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« L'italica difesa dell'...Sperdimenti e vecchi imperi. »

Amicizie a singhiozzo.

Post n°1798 pubblicato il 21 Ottobre 2021 da fedechiara
 

Lo spirito dei tempi e le amicizie ' su facebook'.
Ed ora che Zuckenberg si appresta a cambiar nome, e forse altro, alla sua straordinaria creatura - in crisi di iper crescita e conseguente esplosione di intolleranze tra i gruppi e i singoli e le censure e i 'bannamenti' conseguenti – possiamo considerare, come in un esame di coscienza d'antan, come è cambiato il concetto di amicizia e/o come siamo cambiati noi, resi più fragili e talvolta isterici a causa delle pandemie e dei greenpass, e del governo Draghi che non ci piace e del Mattarella messo nella vigna a far da palo costituzionale (un palo traballante perché male infitto nel terreno paludoso della mala Italia dai padri costituzionali ai tempi loro).
E abbiamo capito che essere 'amici su facebook' è cosa ben diversa da quelle amicizie costruite sul terreno più solido delle nostre vite e rodate nel corso delle scampagnate e dei pranzi comuni e dei balli - e il 'mandarsele a dire' per le vie traverse dei commenti e dei posts che pubblichiamo può costarci caro ed è da rivedere l'antico motto 'amici come prima'. Prima di facebook.
E c'è un tale che mi aveva tolto l'amicizia per chissà quali sue segrete ragioni qualche anno fa, ma, da poco più di un mese, me l'aveva rinnovata per poi subito ri-togliermela a cui vorrei chiedere:
'Va tutto bene?' 'Stai bene?' 'Che ti succede?' Perché non è normale questo dare e togliere senza una spiegazione su cosa ti ha fatto saltare la mosca al naso. E se castighi qualcuno dovresti fargli capire il perché del castigo, quantomeno.
Le amicizie sono (dovrebbero essere) cose importanti, come le parole – e bene lo spiegava Nanni Moretti in suo bel film – e, se è vero che facebook ha banalizzato le amicizie riducendole alla misura dell'umore nero di un nostro mattino per le vigliacche cose della politica nostrana e degli arrembaggi quotidiani e incessanti dei 'barconi', dovremmo sforzarci di ricondurre a ragione quei nostri umori 'di pancia' e privilegiare 'la cosa in sé', come la chiamano i filosofi: di un amicizia che è segno e nobiltà della comune volontà di capire e ordinare gli eventi delle nostre vite e contrastare la maledetta entropia che ci affanna.
Ed ho in mente di scriverci un libro su questa cosa dell'amicizia fatta labile e trasparente come il video del computer che si accende alla mattina e dove trascriviamo le nostre idiosincrasie e le irritazioni e le rabbie e chiedere all'universo mondo che ci legge che vuol dire 'essere amici su facebook'. Solluccheri e pinzillacchere?
O è, forse, il surrogato di una vita reale che abbiamo schiacciato dentro i video di casa e resa 'virtuale' e non abbiamo più tempo per uscire e andare a far visita agli amici, quelli veri e più solidi, e constatiamo, da tempo, che una vischiosa solitudine e una nebbia imprigiona le nostre anime e le rannicchia dentro gli asfittici palmari e/o gli smartphone, ragnatela di rappresentazioni virtuali che ci confondono e ci spengono?
Potrebbe essere un primo piano

 
 
 
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