Bel tempo

Post n°1536 pubblicato il 06 Agosto 2019 da kremuzio
 
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Nello schermo televisivo osservo le previsioni del tempo. Mi occhieggiano e sorridono, a seconda del canale, colonnelli dell’aeronautica, scienziati meteorologi, belle ragazze straniere con vestiti attillati ed un filo di cellulite che non sta mai male. Le previsioni sono tutte uguali o quasi, promettono bel tempo nella giornata di oggi o per l’indomani, tranne qualche brutto temporale sparso o annuvolamenti sui rilievi.

Bel tempo. Sole a picco, afa, temperature intorno ai 40 gradi. Bel tempo. Non piove in pianura, i laghi ed i fiumi hanno ogni giorno meno acqua. I ghiacciai spariscono, i prati ed i parchi ingialliscono, i campi coltivati soffrono per la poca umidità del suolo, ricoperti di cimici cinesi, cavallette e chissà quali altri insetti che non conosciamo, arrivati con calma da chissà dove da soli, senza le Ong.

La Siberia brucia, la Groenlandia si squaglia, il clima peggiora di giorno in giorno e ci costringe a consumare più energia, la stessa che ci ha ridotto in questo stato. Ma noi andiamo in vacanza, giuste e meritate vacanze lontano dall’afa, ma che ci frega se c’è l’afa se ci gettiamo nel mare. Caldo anch’esso, ma con un bel bicchiere di bibita gelata. A goderci il bel tempo.

Dicono si tratti di un’abitudine, un retaggio del passato, quando era solo l’aeronautica ad avere il controllo delle notizie meteo. Bel tempo per volare, per decollare ed atterrare senza problemi, quando l’ecologia non esisteva ed i pochi menagrami che dicevano che non si poteva continuare a consumare energie non rinnovabili erano messi a tacere.

Magari basterebbe cambiare la terminologia: invece di bel tempo dire ad esempio ‘sole caldissimo, tempo pessimo’, si consiglia di non uscire, oppure: ‘tempo bellissimo, pioggia su tutte le regioni!’

Ogni giorno di più sprofondiamo nella merda. Ma ci convinciamo che c’è tanto bel tempo.

Un giorno sulle nostre tombe scriveranno: ‘morto per il bel tempo’

 
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In attesa del #freenipplesday

Post n°1535 pubblicato il 25 Luglio 2019 da kremuzio
 
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Pare che in onore di Carola Rackete, la capitana che non porta li reggiseno, ci sia una giornata piena di tette al vento sotto le magliette sabato 27 luglio 2019.

Adoro la solidarietà femminile! 

Si tratta di un argomento a me ben caro, come si vede da un mio famoso post:

https://blog.libero.it/Kremuzio/10703945.html

Per cui non mi ripeterò ed userò solo una parola:

yeeeeeeee!

 

 
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50 anni dopo il primo allunaggio, che brutta fine abbiamo fatto!

Post n°1534 pubblicato il 16 Luglio 2019 da kremuzio
 
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A 50 anni dall’epica impresa dell’Apollo 11 mi sento un po’ come il tenente Drogo del ‘Deserto dei Tartari’. Aspetto che i miei sogni di bambino, ma anche quelli di tutta una vita, si realizzino.

Erano cominciati bene quegli anni 60, quando ricordo il salone di casa, sdraiato sul divano buono, guardavo incuriosito la televisione di legno che rimandava immagini sfocate di razzi che partivano con eroici astronauti. Solo quelli americani, neanche ti accorgevi dei sovietici che celavano il razzo dietro cortine di fumo e segreto militare per non farti vedere come fossero fatti. Ed allora imparavo a memoria i nomi dei vettori con i loro equipaggi, i progetti Mercury, Gemini fino all’Apollo che a meno di 10 anni dopo l’annuncio di un John Kennedy incazzato fece terminare la corsa alla Luna.

Che più di una corsa alla conoscenza, alla scoperta, sembrava una propaganda elettorale. Dai baci in bocca di Kruscev ai cosmonauti di turno, tutti con il casco e la scritta CCCP da Gagarin in poi, ai cortei con nuvole di coriandoli con astronauti che sembravano bravi ragazzoni dai capelli a spazzola e mogli cotonate, sulle limousine per le broadways.

Ed arriviamo ai primi morti, a Komarov nella Sojuz 1, a Grissom White e Chaffee nell’Apollo 1, a Dobrovolski Patsayev e Volkov nella Sojuz 11. Ma si doveva andare avanti. Sia il sovietico Korolev che il tedesco von Braun dovevano portare avanti il progetto lunare, con fondi pressoché infiniti e centinaia di migliaia dei migliori tecnici al mondo impegnati in un’unica meta, portare l’uomo sulla Luna.

E poi su Marte dopo altri 10 anni.

Quel Natale del 68, Borman Lovell ed Anders sull’Apollo 8 per la prima volta arrivarono a volarci intorno. Lo straordinario vettore Saturno 5 li aveva portati per la prima volta nello spazio aperto, satelliti del nostro satellite, a fotografare la Terra da lontano sorgere oltre il bianco e morto orizzonte lunare.

Ed ancora il 9, il 10 a fare test con il Lem, modulo di allunaggio, ed infine l’11 con Armstrong, Aldrin e Collins.

Eagle has landed.

20 luglio 1969, stavo in vacanza al mare, nella casa sulla spiaggia col televisore bianco e nero ed un’antenna di fortuna sperando non andasse via la corrente. Avevo quasi 12 anni e mettevo da parte i giornali che comprava mio nonno che parlavano dello spazio giorno per giorno. Tra 50 anni li rileggerò, dicevo. Chissà dove cacchio li ho messi, penso oggi.

Non è che si vedesse bene, solo le parole di Tito Stagno, Ruggero Orlando ed una pletora di scienziati, mica come oggi dove a parlare ci sono tronisti, partecipanti a reality ed influencers idioti e ignoranti. Ma le parole erano inutili, quasi. Si vedevano ombre e fantasmi muoversi da 300mila km di distanza, voci americane e bip dopo ogni frase. Non capivo una mazza di quel che dicevano, e ancor meno di quel che vedevo sul vecchio tv. Ma sapevo che erano lassù, e tanto mi bastava.

 

Volevo fare l’astronauta, o al limite costruire e lanciare razzi. La seconda cosa la faccio ancora, la prima no, ma non si può avere tutto dalla vita, specie se si è nati troppo presto. Ma non mi sono perso niente della corsa alla Luna, l’ho vissuta coscientemente e di questo mi rallegro.

Poi la storia si sa come è andata. Qualcuno si ricorda dell’Apollo 12, 14, 15, 16 e 17? Dell’Apollo 13 sì, ci scommetto.

 

Peccato che i sovietici non ci siano arrivati. Fantastici nella costruzione di vettori medio-grandi (le Sojuz volano ancora oggi) ma nulli per quelli enormi. Dopo la morte di Korolev quattro esemplari del vettore lunare N1 esplosero dopo il lancio. Un conto era avere 5 motori enormi come quelli sviluppati dalla Nasa, un altro conto usarne 30 più piccoli, seppure affidabili, contemporaneamente. Fine del progetto russo e fine della corsa allo spazio.

Fine dei soldi e dei sogni. Si ricominciava con piccoli passi. Soldi indirizzati verso gli armamenti e non più verso la ricerca spaziale. Piccoli razzi per andare solo in orbita, altri un po’ più potenti per lanciare sonde e robots in giro per il sistema solare. Ma l’uomo non è più andato oltre l’orbita terrestre.

Fatti tanti progressi (e vorrei vedere) in 50 anni, ma senza il fuoco sacro dell’esplorazione umana. Morte un sacco di persone in quei pullman spaziali da gite fuoriporta che furono gli Space Shuttle, che portavano pezzo dopo pezzo le stanze per la stazione spaziale ISS.

Marte ancora niente. Solo robottini.

Alla faccia dei film di fantascienza che pensavano a basi lunari entro il 2000, a Marte, Giove ed oltre l’infinito, alla prima stella a destra. Stiamo qui, non c’erano soldi o spinte politiche.

Ormai sono diventato vecchio e non credo che potrò vedere l’uomo su Marte. Posso solo aspettare nel breve termine che cinesi o indiani o qualche privato faccia un weekend sul nostro satellite. Magra consolazione. Chissà.

Per ora constato solo una grande ignoranza alle manifestazioni, conferenze dibattiti ai quali partecipo, dove i giovani mi chiedono se è vero che non siamo mai stati sulla Luna. L’unica cosa che importa loro è il complottismo, sfiduciati nel presente fatto di chiacchiere e social non arrivano a comprendere che il genere umano, quando vuole, a prescindere dalle motivazioni, riesce a fare qualsiasi cosa, o almeno una volta era così.

Ora mi sembrano tutti coglioni, e forse lo sono davvero, quasi come quelli che credono alla terra piatta ed alle scie chimiche.

Ed i Tartari non arrivano…

 

 
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Fidel Castro e la Storia come l'ho in mente io

Post n°1533 pubblicato il 28 Novembre 2016 da kremuzio
 
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Raramente mi è accaduto di leggere ed ascoltare commenti così contrastanti come quelli su Fidel Castro. A me è sembrata sempre una figura storica ben delineata, nonostante la sua mitizzazione, almeno per quel che si percepiva nei miei ambienti. Adesso sembra come se sia stato un dittatore della peggior risma, che abbia portato alla rovina un paese florido, mettendo in carcere tutti quelli che non la pensavano come lui ed impedendo a tanti altri di fuggire via, verso i lidi yankee se non con rischio della vita.

A me sembrava che le cose stessero diversamente per come ho vissuto i momenti storici che l’hanno visto protagonista, sempre che non fossero stati distorti dalla propaganda ‘comunista’.

Ad esempio a partire dagli inizi, quando da giovane iniziò a combattere l’ultimo dei governi fantoccio instaurati a Cuba dagli Usa, uno dei tanti nello scacchiere centro-sudamericano che tante tragedie hanno causato nello scorso secolo.  Nel 1952 era la volta di Fulgencio Batista che prese il potere con un colpo di stato. Poco dopo un Castro con poca esperienze venne arrestato in seguito all’assalto, un vero disastro militare, alla Caserma Moncada, dove morirono un’ottantina di guerriglieri ed il futuro ‘Lider Maximo’ venne arrestato e condannato a 15 anni di prigione. Dopo 3 anni venne amnistiato ed andò in esilio in Messico e negli Usa. Nel 58 rientrò e ricominciò la guerriglia insieme a Che Guevara, riuscendo a cacciare Batista che scappò all’inizio di gennaio 59.

Iniziò la sua politica anti-Usa, espropriando le terre occupate dalle principali compagnie statunitensi e dandole ai contadini. Dopo bisticci politici col governo degli Stati Uniti, si rivolse all’Unione Sovietica per aiuti economici e militari.

E arriviamo alla ‘Baia dei Porci’ nel 1961, quando Kennedy finanziò una goffa invasione (senza diretto impegno americano) con una schiera di circa 1400 esuli cubani armati ed addestrati dalla CIA, che vennero respinti. Castro si dichiarò Marxista-Leninista, ed un anno dopo chiese un maggiore aiuto ai Russi, che gli fornirono missili balistici, probabilmente atti al trasporto di armi nucleari.

La sfida la ricordiamo tutti, quando il mondo fu sull’orlo della terza guerra mondiale, ma poi il blocco navale americano ed il convoglio russo dopo essersi fronteggiati, fecero marcia indietro. E fu l’inizio dell’embargo che dura ancora oggi nei confronti di Cuba.

Comunque la si pensi, lo sviluppo medico e scolastico, oltre che agricolo atto dal governo Cubano, fu un esempio per tutti, specie dopo aver subito quel mostruoso embargo economico che ha cercato di affamare li popolo. Perché la colpa dell’embargo, per come la vedo io, è stata tutta colpa della presidenza Kennedy.

Staremo a vedere, adesso, come si svilupperà il futuro. Prevedo li solito avvento delle multinazionali pronte a rovinare la popolazione invadendo i mercati della solita merce a base di cocacola babbinatali, zucche di halloween, cibo spazzatura e black Friday, tanto per ripetermi. Non credo che le cose miglioreranno. Almeno dal punto di vista sociale. Dal punto di vista americano, diventerà, come era tanti anni fa, una specie di Portorico, un’altra stellina di secondo piano nella bandiera americana del potere economico.

 
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Nero venerdì

Post n°1532 pubblicato il 25 Novembre 2016 da kremuzio
 
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Ci voleva proprio il black Friday oggi per intasare le mail, come se non bastasse lo spam normale, pare che tutti oggi si stiano ricordando di offrire offerte che per qualcuno potrebbero anche essere irresistibili, ma che a pensarci bene non sono poi così tali. Per alcune semplici ragioni…

Prendiamo esempio da Renzi ed il suo referendum. Quando lo fa? all’inizio di dicembre, non alla fine di novembre, quando la gente ha (si spera) preso lo stipendio ed anche i suoi 80 euro di regalia. Oggi è il 25, e prima di lunedì, almeno per chi come me ha un bonifico in arrivo puntuale, c’è poco da spendere.

E poi ad essere sincero, mica avrei lo stesso speso migliaia di euro in preziosi, elettrodomestici costosi o cineserie a pochi centesimi, tutto cono sconti dal 40 al 90%, almeno a sentire le pubblicità. E questo mi fa pensare che, come per i saldi, si siano attivati per togliere di mezzo cose da buttare, che nessuno vuole e che magati prima o poi si sarebbero ritrovate sulle bancarelle o nei mercatini.

Ma poi perché proprio oggi? Perché è il giorno dopo quello del ringraziamento? Solito folklore americano alla stregua di Halloween babbo Natale ed altre sciocchezze? Mi sa di sì, altra occasione per scimmiottarli. Nel frattempo il mio venerdì nero (perché poi questo colore-non colore?) me lo sono già festeggiato prendendo la pioggia venendo in ufficio in motorino, facendo bene attenzione a  non scivolare sui maledetti sampietrini o cadere nelle maledette buche piene d’acqua, e ben zuppo ed intriso di acqua in tutte le vestimenta, ho alfine steso tutto sui termosifoni neanche fossi in campeggio estivo.

E dopo non mi cucinerò le salsicce sulla brace, cosa che mi farebbe passare la tristezza…

 
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Il giorno del destino?

Post n°1531 pubblicato il 08 Novembre 2016 da kremuzio
 
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Sarebbe arrivato il giorno fatale (le rime a cui siamo abituati sono d’obbligo) in cui si sceglie il presidente della federazione di stati più importante al mondo, almeno dal punto di vista economico-militare. Lo so, faccio la figura del paranoico e pure complottista, ma sono intimamente un apocalittico, almeno per autodefinirmi come indicava Umbertino Eco.

Come premessa devo affermare che sono un amante dei racconti di fantascienza, come anche di fantapolitica, e che quei romanzi o film che descrivono un pianeta sconvolto da guerre o cataclismi, tutti invariabilmente provocati da personaggi bui, cattivi, stupidi che poi alla fine, come per catarsi, vengono sconfitti dai belli e buoni (non è detto che siano pure intelligenti, ma di solito molto incazzati e violenti/vendicativi), mi attirano.

Come anche in quei romanzi in cui chi comanda è la caricatura di personaggi storici contemporanei, quelli che vediamo nelle tv a sproloquiare di deficit e posti di lavoro, in una messa in berlina che ci solleva dal sentirci in colpa (in questo caso i buoni siamo noi, anche se passivi).

Allora dovrei ammettere che, come apocalittico, io voterei Trump. Quello brutto, pieno di soldi, che sembra stupido, cattivo e con i capelli alla porcoquaporcolà. Magari l’hanno solo disegnato così, quale personaggio da fumetti alla Jessica Rabbit, ma me l’immagino al lavoro, con un po’ di bavetta mentre accarezza la valigetta con i codici nucleari la prossima volta che Putin (che dopotutto gli piace tanto) o uno dei tanti strani figuri della famiglia regnante nordcoreana  diranno qualcosa di non gradito o che non capisce.

Quindi mi immagino un bel filmone in cui a comandare ci fossero tutti quei personaggi da operetta che per un motivo o un altro si sono messi a capo dei rispettivi paesi, come, e comincio la lista, Nerone, Caligola, quasi tutti i re britannici, Rasputin, Ivan il terribile, i vari imperatori cinesi, i semidei imperatori giapponesi, i re francesi, Robespierre, Napoleone, Hitler, Mussolini, Stalin, Mao, i dittatorelli sudamericani e quelli dell’Europa dell’est, i colonnelli greci, la famiglia Bush, Berlusconi, oltre ai già citati nordcoreani russi eccetera (potete benissimo aggiungere altri loschi figuri di potere dalle bizzarre pettinature che mi sono dimenticato di scrivere in questo sproloquio).

Sì, il mio animo romanzesco voterebbe Trump, e starebbe a vedere lo sfacelo di questo stanco pianeta che sembra solo attendere una spintarella verso il baratro, perché ad aspettare che il Sole diventi una supernova ci vuole troppo tempo.

 
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Sono meglio di mr.Wolf

Post n°1530 pubblicato il 27 Settembre 2016 da kremuzio
 
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Se a qualcuno interessa, sono bravissimo a far sparire le cose, per cui se avete qualche cadavere da smaltire, a pezzi o intero, fare in modo che vostra moglie non trovi resti della scappatella, tipo un orecchino o un reggiseno, se volete far scomparire oggetti che se ve li scoprono sarebbe vergogna su voi e la vostra famiglia per sette generazioni? Ci penso io.

Perché dico questo? Semplice, nascondo così bene le cose che poi non le ritrovo più neanche io.

Sono così bravo a trovare posti in cui infrattare scatole, libri, lettere oppure oggetti, che il ritrovarli mi è difficile, se non impossibile. Avrei un talento incredibile, come un cane quando nasconde il proprio osso, ma al contrario del miglior amico dell’uomo, non possiedo il fiuto per dissotterrarlo. Sono sicuro che se fossi stato un capo Sioux, l’ascia di guerra sarebbe rimasta sotto terra.

Nascondere il tesoro dei pirati? Lo farei ad occhi chiusi, fermo restante il fatto che la mappa venga disegnata da un geometra fornito di apparecchiature modernissime collegate ad un gps, o hai voglia a fare buchi in terra.

Però di solito mi libero la mente da pensieri inutile e ragiono su dove possa aver nascosto una cosa. Mi rispondo, ma poi non la trovo, neanche fossi così dissociato da non ripetere il meccanismo cerebrale del cogitamento per due volte allo stesso modo. Ed allora passo in rassegna tutte le stanze, i luoghi, i ricordi, i possibili anfratti alla ricerca dell’ultima cosa nascosta, ma ahimè o per fortuna, ritrovo solamente cose che non mi servono più, nascoste anni prima. E’ già tanto. Una volta decisi di scrivere su di un quadernetto il luogo dove avevo appena nascosto una cosa. Feci però l’errore di nascondere il quadernetto stesso.

Nelle notti estive guardo la Luna piena e vedendola piena di buchi mi chiedo a cosa possano averci nascosto e a chi, nell’universo, possa aver così poca memoria da far buche per ritrovarlo.

 

 
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Olimpiadi no, Roma sì

Post n°1529 pubblicato il 22 Settembre 2016 da kremuzio
 
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In teoria sarei d’accordo pure io con il non fare le olimpiadi a Roma. Calcolando quel che è accaduto con le manifestazioni precedenti a carattere sportivo, a partire da Italia 90 fino agli ultimi mondiali di nuovo, ancora stiamo maledicendo tutto quello che ne è comportato. Nel mio quartiere ci sono ancora quelle opere tipo la stazione per i treni verso l’aeroporto di Fiumicino, che ora è diventata la sede di Eataly. Ricordo il disagio per anni di costruzione, strade bloccate, fango, cantieri infiniti. Oppure la piscina olimpionica modernissima che è durata un anno e poi il tetto si è messo a crollarsi addosso. E poi dicono che non è un affare da palazzinari, guarda caso gli stessi che ridono quando ci sono i terremoti.

Qualcuno voleva fare la formula 1 all’Eur tra le buche ed i supermercati, e qualche altro ogni tanto si inventa nuove manifestazioni per attirare gente dal di fuori. Anni di sindaci democristiani e fascisti a giocare con i piani regolatori e distruggere l’essenza di questa città.

Io farei il contrario con semplici e stupide considerazioni. Chi ci vive e smadonna tutti i giorni per il traffico, il caos, vorrebbe enormi barriere attorno al raccordo per evitare che entri troppa gente. Che poi quei milioni di turisti sono pronti a lamentarsi della sporcizia, come pure tutti gli altri ‘da fuori’. Se siamo troppi milioni di persone a vivere e sporcare ed usare la città, proviamo a ridurre l’afflusso di frotte di gente dall’esterno. Chi li vuole? Firenze? Napoli? Perché non rovinare anche loro? I loro sindaci dicono che se le organizzassero loro non ci sarebbero problemi di infiltrazioni mafiose… Ottimo!

Che tanto nessuno, a parte pochi, ci guadagna dall’ingresso di milioni di corpi in visita, anzi le migliaia di pullman in più rovinano le strade, le auto degli ncc ingorgano gli incroci e si credono i padroni, i turisti sporcano e si lamentano. Andassero al nord, che so, in Trentino Alto Adige, che lassù hanno una densità abitativa di tre persone e trenta mucche ogni 100km quadrati. Volete la pulizia e l’aria pulita? Andateci, ma senza passare per il mio quartiere. Io non vi voglio. Sono diventato razzista. Documenti alla mano, tutti quelli che non sono romani da almeno 4 generazioni tornassero al loro paesello di origine.

Le vuole fare Parigi o Los Angeles, che gioiscono. Sono d'accordo, ce li vedo proprio a gestire tutte le paranoie terroristiche con migliaia di altre persone festose. Si vede che ne hanno bisogno. Noi no.

Poi nel 2025 ci sarà di nuovo un anno santo, e giù altri milioni di persone. Io mi sono stufato.

Quasi quasi mi ci trasferisco io in sud Tirolo.

 
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I nuovi zombi (in caccia con Pokémon GO)

Post n°1528 pubblicato il 25 Luglio 2016 da kremuzio
 
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Ieri pomeriggio, visto che era domenica e non c’era un bel tempo per andare al mare, come faccio ogni tanto, me ne sono andato al laghetto dell’Eur per mangiare un bel gelato. Già al momento del parcheggio ho notato strane frotte di ragazzi, tutti vestiti similmente, con cappellino zainetto e pantaloni corti, a testa bassa come se fossero stati insultati o redarguiti, a fissare lo schermo del cellulare.

Avete presente quei film sugli zombi dove grandi masse di non-esseri brancolano a braccia tese attirati dall’odore dei vivi o dal rumore che emettono? Uguale. Solo che gli zombi guardano in avanti, mentre quelli con le vertebre cervicali piegate (forse anche doloranti nonostante la tenera età) non guardavano altro che qualcosa nella loro mano, qualche raffigurazione grafica, fatto sta che ogni tanto esclamavano ‘lo vedo!’ o ‘da quella parte’ e ridevano con le pupille fisse, muovendosi solo grazie alla visione laterale che però non impediva loro di sbattere addosso ai passanti normali.

Come gli zombi, appunto.

In questi casi cerco di ritirarmi su una collinetta, dotato del cono con visciola cioccolato e panna, per vedere dall’alto e da lontano il fluire di queste masse senza vita che giravano attorno al laghetto con la bava alla bocca, affamati di qualcosa che non fosse carne umana.

Tra loro c’era anche qualche umano con comportamenti normali, famiglie che davano da mangiare alle paperelle, giapponesi che si allenavano in canoa, coppie di anziani con coppette fragola e limone, accumuli di filippini intenti nei picnic, badanti tristi immerse nei loro pensieri.

Forse, penso, quei ragazzi stanno giocando a Pokémon GO, l’ultima moda per chi non sa che fare della propria vita? Mi sa di sì. Ed allora penso a quando, alla loro età, andavo in mezzo alla gente in gruppo per manifestazioni politiche, protestare, ascoltare concerti buttato sull’erba a masticare spighe. Oppure quando si cercava una panchina isolata o non, per una sana e ricca pomiciata con la ragazza.

A quei tempi gli unici telefoni erano quello di casa con il disco, o quello dei bar a gettoni.

E ringrazio il cielo di aver vissuto un’adolescenza come la mia, e di sentirmi distaccato da quelle masse che adesso si muovono senza un motivo che non sia quello di sballarsi con un cacchio di smartphone in mano. E sono questi i momenti in cui gli anni che mi sento sulle spalle, non mi pesano, anzi mi sono leggeri, forse perché ancora il cervello mi funziona e non rischio di diventare uno zombie.

 
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Uomini e topi (per non parlar del gatto)

Post n°1527 pubblicato il 12 Luglio 2016 da kremuzio
 
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Ha fatto scalpore il video con i ragazzi che contano i topi che escono dai cassonetti di Tor Bella Monaca, ma la semplice soluzione c’è. Non credo si tratti di un problema politico, come al solito palleggiando tra i vari partiti politici alla ricerca di lottizzazioni nel campo della nettezza urbana. Quindi non mi metto a parlare di Raggi 5stelle Pd e vari altre compagini. Mi metterò a ragionare sul come fare in modo che ci siano meno topi in giro. Cosa difficile in quanto quegli animaletti tendono a riprodursi in continuazione, più della famiglia Totti. La soluzione del problema c’è, molto più economica ed ecologica di quel che uno  Chi vi scrive è nato e vissuto a Roma, e ricorda senza fatica la presenza dei topi per le strade della Città. Dai grandi ratti presenti sulle sponde del Tevere e nei mercati rionali, fino ai topolini che vivono nelle vicinanze dei cassonetti. E non si deve andare in periferia per vederli. Ma il fenomeno è aumentato negli ultimi tempi per un semplice motivo: la mancanza di gatti. Sono ormai più di una decina di anni che il comune ed alcune associazioni di volontariato si fanno carico di sterilizzare e riunire in colonie feline quegli animali che fino ad una ventina di anni fa vivevano e prolificano nei cortili e nelle strade dell’Urbe. Ora quei pochi gattoni con la punta dell’orecchio tagliato (segno dell’avvenuta castrazione) sono pochi, pigri e ben nutriti dalle ‘gattare’ che addormentano così quel che resta dell’istinto cacciatore dei nostri amici felini. 

Se si tornasse a lasciare liberi di procreare i gatti, potrebbe essere la soluzione per mantenere un controllo sulla popolazione di roditori, senza spendere soldi in tecnologia e derattizzazioni. Ok magari da pagare ci sarebbe lo scotto delle grida e miagolii dei gattacci in calore che si sfidano e graffiano e soffiano nelle notti invernali, ma poi vuoi mettere i richiami dei gattini per tutta la primavera?

E poi addio topi…

 
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Mi preme avvertire che tutto quello che leggerete è frutto della mia mente, anche quelle cose che sembrano scopiazzate. Potrebbe essere che siano stati altri a scopiazzare me. Avverto che l'aggiornamento viene effettuato quando mi pare e piace, anche se, sembra, lo faccia tutti i giorni tranne il sabato, la domenica ed i giorni di festa, quando non mi piace accendere il computer, anche se continuo ad interessarmi ai fatti del mondo e strombazzare il mio malcontento. Con questo intendo dire che non sono un giornalista e che questa non è una testata giornalistica e bla bla bla. Le foto che appaiono negli articoletti di solito le prendo facendo una ricerca su google immagini, ritenendo che siano libere di essere prese e schiaffate sul blog. Se ritenete che io non debba pubblicare una di queste immagini, mandatemi un messaggio ed io la toglierò nel più breve tempo possibile. Non chiedetemi soldi che tanto non ce li ho. Aggiungo pure che non lo faccio per il bisogno che grazie a Dio di bisogno ne ho abbastanza (Petrolini)...

 

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Kremuzio sabato è bello ho guardato il meteo ^-^
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Infatti, il problema che mi sento addosso, è che mi è presa...
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Quando non avremo più nulla sulla terra ci terremo il bel...
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Quello è il rovescio della medaglia catastrofista alla...
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