Allora… dove eravamo rimasti??? Ah si… eravamo rimasti a qualche mese fa… piu’precisamente a metà Novembre quando la proprietà dell’azienda per cui lavoravo mi ha informato che al momento c’è una grossa crisi economica… molto grossa… grossissima. Per non parlare dell’incertezza dei mercati… molto incerti… incertissimi… Tutta colpa delle banche Americane… molto Americane… Americanissime… sta di fatto che con l’occasione vengo anche informato che da prezioso asset aziendale mi sono mio malgrado trasformato in un orribile costo fisso e che quindi le nostre strade si devono necessariamente dividere… in fretta… molto in fretta… in frettissima… che non c’era tempo da perdere. E così è stato… che io lo dico così… cercando di sdramattizzare un po’ ma ti assicuro, caro lettore, che guardarti allo specchio e vedere un costo invece che la tua immagine come ti saresti aspettato è una cosa assolutamente poco piacevole, con l’aggravante che ti trovi in Cina, con tua moglie, con i tuoi figli che tra l’altro si trovano a metà dell’anno scolastico e tu devi rientrare da lì a poche settimane senza avere programmato niente del genere. Un po’ di sollievo morale l’ho avuto quando l’azienda mi ha mandato gli auguri di Natale cosa che mi ha sicuramente riempito di gioia… perché alla fine da parte loro non c’era astio… la terminazione del mio contratto in maniera così improvvisa era una terminazione d’amore… non una terminazione d’odio… una sorta di eutanasia… una dolce morte contrattuale la definirei… infatti negli auguri specificavano (e cito) “… ci rendiamo conto che questo probabilmente non sarà uno dei suoi periodi migliori ma ci tenevamo ugualmente a fare gli auguri di buon Natale a lei e a tutta la sua famiglia” … un gesto molto signorile che ho apprezzato molto… in altre parole mi stavano dicendo che mi erano vicini… che nonostante il fatto che la crisi economica mondiale li forzasse a interrompere unilateralmente il rapporto di collaborazione con me, loro non mi serbavano rancore. Probabilmente non mi ritenevano nemmeno responsabile della crisi stessa e questo per me è stato molto importante. Tutto molto bello quindi… da Libro Cuore direi.
Comunque alla fine, indipendentemente da tutto, i tuoi problemi te li devi smazzare tu e piangersi addosso non giova a nessuno. Per cui bisogna guardare avanti e in questi casi è importante avere vicino persone forti e determinate e fortunatamente per me io ho vicino la Tigre del Guatemala. C’è da dire che anche i tigrotti di Mompracem sono evidentemente figli della tigre… perché non è da tutti essere sballottati da una parte all’altra del mondo ed essere sempre sorridenti.
Con queste premesse ho incominciato a guardarmi attorno e a dire la verità, una volta rientrato in Italia, nonostante il periodo non roseo sono stato contattato da molte aziende… tutte però interessate a rimandarmi in Cina. A niente è valso far notare che io stavo arrivando dalla Cina e che magari avrei preso in considerazione anche qualche posizione in Italia. Nemmeno il sapere che avevo un container in arrivo dalla Cina da lì a poche settimane ha commosso nessuno…
-«…Lei se ne deve tornare in Cina!»
-«Ma io…»
-«Tra l’altro ci risulta che lei abbia anche scritto un importante libro sulla Cina con grande successo di pubblico e di critica.»
-«????»
-« Noi le diamo la possibilità di scrivere il seguito… non è contento?»
-«Molto… se non fosse per il container che è in arrivo…»
-«Ma non si preoccupi del container… i container arrivano, si scaricano, si ricaricano, ripartono… Siamo nel ventunesimo secolo e queste cose fanno parte della normalità oggigiorno… è un aspetto della globalizzazione…»
-«Ma mi scusi, non potrei globalizzarmi qui invece di globalizzarmi lì??»
-«No… purtroppo no… ci si deve globalizzare lì… porti pazienza ma le regole a riguardo parlano chiaro… la globalizzazione è una cosa seria… non è che uno si globalizza dove più gli piace… ci sono dei posti dove ci si globalizza ed altri no… In Cina ad esempio ci si globalizza…»
-«Sarà… ma è proprio necessario globalizzarsi?? Perché io tutto sommato in questi mesi in cui sono stato in Italia non sono stato male…»
-«A questo doveva pensarci prima… ora è troppo tardi… una volta che uno comincia a globalizzarsi si entra in una spirale da cui non si riesce più ad uscire…»
-«Ma ci saranno delle comunità di recupero… dei farmaci disintossicanti…»
-«Non che io sappia… ma poi non è forse vero che lei piangeva come un vitello quando ha lasciato la Cina…»
-«Si è vero… ma è stato un attimo di debolezza…»
-«Eh caro mio… Mi dispiace ma queste debolezze si pagano… e poi, vuole che gliela dica tutta??»
-«Mi dica…»
-«Lei con la Cina ha ancora un conto aperto… perché alla fine, per mille motivi che lei conosce molto bene e che a dire il vero non sono dipesi da lei, in Cina lei non ha potuto fare ciò per cui aveva deciso di andare in Cina… ha fatto dell’altro per carità ma da un certo punto di vista, professionalmente, lei ha perso tempo… e lei questo lo sa… e lei sa anche che il tempo non è denaro…»
-«Veramente io sapevo che il tempo è denaro… almeno mi avevano sempre detto così…»
-«Sciocchezze… il tempo e il denaro sono due cose assolutamente diverse… il denaro se lo perde lo può recuperare… il tempo no»
-«Va beh… ho capito… allora io vado…»
-«Vada ingegnere… vada… la Cina l’aspetta…»
Ed infatti, caro lettore, in questo momento mentre scrivo, sono comodamente seduto sul sedile 9E del volo AirFrance 184 : Destinazione HongKong.
A Presto... forse...
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