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« Buonismi, cattivismi, en...Del futuro governo delle cose »

Amarcord.

Post n°2321 pubblicato il 17 Novembre 2022 da fedechiara
 

Amarcord.

...che, poi, questo tormentone dei 'migranti' che la narrativa sinistra promuove a 'questione epocale' alla quale non si può porre argine e freno bensì generosissima 'accoglienza' - e sbocco finale nelle enclaves islamiche nemiche dove la polizia fa i suoi blitz alle quattro del mattino (per tema di pubblica solidarietà e rivolte) nelle tane dove trovano rifugio i 'radicalizzati sul web': natural born killers di seconda e terza generazione di immigrati – dovrebbe essere 'storicizzato', come si dice, e visto in prospettiva passata per capirne gli ambiti nuovi e le nuove permissività e le ragioni di una sudditanza e pietà indebita.
E a me viene in mente la mia privata migrazione, mia e di altri cinque giovanissimi veneti freschi di diploma di scuola alberghiera: camerieri e cuochi che andavamo a fare uno 'stage' (pronuncia francese. Così si diceva per mascherare le vistose pezze al c... e la valigia di cartone) - in Germania o in Svizzera, Bengodi europei, per 'imparare la lingua'.
E non usavano i 'barconi', al tempo, bensì ci si ''imbarcava' sui treni con regolare visto e permesso di lavoro occhiutamente controllato alla frontiera e il contratto obbligatorio stipulato con l'albergo dove si andava a lavorare.
Dove sbagliavamo, noi della generazione 'booomers' che andavamo a 'fare fortuna all'estero'?
E dove sbagliavano i nostri ospiti occhiuti delle frontiere pre Schengen? Troppo rigore legalitario? Una Europa troppo severa con i suoi concittadini in pectore e generosissima, invece, con profughi e 'richiedenti asilo' asiatici e africani – all'epoca rigorosamente certificati (perché pochi e facilmente gestibili) e provvisti di case e asili e scuole che li integravano?
E il sospetto di due pesi e due misure di accoglienza ti viene perché l'affitto, noi dei treni e dei permessi di soggiorno e del contratto di lavoro già in tasca, ce lo pagavamo per intero e la paga che residuava in saccoccia e che spedivamo a casa era poca davvero e ci trattenevano perfino una Kirchensteuer (tassa alla chiesa indigena) ad onta del fatto che noi si fosse cattolici e loro, invece, protestanti.
E la gerarchia e scala sociale nell'albergo di Wiesbaden dove lavoravo era esemplare e vedeva già in essere e 'in nuce' un asse politico-lavorativo tra Francia-Germania, con i posti più ambiti di segretari di reception e centralinisti ai Francesi e gli Italiani camerieri ai piani e commis de rang in ristorante e baristi i più fortunati e, giù della scala sociale, gli Iugoslavi sguatteri e lavapiatti (e le mogli cameriere a rifare le stanze) con ben poche parole di tedesco macinate (Danke, Guten Morgen, Wo? Wie?) e i Turchi facchini e tuttofare nelle cucine e nei magazzini che annuivano qualsiasi cosa gli si dicesse ed erano lo spasso dei loro ospiti.
Ed è nel rievocare tutto questo della mia storia personale che non mi capacito delle dimensioni assunte dalla presente accoglienza sregolata e aggressiva che si traduce, dopo gli sbarchi e le frontiere violate, nei numeri altissimi di immigrati ospiti nelle carceri della criminalità di importazione e nel mendicismo cronicizzato fuori dai supermercati e agli angoli e nei sottopassi pedonali delle città di Europa.
Qualcosa è andato storto, dopo l'euforia per gli accordi di Schengen e le frontiere presto rinchiuse a fronte dei numeri altissimi di affluenti - e una misericordia indebita e i taxi del mare che sorreggono e incentivano le partenze e forniscono i 'migranti' odierni di avvocati motivatissimi che scavano sul fondo della giurisprudenza europea per consentire l'in-consentibile e fare carne di porco della legalità repubblicana relativa ai modi dell'immigrazione possibile e controllata e ragionevole.
Correva l'anno...
Potrebbe essere un'immagine in bianco e nero raffigurante 10 persone, persone in piedi e attività all'aperto

 
 
 
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