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CIAO PAPA'

Post n°99 pubblicato il 25 Marzo 2009 da ociatt0
 

OMAGGIO AD UN AMICO (FRATELLO)

Parole tristi. Assai.

 

di Gaetano Di Meglio

Pagina 2 è vuota. Ci sono tre colonne che non parleranno più. Non è il primo nume­ro del Golfo che chiudo in solitudine. Ce ne sono stati diversi, pochi però. Ogni tanto - ma di rado - si regalava qualche vacanza non troppo lontano. Andava vici­no. Amava troppo Ischia per allentarsi un po' di più.

Mentre la sua tastiera mi ricorda tanti gior­ni allegri, ma anche tanti tristi, non posso far altro che asciugarmi le lacrime. Eh, sì. Consolazione umana, asciugarsi le lacri­me.

L'ho sentito domenica sera alle 11, come al solito, sbraitando contro qualcuno. La domenica non mi aspettava, lasciava tutto sulla scrivania, credo tranquillo. Non mi hai mai lasciato scritto niente. Ieri sera noi Un foglio allegro. Dovevo trovare qualcosa da pubblicare. E alla fine, sotto, allineato a destra in times: CIAO PAPA'. Non l'ha mai fatto. Non l'aveva mai fatto prima. Ieri se ne era andato prima. Ora - mentre scrivo - scoccano le prime 24 ore da grande.

Non importa quello che fai nella vita, non importa quello che custodisci nel cuore. Non importa neanche l'angoscia o l'ansia o la preoccupazione di quel che sarà, per­ché - anche se non lo dici o non lo pensi -in fondo in fondo, sai che papa c'è. Quando poi, ti rendi conto che qualcosa cambia in questo equilibrio allora capisci, piano piano, che smetti di essere figlio e diventi grande. Diventi grande! Fino a quando hai papa, allora sei ancora figlio. E' vero, qualcuno che legge senza tanto trasporto potrà dire che c'è mamma. Sì, c'è! Mamma, col suo amore, c'è!, ma l'equilibrio si è "disequilibrato". Abbiamo finito, con Giovanni, ieri sera, più o meno verso mezzanotte. Stamattina (ieri per chi legge) sono dovuto partire per Roma. Un servizio spirituale per Gesù. Mentre lavoravo è arrivata una telefonata brutta. Triste. Assai triste. Una telefonata che non avrei voluto rice­vere. Ma la morte fa parte della vita. 190 chilometri di solitudine, accompagna­to solo dalla silenziosa e rassicurante pre­senza di Gesù. Quella stessa presenza che mi permette, ora, di scrivere e di chiu­dere questo numero del Golfo. Il numero 80. Anno 20. Numero 82, il primo senza il Direttore.

Non ho più forza. Mi fanno male gli zigo­mi.

Mi mancheranno le sue grida, le sue "bestemmie", le sue "sbattute di cornet­ta", le sue "cose assurde e strane". Mi dispiace per tutti quelli che non avranno più mio padre.

Sì, ci sono stati ad Ischia che hanno potu­to godere di privilegi che a me ad Angela sono stati negati per una vita intera. Tanti, su questo scoglio se lo sono trovato nei momenti difficili, tanti hanno trovato in mio padre quella spalla che doveva essere mia. Ma l'ho dovuto dividere con questo giornale, con questa isola, con questa gente che lui amava, forse più di me! Ma eie la speranza. Quella preziosa gèmma che Gesù ci ha lasciato e che, lui stesso coltiva come un bonsai segreto nel segreto del nostro cuore. Avrei dovuto dirgli "Gesù ti ama!", ma non me ne ha dato la possibilità. Diceva agli altri che mi ero segnato, che avevo girato direzione senza capire. Ma con altri termi­ni. Quello stesso Gesù, che oggi mi sostiene è stato, certamente, l'unico che gli ha rivolto le ultime parole. Solo, disteso su quel letto, con il suo giallo avrà sentito la dolce voce di Gesù che ha sussurrato al suo cuore: Apri, sono lo! Oggi, mentre leggete queste righe, scritte con le lacrime che rigano un volto non baciato da tanto, sappiate che avrei potu­to vantare tutti i motivi per stare arrabbiato con lui. Avrei avuto tutto i motivi per esse­re arrabbiano. Ma non lo sono, e non lo voglio essere, e non voglio neanche esserlo domani. Forse queste righe, non riusciranno a raccontarvi le parole tristi che mi dicono le lacrime. Scendono giù delicate e silenziose. Ne ho visto tante, sui volti segnati di tutti quelli che hanno divo-so l'onore di stare qui al Golfo. Qui al suo Golfo, con il Presidente, con Dana e in fine con Leone. Uno zoo. Ma a lui piaceva così.

Sì a Lui a piaceva così. Un pensiero osti­nato. Oggi verso lacrime amare per i tanti Giovanna e Pasquale che non avranno più una roulotte da abitare. Piango per i futuri Fabrizio che non avranno più qualcuno che è pronto a tutto. Piano per tutti i letto­ri di Papa. Tanti sconosciuti, che lo cerca­vano anche per un annuncio, per una cosa che non avrebbe dovuto fare, ma non c'era verso, Lui stava qui per loro. C'è un ricordo sottile che mi rinfranca. Ricordo le lotte allegre sul letto di Fontana. Quelle lotte fatte per imitare Hulk Hogan e Macho Man: vinceva sempre lui. Qualche giorno fa si è fatto installare mysky per registrarsi "Walker Tekas Ranger" e per "Smakmania" Era così il fondatore del Golfo. Era così l'inventore di una modello di informazione senza precendenti. E - scusate la fran­chezza - non credo sia più applicabile. Papa è stato "musa ispiratore" per tante realtà editoriali che, piano paino sono fini­te. Realtà amare che non hanno potuto durare tanto. Era lui la differenza. Una grande differenza, ed ora sorridiamo un po', anche perché è sempre stato in un "evidente stato di benessere da cibo". Stamattina (cioè tra poco) la redazione, questa nostra casa in subaffitto alla vita, sarà affollata di tante persone. Tante lacri­me saranno versate. Tanto dolore sarà nell'aria. Ai lettori di Papa, agli amici di Papa, ai nemici di Papa, a quelli che lo sti­mavano, a quelli che verranno "perché par brutto" vi chiedo, semplicemente, non piangete! Siate forti. Se proprio non ce la fate, alzate gli occhi, troverete Gesù che ha compassione del vostro dolore e - solo Lui - vi saprà consolare. A Mamma, ad Angela, a Michele, ad Agata, a Martina, a Valerla, a Rita, a Domenico, a Michela: forza! Forza! Forza! Forza! Alziamo gli occhi. A Luciano, a Giacomo: forza! Forza! Ad Antonio, a Leonardo e Franca, a Paolo ed Ersilia, a Giovanni, a Maria, ad Isabella, ad Annarita, a Gennaro, a Rosa, a tutti quelli che ora non mi ricordo il nome, non piangete, non piangete, papa non avrebbe voluto, e certamente avrem­mo rotto un'altra cornetta. Il numero di domani sarà più duro. Sarà più atroce. Avrò tante parole ancora più tristi! Saranno amare. Tanto Amare, ma le scriveremo. O almeno, mi dispiace, ma non possiamo fare altro che scrivere, domani ed oggi, parole tristi. Assai.

 

Dal giornale "IL GOLFO"

 

 
 
 
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