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I pensatori post moderni e il tamagochi

Post n°607 pubblicato il 14 Settembre 2018 da fedechiara
 

14 settembre 2015

Sono più che convinto che, se Rodin fosse vissuto ai tempi nostri, il suo 'Pensatore', - così accigliato e rannuvolato dentro la sua scatola cranica -, avrebbe tratti del viso più distesi e perfino ilari perché terrebbe in mano e contemplerebbe il suo i-pad e/o 'tablet' e col ditone bronzeo striscerebbe ripetutamente il video, trasvolando di pensiero in pensiero più serenamente grazie a quei prodigiosi tamagochi della post modernità.

Ho sotto gli occhi, ogni santa mattina che Dio manda in terra, mentre annaffio il mio bel giardino pensile, la visione di una giovane moldava o rumena, una 'badante', che, invece di rilassarsi alla vista del sole del primo mattino, delle persone che passano di sotto, dei tetti magnifici di questa magnifica città, resta cogitabonda a fissare quel suo asfittico video-prigione, quel suo tamagochi affamato di aggiornamenti e di nuove 'app', in attesa di chissà che notizia, in lettura di chissà che sms amoroso. 
E, per quel genere di persone che assistono i nostri anziani e sono costrette h24 nella cella di una casa al loro servizio, forse quel video-prigione è, all'opposto, la finestra della loro prigione, il loro 'sole a scacchi': un contatto permanente col mondo che hanno lasciato e verso il quale provano lancinanti nostalgie e desiderio di ritorni.

Ma ho visto, di contro, un'intera famiglia di sei persone seduta sugli scalini di un ponte, - le donne velate e il padre-padrone che vegliava il suo gregge familiare sulla sommità - che digitava ognuno il suo pensiero sul video del tamagochi personale, e poco importava loro la visione della grande e bella chiesa di fronte e la musica di una violoncellista che si era piazzata davanti e ci ammanniva le prodigiose tristezze che solo un violoncello è capace di ammannire.

E' il trionfo dell'altrove, della traslazione, dell'ubiquità - e il 'qui e ora' e l'essere presenti e coscienti è cosa senza più senso alcuno. E si vedono innamorati silenziosi e svagati e tristi accodati all'amata che tiene il cell. incollato all'orecchio, o si è munita di auricolari, e privilegia il dialogo con gli amici e i parenti uno via l'altro e neglige il rapporto con l'amato.

E sono certo che, perfino di fronte al grandioso e spettacolare e abbacinante 'salar', il lago salato boliviano, o di fronte al frastuono straordinario e impressionante delle cascate di Iguazù si noterà più di una persona che, incuranti delle gocce che li bagnano, fissano ostinatamente il loro tamagochi e strisciano il ditino sugli aggiornamenti di facebook, perché egli viva e si nutra bulimicamente del nuovo solipsismo dei novelli, postmoderni 'pensatori'.

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