Creato da Man.in_the.mirror il 09/04/2010

MICHAEL JACKSON

LE VERITA' NASCOSTE

 

A te...

Post n°15 pubblicato il 25 Giugno 2010 da Man.in_the.mirror

Sorridente dispieghi il tuo volo

sulla confusa umanità dolente

che non seppe apprezzare il tuo dono

un Amore Assoluto e Innocente.

Sempre ostile ti fu il vile uomo

che tu, puro, chiamasti fratello

e che sulle tue spalle gentili

depose un immondo fardello.

Ora hai ali di luce divina

che mai l'odio potrà più tarpare:

con una tu abbracci la Luna,

con l'altra accarezzi ogni cuore.

 
 
 

Thomas Sneddon falsificò le prove durante il processo del 2005

Post n°12 pubblicato il 18 Giugno 2010 da Man.in_the.mirror

In questo video, William Wagener accusa l'ex procuratore di Santa Barbara, Thomas Sneddon, di aver prodotto prove falsificate nel corso del processo Arvizo vs Jackson del 2005. Per l'esattezza Sneddon avrebbe "trasferito" le impronte digitali dei fratelli  Arvizo, che accusavano Michael di molestie sessuali, su una rivista pornografica in cui erano presenti anche quelle di Michael, per far credere che  lo stesso le avrebbe sfogliato insieme ai ragazzini durante le pratiche di masturbazione di cui veniva accusato.  Tuttavia, la rivista incriminata, come fece argutamente notare l'avvocato di Michael, Tom Mesereau, era datata agosto 2003, mentre la famiglia Arvizo smise di frequetare Neverland , la tenuta del king of pop in cui si sarebbero consumate le molestie, nel marzo 2003. Era dunque assolutamente impossibile che i fratelli Arvizo avessero potuto sfogliare una rivista cinque mesi prima che la stessa venisse pubblicata. In seguito Mesereau dimostrò che la rivista su cui erano state rinvenute le impronte dei ragazzi era stata mostrata loro dagli agenti durante gli interrogatori e proprio in quella circostanza i due la sfogliarono, lasciandovi le loro impronte digitali.

Appare sempre più evidente che Tom Sneddon, partorito dall'america ipocrita e puritana di George Bush, abbia voluto costruire ad arte un caso contro Michael Jackson approfittando del cinismo e della meschinità di una famiglia "disfunzionale" come quella degli Arvizo,  per cavalcare una crociata assolutamente personale contro un nero che si era permesso di diventare una delle maggiori potenze economiche del suo secolo e che incarnava tutte le diversità e la voce delle minoranze . 

 

 
 
 

Quanto nuoce il fanatismo alla credibilità di Michael?

Post n°11 pubblicato il 20 Maggio 2010 da Man.in_the.mirror

 Quante volte Vi è capitato d'imbattervi in individui che, prodigandosi in deliranti farneticazioni, cercavano di convincerVi di un loro pensiero? Indipendentemente dal numero delle volte e dalla veridicità del pensiero, sono certa che l'unica cosa di cui vi siate convinti sia stata la necessità impellente di allontanarvi dai suddetti soggetti,  seguita dalla tentazione di chiamare il 118 per chiederne l'internamento coatto.

Questo accade poiché la comunicazione della verità non avviene per il semplice fatto che la verità esista e si libri nell'aria, bensì attraverso la credibilità di chi la comunica.

Noi non vendiamo prodotti: vendiamo noi stessi e se l'esaltazione non ci rende attendibili, qualsiasi nostro pensiero verrà prontamente rigettato, anche qualora si tratti del Divin Verbo.

Quando ho creato questo blog, ero reduce da un'esperienza agghiacciante di fanatismo.  Sono stata bannata da un forum su Michael Jackson, poiché le mie oggettive considerazioni turbavano i sensibili animi di utenti convinti che Michael avesse trasformato il suo viso in una maschera nel rocambolesco tentativo di perseguire una fantascientifica ricerca estetica, dagli esiti peraltro devastanti, oppure che la sua dipendenza da farmaci fosse una "brillante" trovata pubblicitaria escogitata per rendere più umano un genio che, come ben sappiamo,  tutto perseguiva nella vita tranne la mediocre umanità. In parole povere: "non permetterti di rilevare un minimo difetto a Michael o sarai fucilato sulla pubblica piazza!".  Ed ora i fuochi d'artificio: altri erano certi che Michael fosse il nuovo messia o un essere transterreno disceso dal Cielo in Terra per condurci nella quarta dimensione o, ancora, un "finto morto"  che momentaneamente si  nasconde, per poi salvare l'umanità da un'epocale catastrofe cosmica.  Sorvolo su storie di ordinaria mitomania sviluppate da grafomani che asserivano di aver conosciuto Michael al punto da divenirne dei "biografi", con tanto di stuolo di supporters boccaloni a seguito.

Ora io mi chiedo e Vi chiedo: come si può pensare di convincere l'ipotetico  uomo medio, ancora pensante, che Michael Jackson non si fosse volontariamente sbiancato e non fosse un pedofilo, quando si tenta di vendergli tutto il pacchetto descritto sopra?

Il fanatismo nuoce gravemente alla salute, sia dei fans, sempre più alienati rispetto alla realtà, che del loro idolo, poiché non ne rende più credibili nemmeno le verità dimostrabili. Nel caso specifico di Michael Jackson, poi, inficia anche l'auspicabile possibilità di detergere la sua immagine,  disumanamente lordata da decenni di menzogne. 

 
 
 

La genialità di Michael

Post n°10 pubblicato il 05 Maggio 2010 da Man.in_the.mirror

 Molti si domandano dove risieda la genialità di Michael Jackson, ma pochi riescono a trovare una risposta esaustiva a questo interrogativo. Per farlo, occorre innanzitutto stabilire che cosa sia la genialità e quali elementi la caratterizzino.

La genialità è "universalità", intesa come capacità di esprimere significati che appartengono all'umanità tutta e nei quali ogni essere umano, indipendentemente da razza, credo, età, nazionalità e condizione sociale, possa ritrovarsi e riconoscersi.

Michael possedeva questo talento, tanto raro quanto prezioso?

Cerchiamo di capirlo.

I significati non si inventano: essi riposano in quel luogo immateriale che possiamo chiamare anima, spirito, essenza o inconscio e sono gli stessi per ognuno, poiché tutti siamo stati creati dalla stessa matrice. I più ignorano che esistano, ma qualcuno riesce a contattarli: in quel caso può decidere di diffonderli nell'universo, utilizzando un tramite. Quello di Michael fu la musica.

Con la sua musica egli riuscì a superare ogni barriera, comprese quelle dello spazio e del tempo, raccontando non solo la sua storia, ma quella degli uomini che furono, di quelli che sono e di quelli che saranno, abbracciando tutte le vite. Con la sua musica egli raggiunse quell'angolo oscuro e misterioso che gli uomini custodiscono, rivelandogli di sentire esattamente ciò che loro sentivano e regalandogli la certezza di non essere soli in un mondo alieno.

Michael era un ragazzo nero, ma fu l'unico che riuscì a vendere la sua musica anche ai bianchi, poiché questi non ne percepivano "il colore", ma addirittura faticavano a pensarlo come un nero, ancor prima che la vitiligine ne depigmentasse la pelle.  Se facciamo ascoltare i suoi brani agli undicenni, possiamo accorgerci che essi li preferiscono a quelli dei musicisti contemporanei e, nonostante non lo abbiano mai conosciuto, provano nei confronti di Michael un sentimento d'amore, dalle connotazioni quasi mistiche, che non trova eguali nella storia, non solo della musica. Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che Jackson sia l'artista che ha venduto più di tutti, che ha richiamato a sé il numero maggiore di persone, possiamo comprendere quanto fosse universale la natura del suo messaggio, che vanifica l'analisi di meri tecnicismi, di strutture compositive e di generi musicali, necessaria solo quando i significati sono carenti.

Quanto scritto sopra dimostra che Michael Jackson e la sua opera possono e devono essere considerate frutto del genio umano, poiché il carattere universale della genialità unisce e non divide, consacra all'eternità e ci rivela, in sordina, che tutti siamo UNO.

 
 
 

Il processo del 2005

Post n°9 pubblicato il 26 Aprile 2010 da Man.in_the.mirror

Nel 2003 Michael Jackson è ancora nell'occhi del ciclone, a causa di nuove accuse di pedofilia, mosse contro di lui da Janet Arvizo, madre di Gavin Arvizo, un ragazzino malato di cancro al quale Michael aveva pagato tutte le spese mediche, fino a consentirgli una completa guarigione.
La polizia  perquisisce immediatamente Neverland, la fiabesca residenza di Jackson in cui viveva anche la famiglia Arvizo, senza trovare prove. Tuttavia l'accusa,  con somma soddisfazione di Tom Sneddon, ancora adirato per non essere riuscito ad incastrare il re del Pop nel '93, fa proprio leva su quelle accuse mosse in precedenza alla star, che sembrano lasciare un ombra sulla sua innocenza.
Durante il processo, durato 2 anni, l'avvocato di Michael, Thomas Mesereau,  dimostra che la madre di Gavin, la signora Arvizo, è una "truffatrice seriale" che, non solo aveva cercato di estorcere danaro ad altre star, come Jim Carrey e Mike Tyson, ma era anche già stata citata in tribunale per frode fiscale nei confronti dello Stato.  Ci sono numerosi testimoni che mostrano come la donna aveva cercato di estorcere soldi allo Stato e alle compagnie assicurative.
Il 15 novembre 2001, la madre di Gavin Arvizo aveva presentato una richiesta per  accedere all'assegno dell'assistenza sociale, affermando di non avere nessuna fonte di reddito. Dieci giorni prima, invece, la donna e la sua famiglia avevano incassato 152.000 dollari da JC Penney, in seguito ad una denuncia per maltrattamenti avviata contro la catena di grandi magazzini, durante il quale Gavin aveva già testimoniato il falso sotto giuramento.
Il funzionario dell'assistenza sociale che seguì la sua pratica, Mercy Manriquez, dichiarò che chi mente riguardo le fonti di reddito commette frode. Alla giuria vengono così mostrati alcuni documenti bancari, dai quali risulta che la donna percepì assegni mensili di 769 dollari, versati sul conto corrente del suo compagno, poi divenuto suo marito.
La difesa chiama anche a testimoniare Mike Radakovich, un contabile incaricato di esaminare i particolari del patteggiamento con JC Penney. Dei 152.000 dollari ricevuti dalla catena di grandi magazzini, la parte versata sul conto personale della madre di Gavin Arvizo corrispondeva a circa 32,307 dollari. Il resto era stato versato a favore dei figli della donna e del suo compagno.
Mercy Manriquez mostra, in seguito, gli assegni mensili da 769 dollari pagati alla famiglia Arvizo, versati su di un conto aperto “per pagare le cure al figlio malato”. Queste spese erano già coperte da una società di assicurazioni: il denaro era stato utilizzato dagli Arvizo per l'acquisto di un'auto, con un assegno da 29mila dollari. Nel corso della stessa udienza, i legali di Jackson mostrano ulteriori prove sulle spese sostenute a favore degli Arvizo da parte di Jackson: circa 7mila dollari  nella sola settimana in cui la famiglia Arvizo si era trattenuta nella residenza dell'artista.
Una delle questioni più spinose per l’accusa è stata poi provare le date esatte delle molestie, avvenute secondo Gavin, tra il 20 febbraio e il 12 marzo 2003, appena due settimane dopo la trasmissione del documentario "Living with Michael Jackson" di Martin Bashir ; proprio il momento in cui tutta la stampa attaccava Michael per il suo  "singolare" attaccamento ai bambini.
La deposizione della signora Arvizo si dimostra un clamoroso autogoal per l’accusa,  poiché la donna offre una testimonianza sconnessa e convulsa, ritenuta fallimentare dalla Corte, tanto da indurre i giurati a sospettare che la donna potesse non essere  completamente sana di mente.
Il processo si conclude con la piena assoluzione di Michael Jackson da ogni capo di imputazione, ma egli ne esce distrutto moralmente e psicologicamente.
Dopo il processo e l'assoluzione di Jackson, Janet Arvizo viene processata e condannata per frode fiscale.
In questo video la lettura del verdetto finale del processo, in cui sentirete pronunciare per 14 volte le parole "not guilty": "non colpevole".
Durante il processo furono interrogati alcuni bambini che avevano soggiornato a Neverland e che l'accusa voleva molestati da Michael, tra cui Macaulay Culkin, la star di "mamma ho perso l'aereo", Brett Barnes, Wade Robson, Frank Cascio e Ahmad Elatab, ma tutti sostennero di non aver MAI subito molestie.
Qui sotto la testimonianza rilasciata da Culkin.

 
 
 

Le accuse del 1993

Post n°8 pubblicato il 23 Aprile 2010 da Man.in_the.mirror

L'onta della pedofilia si avventa come un macigno contro Michael nel 1993, anno in cui un tredicenne, Jordan Chandler, figlio di un dentista radiato dall'albo, Evan Chandler, lo accusa di abusi sessuali. Il giovane Jordan sostiene di aver sperimentato con Jackson pratiche sessuali , tra cui masturbazione e sesso orale, descrivendo nei minimi dettagli e attraverso un disegno gli organi genitali della star. Gli inquirenti sottopongono Michael a una minuziosa ispezione corporale, nel corso della quale gli vengono fotografati anche i genitali, per accertare se la descrizione fatta dal giovane sia corrispondente. Evan sostiene che il pene di Michael sia circonciso, ma questo particolare si rivela infondato già attraverso la perizia succitata e viene recentemente confermato anche dal referto dell'autopsia condotta sul corpo di Michael stesso. Nonostante l'eloquenza di una prova che lo avrebbe scagionato, Michael, terrorizzato dalla prospettiva di subire un processo, raggiunge un accordo economico con la famiglia Chandler e con il procuratore distrettuale della contea di Santa Barbara,  Thomas W. Sneddon Jr, che sostiene l’accusa: paga 22 milioni di dollari, a fronte dei quali le accuse vengono ritirate. E’ facile, a questo punto,  pensare che la decisione di Michael di pagare per tacitare i suoi accusatori sia stata dettata dalla consapevolezza della propria colpevolezza. Infatti, questo sospetto si trasforma in una certezza per i media, che da quel momento cominciano ad associare  il nome di Jacksone alla sua presunta pedofilia, compromettendo irrimediabilmente la sua immagine e la sua carriera.

In questo video Michael racconta, visibilmente sconvolto, l'esperienza dell'ispezione corporale subita, da lui stesso definita come "la prova più umiliante della sua vita".  Parla anche della sua dipendenza da farmaci, dai quali, dopo le devastanti accuse di pedofilia, non si sarebbe affrancato mai più.

In seguito furono eperite delle registrazioni telefoniche in cui il padre, Evan, dichiarava apertamente di voler rovinare Jackson perché questo si era rifiutato di finanziargli il suo progetto di aprire una casa cinematografica.

Dopo la morte di Michael, Jordan Chandler ritratta tutto, confessando di aver mentito perché indotto dal padre. Queste le parole testuali di Jordan, oggi trentenne:

Non avrei voluto distruggere l’immagine di Michael Jackson, ma mio padre mi fece raccontare un sacco di bugie. Ora non posso più mentire e chissà se Michael potrà mai perdonarmi, lui non mi ha fatto mai nulla, è stato mio padre, lo ha fatto per uscire dalla povertà“.

http://www.ilportalinux.it/old568

Nel novembre del 2009, Evan Chandler si suicida, sparandosi un colpo di pistola alla testa. Difficile non vederci un nesso con la morte del Re del Pop, avvenuta cinque mesi prima.

http://www.liquida.it/evan-chandler/

 
 
 

Michael Jackson e le accuse di pedofilia.

Post n°7 pubblicato il 23 Aprile 2010 da Man.in_the.mirror

Apro uno dei capitoli più dolorosi della complessa vicenda umana di Michael senza la pretesa o l'intenzione di convincere nessuno della sua innocenza, perché desidero che ognuno, esaminando i fatti con serena oggettività, arrivi a stabilire autonomamente quale sia la Verità.

Cercherò, nel corso di questo viaggio umano e giudiziario, di essere precisa e soprattutto sintetica, poiché mi rendo perfettamente conto che tutti vanno di fretta e nessuno troverà né il tempo né la possibilità di leggersi capitoli interminabili di parole.

Quelli che Vi riporto di seguito sono i resoconti fedeli e dettagliati dei casi relativi alle accuse di pedofilia rivolte contro Michael nel 1993 e nel 2004, nonché del processo del 2005, ricostruiti attingendo alle testimonianze, ai referti e ai documenti raccolti nelle fasi preliminari delle minuziose indagini e in sede processuale.

Auguro a tutti buona lettura, rimanendo a disposizione per fornire qualsiasi chiarimento possa esserVi utile.

Grazie!

 
 
 

Il mito di Peter Pan e l'infanzia rubata.

Post n°5 pubblicato il 15 Aprile 2010 da Man.in_the.mirror

Molti hanno attribuito a Michael Jackson "la sindrome di Peter Pan", la quale definisce un soggetto che si rifiuta di crescere, di operare nel mondo degli adulti, rifugiandosi in una realtà immaginaria in cui vigono le regole e i comportamenti del mondo dell'infanzia. Questa sindrome, non contemplata dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali),  che sembra descrivere puntualmente la figura di Michael, è stata a sua volta spesso considerata una sua ulteriore stravaganza.

Le ragioni dell'attaccamento di Michael alla fanciullezza sono, però, molto più complesse e profonde e vanno ricercate nei meandri tortuosi della sua infanzia, non soltanto negata, ma deviata, distorta, mondata.

Fin dalla tenera età di cinque anni, Michael è stato costretto a vivere come un adulto, senza nessuna considerazione per il suo sviluppo psico-affettivo, le cui fisiologiche fasi sono state inibite, dunque saltate.  

Il bambino Michael  trascorreva le giornate negli studi di registrazione, guardando da lontano, piangente, i coetanei che giocavano spensierati. Il bambino Michael doveva cantare nei night fumosi in cui si esibivano le spogliarelliste e le prostitute consumavano amplessi coi clienti sui divanetti di velluto. Il bambino Michael ha dovuto subire l'atroce violenza del padre Joe, musicista fallito, che riversava sul figlio le proprie ambizioni artistiche disattese, sfogando su di lui anche la rabbia derivante dall'invidia di un talento straordinario che a lui era stato negato.

Molte volte Michael Jackson ha raccontato delle terrbili torture iflittegli dal padre, che si consumavano seguendo una sorta di rituale quasi mistico, durante il quale veniva prima denudato, poi unto su tutto il corpo e infine furiosamente colpito con corde e fruste fino ad essere lasciato esanime.  Ma l'orrore continua. Ai tempi di Jackson Five, per chiudere le serate in gloria,  Joe era solito reclutare delle prostitute: alcune le teneva per sé, le altre le gettava nei letti dei figli, affinchè ne facessero degli "uomini". Il bambino Michael cercava di sottrarsi a quella liturgia deplorevole, ma "l'amorevole" padre si accertava sempre personalmente che almeno "qualcosa" accadesse.

Per sopportare un simile calvario, Michael non ha potuto far altro che ricorrere a un meccanismo di difesa: la fissazione, rimanendo bloccato allo stadio preadolescenziale, perché proprio in quella fase egli aveva subito i traumi che ne avevano deragliato i binari della crescita. Crescendo a sua volta, inoltre, sarebbe diventato egli stesso uno di quegli adulti, a cominciare dal padre da cui cercò di farsi amare per tutta la vita, che tanto profondamente lo avevano ferito.

Michael rimase un fanciullo puro e innocente, che si circondava di bambini perché quelli erano i suoi coetanei affettivi, a cui egli  cercava di risparmiare almeno un poco di quel dolore che a lui era stato inflitto.

 
 
 

La filantropia di Michael

Post n°4 pubblicato il 13 Aprile 2010 da Man.in_the.mirror

Pochi sanno che Michael Jackson è stato un filantropo di grandezza inarrivabile, tanto da meritare l'inserimento nel "Guinness de primati" come l'uomo che ha effettuato, in termini economici, la maggior quantità di donazioni a favore di enti benefici. Non solo, egli si recava puntualmente e costantemente a visitare i bambini malati, soprattutto quelli terminali, negli ospedali di ogni città in cui transitava e quelli abbandonati negli orfanotrofi, destinando loro cifre esorbitanti per l'acquisto di giocattoli.

Nel 1992 ha fondato personalmente la Heal the World Foundation (HTWF), un'organizzazione di beneficenza, la cui missione comprendeva la lotta contro la fame nel mondo, l'acquisto e la distribuzione di medicinali ed apparecchiature bio-medicali per i paesi sottosviluppati, la costruzioni di ospedali ed orfanotrofi e la salvaguardia dell'infanzia contro lo sfruttamento minorile e ogni forma di abuso e la ricostruzione dei paesi colpiti dalla guerra.

I ricavati del The Dangerous World Tour (iniziato nel giugno 1992 e terminato nel novembre 1993, in cui Jackson si è esibito davanti a 3 milioni e mezzo di persone in 67 concerti) sono andati tutti nella Heal The World Foundation.

Nel 1993, durante il Super Bowl, Jackson si è esibito cantando Heal the World accompagnato da un coro di 750 persone provenienti da tutto il mondo. Non solo Jackson ha donato il ricavato della sua apparizione alla sua fondazione, ma ha anche lanciato un messaggio di pace, armonia tra le razze e di speranza per i bambini.

Durante la crisi nei Balcani, Jackson, sempre tramite la Fondazione Heal The World, ha inviato a Sarajevo 46 tonnellate di medicinali e finanziato corsi di formazione sull’abuso di alcool e di droghe

Per il suo impegno contro l’HIV-AIDS, apartheid, il basso tasso di vaccinazione dei bambini ed altre cause umanitarie in Africa, nell’ aprile del 2004 Jackosn ha ricevuto l’Humanitarian Award dal The African Ambassadors' Spouses Association.

Gli introiti della splendida "We are the world", scritta con Lionel Richie nel 1985, che vendette 20 milioni di copie, sono stati investiti tutti in Africa per cause umanitarie.

 Il link sottostante Vi rimanderà ad un compendio delle opere umanitarie effettuate da Michael a partire dagli anni '80 e ad un elenco dettagliato di tutte le associazioni benefiche da lui personalmente sostenute con donazioni ingenti e costanti.

  http://www.mjaid.com/index.htm

 

 

Quando la città di New York viene sconvolta dalla tragedia delle Twin Towers Michael scrive una canzone dedicata alle vittime della tragedia. Raccoglie intorno a sé 40 star (Celin Dion, Shakira, Mariah Carey, Backstreet Boys, Santana, ecc.) e registra il brano "What More Can I Give?" (Accompagnato da una versione in lingua spagnola dal titolo "Todo para ti", che vede la partecipazione fra gli altri anche di Laura Pausini).
Il 25 ottobre 2001 Michael e i suoi migliori amici si riuniscono a Whashington per un concerto benefico durante il quale viene presentata ufficialmente la canzone All-Star per le vittime delle Torri Gemelle. 
 

 
 
 

Le metamorfosi di Michael.

Post n°3 pubblicato il 09 Aprile 2010 da Man.in_the.mirror

Il volto di Michael ha subito numerosi trasformazioni nel corso della sua esistenza, molte delle quali dovute alla crescita ed all'invecchiamento, ma altre ottenute attraverso il ricorso parossistico alla chirurgia plastica.

Credo che tutti si siano almeno una volta domandati perché un ragazzo naturalmente  bello come lui sentisse la necessità di stravolgere i propri lineamenti, quasi a voler trasmutare il suo viso in una maschera. E' proprio nel concetto di maschera, riconducibile alla valenza catartica della tragedia greca, che possiamo individuare le sue motivazioni inconsce più profonde.

Michael soffriva di "dismorfofobia ", ovvero percepiva in modo distorto il proprio aspetto fisico, vedendo difetti in realtà inesistenti.
Più che una malattia, la dismorfofobia deve essere considerata un sintomo di depressione dettata da forti conflitti interiori che non vengono identificati dal soggetto e che, dunque, continuano ad essere ignorati e ad agire nel profondo.
Si potrebbe affermare che l'individuo dismorfofobico veda nel proprio corpo dei difetti che in realtà sono della sua psiche e non potendo intervenire su quest'ultima, intervenga sul corpo stesso, nella speranza di placare così la sua angoscia. Naturalmente l'angoscia non si placa, poichè il problema di base rimane insoluto nel subconscio ed ecco allora innescarsi un circolo vizioso senza fine, che da un primo intervento porterà ad uno successivo e poi ad un altro ancora e così via.

Ogni volta che Michael tentava di "aggiustare" il proprio volto, in realtà, cercava di "aggiustare la sua anima.

 Per trovare la pace, egli avrebbe dovuto contattare il suo dolore, che lo avrebbe condotto all'origine del proprio malessere, permettendogli di trovare in se stesso la panacea al proprio male, ma i chirurghi avidi e cinici che lo circondavano, continuavano ad operarlo. Ogni operazione di chirurgia plastica sortiva il medesimo effetto di un placebo, provocando una sensazione di benssere legata alle aspettative estetiche riposte nell'intervento e questo non consentiva a Michael di acquisire coscienza del suo problema.

Le cause della dismorfofobia di Michael sono rintracciabili nella sua infanzia spezzata, nel cieco disamore e nella violenza sorda del padre Joe e nella ferita narcisistica indotta dalla continua ed impietosa svalutazione del suo aspetto e del suo naso,  per il quale Michael veniva "carinamente" chiamato "big nose": nasone. 
I segnali del disturbo da Dismorfismo Corporeo li reperiamo in diverse dichiarazioni, ormai pubbliche, rilasciate da Michael. Tra queste, la più drammatica e significativa recita così:  " non vorrei mai vedere il mio viso,  è orribile: sembro una lucertola".

 
 
 

Il Re nero che divenne bianco

Post n°2 pubblicato il 09 Aprile 2010 da Man.in_the.mirror

Una delle domande che più frequentemente ci si pone su Michael Jackson riguarda le cause che hanno determinato lo sbiancamento della sua pelle.

Molti credono che Michael si sia volontariamente sottoposto a processi chimici o chirurgici per ottenere lo scolorimento della propria epidermide, ignorando che, allo stato attuale, un procedimento simile in Medicina non esiste.

La verità di Michael è molto più semplice e dolorosa: si chiama VITILIGINE.

La vilìtiligine è una malattia della pelle a decorso cronico, non contagiosa, che si manifesta attraverso la comparsa, sulla cute o sulle mucose, di chiazze non pigmentate, cioè aree in cui manca totalmente la fisiologica colorazione.

Questa malattia ha una base certamente genetica, ma appartiene specificamente alle "autoimmunopatie", ovvero a quelle patologie determinate da un disordine del sistema immunitario, che non distingue più il "self" dal "non self" ed aggredisce le cellule sane dell'organismo.

Nella vitiligine, ad essere colpiti sono i "melanociti", le cellule che producono la melanina, la quale nelle zone interessate viene totalmente a mancare, provocando la depigmentazione dell'epidermide.

Non esistono cure per ripristinare la funzionalità dei melanociti, dunque i soggetti colpiti dalla vitiligine,  sono costretti a mimetizzare le macchie bianche col "camouflage" o "trucco terapeutico", un fondotinta estremamente coprente.

Michael inizialmente copriva le chiazze bianche col camouflage scuro, ma poi la vitiligine si estese alla quasi totalità della sua superficie corporea (vitiligo universalis),   costringendolo a schiarire le poche aree scure rimaste, con pomate a base di idrochinone.

Descrivere la sofferenza che questa situazione causò a Michael non è umanamente possibile; è invece certamente abominevole l'atteggiamento oltraggioso tenuto dai media, che per decenni continuarono a celare questa tragica verità, fomentando nell'immaginario collettivo la fantascientifica leggenda metropolitana del Re nero che divenne bianco.

 

Ecco un paio di esempi di vitiligo universalis su persone di colore:

 
 
 

Una doverosa precisazione...

Post n°1 pubblicato il 09 Aprile 2010 da Man.in_the.mirror

Ritengo fondamentale specificare che su questo blog non verrà effettuata nessuna opera di beatificazione di Michael Jackson, ma si procederà ad un'analisi profonda ed accurata dei meccanismi psicologici che risiedevano alla base di molti suoi comportamenti, spesso incomprensibili e definiti stravaganti e bizzarri.
Sono perfettamente consapevole del fatto che alcune tesi che esporrò susciteranno dubbi e perplessità, che talora potranno essere prepotentemente rigettate, poiché non rispondenti a quell'immagine "ideale" o "funzionale" che di Michael ci si è costruita, ma sono altresì consapevole che si tratti di un meccanismo di difesa assolutamente fisiologico.
Ritengo che la comprensione sia l'elemento fondamentale dell'amore, ma per comprendere (prendere con sé) è necessario liberarsi delle zavorre mentali che ci ancorano a posizioni stereotipate. Per questi motivi mi occuperò in eguale misura delle luci e delle ombre dell'anima di Michael Jackson, tentando anche di aiutarvi a capire che dietro a un'ombra c'è sempre la luce.

 
 
 

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