Creato da lllll_June_lllll il 08/08/2008
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L'opposizione evanescente che fa tanto bene a Berlusconi.

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Constato in Italia la presenza di una opposizione fatta di tante opposizioni, piene di frizioni e divisionismi, sostanzialmente priva di idee concretamente propositive e di proposte di riforma, salvo il tratto comune della sterile critica al governo, che si traduce nel contestare a prescindere ogni decisione adottata dall'Esecutivo.
Nel fine settimana appena trascorso si è svolta a Roma la manifestazione organizzata dall’Italia dei valori contro il Governo Berlusconi, con tanto di gazebo allestiti per raccogliere firme per un referendum contro il Lodo Alfano.
I toni urlati ed esagitati con cui il leader dell'Idv addita Berlusconi come il responsabile di tutti i guai dell'italia, presente, passata e futura, e pure dell'estinzione dei dinosauri, rende l'opposizine dipietrista piuttosto volgare e irresponsabile.
La sua iracondia e il suo fare verbalmente aggressivo lo potrei comprendere (non giustificare!) in un invasato, in un appartenente ad una setta satanica o in un imbonitore, ma non certo in un uomo che si autoincensa a moralizzatore della vita politica italiana.
Anche nei due anni in cui è stato al Governo nella coalizione prodiana si prefiggeva di moralizzare la politica, ma non pare vi sia riuscito; anzi si è contraddistinto per indecorose diatribe con il Ministro della Giustizia, Mastella, e per continui "mi dimetto" mai seguiti da effettive dimissioni. E' dunque lecito dubitare che riesca oggi a realizzare la sua catarsi poltica, in assenza di un programma alternativo e solo con proclami intrisi di pregiudizio.
Sabato, vedendo Di Pietro parlare dal pulpito di Piazza Navona, ed in pieno delirio politico dire che siamo alle porte della dittatura, mi è sembrato di vedere Vanna Marchi quando negli anni '80 vendeva prodotti dimagranti inveendo contro il pericolo adipe e, come un ossimoro vivente, sventolava rimedi risolutivi, incurante della propria pinguitudine che pareva confermare il contrario.
Di Pietro dai microfoni di Piazza Navona sabato parlava di pericolo dittatura e invocava resistenza da subito.
La parola d'ordine dell'Opposizione dipietrista è "resistere, resistere, resistere".
Mi chiedo se Di Pietro conosca il significato di dittatura e di resistenza.
E soprattutto se ricordi quanto sangue hanno portato quegli anni plumbei in cui si evocava il pericolo dittatura e si invitava alla resistenza come rimedio.
Se fossimo realmente alle porte della dittatura non vedremmo Di Pietro ad ogni trasmissione forte della libertà di urlare come un arrotino il suo disprezzo per il dittatore.
Stiamo dunque tranquilli che la dittatura è lontana, fortunatamente lontana.
Pensando alla resistenza invocata dall'invasato Di Pietro mi viene da pormi la stessa domanda che si è posto Verini, coordinatore di Forza Italia: "in che modo questo moralista della domenica avrebbe intenzione di condurre la sua personale resistenza: a bordo di una Mercedes, barricandosi in qualche proprietà immobiliare o mandando i messaggi nelle scatole di scarpe?”.
Nella giornata di sabato, contemporaneamente alla manifestazione dell'Italia dei valori, c'è stata anche, sempre a Roma, la manifestazione dalla sinistra radicale contro la politica economica del Governo e di Confindustria.
Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani sono tornati a farsi vedere in piazza (salvo Pecoraro Scanio che è ancora disperso) dopo la batosta elettorale che li ha estromessi dal Parlamento.
Il loro ritorno in piazza non mi è parso tanto di opposizione al Governo, quanto piuttosto una manifestazione di rinascita di partiti politici che sono usciti pesantemente sconfitti dalle elezioni politice dell'aprile scorso; partiti che hanno tradito i loro programmi e proclami per sostenere l'armata Brancaleone prodiana e sono stati puniti in primis dal loro stesso elettorato.
Non so quanto la rinascita della sinistra radicale sia effettiva o apparente, in considerazione non solo dell'essere spariti dalla scena parlamentare, ma anche per i forti dissapori interni a Rifondazione, che vedono scornarsi a suon di insulti Vendola e Ferrero e rispettivi simpatizzanti.
Due sinistre hanno sfilato sabato per le vie di Roma, sfiorandosi appena.
Un tempo avrebbero sfilato insieme, ma adesso c'è l'esigenza di raccimolare voti in vista delle elezioni europee e quindi ogni partito lavora per il proprio orticello.
Accanto a queste due sinistre di opposizione, che hanno sfilato nello stesso giorno, ma stando ben attente a non confondersi, c'è l'opposizione del Pd, che è il principale partito di opposizione del paese; un partito da cui l'italia dei valori si sta allontanando sempre di più, un partito che la sinistra radicale accusa di non fare un’opposizione né sociale né politica.
Veltroni, leader del Pd, era stato presentato dal neonato Partito Democratico come l'homo novus del panorama politico italiano (nonostante in questo panorama ci sguazzi da bene trent'anni), come la personalità politica che avrebbe potuto dare vita ad un nuovo corso politico della sinistra moderata. Ed invece non solo è uscito perdente dalla tornata elettorale, ma la sua leaderschip traballante sta facendo perdere continuamente consensi al partito stesso, per il suo essere e il suo dire tutto e il contrario di tutto.
Veltroni sembra ormai essere solo il capo inesistente di una oposizione inesistente, che non è riuscita a cogliere la istanze ed i bisogni del paese.
Ed ora che il movimentismo interno al Pd gli ha fatto captare di sedere su una poltrona vacillante -sgradito alla sinistra radicale, ai dipietristi giustizialisti e perfino a molti espondenti del suo stesso partito- ha abdicato ai toni moderati e raffinati che avrebbero dovuto distinguere l'opposizione netta ed intransigente del pd, con tanto di archiviazione dell'antiberlusconismo, per passare toni assai più viscerali e dipietristi, e paventando derive autoritarie ad opera del governo Berlusconi, si candida davanti agli italiani come salvatore della patria e si appresta ad allestire la grande manfestazione contro il governo del 25 ottobre prossimo.
Staremo a vedere cosa sapranno produrre, in termini concreti, la manifestazione del 25 ottobre contro il Governo, la resistenza dipietrista e la rinascita della sinistra radicale. Se saranno foriere di programmi politici o se, nello stile di ogni politicante in bancarotta, sapranno solo vendere illusioni e produrre i soliti slogan triti e ritriti conditi di odio di classe e di antiberlusconismo schizofrenico.
Perchè una opposizione che fa fatica a far emergere la propria linea politica, non so quanto possa riuscire a comunicarla al paese attraverso la piazza.
E quel che io rilevo è la presenza di una opposizione sfascista e disfattista, che non ha forza propositiva concreta.
E ad una opposizione siffatta, che grazie alla evanescenza che la contraddistingue non fa altro che accrescere il gradimento degli italiani nei confronti del Pdl, Berlusconi può tranquillamente e generosamente accendere ceri votivi.


June

 
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