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Un blog creato da Virplatonicus il 19/06/2006

Smisurata preghiera

Vita di un aspirante filosofo, disputazioni e dialoghi, alla ricerca costante di verità e virtù, viaggiando in direzione ostinata e contraria

 
 

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What a dream I had
Pressed in organdy
Clothed in crinoline
Of smoky burgundy
Softer than the rain

I wandered empty streets
Down past the shop displays
I heard cathedral bells
Tripping down the alleyways
As I walked on

And when you ran to me
Your cheeks flushed with the night
We walked on frosted fields
Of juniper and lamplight
I held your hand

And when I woke
And felt you warm and near
I kissed your honey hair
With my grateful tears
Oh I love you girl
Oh I love you

Simon & Garfunkel

 

 

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Lettura filosofica di "La morte di Giacinto" di Jean Broc

Post n°49 pubblicato il 06 Dicembre 2006 da Virplatonicus
 

immaginePropongo oggi la lettura filosofica di quest'altro quadro.

Titolo: Morte di Giacinto
Autore: Jean Broc (1771-1850)
Anno: 1801

Il quadro rappresenta la morte di Giacinto che si adagia ad Apollo, suo amante. A differenza dell'altro quadro, che mi ha dato l'idea, al contrario la lettura mi ha dato idea del quadro, a dire il vero senza un reale motivo.  Il testo in questione è il Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto (anche se l'attribuzione è molto dibattuta: pare che Trismegisto, il cui nome signifca "Tre volte grande", non sia in realtà mai esistito). Nel primo dialogo di questo testo, il Poimandres, Ermete ha una visione: gli appare Poimandres, un individuo di dimensioni smisurate, il quale si proclama Autentico Nous, Dio unico, che dà la conoscenza di tutte le cose. Ma, chiederete, che caspita centra questo testo gnostico con Apollo e Giacinto? Ora vi rispondo.

Perché mai Trismegisto avrebbe avuto questa visione? Ammettiamo che Dio esista: è chiaro che Dio stesso gli è apparso, sempre secondo la sua visione. Ammettiamo invece che Dio non esista: come spiegarlo? Procederò per questa seconda strada. Trismegisto, ammesso che esista, è rimasto stupito dall'amarezza della vita, definizione aristotelica ancora oggi valida. Egli, frustrato di fronte alla sua ignoranza, si è abbandonato al Nous, all'intelletto, alla filosofia, che lo ha accolto. Come Giacinto, morto, privo dei sensi, che Zeus invidioso gli ha tolto, cade fra le braccia di Apollo che lo consola, così Trismegisto o l'uomo che si scopre ignorante si affida alle braccia della filosofia. Nel caso specifico, ho identificato Giacinto con Trismegisto e Apollo (per chi non lo sapesse, colui che veste del drappo rosso e della faretra) con Poimandres, ma non il medesimo del Corpus, un altro Poimandres, associabile a Sophia, alla sapienza. Sophia (Apollo) indossa un drappo rosso, simbolo di nobiltà e di purezza, e una faretra, simbolo di caccia: la filosofia va a caccia delle opinioni fallaci (le doxai) alla ricerca della verità (aletheia). Lo sfondo è n paesaggio naturale, simbolo che questa Sophia non è da ricercarsi al di fuori della natura.

Ecco quindi cosa per me significa questo quadro. Nel caso in cui qualcuno abbia idee migliori o diverse, me lo faccia sapere, sono qui pronto ad ascoltare.

 
 
 
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SMISURATA PREGHIERA (DA “ANIME SALVE”, 1996)

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere

Fabrizio Dé André

 

SHIVA

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SOCRATE

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PLATONE ED ARISTOTELE

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BUDDHA

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DORME, DORME PLACIDO SULLA COLLINA

“… E dov’è Jones, quel vecchio suonatore
che giocò con la vita per tutti i suoi novant’anni,
affrontando la tormenta a petto nudo,
bevendo e facendo chiasso,
senza mai un pensiero né a moglie, né a parenti,
non al denaro, non all'amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia ancora delle porcate di tanti anni fa
delle corse bel boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln disse una volta a Springfield

(da “La Collina” di E.L. Masters)

 
 
 
 

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