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RICORDANDO, SENZA TROPPO DOLORE
Amo tutto ciò che è stato
-Fernando Pessoa
Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicita'.
Pablo Neruda
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Bagno caldo
Post n°67 pubblicato il 12 Gennaio 2006 da miryamY
Lo sapevo che non dovevo ascoltare quel CD, soprattutto mentre faccio il bagno(soprattutto se hai finito la tesi e devi solo rilassarti e sorridere). MA evidentemente non l'ho fatto. Così ho ascoltato Vecchioni, una raccolta alla quale sono molto legata, perchè raissume un pò la mia storia con lui. Ci sono due canzoni in particolare, la prima mi ricorda il viale che da casa sua portava al raccordo e sul ponte, mentre la canzone usciva dalla radio, io l'ho guardato e ho capito che sarebbe finita presto, perchè io lo volevo. Il mio cuore si è spezzato perchè io non ptevo più amarlo, non dovevo, non potevo più. Sapevo che non sarebbe durata per sempre, perchè certe cose te le senti dentro, subito, anche con l'amore più travolgente della tua vita, ma in quel momento è stato come morire. Soffro perchè l'amore è finito e vedere il ricordo che sfuma, in lontananza, mi rincuora, ma mi rende tremendamente malinconica. Quello che ho vissuto con lui porta dietro mille domande, e non so di lui,ma sulla vita, sui sentimenti, sulle mi attiduni, sui miei talenti. Io sò amre solo così. La mia attitudine è amare così, come ho amato lui.... .... così... Per amarti senza amare prima me vorrei essere tua madre... Per vedere anche quello che non c'è con la forza di una fede; per entrare insieme nel poema del silenzio dove tu sei tutto quel che sento Per amarti senza avere una ragione, tranne quella che sei viva, e seguire il fiume della tua emozione stando anche sulla riva: leggerei il dolore da ogni segno del tuo viso anche nell'inganno di un sorriso. Vorrei essere tua madre per guardarti senza voglia, per amarti d'altro amore; e abitare la tua stanza senza mai spostare niente, senza mai fare rumore: prepararti il pranzo quando torni e non mi guardi, ma riempire tutti i tuoi ricordi. Ma il problema vero è se ci tieni tu ad avermi come madre: fatalmente non dovrei spiegarti più ogni gesto, ogni mia frase: mi dovresti prendere per quello che io sono, non dovrei più chiederti perdono. Vorrei essere tua madre anche per questo, e mille e mille altre ragioni: ti avrei vista molto prima, molto presto, e avrei scritto più canzoni: forse ti avrei messo in testa qualche dubbio in più, cosa che non hai mai fatto tu... Forse ti avrei fatto pure piangere di più, ma non hai scherzato neanche tu VORREI ESSERE TUA MADRE (Vecchioni ) |
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il giorno dentro l'onda
sull'orlo della sera
temo sparirmi anch'io nell'ombra
la notte che viene è un'orchestra
di lucciole e ginestra
tra echi di brindisi e fuochi
vedovo di te
sempre solo sempre a parte abbandonato
quanto più mi allontano lei ritorna
nella pena di una morna
e sull'amore che sento soffia caldo un lamento
e viene dal buio e dal mar
e quant'è grande la notte e il pensiero tuo dentro
nascosto nel buio e nel mar
grido non più
immaginare ancor
tanto qui c'è soltanto vento
e parole di allora
il vento della sera sarà
che bagna e poi s'asciuga
e labbra che ricordano e voce
e carne che si scuote sarà
sarà l'assenza che m'innamora
come m'innamorò
tristezza che non viene da sola
e non viene da ora
ma si nutre e si copre dei giorni
passati in malaora
quando è sprecata la vita
una volta
è sprecata in ogni dove
e sull'amore che sento soffia caldo un lamento
e viene dal buio e dal mar
e quant'è grande la notte e il pensiero tuo dentro
nascosto nel buio e nel mar
grido non più
immaginare ancor
quel che tanto è soltanto
vento e rimpianto di allora
il vento della sera sarà
che bagna e poi s'asciuga
e ancora musica e sorriso sarà
e cuore che non tace
la schiuma dei miei giorni sarà
che si gonfia e poi si spuma
sarà l'anima che torna
nella festa di una morna






















Inviato da: ginkobae
il 11/05/2009 alle 19:13
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Inviato da: scrivisulmioblog
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Inviato da: miryamY
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