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Modelle... in abiti ed ossa

Post n°15 pubblicato il 28 Settembre 2008 da lllll_June_lllll
 
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Dal 20 al 27 settembre si è tenuta a Milano la settimana della Moda Donna 2008.
Immagino avrete visto, se non le sfilate direttamente, almeno i servizi tv che vi hanno dedicato spazio.
Non è di moda che però voglio parlare perché, se anche avessi visto, in mezzo a quelle vesti, un abito che mi avesse piacevolmente meravigliato, la cosa che mi ha colpito maggiormente è il ritorno della modella anoressica.
In passerella ho visto Donne che parevano ibis claudicanti, con ossa spuntare dalle scollature, costole trasparire da magliette attillate, gomiti sporgenti e spigolosi, gambe ossute, occhi infossati e visi spenti tenuti vivi solo dal trucco. Oserei definirle modelle da terzo mondo, non fosse altro che nel terzo mondo il cibo è un miraggio e non una complicazione, come pare essere nel mondo della moda.
Ma come?
A fine 2006 moda e politica si sono date tanto da fare per bandire dalle passerelle le modelle anoressiche, ed ora esse sfilano nuovamente in carne ed ossa, anzi, in abiti ed ossa?
E’ come se una organizzazione che combatte la pedofilia un giorno si mettesse a sponsorizzare il sito dell’orgoglio pedofilo
Nel 2006 -viste le tante morti per anoressia di giovanissime modelle,  visto che nel nostro paese l’anoressia colpisce 3 milioni di persone, e visto che” i modelli estetici della moda che esaltano le icone della magrezza concorrono, se pur indirettamente e secondariamente, in quanto fattor socio-culturali, all’instaurarsi dei disordini alimentari- l’ex Ministro per le politiche giovanili, Giovanna Melandri, il Presidente della Camera nazionale della moda italiana e il Presidente di Alta Roma stilarono un Manifesto nazionale di autoregolamentazione della moda italiana contro l’anoressia.
Questo Manifesto, nato per “trasmettere creativamente e costruttivamente modelli estetici positivi come strumento concreto di prevenzione ai disturbi alimentari” si prefiggeva tra le altre cose di “rivalutare un modello di bellezza sano, solare, generoso, Mediterraneo ”, di tutelare la salute delle modelle che sfilano sulle passerelle italiane, e di inserire in collezione abiti anche di taglia 46 e 48,
Questo manifesto raccolse l’adesione di numerose griffe famose della moda e vi furono persino degli stilisti che si rifiutarono di far sfilare modelle taglia 38 che erano state loro inviate dalle agenzie di moda.
A cosa è servito quel Manifesto se l’anoressia sfila  ancora e se gli stilisti mostrano orgogliosi modelle scheletriche?
Hanno abbandonato i buoni propositi perché dietro uno scheletrino i loro abiti risaltano meglio?
Non vorrei essere la solita maliziosa e malpensante, ma visto come gli stilisti si sono dimenticati in fretta delle iniziative antianoressia che hanno sostenuto dopo il Manifesto  di autoregolamentazione della moda, mi viene da credere che quei propositi gridati contro l’anoressia fossero unicamente dettati da motivi pubblicitari e, di conseguenza, di business, più che da interesse per la salute delle giovani modelle.
Spero che le grandi griffe mi smentiscano
Ma non a parole..bensì coi fatti!

 
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