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Un blog creato da Virplatonicus il 19/06/2006

Smisurata preghiera

Vita di un aspirante filosofo, disputazioni e dialoghi, alla ricerca costante di verità e virtù, viaggiando in direzione ostinata e contraria

 
 

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What a dream I had
Pressed in organdy
Clothed in crinoline
Of smoky burgundy
Softer than the rain

I wandered empty streets
Down past the shop displays
I heard cathedral bells
Tripping down the alleyways
As I walked on

And when you ran to me
Your cheeks flushed with the night
We walked on frosted fields
Of juniper and lamplight
I held your hand

And when I woke
And felt you warm and near
I kissed your honey hair
With my grateful tears
Oh I love you girl
Oh I love you

Simon & Garfunkel

 

 

« Imparare a vivereInterrogazioni sulla Verità »

( )

Post n°84 pubblicato il 13 Settembre 2007 da Virplatonicus
 

Oggi voglio parlarvi di un album. Del 2002. Di un gruppo forse non tra i più noti (certo non li vedrete al Festivalbar o agli MTV Music Awards), ma, a mio avviso, è uno dei migliori che abbiano mai calcato la scena musicale. E questo è il loro miglior prodotto. Di più uno dei migliori prodotti musicali della storia. E vi dirò il perché.

Secondo Massimo Donà (che è stato recentemente qui a Vittorio Veneto e che ho avuto occasione di ascoltare e incontrare), la musica è un'arte che non deve avere significato. L'arte più immediata, e la più complessa. Che vuole trasmettere qualcosa senza significare qualcosa. La ricerca affannosa della totalità, che non può esser definita. Nell'insieme delle significazioni nascono i malintesi, le strumentalizzazioni. La musica non è questo. La musica non ha significato (lui dice che, per questo, la musica è innocente). E' componente dell'universo (si veda la musica celeste secondo Pitagora) inestinguibile. Platone definiva la filosofia "la musica più dolce". La musica è l'arte delle Muse, per etimologia. Quindi, in un certo senso, l'arte da cui bisogna partire per creare arte.

Non significato, dunque. Nel 1975 i Pink Floyd pubblicarono un album, "Wish you were here", avvolto un un celofan nero. Molti venditori, credendo di fare un favore ai loro clienti, scartarono il cd e lo misero nelle vetrine con la copertina. I Pink Floyd volevano trasmettere un messaggio di vuoto, un messaggio che, paradossalmente, non è. Un non messaggio, per certi aspetti.

Nel 2002 qualcuno ci è riuscito. Sì, i Sigur Ros. Con il loro album. Senza titolo, con tracce senza nome. Una copertina bianca, se non fosse per queste due curve, quasi due parentesi, all'interno delle quali pare racchiuso il tutto. E la musica, essenziale, senza testo (ossia con una lingua inventata). Un album non-album. Ufficialmente ha un titolo, "Brackets", e le canzoni hanno dei titoli che sono usati dai membri del gruppo. Ma, per l'ascoltatore, esiste solo la musica. La musica vera. Quelle delle Muse, senza cd, case discografiche, business. Musica. Espressione inespressiva dell'assoluto.

 
 
 
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SMISURATA PREGHIERA (DA “ANIME SALVE”, 1996)

Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità

per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere

Fabrizio Dé André

 

SHIVA

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SOCRATE

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PLATONE ED ARISTOTELE

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BUDDHA

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DORME, DORME PLACIDO SULLA COLLINA

“… E dov’è Jones, quel vecchio suonatore
che giocò con la vita per tutti i suoi novant’anni,
affrontando la tormenta a petto nudo,
bevendo e facendo chiasso,
senza mai un pensiero né a moglie, né a parenti,
non al denaro, non all'amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia ancora delle porcate di tanti anni fa
delle corse bel boschetto di Clary
di ciò che Abe Lincoln disse una volta a Springfield

(da “La Collina” di E.L. Masters)

 
 
 
 

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