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Catallaxy

ordine spontaneo vs ingegneria sociale

 

 

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Una questione di coscienza.

Post n°77 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da liberemanuele
 

 

C'è qualcosa che non và.

Berlusconi ci ha promesso per quindici anni, dico quindici, l'abbassamento delle tasse accompagnato da una più ampia semplificazione. Puntualmente, una volta al potere, disattende quanto promesso. Perché questa dovrebbe essere la volta buona?

Non lo so, speriamo, intanto però vorrei parlare dei tanti che si scandalizzano sentendo parlare di taglio delle tasse.

Partiamo dal presupposto che la nostra è una vera e propria "schiavitù fiscale": lavorare per più di metà anno per il governo - efficiente o meno che sia - è di fatto una schiavitù.

Dato che la libertà è il bene più prezioso che abbiamo, non sacrificabile ad alcun altro bene, una diminuzione fiscale dovrebbe far piacere a tutti. La tassa non è un contributo volontario, la tassa è obbligatoria e questo il governo lo sa e ne abusa!

Come cantavano i Beatles in "Taxman": 

Se guidi una macchina, tasserò la strada,
Se provi a sederti, tasserò il tuo posto,
Se hai troppo freddo, tasserò il caldo,
Se passeggi, tasserò il tuo piede.
...
Perché sono l'Esattore,
Sì, sono l'Esattore.

...
Ora, il mio consiglio per quelli che stanno per morire,
E' di dichiarare i penny che hanno*,
Perché sono l'Esattore,
Sì, sono l'Esattore.
E non lavori per nessun altro che me,
Esattore. 

Ma lo sconforto che accompagna tutte le "obiezioni" a qualsiasi taglio delle imposte, è causato ovviamente da una religione civica che ha compromesso la "ragione" di molti e per cui si sente dire: "ma i servizi poi...", oppure "come facciamo con il debito pubblico?" e i più moderati "ma ciò deve essere accompagnato da una seria lotta all'evasione".

Questo è un risultato della "legge", che trasforma quotidianamente "persone oneste in agenti dell'ingiustizia" come scriveva Thoreau, ed è una cosa molto triste, perché invece di essere solidali gli uni con gli altri, ci dimostriamo invidiosi, sospettosi e spietati, il tutto perché siamo caduti nel tranello del "lo Stato siamo noi" e ci immedesimiamo in questo soggetto collettivo, delegandogli la nostra coscienza, senza chiederci se ciò che fa sia giusto o meno.

Per conto mio, penso che non sia più possibile scindere politica ed etica. Machiavelli ha solo legittimato i governi a fare del loro peggio, è invece il momento di guardare alle cose per quel che sono: la solidarietà collettiva, citata con riferimento al principio cardine della nostra Costituzione, è una vera e propria finzione, la finzione che simboleggia lo Stato moderno, attraverso il quale, come diceva Bastiat, "...ognuno cerca di vivere a spese degli altri".

Un conto è l'azione volontaria del singolo e un altro è la solidarietà di Stato che si basa su un finanziamento coercitivo! Lo Stato non produce ricchezza, si finanzia con le tasse che non sono un contributo volontario,  ma sono l'esproprio del frutto del mio lavoro, la mia proprietà, e questo, per inciso, è schiavismo.

Poi c'è la famosa storia del "contratto sociale" che viene rispolverata ogni volta ci si addentri in questi discorsi. Spooner fa una critica molto efficace a questa argomentazione, armato degli strumenti del diritto privato, introduce una osservazione molto efficace: ma questo contratto, alla fine, chi l'ha firmato? Già, chi l'ha firmato? Io no.

Non sono disposto a lasciare "il giusto" alla mercé del caso, né preferisco che prevalga con "criterio" di maggioranza!

Credo che tante obiezioni cadrebbero una volta fatta rientrare la "coscienza" - individuale, ma non c'è bisogno di dirlo - nel dibattito politico - e se ciò accadesse, probabilmente, non ci sarebbe più un dibattito politico, ma si parlerebbe più semplicemente di rapporti sociali o umani.

"Deve forse il cittadino - anche se per un momento, o in minima parte - affidarsi sempre al legislatore? E allora, perché ogni uomo è dotato di coscienza? A mio avviso, dovremmo essere prima di tutto uomini, e poi cittadini. Non è auspicabile che l'uomo coltivi il rispetto della legge nella stessa misura di quello per ciò che è giusto."

Henry David Thoreau "Disobbedienza Civile"


ECCO UN BEL ARTICOLO DI NICOLA PORRO APPARSO SU "IlGiornale" DI IERI. 

 

 
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