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QUASIMODO, le ultime sillogi poetiche

Post n°344 pubblicato il 17 Maggio 2016 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

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MariaAlberta Faggioli Saletti

Quasimodo, le ultime sillogi poetiche: La vita non è sogno 1949, Il falso e vero verde 1956, La terra impareggiabile 1958, Dare e avere 1966. 

Nelle nove poesie della Vita non è sogno, il poeta, procede “per altezze epiche e incisi elegiaci, per episodi privati e avventure intime frammiste a brani e spezzoni di storia, senza soluzione di continuità”, elaborando nuovi schemi “sociali” ed emozionali. Vi è presente il volto vero di una Sicilia di miseria che è al tempo stesso polemica sociale e nostalgia individuale (Gilberto Finzi, Invito alla lettura di Salvatore Quasimodo, cit., pp.98-103).

Il falso e vero verde accoglie poesie “di crisi” che rispecchiano uno stato d’animo modificato rispetto al clima post bellico.               

Dopo la guerra, il poeta è sempre più impegnato e partecipe dell’attualità.

L’Italia conosce in quegli anni un certo benessere di cui Quasimodo è tra i primi a dubitare che esso sia positivo per l’uomo, dato che la società è divisa fra miseria e sottosviluppo, della Sicilia e del sud, ma anche del sottoproletariato del nord come del Terzo Mondo. Temi in tutta evidenza nell’opera La terra impareggiabile, dove non tralascia neppure i grandi eventi e le scoperte della scienza. Da ricordare la poesia La luna e lo Sputnik, scritta in occasione del primo lancio dello Sputnik nel 1957. La lingua di Quasimodo si affida a una nuova concretezza e segna una stagione di fresca novità della lirica italiana (Carlo Bo, , La grande lirica del Novecento, “Salvatore Quasimodo”, in Storia della Letteratura Italiana, cit.).

Secondo alcuni critici, Dare e avere, l’ultima,esile, raccolta di versi ha valore di simbolo del mantenimento delle ragioni poetiche, rare ed intense, anche dopo l’impegno nella poesia civile. Chi infatti si accosta alle ultime poesie di Quasimodo può cogliere, come in un’antologia ideale, “i temi e i motivi dei nostri ultimi quarant’anni”, “con i colori e le esaltazioni della nostra storia decifrata e sofferta” (Carlo Bo, La grande lirica del Novecento, “Salvatore Quasimodo”, in Storia della Letteratura Italiana, cit.). 

Ecco una scelta di versi:

Più i giorni s’allontanano dispersi/ e più ritornano nel cuore dei poeti/…/I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili/dei vinti dei perdonati dalla misericordia!/Tutto si travolge ma i morti non si vendono./Il mio paese è l’Italia, nemico più straniero,/e io canto il suo popolo, e anche il pianto/ coperto dal rumore del suo mare,/il limpido lutto delle madri, canto con la sua vita (“Il mio paese è l’Italia”, La vita non è sogno);

E ora/che avete nascosto i cannoni fra le magnolie,/lasciateci un giorno senz’armi sopra l’erba/al rumore dell’acqua in movimento,/delle foglie di canna fresche tra i capelli/mentre abbracciamo la donna che ci ama (“Anno Domini 1947”, La vita non è sogno); 

La luna rossa, il vento, il tuo colore/di donna del Nord, la distesa di neve../Il mio cuore è ormai su queste praterie/in queste acque annuvolate dalle nebbie/…/Più nessuno mi porterà nel Sud.//Oh il Sud è stanco di trascinare morti/in riva alle paludi di malaria,/è stanco di solitudine, stanco di catene (“Lamento per il Sud”, La vita non è sogno); 

Chi piange? Io no, credimi: sui fiumi/corrono esasperati schiocchi di una frusta,/i cavalli cupi i lampi di zolfo./Io no, la mia razza ha coltelli/che ardono e lune e ferite che bruciano/ (“Le morte chitarre”, musicata dal cantautore Domenico Modugno, Il falso e vero verde); 

Ora la primavera non ci basta (“Oggi ventuno marzo”, La terra impareggiabile); E tu misuri il futuro, il principio/che non rimane, dividi con lenta/frattura la somma di un tempo già assente (“Un arco aperto”, La terra impareggiabile); ”Un colle, i simboli/ del tempo, lo specchio della mente/ continuo immobile/ ascoltano se stessi, attendono/ la risposta futura (Nell’isola, Dare e avere)”;

"Dare e avere. Nella mia voce/ c'è almeno un segno/ di geometria viva,/ nella tua, una conchiglia/  morta con lamenti funebri" (Dare e avere, Dare e avere); “Scrivo parole e analogie, tento/ di tracciare un rapporto possibile/ tra vita e morte” (Il silenzio non m’inganna, Dare e avere); 

Entra nella mente/ un dialogo con l’al di là,/ di sillabe a spirale”(Una notte di settembre, Dare e avere).

 
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