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Un blog creato da Virplatonicus il 19/06/2006

Smisurata preghiera

Vita di un aspirante filosofo, disputazioni e dialoghi, alla ricerca costante di verità e virtù, viaggiando in direzione ostinata e contraria

 
 

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What a dream I had
Pressed in organdy
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Softer than the rain

I wandered empty streets
Down past the shop displays
I heard cathedral bells
Tripping down the alleyways
As I walked on

And when you ran to me
Your cheeks flushed with the night
We walked on frosted fields
Of juniper and lamplight
I held your hand

And when I woke
And felt you warm and near
I kissed your honey hair
With my grateful tears
Oh I love you girl
Oh I love you

Simon & Garfunkel

 

 

« You are the champion"... dimorai alquanti dì... »

Della gelosia e del possesso

Post n°46 pubblicato il 27 Novembre 2006 da katyjo
 
Tag: KatyJo

Che cos'è la gelosia? Lo so, la discussione è lunga, complessa, e sicuramente infinita.

Io, come tutti, parlo del mio punto di vista. Dal punto di vista di una donna innamorata e quindi gelosa. Il punto è: di che sono gelosa?

Ne parlavo con il padrone di casa qui, qualche giorno fa.

Di solito, per gelosia si intende desiderio del possesso dell'altro, corpo compreso. Quindi il voler possedere l'altro "anima e corpo". Per me non è così. Io non voglio possedere il soggetto del mio amore. E non voglio essere posseduta. Io non sono gelosa del fatto che lui possa, ad esempio, avere altre donne. Avere in che senso? In senso sessuale? Non mi importa. Non è una faccenda di sesso. Io non sono gelosa nel senso di possesso, ho solo paura di perdere il soggetto del mio amore. Ho paura che l'amore che lui al momento evidentemente nutre per me possa finire. Possa essere dirottato su un'altra persona. Quindi ho paura di perderlo, non voglio possederlo. Voglio che io e lui abbiamo le nostre vite, frequentiamo i nostri amici. Io desidero che lui riservi per me sola certe cose, è logico. Le parole d'amore, le carezze d'amore, i desideri d'amore. Desidero che riservi per me sola certi pensieri. Non mi importa se ha amiche donne, che lo trovano interessante. Io voglio che lui stia bene e sia felice, e se la sua felicità è intrattenersi con altre donne, sono felice per lui e con lui. Però desidero che essere a letto con loro ed essere a letto con me sia diverso. Cioè, voglio dargli una felicità diversa da ciò che gli danno loro. Non sono gelosa o ferita o triste finchè mi fa sentire speciale, e unica per lui, e mi fa sentire che mi dà e gli dò qualcosa che nessun'altra gli dà.

Alla fine io mi chiedo: esiste una gelosia sana e una gelosia malata? Se io ho paura di perderlo perchè lo amo e quindi faccio del mio meglio per farlo stare bene con me è sana e se invece voglio possederlo e avere solo per me ogni suo singolo pensiero e avere l'esclusività sessuale, allora è una gelosia malata?

Vi lancio il quesito, comunità filosofica, che cos'è la gelosia? Un sintomo d'amore o una malattia?

 
 
 
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SMISURATA PREGHIERA (DA “ANIME SALVE”, 1996)

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere

Fabrizio Dé André

 

SHIVA

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SOCRATE

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PLATONE ED ARISTOTELE

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BUDDHA

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DORME, DORME PLACIDO SULLA COLLINA

“… E dov’è Jones, quel vecchio suonatore
che giocò con la vita per tutti i suoi novant’anni,
affrontando la tormenta a petto nudo,
bevendo e facendo chiasso,
senza mai un pensiero né a moglie, né a parenti,
non al denaro, non all'amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia ancora delle porcate di tanti anni fa
delle corse bel boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln disse una volta a Springfield

(da “La Collina” di E.L. Masters)

 
 
 
 

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