Creato da lllll_June_lllll il 08/08/2008
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La politica non strumentalizzi la morte di uno studente, ma faccia un mea culpa.

Foto di lllll_June_lllll





Sabato scorso il crollo di un soffitto al liceo scientifico "Darwin" di Rivoli, in provincia di Torino,  ha provocato la morte di un giovane studente di 17 anni, Vito Scafidi, e il ferimento di una ventina di altri ragazzi, 4 dei quali versano ancora in gravi condizioni.

Ho sperato che almeno in questa triste circostanza la politica rispettasse il dolore di una famiglia, che le forze politiche tutte deponessero l'ascia di guerra con cui ogni giorni i partiti si scannano tra loro, per raccogliersi intorno alla famiglia della vittima, per garantirle tutto l’aiuto possibile, per assicurare che sia fatta giustizia e che, ove siano accertate responsabilità, che queste vengano perseguite con rigore.

Invece mi sono sbagliata.

La politica specula anche sulla morte.

Anche la morte serve alla politica per dare addosso all’avversario.

Ho sentito che a sinistra si imputa al governo Berlusconi quel crollo e lo trovo di un cinismo e una strumentalizzazione intollerabili.

Sono 15 anni che l'edilizia scolastica lascia a desiderare ed in questi decenni si sono susseguiti governi di destra e di sinistra, che se ne sono lavati pilatescamente le mani.

Imputare la colpa di questa morte al Governo in carica, come oggi fa certa siniitra, è solo mero calcolo politico spregiudicato che si prende gioco della morte di un individuo e del dolore della sua famiglia.

Che la sinistra in questi mesi abbia sfruttato gli studenti contro la riforma Gelmini, dall'universitario al bambino piccolo portato a sfilare in testa ai cortei, è ormai chiaro a tutti. Ed ho trovato stucchevole vederla servirsi di ogni tipologia di studente, dall'universitario al bambino piccolo portato a sfilare in testa ai cortei.

Ma quest'ultima speculazione è veramente ignobile.

Il sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso, parla di un istituto scolastico su 2 a rischio.

I tecnici della Protezione civile disegnano una situazione inquietante: 22.800 scuole pubbliche su 42.000 non sono a norma.

Se leggiamo di dati diffusi dal Codacons e da Legambiente sulle strutture scolastiche del nord, centro e sud Italia i dati sono assai poco confortanti.

Secondo tali valutazioni il 47% degli istituti scolastici piemontesi (per limitarci al Piemonte dove è avvenuta la tragedia) sono stati costruiti prima del '74, anno in cui entrarono in vigore le normative antisismiche ed un altro 41% di scuole torinesi sono ospitate in scuole storiche, come appunto il Liceo Rivoli dove è avvenuta la tragedia.

A livello nazionale la situazione non è assolutamente migliore: il 52% degli edifici scolastici è stato costruito prima del 74, un 4,49% di scuole risalgono addirittura all'800, un 23,62% di scuole necessiterebbero di interventi urgenti.

Insomma, 3 scuole su 4 sono fatiscenti, vecchie, prive di manutenzione e con impianti elettrici non a norma e non costruito secondo criteri antisismici.

E questo da ben una 15ina d'anni.

Ma la sinistra nella sua opera di strumentalizzazione e propaganda politica, passa anche sopra ad un cadavere pur di colpire il Governo ed imputargli quella morte.

La sinistra accusa il governo di tagli, per cercare dei responsabili morali a quella morte al Liceo Rivoli. Ma non dice che i tagli sono sui dipendenti, sui salari, sono razionalizzazioni sul personale, e non certo sulle infrastrutture.

Invece che lanciare accuse insensate e controproducenti, facciano un mea culpa la politica ed i politici che negli ultimi 15 anni hanno governato.

Un mea culpa che coinvolga anche gli organi di controllo,gli enti locali, le istituzioni nazionali e una burocrazia da preistoria, che coinvolge un'infinità di soggetti (ministeri, Cipi, regioni, Province, Comuni) quando si tratta di spendere soldi per una scuola , ma che non ha un vero responsabile alla sicurezza, che permetterebbe anche l'accorciamento dei tempi per destinare agli istituti scolastici i soldi che ci sono ma che fanno giri immensi prima che si possano concretamente destinare alle scuole.

Faccia, soprattutto, la politica un mea culpa in cui ammetta che si sono sottratti finanziamento preziosi agli investimenti e agli acquisti per destinarli ad altre priorità anche non essenziali.

Stamane leggevo un bell'articolo di Luca Ricolfi, economista di sinistra: “Proviamo a immaginare che cosa succederebbe se un ministro dicesse: la messa in sicurezza delle scuole costa 5 miliardi, per finanziarla propongo di bloccare tutti gli aumenti retributivi nel pubblico impiego (ad esempio: 1 anno gli stipendi bassi, 2 quelli medi, 3 quelli alti). Ci sarebbe una sollevazione, e mille eloquenti argomentazioni e sottili distinguo farebbero immediatamente naufragare la proposta, o qualsiasi altra idea consimile. I politici l’hanno capito, sanno perfettamente che l’agonia dello Stato minimo non è la prima delle nostre preoccupazioni. Sta a noi dimostrare che si sbagliano".

La politica, senza distinzioni ideologiche, non strumentalizzi la morte di uno studente, ma faccia una pubblica ammissione di colpa e si dia da fare per evitare il ripetersi di simili assurde tragedie.

Perchè la scuola non può e non deve essere un luogo di morte.

 

June

 

 
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