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Creato da lllll_June_lllll il 08/08/2008
Pensieri liberi in un cervello non cablato
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(De)rive gauche: dalla dottrina Mitterand alla Dottrina Sarkozy
Posso capire che in Italia ci siano ancora nostalgici degli anni di piombo e della lotta continua che insistono a venerare gli ex terroristi, manifestando loro buonismo e solidarietà giustificazionista e facendoli salire in cattedra come bravi maestri, ma non riesco a comprendere (forse è solo un mio limite) l'amour che molti francesi nutrono per gli ex terroristi di casa nostra.
Forse -dico io- è perchè è assai facile guardare la storia degli altri quando non la si è vissuta.
Vissuta sulla pelle, intendo, con tanto di paura, incertezza, inquitudine, lacrime, sangue e morte.
Questo è il ricordo che io (e non solo io!) ho di quegli anni bui e violenti che insangunarono il Paese.
E angoscia inspiegabile era la sensazione che provavo ogni giorno quando, andando all'Unversità, mi trovavo a passare davanti alla scalinata in cui qualche anno prima era statto assassinato un giudice; un gidice che, in nome della saldezza delle istituzioni, aveva deciso di non cedere al ricatto terrorista di scarcerare i membri del gruppo terroristico denominato "XXII Ottobre" per permettere loro di espatriare in uno Stato socialista.
In Francia fortunatamente per loro non hanno vissuto gli anni di piombo ed è per questo che in terra d'oltralpe i nostri ex terroristi sono considerati eroi ed anzi sono stati ribattezzati col nome più chic e nobile di "rifugiati politici italiani".
Forse ha ragione lo scrittore Gilles Martinet quando dice che “i francesi non potendo fare la rivoluzione nel proprio paese, continuano a sognarla altrove per illudersi di essere sempre di sinistra e di non essersi allontanati da un ideale”.
Negli anni '80 la cd Dottrina Mitterand concesse agli ex terroristi di casa nostra una particolare opportunità di emenda: concesse il diritto di asilo ai rifugiati politici ricercati in Italia per “atti di natura violenta ma d’ispirazione politica”.
Unica condizione: dovevano essere terroristi che non avessero compiuto crimini contro la Francia. Poco importava che avessero commesso delitti efferati in Italia o in altri paesi, l'importante era che non avessero lordato di sangue la Francia ed essa li avrebbe accolti come figli.
E da allora la Francia divenne la patria di tanti ex (?) terroristi di casa nostra.
Nel 2004 il Consiglio di Stato francese ha ripudiato e dichiarato priva di effetti la dottrina Mitterand, costringendo molti ex terroristi italiani con tana in Francia a cercarsi un'altro luogo di asilo.
Ma la passione dei francesi per gli ex terroristi italiani non è mutata.
Per Cesare Battisti, ex militante dei Proletari per il comunismo, condannato all´ergastolo per quattro omicidi, ed uccel di bosco in Francia per oltre dieci anni, dove è diventato anche scrittore, c'è stata addirittura una mobilitazione culturale, con tanto di manifestazioni per evitarene l´estradizione.
Intellettuali come Michel Quint, Pascal Dessaint, Claude Mesplède, François Joly, Guillaume Chérel inoltrarono un appello al Presidente Chirac per protestare contro il suo arresto.
Lo scrittore Daniel Pennac inviò all'ex terrorista detenuto nelle carceri francesi una sorta di lettera intitolata "ad un perseguitato", nella quale diceva di vergognarsi di essere Francese ove la Francia avesse concesso la sua estradizione all'Italia.
Un anno fa l'attrice Fanny Ardan confidava al settimanale "A" di trovare coinvolgente e passionale il fenomeno delle brigate rosse, e che ai suoi occhi Reanto Curcio è un eroe. Lei che il terrorismo non lo ha mai vissuto, se non nel suo mondo di celluloide.
Da ultimo abbiamo madame Sarkozy e sorella che, quale novelle dame di carità, perorano la causa per la non estradizione in Italia della terrorista italiana Marina Petrella, attualmente ricoverata in ospedale per una forte depressione fisica e psichica.
La Petrella, ex dirigente della colonna romana delle Br, condannata all'ergastolo per omicidio, rapina, sequestro e altri reati vari, dopo una latitanza francese di oltre 20 anni, è stata arrestata nella banlieu parigina nel 2007, ed il 3 giugno di quest'anno il ministro francese della Giustizia, Fillon, ha firmato il decreto di estradizione.
Il presidente francese Sarkozy ha però deciso di fare retromarcia, e di dare ascolto alla moglie, Carla Bruni, e alla cognata, Valeria Bruni Tedeschi, che sono absolutement contrarie all'estradizione, anche se appartenenti a famiglia di industriali che negli anni di piombo fece le valigie e dall'italia se ne andò in Francia proprio perchè terrorizzata dal pericolo brigatista.
Quando nel 2004 il governo Berlusconi chiese l'estradizione di Cesare Battisti, in Francia si disse che il governo di destra di Jean Pierre Raffarin aveva ceduto a Berlusconi. A dirlo era l'allora segretario del partito socialista, François Hollande, che parlò di sordido negoziato tra Italia e Francia.
Adesso potremmo parlare di sordido negoziato tra Sarkò e Madame Carla, che fa tirare un respiro di sollievo a quei tanti ex terroristi italiani ancora intenti agli ozi di Francia.
In base alla "dottrina Sarkozy" il Presidente francese ha deciso di non concedere l'estradizione della Petrella per ragioni umanitarie, come previsto da una clausola umanitaria contenuta nella Convenzione italo francese del 1957.
Non concede l'estradizione per ragioni umanitarie?
Che vuole significare?
Che noi italiani siamo insensibili alle ragioni umanitarie dei detenuti?
Non mi pare! Infatti anche nel nostro paese ci sono misure che garantiscono ai detentuni ammalati sospensioni di pena o la detenzione domiciliare o in strutture ospedaliere.
Madama Sarkozy è italiana e dovrebbe sapere che le carceri italiane non sono come quelle cubane e che la tutela della salute è garantita anche dalla nostra Carta costituzionale.
Le sorelle Bruni hanno a cuore la salute della Petrella e dicono che se venisse estradata in Italia morirebbe.
Suvvia, possibile che in Francia non sappiano quanto l'Italia sia stata in molteplici occasioni clemente con gli ex terroristi?
Non solo in Italia gli ex terroristi li curiamo, non solo li reinseriamo nella società, ma troviamo loro ottimi posti di lavoro (cosa che invece non è accaduta per i familiari delle vittime del terrorismo) e in molti casi li assumiamo nei pubblici uffici, a libro paga di quello Stato che essi hanno combattuto in armi.
Marina Petrella, tra le tante morti che ha sulla coscienza (ammesso che abbia una coscienza) vi è quella del commissario di Polizia Sebastiano Vinci.
La moglie di Vinci, Paola, dopo l'assassinio del marito (crivellato di colpi a soli 44 anni e con 4 bambini piccoli) cadde in stato di profonda depressione che dopo qualche anno la portò alla morte.
Per lei non ci sono state sorelle Bruni con la loro pietas sciovinsta.
Ma questa, per le anime pure della sinistra, è tutta un'altra storia.
Una di quelle storie che non si devono raccontare.
June
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Inviato da: mirodgl134
il 19/10/2009 alle 20:58
Inviato da: ventididestra
il 06/08/2009 alle 22:41
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