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Un blog creato da Virplatonicus il 19/06/2006

Smisurata preghiera

Vita di un aspirante filosofo, disputazioni e dialoghi, alla ricerca costante di verità e virtù, viaggiando in direzione ostinata e contraria

 
 

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Pressed in organdy
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Of smoky burgundy
Softer than the rain

I wandered empty streets
Down past the shop displays
I heard cathedral bells
Tripping down the alleyways
As I walked on

And when you ran to me
Your cheeks flushed with the night
We walked on frosted fields
Of juniper and lamplight
I held your hand

And when I woke
And felt you warm and near
I kissed your honey hair
With my grateful tears
Oh I love you girl
Oh I love you

Simon & Garfunkel

 

 

« Italia?( ) »

Imparare a vivere

Post n°83 pubblicato il 08 Settembre 2007 da Virplatonicus
 

Vivere, è bello anche se non l'ho chiesto io... (Andrea Bocelli & Gerardina Trovato)

Ultimamente sto usando spesso una espressione: "imparare a vivere". Mi è venuta in mente così, senza un motivo. A dire il vero, ho un motivo di Bocelli in testa, in duetto con Gerardina Trovato. "Vivere, nessuno mai ce l'ha insegnato", il ritornello dice così. E ciò mi ha dato da pensare.

Bisogna "imparare a vivere"? Sembrerebbe di sì. Anzi, credo proprio che sia così. Innanzitutto, che vuol dire vivere? Che bella questione. Si dice che si vive finché batte il cuore. Sì, in fondo nessuno può vivere col cuore che non batte. Ma, se scaviamo in profondità, la vita è altro. La vita, quella vera, è sogno (cfr. un paio di post sotto). La vita è intensità, è arte. La vivere è un modo di essere, il più genuino e autentico. Per vivere, bisogna porsi in un determinato modo nei confronti della vita. Bisogna capire che la vita è bella proprio perché è finita. E che abbiamo questo breve tempo per esserci. E dire a noi stessi che ci siamo.

C'è chi pensa che non serva imparare a vivere. Forse perché non ha mai vissuto. In realtà, tuttavia, non si impara mai a vivere. Si è continuamente in una condizione di apprendistato. Nessuno ci potrà mai insegnare a vivere. Fondamentalmente, è per questo che siamo soli. Dobbiamo imparare ad essere anche soli. A pensare con la nostra testa (conosci te stesso). Perché siamo noi che siamo, e noi viviamo, se lo vogliamo. Si può anche scegliere di non vivere. Di dare spazio solo al corpo. Certo, è più soddisfacente. Ma in punto di morte si avrà timore di perdere gli averi. Invece, chi vive non teme di perdere il proprio essere. Perché l'essere rimane. Non si estingue.

Imparare a vivere, quindi, vuol dire imparare ad essere. E imparare ad essere vuol dire (si ringraziano Massimò Donà e Andrea Tagliapietra per lo spunto) imparare a dubitare che ci siamo. Perché, se non dubitiamo, abbiamo solo certezze finte. Invece, il credere significa dubitare. Pare assurdo vero? Invece è così ("Cogito ergo sum"). Che disse sulla croce Gesù? "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?". Non perché Gesù veda Dio andarsene. Perché, in quello straziante momento, teme che la sua vita non sia mai stata. E teme, ossia vive. Esser vivi vuol dire provare emozioni. Il credere in modo finto non dà emozioni. La pratica intellettuale, quella vera, sì. Emozioni (lt. ex moveo, muovere fuori, scuotere) vive.

Vivere, come se mai dovessimo morire... (Andrea Bocelli & Gerardina Trovato)

 
 
 
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SMISURATA PREGHIERA (DA “ANIME SALVE”, 1996)

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere

Fabrizio Dé André

 

SHIVA

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SOCRATE

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PLATONE ED ARISTOTELE

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BUDDHA

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DORME, DORME PLACIDO SULLA COLLINA

“… E dov’è Jones, quel vecchio suonatore
che giocò con la vita per tutti i suoi novant’anni,
affrontando la tormenta a petto nudo,
bevendo e facendo chiasso,
senza mai un pensiero né a moglie, né a parenti,
non al denaro, non all'amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia ancora delle porcate di tanti anni fa
delle corse bel boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln disse una volta a Springfield

(da “La Collina” di E.L. Masters)

 
 
 
 

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