si abbandona alla disperazione. Socrate conversa serenamente con i suoi discepoli sull'immortalità. (Mario Andrea Rigoni)

Epicuro avrebbe fatto lo stesso. Non è quindi un edonista, anche se ateo. E' un prototipo di Ultrauomo, un Ultrauomo misurato.

 
 
 
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SMISURATA PREGHIERA (DA “ANIME SALVE”, 1996)

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere

Fabrizio Dé André

 

SHIVA

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SOCRATE

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PLATONE ED ARISTOTELE

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BUDDHA

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DORME, DORME PLACIDO SULLA COLLINA

“… E dov’è Jones, quel vecchio suonatore
che giocò con la vita per tutti i suoi novant’anni,
affrontando la tormenta a petto nudo,
bevendo e facendo chiasso,
senza mai un pensiero né a moglie, né a parenti,
non al denaro, non all'amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia ancora delle porcate di tanti anni fa
delle corse bel boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln disse una volta a Springfield

(da “La Collina” di E.L. Masters)

 
 
 
 

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