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MUSICA JAZZ E (IN PARTE) IL JAZZ SU INTERNET

Post n°2217 pubblicato il 03 Aprile 2012 da pierrde

Nel nuovo numero di Musica Jazz spicca l'inchiesta a cura di Raffaele Roselli sul rapporto tra la nostra musica e internet. Dall'ultima volta che la rivista se ne è occupata, sedici anni fa grazie a Francesco Martinelli, è passata un'era geologica considerando la velocità della rete, e questo fatto la dice lunga sui ritardi e sulle inadeguatezze del magazine.

Roselli tenta un riepilogo, compito ingrato nello spazio consentitogli, e cosi' facendo affastella una serie di eventi e di situazioni che sbriga necessariamente in modo superficiale. Innanzitutto l'articolo prende in esame solo la realtà italiana, mentre sarebbe stato di gran lunga preferibile estendere l'analisi alla realtà internazionale, poi pare assumere più che una visione d'insieme una parcellizzazione di situazioni. 

Ricordato che oramai musicisti, festival, case discografiche e magazine si sono massicciamente riversate in rete, che  garantisce velocità di informazione e di confronto imbattibili, ne deriva una analisi limitata a pochi casi. Cosi' ad esempio parlare del diritto d'autore e del file sharing solo in termini negativi è limitante: ci sono molti musicisti che spontaneamente hanno messo in rete gran parte del loro materiale, sapendo bene che oramai la vendita dei cd non è significativa nel ritorno economico di un mercato in crisi profonda. Improbabile scaricare sull'utente tutte le colpe, dimenticando anni di prezzi assurdi imposti dalle majors che invece hanno riempito di milioni di dollari pop star abbondantemente alla frutta.

Il discorso è comunque complesso, con ampio spazio al contradditorio, difficile sviscerarlo sia su un magazine che, sopratutto, su un blog. Già, il blog: poche righe dell'autore, più per denunciare i "giudizi in libertà, talvolta al vetriolo" che non per approfondirne la complessa realtà.

Da blogger mi limito a constatare che i pareri di cui parla Roselli tutt'al più sono arrivati da commentatori mai da bloggers, inclini invece a mio giudizio al fin troppo facile incensamento anche di lavori mediocri sopratutto se italiani. Parlare poi di blog in Italia è già di per se limitante visto il numero esiguo, citarne solo due per quanto meritori, sembra più una piaggeria che non una informazione .

Intendiamoci, non mi interessa una citazione su Musica Jazz, vivo molto bene anche senza, ma fare una inchiesta sul jazz presente in  internet dimenticando Jazz Colours, AllaboutjazzItalia, Il Giornale della Musica, Jazz from Italy, Mi Piace il Jazz, Magazzino Jazz eccetera eccetera, non mi pare ne obiettivo ne serio.

Tranciare poi il variegato e vastissimo mondo dei blog in lingua inglese, spesso gestito da critici professionisti , è perdonabille solo con l'auspicabile arrivo di una seconda parte d'inchiesta, o meglio ancora, con una rubrica fissa sul magazine.

Segnali di innovazione con l'arrivo del nuovo direttore se ne intravedono, ma la strada da percorrere per rendere più attuale e leggibile il magazine mi sembra ancora molto lunga.... 

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Commenti al Post:
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Luca Conti il 03/04/12 alle 17:29 via WEB
Che la strada da percorrere sia ancora lunga, non c\\\'è dubbio, così come lo è quella che deve compiere la maggior parte dei blog italiani a tema jazzistico (per dirne una, l\\\'assurda recensione al concerto di Tim Berne a Bergamo Jazz apparsa su \\\"A proposito di jazz\\\", roba che, mi dispiace, nessuna rivista degna di questo nome si sarebbe mai sognata di pubblicare; io, di sicuro, no). Roselli ha espresso le sue opinioni di giornalista che, come tali, vanno prese. Davvero credete che basti essere presenti su internet per acquistare automaticamente autorevolezza? Non è così, purtroppo, o quantomeno non ancora, e tante cose che si leggono in rete, come quella che ho citato, fanno davvero passare la voglia. Roselli ha avuto a disposizione 5 pagine di rivista, che non sono comunque poche. Nella prossima parte affronterà la situazione internazionale. La rubrica fissa su Musica Jazz arriverà a breve; ma spero che anche sui blog verrà prima o poi realizzato qualcosa di analogo, in cui si parli con cognizione di causa (e competenza, una buona volta) dei contenuti delle pubblicazioni a stampa e non ci si limiti a riempire pagine internet riportando comunicati stampa o quintali di link o filmati youtube o quel che è. LC
 
 
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Gianni M. Gualberto il 03/04/12 alle 20:00 via WEB
Solo la recensione di Tim Berne? Generoso... Fra Jason Moran e il suo gusto per il dixieland, lo "Waka Waka" di Cigalini, il misticismo (?!) di Stravinskij, il fiabesco di Craig Taborn (be'... da Stravinskij a Rimsky-Korsakov il passo, si sa, è stato breve) e l'uso degustato dei termini "entropia" e "entropico" (l'autrice avrà mandato giù a memoria Rudolf Arnheim?), qualche ghigno scaturiva. Comunque, è destino degli autori, Roselli incluso, farsi criticare, a torto o a ragione. Un caloroso "In bocca al lupo" a Conti. I toscani, in genere, anche se notoriamente "peperini", riservano liete sorprese. GMG
 
 
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daniela floris il 04/04/12 alle 15:29 via WEB
Buongiorno. Sono sempre interessata naturalmente alle critiche sul mio modo di scrivere. Proprio per questo mi piacerebbe molto sapere perchè la mia recensione su Tim Berne sia da ritenersi assurda: posto che riconosco il valore innegabile del musicista, rivendico anche la libertà di opinione sul suo tipo di musica. O bisogna pubblicare solamente chi concorda, dal punto di vista musicale, con il proprio direttore o con l' opinione comune? Io leggo sempre tutte le opinioni, e poche ne trovo assurde. In quanto a Jason Moran: non mi ha convinta del tutto, a prescindere dagli aggettivi più o meno coloriti che si possano utilizzare per descrivere le proprie sensazioni. Eliminerò gli aggettivi, per piacere ai più, e occuperò come fanno tutti le prime dieci righe a scrivere il curriculum del musicista per poi utilizzare aggettivi conformi in modo di essere promossa a critico credibile.
 
   
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riccardo il 04/04/12 alle 17:33 via WEB
Mi scusi daniela, visto che non le replicano le faccio io qualche osservazione sul suo modo di scrivere e sul suo modo di comunicare. Premesso che non ero ai concerti per impegni lavorativi e quindi non entro del merito delle valutazioni, mi limito a farle osservare cosa io capisco nel leggerla dei concerti. Da un lato pare liquidare Moran come un intrattenitore un po' inespressivo (a parte quando suona la Holiday...), in senso mi è parso come lo si intende qui in Europa, ossia poco lusinghiero (io ci sarei andato più piano conoscendo la sua produzione e il livello del musicista ma non essendo stato al concerto magari ha ragione lei) dall'altro qualifica aprioristicamente Berne come un innovatore che fa una musica sì innovativa e che merita rispetto in qualità di innovatore, ma sostanzialmente inascoltabile o più o meno a lei incomprensibile, almeno così lei subliminalmente comunica...Boh!... mi pare un modo di ragionare un po' strano. In generale poi mi pare il suo modo di recensire eccessivamente preoccupato di classificare a priori la musica e i musicisti in modo eccessivamente schematico (mainstream, intrattenitori, innovatori, tradizionali, estetizzante mah....) ma che si addentra poco nella sostanza musicale di ciò che ha sentito (non si preoccupi è problema di molti). Poi alcuni riferimenti sia musicali che non, mi lasciano un po' perplesso, tipo quello al Dixieland (sicura che magari non fosse New Orleans o magari pianisticamente lo stride?) su Moran e a maggior ragione quello sull'entropia che meriterebbe nell'uso una miglor cognizione di causa scientifica (l'uso comune che se ne fa e che anche lei fa nel suo pezzo è riferito tipicamente al livello di disordine o caos, in questo caso sonoro, della musica ascoltata ma in realtà l'entropia è una funzione di stato in grado di descrivere il comportamento di un sistema termodinamico in modo più sofisticato rispetto a quello che comunemente viene riferito al grado di disordine di un sistema, il cui valore dà, ad esempio, delle indicazioni sul livello qualitativo dell'energia contenuta in un sistema e in questo caso dovrebbe darlo per esempio sull'ordine strutturale della musica di Berne). L'impressione, mi scusi la franchezza e magari mi sbaglio, è che lei voglia risultare raffinata nella terminologia e invece rischia di essere solo approssimativa, ma capisco bene non sia una cosa facile commentare la percezione musicale così diretta della musica ascoltata ad un concerto specie del genere di quella di Berne. Saluti
 
     
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daniela floris il 04/04/12 alle 18:45 via WEB
Grazie Riccardo, le rispondo subito. Parliamo intanto di Moran. Io al concerto c'ero, e l' ho ascoltato. Sarà d' accordo con me che nessuna recensione, che sia scritta da un direttore di rivista o che sia scritta da un blogger debba pretendere di raccontare la verità. Si racconta ciò che a noi sembra percepire, e dire che un artista non ci ha convinti significa parlare del nostro giudizio, che per fortuna non coinciderà con il giudizio di tutti. Forse aprioristicamente Lei pensa che io aprioristicamente liquidi Jason Moran. Invece io NON aprioristicamente, poichè ero presente, ho ascoltato Jason Moran e l' ho trovato divertente, bravissimo, ma non particolarmente incisivo. Questo mi tramuta improvvisamente in una incompetente? In quanto a Tim Berne, non potrebbe essere che aprioristicamente si debba per forza pensare che la sua musica sia sempre convincente? In precedenza ad esempio mi era piaciuto molto nel suo lavoro con Mr. Rencore, Intollerant, e lo avevo anche scritto. Di solito vado molto a fondo di ciò che ascolto. La musica l' ho studiata molto, mi ha insegnato ad ascoltarla Diego Carpitella, mi ha insegnato ad analizzarla Pierluigi Petrobelli, non dico di essere onnisciente, anzi più studio più mi rendo conto di non esserlo, ma un minimo penso di orientarmi. Magari "entropico" non è aggettivo adatto. Ogni parola qualsiasi parola pronunciamo può essere ascritta a sfere di competenza molto varie. Persino il termine "raffinata" può essere interpretato in vari modi. In tutta coscienza chi mi conosce e non basa il suo giudizio su di me aprioristicamente su un articolo riguardante concerti ai quali oltretutto ero l' unica presente sa che rifuggo dall' apparire raffinata. Bisogna altresì accettare che possano esistere modi di percepire la stessa musica in maniera diversa: non è detto che chi la pensi diversamente non ne capisca nulla. Io imparo sempre da chi percepisce le cose in maniera diversa da me. Non mi irrigidisco, perchè sono sicura di quello che dico e sono sempre disposta a metterlo in discussione. Devo dire in tutta onestà che è aprioristico pensare che io abbia usato il termine entropia in modo negativo! Non avrò certamente la profondità di conoscenza dell' ambito termodinamico dal quale proviene il termine, ma nell' entropia io quell' energia la vedo chiarissima e non la intendevo come "caos": avrei scritto "caos". E' pregiudiziale pensare che io usi i termini a caso solo perchè non ho omaggiato TIm Berne. Significa appunto fare questo ragionamento: non le piace Tim Berne, quindi tutto ciò che ne deriva è superficiale e becera ignoranza. Grazie Riccardo comunque delle sue parole: sono davvero intimamente convinta che lo spiegare il proprio punto di vista senza arroccarsi sia sempre fondamentale.
 
     
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riccardo il 04/04/12 alle 19:36 via WEB
Capisco perfettamente il suo disappunto ma io mi sono limitato a dirle cosa mi comunicava il suo pezzo leggendola, per un suo riscontro. Se non corrisponde a ciò che voleva dire o ha sentito i casi sono due: o io ho capito male il suo scritto (può essere) ma nel caso dovrebbe comunque porsi il problema della comunicazione se la stessa cosa succede ad altri leggendola, o lei non ha saputo esprimersi al meglio. Io non posso avere idee sui concerti e sulle musiche che ha sentito lei e non io. Posso solo dirle che, in generale, contrariamente a quanto lei sospetta, Berne non mi fa impazzire e che l'ultima volta che l'ho sentito a Bg al Donizetti una decina di anni fa non mi aveva entusiasmato soprattutto come strumentista. Altro non posso dirle se non riferirle che ai critici piace molto ed è piaciuto molto il concerto di BG come ho letto anche da altre parti. E' solo una constatazione non un giudizio di merito che sono impossibilitato a dare come lei ben capirà. Sul suo modo di scrivere invece confermo le impressioni sempre se lei me lo permette. Saluti e stia serena.
 
     
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daniela floris il 04/04/12 alle 19:58 via WEB
Gentile Riccardo, anche qui lei legge del disappunto nella mia risposta che è semplicemente molto coinvolta. Mi interessa rispondere, non è disappunto, e quindi è una risposta convinta ed appassionata. Devo confessarle che sono anche piuttosto serena! Mi porrò certamente il problema di come comunicare il mio punto di vista, ma ho il sospetto di aver raggiunto lo scopo con i miei articoli: e cioè che le performance di questi due artisti così diversi tra loro non mi hanno convinta. Non mi interessa che ad altri critici, la maggioranza, siano piaciuti molto. Mi trovo a volte d' accordo con la maggioranza, altre volte no. Non voglio nè apparire diversa nè conforme: scrivo ciò che penso. Non penso Lei abbia capito male. Penso semplicemente che abbiamo un parere diverso! E accetto il suo giudizio sul mio modo di scrivere, ci rifletterò, naturalmente, senza che questo debba significare per forza che io debba ritenere me stessa superficiale. Mi creda. Devo aggiungere che come strumentisti sia Tim Berne che Jason Moran mi hanno invece convinta. Saluti
 
   
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Gianni M. Gualberto il 04/04/12 alle 23:02 via WEB
Non si tratta di aggettivazione (fermo restando che anch'essa deve essere pertinente), né si tratta di libertà interpretativa... Se leggo di Jason Moran e del dixieland, mi viene da pensare che, perlomeno, non si sa cos'è il dixieland o lo si confonde con altro, lasciando perdere la conoscenza dell'opera di Moran. E mi piacerebbe molto conoscere una tua opinione sul misticismo di Stravinskij, visto che non è né Scriabin né Roslavets. Tanto per dire... Comunque, nulla di grave o importante.
 
     
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daniela floris il 05/04/12 alle 06:16 via WEB
Carissimo Gianni, ho studiato Stravinskij direttamente dalle partiture per orchestra con il mio professore di Storia della Musica Pierluigi Petrobelli all' università. Se vuole possiamo parlare del misticismo a partire dalla Sagra della primavera, dall' attacco iniziale del fagotto che ne espone il tema che si incontra poi per tutto il balletto, celato nei meandri dell' orchestrazione, ma sinceramente non ritengo di rifare l' esame da capo solo perchè ho ritrovato in un fraseggiare del clarino in un momento di stasi dell' estenuante concerto di Berne delle reminiscenze di un certo tipo di sonorità. Mi compiaccio della sua preparazione, che fa benissimo a sfoggiare orgogliosamente: certamente Lei è molto più preparato di me. L"opera" di Moran è appena cominciata, vedremo se negli anni a venire avrà scavato un solco profondo nella strada del Jazz. Non è certo il momento di tirare le fila, e non sarò certo io a doverlo fare: lo farà lei. Io mi sono limitata a parlare di un suo concerto. A me il concerto di Moran è piaciuto ma non mi ha esaltata: magari un' altra volta mi convincerà.
 
     
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Gianni M. Gualberto il 05/04/12 alle 07:54 via WEB
Carissima Daniela, qualcosa mi fa capire che hai studiato con Petrobelli (io, purtroppo, per questioni anagrafiche, con Pirrotta), ma per quanto Petrobelli non sia certo noto per i suoi studi stravinskiani, credo neanche lui arriverebbe a declamare di un presunto misticismo stravinskiano (che, al limite, sarebbe presente giusto nel paganesimo del Sacre, facendo più eccezione che regola). A parte le partiture studiate direttamente (all'Università?) con Petrobelli (che, mi sembra, tu sfoggi orgogliosamente), esistono ben altri materiali da studiare in materia e non credo che basti un esame per reputarsi in grado di innovare. Non è questo il luogo per dibattere ulteriormente sull'argomento, ma, visto che lo tiri in ballo, l'incipit del Sacre è stato inteso persino come un lacerto di derivazione "blues", ma da lì a vedervi del misticismo (in base a cosa? Così, partitura alla mano, please...) ce ne corre. E avrei dei dubbi persino ad accennare a una religiosità stravinkiana, laddove il misticismo, nella musica russa, è appartenuto ad altri. Persino Rachmaninov risulterebbe più vicino a qualsiasi forma di misticismo che non Stravinskij e, comunque, non serve Petrobelli, basta Robert Craft (che, spero, vorrai ammettere come fonte degna di fede). Quanto a Tim Berne, che non è un mio grandissimo amore (pensa, personalmente lo trovo spesso banale), credo che non vi sia musicista o improvvisatore americano più lontano da Stravinskij. Quanto a Moran, non discuto oltre. Ribadisco, parlare dei rapporti fra Moran e il dixieland è semplicemente risibile: se non lo hai capito, potrai sempre fartelo spiegare da Petrobelli. Io non sfoggio orgogliosamente la mia preparazione, credimi, perché, con tutto il rispetto, non è la tua stima che vo cercando, né la tua ammirazione, mi accontento di molto di meno. Contesto certe tue affermazioni: abituati alle critiche, capiteranno spesso, come sono capitate a ognuno di noi, a torto o a ragione.
 
     
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daniela floris il 05/04/12 alle 09:13 via WEB
Caro Gianni il rispondere alle critiche non significa certamente non accettarle. Chi critica è normale che riceva una risposta da chi è (a torto o a ragione) criticato. Partiture studiate direttamente all' Università, esatto, proprio così. Ascolti con partitura alla mano. E quando ho parlato di misticismo ho parlato riferendomi alla Sagra. Inoltre: non ho paragonato Tim Berne a Stravinskij. Questo è assolutamente falso! Ho paragonato un momento del solo di clarino di Oscar Noriega ad una sonorità che mi ha riportato alla mente qualche passaggio della Sagra della primavera. Come clima. Chiudiamo qui la disquisizione. Come te non vado elemosinando la tua stima. Buona giornata
 
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loopdimare il 04/04/12 alle 12:11 via WEB
E' vero che il destino degli autori è quello di farsi criticare, mentre la condanna dei critici è di non essere mai contenti... Io non ho assolutamente intenzione di difendere le recensioni da voi sbeffeggiate (sono abbstanza indifendibili), vorrei però difendere il concetto di blog che, essendo un diario pubblico, è fatto da gente che non scrive per professione. Questo non significa che, per questo motivo, ogni sciocchezza debba passare sotto silenzio, significa solo che quel darsi di gomito impietoso mi sembra ingeneroso. E non mi scordo servizi televisivi più o meno sulla stessa cifra, lì fatti sicuramente da gente pagata...
 
 
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Gianni M. Gualberto il 04/04/12 alle 14:09 via WEB
Concordo, in genere, sulla difesa dei blog. In genere. Perché, come al solito, vi è blog e blog, vi sono autori e autori, contributi e contributi, pagati o meno. Scrivere per professione non esenta certo dall'accuratezza e dalla qualità, ma lo stesso credo valga anche per chi non esercita la professione dell'autore, del critico, dell'esegeta. E' sempre importante come si motiva un'opinione. Perché le osservazioni fatte da Conti e, più sarcasticamente, dal sottoscritto potevano, a torto o a ragione, appartenere a chiunque abbia una discreta conoscenza dell'argomento. Firmare un "pezzo" implica un'assunzione di responsabilità verso se stessi e, ancora di più, verso chi legge e, naturalmente, verso i protagonisti dello scritto: esprimere la propria opinione su di un blog (e, comunque, un blog che in qualche modo vuole essere professionale, visto che è "guidato" da un noto professionista) non implica necessariamente e automaticamente un calo della qualità dell'argomentare, tant'è che oggi vi sono blog forse più rispettati di talune pubblicazioni "istituzionali". Internet rischia, spesso e volentieri, di essere un salotto in cui chiunque può intervenire a vanvera: non vedo perché debba essere forzosamente così. Il valore della rete aumenterà a seconda del crescere del suo livello di credibilità, a meno che non si auspichi che rimanga una sorta di limbo in cui superficialità e autorevolezza andranno di pari passo e di pari valore.
 
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riccardo il 04/04/12 alle 15:33 via WEB
Avete tutti delle ragioni ma bisogna ammettere che internet e i blog sono un mezzo democratico come i magazine si possono sognare di essere, con pregi e limiti della cosa. I blog mi pare che in positivo possano avere il pregio di stimolare un confronto plurale, dialettico e più diretto con pubblico, appassionati e via discorrendo, tenendo conto che la cerchia dei critici del jazz per anni è stata ristretta e chiusa, sfiorando di continuo l'auotreferenzialità. Certo vi sono i difetti e i limiti che avete fatto presente sui blog in libertà ma è tutto da dimostrare che non ve ne siano altrettanti, magari diversi, sui magazine e tra la critica "ufficiale". Forse un confronto aperto e attento come mi pare facciano Luca e Gianni, certo non da ora, mi sembra una disposizione corretta in materia.
 
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Elfio Nicolosi il 04/04/12 alle 17:53 via WEB
Quoto: "ma spero che anche sui blog verrà prima o poi realizzato qualcosa di analogo, in cui si parli con cognizione di causa (e competenza, una buona volta) dei contenuti delle pubblicazioni a stampa e non ci si limiti a riempire pagine internet riportando comunicati stampa o quintali di link o filmati youtube o quel che è" Cacchio! Mi sento tirato in ballo, visto che il mio blog è più o meno questo. Non voglio fare polemiche, però se il mio blog in circa 6/7 mesi di vita ha raggiunto una media di circa 300 visitatori al giorno (e circa 600/700 pagine viste), evidentemente c'è qualcuno a cui questo formato piace. Per quando riguarda la competenza, mi piacerebbe sapere dove si prende la patente. Io non credo di essere competente, (tra l'altro non conosco la musica) ma solo un appassionato che cerca di raccontare quello che gli piace e non credo che i miei gusti sarebbero diversi se fossi "competente". Poi fin quando c'è qualcuno a cui piace ciò che scrivo bene, altrimenti continuerò a fare ciò che faccio normalmente, magari con più tempo libero. Non si può paragonare quello che scrive un blogger, che nella vita solitamente fa tutt'altro, che ruba cinque minuti qua e là alla famiglia ed al lavoro per buttare giù qualcosa, senza magari neanche avere al possibilità di correggere le fesserie e gli errori grammaticali che commette, con il lavoro di un professionista che dedica la sua giornata esclusivamente a quello.
 
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Luca Conti il 04/04/12 alle 19:39 via WEB
Caro Elfio, infatti non si può paragonare. Il problema è che viene regolarmente paragonato. Le riviste su carta e i blog su internet fanno mestieri diversi, e a me non è mai passato per l'anticamera del cervello di metterli a confronto (vista anche, com'è logico, la diversa tempistica; io esco una volta al mese lavorando a quel numero almeno un mese prima, un blog o un sito possono aggiornarsi una, due, cinque volte al giorno). Però gran parte dei gestori di siti e blog si lamenta di non so quale mancata legittimazione da parte delle testate su carta, mentre da parte loro - per quel che vedo - c'è ben scarsa attenzione a quel che viene stampato ogni mese in Italia. Ah, tra l'altro, il sottoscritto non distribuisce "patenti," non ci pensa nemmeno. Per quanto mi riguarda contano le idee e il modo in cui vengono espresse. Il resto è aria fritta. Sulle mie obiezioni (e non solo le mie, posso garantirlo) riguardo il pezzo di Daniela Floris, risponderò - ammesso che a qualcuno interessi - più tardi o al massimo domattina. Grazie, ciao LC
 
 
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daniela floris il 04/04/12 alle 20:19 via WEB
Gentile Luca Conti a me interessa molto, naturalmente. Immagino che le obiezioni non siano solo le sue, il che non aggiunge valore al Suo giudizio, che sarebbe comunque autorevole, immagino, nè ne toglie al mio, probabilmente meno autorevole del Suo, ma degno credo di asilo politico anche se "controcorrente" rispetto alla moltitudine di critici che ritengo molto preparati anche se di parere diverso dal mio. Preparati, anche se di parere diverso dal mio, ribadisco Daniela Floris
 
   
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Luca Conti il 04/04/12 alle 20:33 via WEB
Gentile Daniela, il mio giudizio – su qualunque argomento dello scibile umano – non è affatto "autorevole" (aggettivo che non ho mai potuto sopportare) ma semplicemente un'opinione, più o meno motivata a seconda delle circostanze. Di conseguenza, Lei è perfettamente legittimata a esprimere le Sue, a voce o per iscritto, e fin qui niente da dire; per quanto mi riguarda, invece, Le dico con estrema sincerità che, se Lei mi avesse sottoposto il pezzo in questione, Le avrei chiesto di riscriverlo da capo a fondo. Tutto qui, ma questo non implica certo valutazioni sulla Sua competenza musicale o sul notevole livello dei Suoi insegnanti. Cari saluti LC
 
     
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daniela floris il 04/04/12 alle 21:23 via WEB
Gentile Luca, in estrema sincerità le dico che Lei come direttore di una rivista fondamentale avrebbe certamente avuto la facoltà di non pubblicarmi. E io la facoltà di rifiutarmi di riscrivere il mio pezzo da capo a fondo. Se si parla di opinioni, inutile riscrivere un' opinione che rimarrebbe la stessa... Mi rifiuterei di cambiarla. Dato che Lei in precedenza ha parlato in termini diciamo così "più aspri" di questo suo ultimo messaggio, parlando anche di paccottiglia, mi permetto di dubitare del fatto che lei non abbia fatto valutazioni sulla mia (presunta naturalmente) competenza. I miei insegnanti, dovrei dire i miei maestri, mi hanno ritenuta competente, e questo per me conta molto, come può immaginare. A Riccardo dico invece che sinceramente spero proprio non si riferisca a me parlando di "mancanza di buona fede" nello scrivere, perchè questo davvero significherebbe avere un pregiudizio.
 
     
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riccardo il 04/04/12 alle 21:34 via WEB
No, no, stia tranquilla daniela, non l'ho pensato minimamente e sarei io in evidente immotivata malfede a pensare uan cosa del genere. Sono sicuro della sua totale sincerità che, a proposito di comuncazione subliminale, lei comunica nitidamente nella sua recensione.
 
     
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daniela floris il 04/04/12 alle 21:51 via WEB
Riccardo, come dire, Lei è stato chiarissimo! (tra le righe). Firmato: la Vispa Teresa! :-)
 
     
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riccardo il 04/04/12 alle 22:03 via WEB
repetita iuvant dicevano i latini...:-)stammi bene daniela.
 
     
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daniela floris il 04/04/12 alle 22:08 via WEB
Stammi bene anche tu riccardo. E non scomodiamo i latini... Non li scomodiamo.
 
     
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Luca Conti il 04/04/12 alle 22:53 via WEB
Cara Daniela, immagino di non essermi spiegato a sufficienza. Io rispetto tutte le opinioni, anche quelle più improbabili, ma nella mia veste professionale mi permetto di avanzare dei dubbi sullo stile e sulla terminologia in cui vengono espresse. Tutto qui. Per quanto mi riguarda, la competenza è legata anche alla capacità di saper esporre le proprie idee in forma piana e comprensibile, qualità che nella Sua recensione di Bergamo Jazz stentano e non poco (secondo il mio modesto pensiero) a venire fuori. Poi, ovvio, ognuno la pensa e continuerà a pensarla come crede. Il Suo pezzo potrà anche avere delle intuizioni interessanti, non dico di no, ma Le garantisco che da lettore (e non voglio neanche tirare in ballo le mie competenze professionali) sono sepolte sotto un robusto strato di paccottiglia verbale e risulta davvero difficile tirarle in superficie. Per il resto, veda Lei. Cordialità. LC
 
     
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daniela floris il 05/04/12 alle 06:20 via WEB
Gentile Luca Conti, mi conforta molto leggere (finalmente in maniera esplicita) che il severo appunto che Lei mi muove è di tipo stilistico - formale. Sono molto felice di vedere che la Sua esperienza e la Sua pazienza hanno fatto sì che Lei sia stato capace di spalare tutta quella paccottiglia verbale ed arrivare al nocciolo della questione e cioè che il concerto di Tim Berne non mi ha convinta. Per la verità il suo primo commento era talmente indignato nei confronti del mio scritto che mi era sembrato che il contenuto, il nocciolo Le fosse arrivato immediato e prepotente tanto da scatenare una reazione quasi scandalizzata. Mi sbagliavo. Probabilmente anche il Suo "nocciolo" era sepolto sotto un robusto strato di "nebbia", non so se emotiva o terminologica, che si doveva dissolvere man mano dopo un po' di (proficuo) esercizio al chiarimento reciproco. Dunque il mio articolo è mal scritto: tutto qui. Devo dire che in giro leggo cose scritte anche peggio, con ripetizioni, verbi sbagliati, con indegni copia e incolla dai comunicati stampa, e non mi ricordo di aver mai letto reazioni indignate come la Sua nei miei confronti, ma forse sono stata disattenta. Cercherò la prossima volta di essere meno criptica, più diretta, meno ostica. Mi conforta solo che il mio editore, Gerlando Gatto, mi aveva capita benissimo e non mi ha chiesto di riscrivere nulla. Felice del chiarimento, caso chiuso Daniela Floris
 
     
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Gianni M. Gualberto il 05/04/12 alle 08:05 via WEB
Personalmente, sono molto contento per Gerlando Gatto, che s'è trovato una collaboratrice molto divertente. Come scriveva Oscar Wilde: "Moderation is a fatal thing. Nothing succeeds like excess".
 
     
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daniela floris il 05/04/12 alle 09:03 via WEB
Mi prostro. Sono onoratissima di essere definita da Lei "divertente". E' già una cosa, lo inserisco nel mio curriculum!
 
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Elfio Nicolosi il 04/04/12 alle 20:04 via WEB
Seguo un pò i blog di jazz e onestamente non mi sembra che a qualcuno importi di essere legittimato da parte delle testate su carta. Almeno non a me. Preferisco avere la legittimazione di tanti appassionati che giornalmente apprezzano il mio "lavoro". Vedo al contrario molta insofferenza verso i bloggers, da parte della critica specializzata. Non ci si può lamentare perchè "c'è ben scarsa attenzione a quel che viene stampato ogni mese in Italia", bisogna invece domandarsi perchè si è arrivati a questo punto e capire come invertire la rotta.
 
 
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Luca Conti il 04/04/12 alle 20:16 via WEB
Caro Elfio, ti garantisco di aver ricevuto non so quante mail di protesta, negli ultimi giorni, da parte di blogger che non si sentivano legittimati a sufficienza. Per il resto, da parte mia non c'è nessuna insoffferenza verso i blogger o chi lavora in rete, visto che scrivo su internet fin dal lontano 1998 (come sanno bene molti di coloro che appaiono anche qui). Figurarsi se non lo ritengo un mezzo degno di considerazione; altrimenti non ci avrei passato, bene o male, 14 anni di vita. Se mai c'è da invertire qualche rotta, credo che sia possibile soltanto aumentando la qualità di ciò che viene prodotto; questo vale per le riviste su carta, eccome, ma vale anche per i blog, così come vale per i musicisti e gli organizzatori. Io la faccia ce la metto, Gualberto fa altrettanto e da molto più tempo di me, non pochi blogger lo stesso. Ma, se posso permettermi, in giro vedo anche tanta paccottiglia.
 
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riccardo il 04/04/12 alle 21:02 via WEB
Non per fare il "notaio conferma" ma in effetti ho sempre apprezzato Gianni e Luca su tutti i forum (li seguo dal 2001) per il fatto che non si sono mai sottratti ad un confronto a volte anche aspro con chiunque con approccio divulgativo aperto e competente, pur nella diversità di opinioni e gusti favorendo il dialogo e la dialettica che è foriera di positivo scambio culturale. Non così la stragrande maggioranza di una critica accartocciata su se stessa, scioccamente snob di idee musicali per lo più obsolete, ma in realtà semplicemente paurosa di confrontarsi, con un atteggiamento di superiorità che a mio avviso è solo sintomo di debolezza. Certamente non esiste la patente di competenza e certo non la dà il fatto di scrivere per professione su un magazine o giornale, ma è indubbio che Conti e Gualberto lo sono per davvero e hanno avuto il pregio di mettere a disposizione le loro conoscenze in modo direi semplicemente generoso. La competenza, come l'autorevolezza, non si ottiene per patente ma per riscontro sul campo, dopo di che ci sono diversi approcci e visioni del jazz tutte rispettabili purchè in buona fede. Per me quest'ultima è questione chiave più della competenza, tanto pèer chiarire, e di questi tempi è oggettivamente diventata merce rara un po' in tutti i settori.
 
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daniela floris il 04/04/12 alle 21:46 via WEB
Riccardo, come dire, Lei è stato chiarissimo! (tra le righe). Firmato: la Vispa Teresa! :-)
 
redrecords
redrecords il 24/05/12 alle 22:30 via WEB
Secondo me la sig.ra Floris sa quel che dice e condivido quel che dice.
 
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