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FICAROLO NELLE FONTI DELLA domus CASOTTI E DELLA CHIESA DI SAN SALVATORE
Post n°312 pubblicato il 05 Dicembre 2014 da marialberta2004.1
Tag: PIGAIANI LUCIANO CLICCA Tag, in alto a sinistra, poi CLICCA Pigaiani Luciano, per vedere tutti i post della recensione Luciano Pigaiani, La “domus Casotti” e San Salvatore di Ficarolo con le dipendenze di San Lorenzo alle Caselle e Santa Croce di Salara, 2014 dattiloscritto. PARTE SECONDA Sulle tracce della migliore storiografia medievistica italiana, Pigaiani ha ricercato le più solide basi per indagare su San Salvatore di Ficarolo, e sui fondatori della domus [1] Casotti, poi ha scelto di appuntare l’attenzione al loro patrimonio fondiario diffuso in area ferrarese e basso padovana (a Monselice!). Come mai San Salvatore, Chiesa, Monastero, Hospitale e dipendenze, curato dagli Ordini religiosi degli Agostiniani (fino al 1476) poi dei Benedettini, e una famiglia che viene individuata dal nome di uno dei suoi esponenti? Proprio lo studio dei legami fra i beni allodiali (terre possedute in proprietà libera) della domus Casotti e i terreni di Ficarolo sui quali è stata edificata la Chiesa di San Salvatore permette di stabilire una data credibile della sua costruzione: dopo il 1129. La data di edificazione di San Salvatore, finora accolta, il 1112, è messa in discussione da Pigaiani, con argomentazioni decisive. Emerge chiaro, dalle carte del 1132, già note, che l’importante Chiesa di San Salvatore di Ficarolo è stata costruita nel Comitato Ferrarese, in un’area allodiale, da Landolfo Vescovo di Ferrara, dalla nobile Imiza vedova del fratello Sichelmo (defunto dopo il 1129) e da suo figlio Casotto (pp. 17-19,205-207). Come detto, oltre all’attenta raccolta dei tanti documenti esistenti, è risolutiva la pubblicazione di due pergamene ignote relative alla Chiesa di San Salvatore di Ficarolo e alla genealogia della domus Casotti, presentate ed edite, cioè trascritte ed anche tradotte, una del 1144 e la seconda del 1260 ( AppendiceII). Esse contengono nuove preziose informazioni da aggiungere a quelle già emerse dalle citate carte del 1132. Esse inoltre consentono di collegare in modo inequivocabile, Chiesa di San Salvatore, dipendenze e Ospedale annesso, con la Congregazione Agostiniana di San Frediano a Lucca. Il primo documento è la Cartula offercionis del 4 luglio 1144, sottoscritta nel chiostro di San Salvatore da un notaio di Ferrara e trascritta nel 1156 dal notaio di Ficarolo. Si tratta di una pergamena contenente la donazionedella Chiesa di San Salvatore di Ficarolo all’Abate agostiniano della Chiesa di San Frediano di Lucca, da parte di Casotto (figlio di Sichelmo e di Imiza) e della moglie Ermilina il cui nome non era apparso in alcun altro documento precedente.[2] Questa pergamena presenta per la prima volta il nome della moglie di Casotto. Essa (la pergamena) rivela altresì che i beni della domus Casotti si estendevano fino a Monselice, nel padovano, e attesta inoltre la presenza delle Pievi di Sant’Antonino di Ficarolo, San Giorgio di Trecenta, Santo Stefano di Bolonitico (Stienta, p. 81).Occorre poi aggiungere, alle rivelazioni sopra indicate, una considerazione circa la fondamentale importanza di questa nuova pergamena del 1144: essa è prodotta durante le rotte decennali del Po, prima della rotta del 1152 (data assunta dalla tradizione); ormai gli storici concordano sulle “rotte” che, attorno alla metà del XII secolo, con la rottura degli argini a Ficarolo, hanno stravolto gli assetti idrogeologici e fondiari del territorio (p. 81).
Altrettanto importante è la lettera papale del 1260 sulla Chiesa di San Salvatore di Ficarolo -Convento agostiniano con priorato[3],come peraltro lo sono i pochi documenti sopravvissuti riguardanti un altro periodo critico per la storia del territorio di Ficarolo e di Ferrara, quello antecedente al 1385, quando, per la sollevazione popolare, sono stati bruciati in un incendio non solo i registri delle tasse, i libri degli estimi e le tabelle catastali, ma anche tutta la documentazione del Comune di Ferrara, un’azione che ha portato alla costruzionedel Castello di Ferrara da parte degli Estensi.[4] Lo scritto del 1260 contiene la richiesta di verifica delle inondazioni causate dal Po, nella Chiesa di San Salvatore di Ficarolo, a causa delle quali i monaci chiedono di venire trasferiti (p. 86).[5] [1] Domus: termine medievale usato nella gestione del patrimonio e nelle successioni con esclusione femminile (Bettotti Marco, Famiglia e lignaggio: l’aristocrazia italiana, in Reti Medievali,Novembre 2004). [2] Lucca, Archivio di Stato, Fondo Diplomatico, San Frediano, mazzo n. 3; immagini della cartula: 00000815 r11. imgf 4.7.1144, e00000815 v11. imgf 4.7.1144. [3] Lucca, Archivio di Stato,Fondo Diplomatico, San Frediano, segnatura antica, mazzo n. 179. [4] Luciano Chiappini, Gli Estensi, Ferrara 2000, pp. 86-87. [5] Per comprendere più compiutamente la perdurante importanza di San Salvatore, è bene ricordare che, a Ferrara, nel 1252, Azzo VII d’Este (1205-1264), acquista dagli Agostiniani devoti di Sant’Antonio, il “polesine”, cioè l’isola fluviale alla confluenza fra il Primaro e il Volano (rami principali del Po altomedievale) compresi gli edifici che vi sorgevano (un piccolo convento con annesso oratorio), perché vi si trasferissero le monache guidate dalla figlia Beatrice d’Este, futura beata estense (Marc’AntonioGuarini, Compendio Historicodell’Origine, Accrescimento e Prerogative delle Chiese, e Luoghi Pii dellaCittà, e Diocesi di Ferrara, Ferrara, presso gli Heredi di VittorioBaldini, 1621, rist. anast., Il Bibliofilo, San Giovanni in Persiceto,Litografia LI.Pe, 1993, pp. 297-298). AzzoVII compie l’acquisto a nome delle Benedettine di Santo Stefano della Rotta di Focomorto, con un atto firmato a Roma nel 1257 (Antonio Frizzi, Memorie per la Storia di Ferrara, 1848,vol. III, p. 189). Inizia così il Monastero Benedettino femminile di Sant’Antonio Abate conosciuto come Monastero di Sant’Antonio in Polesine.
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