addensando eroderei re seri
se ricordiamo come chiedere
e lo facciamo
il mondo si curva attorno ai nostri desideri
non sempre ciò che desideriamo si rivela un bene per noi
ma il mondo si limita a dare non ha giudizio
e se viviamo senza giudizio siamo oltre i desideri
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la mia personalissima recherche - 4- fortuna e sfortuna
Post n°31 pubblicato il 07 Marzo 2014 da loneydoll
Non rientra nel mio lessico quotidiano usare frasi del tipo: “come sono sfortunata” oppure: “peggio di così non si può” ….. per la seconda, perché anche nel male, mai sfidare la vita a farti capire quanto puoi sbagliare …… Per la prima, invece, tutto il contrario. Anzi, affermo, se mai, di sentirmi fortunata. Sostanzialmente, perché sono viva*, poi perché mi piaccio. Sono felice di tutte le me che mi fanno come sono. Anche quando faccio schifo**, anzi no, non è esatto. Mi piaccio talmente tanto che mi concedo, se serve, anche questo. *non lo trovo così scontato da non essere, a prescindere, felice di esserlo **Schifo: forma mentale di sfogo da usare solo in casi gravi. L’essere vive senza curarsi del mondo, non ha voglia di interagire, e abbandona il femminile. Niente trucco e parrucco, tuta informe e via. Senza nemmeno guardarsi allo specchio. Quando è legato all’assenza totale di voglia di maschio (della serie “preferisco- il- vibratore”) può diventare alienante al mondo (n.d.r.) E poi, proprio perché mi piaccio, per tutta una serie di altri motivi. Fisici. Ad esempio, non ho tette, ma ho un ottimo cervello e quello non si compra. E vedo, cammino, vivo, ed ho organi & orifizi, anche piacevoli, in un corpo sano. Animici. Ci sono più persone che mi stimano e vogliono bene di quante ne abbia merito, quanto meno nel guadagnarmelo … (4 E.R. ) ed animali e bambini, in genere, mi amano. Realizzazione personale. Sono ricca, non di denaro, che quella è ricchezza effimera e da schiavi. …. Sono ricca perché sono libera di usare il mio tempo, uno dei tanti vantaggi del vivere da bambola solitaria, ed amo anche poterlo donare se può essere utile … Tranne che il tempo dedicato al lavoro, che è di chi mi paga. Mi sembra giusto. E’ un buon lavoro e mi piace. Una soddisfacente vita sessuale completa il quadro. Per intenderci, non che sia arrivata alla mia veneranda età schivando i dardi della funesta sorte. Anzi. Ma quel privilegio tutti noi lo abbandoniamo emettendo il primo vagito; da lì in poi, è solo camminare fino all’ultimo respiro. E’ la bellezza* della vita. Poi, ognuno sceglie come farlo: personalmente, mi sento in viaggio, e cammino sentendomi un equilibrista che avanza danzando, cercando di farlo con più grazia e leggerezza possibile, sul filo d’acciaio. Centrato, e pronto a un costante mutamento d’assetto. Affrontando, se e quando arrivano, gli inevitabili dardi di cui sopra; il dolore, la malattia, la morte, più o meno crudele, di persone che ami. O le altre piccole misere cose che ci porta essere nell’umano consesso. La parte della cosi detta sfortuna. C’è per tutti noi ed è quella che ci dà più occasione di crescita, volendo. L’equilibrio è una forma mentale diversa. Se pensi, cadi. Se hai troppa paura di cadere, cadi. Se pensi che ti osservano, cadi. Devi solo esserci. Crescendo, capisci che cadere, a volte, è inevitabile. Se ti accontenti, la maestria dell'esperienza può bastare ad evitarlo. Ma se vuoi fare passi nuovi, no. E' importante legarsi al cavo d'acciao. Per la lunghezza della caduta che sei disposto a fare, sapendo che cadi e che puoi risalire. *non posso usare grande,che ci stava, è il mio modo di dire mi dissocio e manifesto contro. Inciso bibliografico (leggere, che passione) Se non l’avete letto, “Le intermittenze della morte” di Saramago
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