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Salvatore Quasimodo; Cenni biografici

Post n°338 pubblicato il 17 Maggio 2016 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

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MARIA ALBERTA FAGGIOLI SALETTI

Salvatore Quasimodo, un poeta da rileggere (1901-1968).

Cenni biografici

E’ nato in Sicilia, nei pressi di Siracusa e precisamente nella cittadina di Modica, a qualche decina di chilometri dalla costa orientale. Fin da bambino, a causa del lavoro del padre, Capostazione delle Ferrovie dello Stato, ha vissuto errabondo con la famiglia in vari paesi e città orientali dell’isola fino all’approdo sulla riviera ionica.

A Messina, ha frequentato la scuola superiore nell’Istituto Tecnico che consentiva l’accesso alla Facoltà di Ingegneria. Pur avendo scelto un’istruzione di indirizzo tecnologico, ancora adolescente ha iniziato privatamente lo studio del greco e del latino, con l’attenzione ai classici che, insieme con i luoghi della sua terra, diverranno presto fonte di ispirazione poetica. 

A Roma, si iscrive al Politecnico, ma non riesce a concludere gli studi, così è costretto a cercare un lavoro. Nel 1926, viene assunto al Ministero dei Lavori Pubblici, operando al Genio Civile di Reggio Calabria. Attraverso il cognato Elio Vittorini si avvicina ai ricchi ambienti culturali fiorentini e alle loro riviste (“Solaria”, e la prima serie di “Letteratura”, rivista fiorentina importante fino al 1947).

Il lavoro lo porta poi in altre città italiane, compresa Sondrio che gli permette di frequentare Milano, fino al 1938, quando inizia l’attività editoriale che lo vedrà affrontare collaborazioni rilevanti. Non gli sono mancati i riconoscimenti culturali: la nomina nel 1941, per chiara fama, a professore di letteratura italiana presso il Conservatorio di Musica di Milano e due lauree honoris causa, a Messina (1960) e a Oxford (1967).

Importante la sua attività di traduttore, iniziata nel 1940, con tanta perizia e tanto gusto d’arte, dei lirici greci (Anacreonte, Saffo), poi dei latini(Catullo, 1945), in seguito, una messe di poeti che va da Omero a Shakespeare, a Neruda.

Durante la guerra, il suo antifascismo gli procura qualche incidente compresa la denuncia di una spia che egli ricorderà in un componimento della sua ultima raccolta: Le spie non possono scrivere versi,/lo sai, né bere vino con gli amici,/né dire parole al cuore di nessuno (“Parole a una spia”, Dare e avere).

Fin dal 1946, il poeta ha voluto arricchire la sua produzione lirica con gli apprezzati “discorsi sulla poesia” nei quali egli esprime il proprio pensiero critico-letterario. Il primo sulla Poesia contemporanea è appunto del 1946, la raccolta, del 1960, è intitolata Il poeta e il politico e altri saggi.

Gli viene altresì offerto di collaborare al quotidiano “Milano-Sera”, poi come critico teatrale con il settimanale “Omnibus” (1948-50) e di seguito con il “Tempo” (1950-1959) diretto da Alberto Mondadori.

Nel 1959 ha ricevuto l’altissimo riconoscimento dell’Accademia svedese che gli ha conferito il Premio Nobel per la letteratura. La candidatura è stata presentata da Francesco Flora e da Carlo Bo, noti docenti universitari e critici di vaglia. Significativa la motivazione del Nobel: …“per la sua opera poetica che con classico fuoco esprime la tragica esperienza dei nostri giorni”.Precedentemente ha ricevuto il Premio Etna-Taormina insieme al poeta inglese Dylan Thomas (1953) e il Premio Viareggio per la silloge La terra impareggiabile (1958).

Il premio internazionale gli procura, non solo traduzioni delle proprie opere e articoli sulla stampa straniera, ma anche inviti all’estero per conferenze e letture di poesie, in Europa e in America. Per Carlo Bo, il grande critico letterario che ben lo conosceva, Quasimodo, vittima dell’improvviso successo e della gloria che i giudici dell’Accademia svedese gli hanno dato, resta un poeta da rileggere (Carlo Bo, La grande lirica del Novecento, “Salvatore Quasimodo”, in Storia della Letteratura Italiana, diretta da Emilio Cecchi e Natalino Sapegno, Garzanti, Milano 2005).

Morto ad Amalfi il 14 giugno 1968, è sepolto a Milano, nel Cimitero Monumentale.


 
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