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RICORDANDO, SENZA TROPPO DOLORE
Amo tutto ciò che è stato
-Fernando Pessoa
Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicita'.
Pablo Neruda
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Special guest: Il Geometra!
Post n°63 pubblicato il 04 Gennaio 2006 da miryamY
Sono profondamente colpita da ciò che ho trovato nella mia posta questa mattina, sono piegata dalle risate e non avrei trovato modo migliore per raccontare un capodanno bellissimo e pieno di cose, così riporto lo scritto del Geometra, che in realtà è il marine rompi palle che ci faceva il lavaggio del cervello sulla moquette! CAPODANNO Dunque dunque... Mi trovo a scrivere come “special guest” in questo blog, per raccontare le mia "versione dei fatti" del capodanno trascorso con quell’esagitata pro-tempore dell’artefice di “Venti del Nord”. Oddio… Pro-tempore?? Non ne sono certo… Quindi il tutto è un po’ apocrifo perché non scritto dall’autrice, ma gentilmente ospitato… Vabbè, giungiamo al sodo… Durante i festeggiamenti limitrofi al Capodanno (che per me hanno avuto una durata similare a quelli per il carnevale di Rio), non avendo a disposizione molta musica, abbiamo utilizzato alcuni film in DVD a farci da sottofondo. Uno di questi DVD era “Big Fish” di Tim Burton. Non so se l’avete visto, comunque fatelo, o magari rifatelo. Beh, ho una mezza idea di rendervi conto del il mio capodanno in versione Big Fish. Cioè colorando un po’ la cronistoria della serata. Oppure, per dirla alla “Ultimo Boy Scout”, in onore dei cinefili che leggono, racconterò cazzate, contenenti l’ottanta per cento di verità. La festa è stata organizzata all’interno di una scuola privata, abbandonata per le feste natalizie. Approfittando delle conoscenze che qualcuno di noi aveva con il custode dello stabile, ci siamo fatti dare le chiavi, e l’abbiamo occupata. Sicuri che la titolare non sarebbe tornata, in quanto scappata con il suo ricco compagno verso i mari caldi dei carabi, ci siamo imbarcati in questa avventura. L’unico compromesso da approvare obbligatoriamente era che, la moquette in lana di agnello lavata Lambswool di prima qualità dal colore bianco illibato n. 0026, che costituiva il pavimento della scuola, rimanesse cromaticamente intatta. Per essere sicuri di non far danni, abbiamo assunto una squadra specializzata di pulitori pronto intervento, che, nel caso in cui si fosse versato qualcosa di macchiante sul pavimento, sarebbero intervenuti prontamente eliminando ogni insudiciata traccia. Per essere ancor più sicuri però, abbiamo anche assunto un ex Marine, che con modi burberi, volgari e diretti, iniziava una sorta di lavaggio del cervello a chi varcava l’uscio dell’Istituto. Il suo obbiettivo era quello di “educare” gli ospiti a mantenere l’illibata moquette, vergine fino alla fine della serata. L’insopportabile tiritera che ripeteva in continuazione il sergente maggiore Hartman (così si chiamava), era interrotto solo nei momenti in cui qualcuno/a era obbligato/a fare 10 flessioni. Pena da scontare per aver posto un bicchiere in una posizione a rischio di cadute. Tuttavia, prima che prendessero servizio i pulitori specializzati, e che il l’ex Marine finisse la licenza di Natale per iniziare l’addestramento paramilitare degli ospiti, ci siamo arrecati a far spesa. Dopo una diligente e scrupolosa organizzazione logistica, abbiamo atteso, gli ultimi 45 minuti di apertura del supermercato per andare a comperare i tre piccoli carrelli di prodotti che ci servivano. Due carrelli più una cisterna alloggiavano gli alcolici, mentre l’altro carrello era per metà pieno di datteri. L’altra metà era satura di varie cibarie contenenti come minimo due terzi di colesterolo puro tra gli ingredienti. La scelta dell’orario, nonostante la pignola pianificazione logistica, si è in verità rivelata non proprio propizia. I prodotti tipici che si consumano generalmente la sera di San Silvestro, infatti, non erano presenti in grandissima quantità nel supermercato. Ad esempio, c’era un’unica bottiglia di spumante a disposizione della clientela. Era una rarissima 2 litri di Ferrari anno 1978, messa all’asta dal gestore dello SMA di Santa Maria Maggiore, ed arrivata poco prima della chiusura, alla cifra record di duemilaseicentodieci euro. La cifra era un po’ fuori budget per noi, così s’è optato per una cassa d’uva che noi maschietti abbiamo iniziato a torchiare, per poi imbottigliarne in succo. Nel frattempo le femminucce, coadiuvate da una delegazione di folletti ex dipendenti della Willy Wonka Corporation, hanno tolto tutti gli ossi dei datteri, per sostituirli con una spalmatina di Philadelpia. Successivamente grazie alle dritte di un orafo amico di C. si è passati all’"incastonamento" della noce nel dattero. La cena era praticamente pronta, così si è iniziato un piccolo tour enologico, così da accendere gli spiriti di tutti quelli che si trovavano li, nella scuola,pronti a lasciarsi dietro un 2005 che… che era meglio lasciarsi dietro. Da li in poi la situazione è degenerata in maniera graduale ma profonda… C’è chi faceva falò di bigliettini mentre beveva Vino, qualcun altro sparava un paio di Raudi mentre beveva Bacardi e pera, altri giocavano a Trivial Pursuit mentre si faceva un cicchetto di Limoncello. Anche quel rompiballe di Hartman alla fine era briaco… per fortuna. A proposito di quella che faceva falò di biglietti… purtroppo ha avuto qualche piccolo rompicapo da risolvere…non so bene se fosse dovuto ai datteri od a chi sa quale altra sostanza ingerita… liquida forse… Fatto sta che alle 2 circa, a dovuto fare una conferenza stampa in compagnia della vaso igienico… insomma del water… In sostanza abbracciata alla tazza del cesso. Fortunatmente non l’ha fatta sulla moquette, altrimenti sapete quanto si sarebbe incazzato e quante flessioni gli avrebbe fatto fare l’ex Marine? Mi scuso se, come narratore, non racconto i minimi dettagli della serata, dalla cena in poi. Ma sono stato governatore dell’isola di Averna per qualche ora. Così, per ottemperare ai miei impegni diplomatico/burocratici, non ho potuto fissare, limpidamente, sulla corteccia celebrale, i ricordi della serata. Comunque gli ex dipendenti delle Willy Wonka hanno preso appunti e confido che me li facciano avere al più presto, così magari si potranno pubblicare assieme ai dati Istat del mese di gennaio. Questo è stato il mio capodanno, dei miei amici e mio. Tutti scappati per ritrovarsi in un campo neutro, dove annientare un 2005 per alcuni triste, molto triste. L’anno nuovo è stato introdotto da risate, allegria, “nebbiosità” dovuto all’assunzione di varie sostanze disinibitorie. E tutto questo, si può considerare un bel modo di inaugurare i prossimi 12 mesi, con la speranza che possano essere spensierati e desiderosi di rivincita come le ore trascorse a cavallo della mezzanotte… Un buon anno a tutti!
Il Geom. ha riportatao fedelmente ogni avvenniemento, ma ha trascurato il fatto che ci ha fatto ascoltare i Pearl Jam per tutta la notte (per fortuna che alle due io ho collassato!), che ci ha minacciato e intimidito per la porca moquette, che mi ha deriso per tutta la sera perchè continuavo a bruciare i fogliettini con le cose vecchie! Tutti i torti non l'hai Geom., ero proprio buffa ed hai ragione anche su un'altra cosa: in quel marasma non ci siamo fatti gli auguri!!! Buon anno, ci vediamo presto... e porto un pò di cd!! PS. ci tengo anche a dire che le scarpe nella foto sono quelle del suddetto Geom. che sono state indossate più meno da tutti per uscire sul terrazzo a fumare, visto che lui porta il 45...ha le scarpe universali! Baci |
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sull'orlo della sera
temo sparirmi anch'io nell'ombra
la notte che viene è un'orchestra
di lucciole e ginestra
tra echi di brindisi e fuochi
vedovo di te
sempre solo sempre a parte abbandonato
quanto più mi allontano lei ritorna
nella pena di una morna
e sull'amore che sento soffia caldo un lamento
e viene dal buio e dal mar
e quant'è grande la notte e il pensiero tuo dentro
nascosto nel buio e nel mar
grido non più
immaginare ancor
tanto qui c'è soltanto vento
e parole di allora
il vento della sera sarà
che bagna e poi s'asciuga
e labbra che ricordano e voce
e carne che si scuote sarà
sarà l'assenza che m'innamora
come m'innamorò
tristezza che non viene da sola
e non viene da ora
ma si nutre e si copre dei giorni
passati in malaora
quando è sprecata la vita
una volta
è sprecata in ogni dove
e sull'amore che sento soffia caldo un lamento
e viene dal buio e dal mar
e quant'è grande la notte e il pensiero tuo dentro
nascosto nel buio e nel mar
grido non più
immaginare ancor
quel che tanto è soltanto
vento e rimpianto di allora
il vento della sera sarà
che bagna e poi s'asciuga
e ancora musica e sorriso sarà
e cuore che non tace
la schiuma dei miei giorni sarà
che si gonfia e poi si spuma
sarà l'anima che torna
nella festa di una morna






















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