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Messaggi del 01/01/2023

Predizioni ed altre predizioni.

Post n°2385 pubblicato il 01 Gennaio 2023 da fedechiara
 

Gli anni Duemila hanno largo spazio nella letteratura. Pensate all'Odissea nello spazio che avremmo dovuto compiere nel 2001 per cercare il nero monolito delle origini.
Stanley Kubrik ha peccato di ottimismo spazio-temporale poiché siamo riusciti, a stento, a mettere faticoso piede sulla Luna – e c'è qualcuno che dubita che l'avvenimento sia stato allestito, invece, in uno studios di Hollywood come effimero segna-punto degli americani in rabbiosa competizione con i sovietici.
E che dire del 'baco-del-millennio' che sembrava precipitarci tutti nel caos digitale e mediatico, ma una soluzione in extremis si è trovata e oggi navighiamo negli spazi intergalattici di internet come provetti astronauti che sognano di misurarsi con l'intelligenza artificiale.
Quale fine miseranda abbia fatto la predizione dei Maya nell'anno di disgrazia 2012 l'abbiamo visto tutti – forse non c'era più spazio sulla pietra dove scolpivano le loro spaventose figure apotropaiche – come recita una simpatica vignetta.
Ma mi ha colpito, stamattina, la pubblicazione in rete di un video in cui una cantante – peraltro graziosa e baciata dal successo ( e vincitrice di un 'disco di diamante', nientemeno) – cantava sconsolata che nel 2023 'noi non ci saremo' e si tolse la vita nel 1987 con un cocktail di barbiturici, come recita la scheda di Wikipedia a lei dedicata.
E, a dire il vero, il 'malaise' di questa storia dei numeri successivi al 2000 che si succedono uno via l'altro l'ho subita anch'io, intorno ai miei cinquanta - e pensavo che il 2030 fosse per me un anno irraggiungibile, ma forse, chissà, mi toccherà la ventura di arrivarci e di accendervi le otto candeline rinforzate della decina.
Predizione apotropaica, la mia che ho doppiato il capo di Buona Speranza del 2023 a letto con l'influenza, ma vabbè, ci siamo e, forse, ci resteremo, malgrado la guerra in Ucraina che rincrudisce e cronicizza e la ricca collezione di atomiche di Kim Jong-un il Coreano.
Beh, ragazzi, si va, ci si addentra nei giorni nuovi, buon lavoro a tutti. Non fatevi riconoscere in quest'altr'anno nuovo, mi raccomando, fate i bravi.
Buone Cose e figli maschi (ooops!).
WIRED.IT
"Mille e non più mille": una leggenda di fine anno sul Medioevo
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La letteratura nel pallone.

Post n°2384 pubblicato il 01 Gennaio 2023 da fedechiara
 

La letteratura nel pallone.

Ci siamo ubriacati, in questa chiusura d'anno fatale, di palle rotolanti e prestanti giovanotti che la inseguono con maggiore o minore perizia nei palleggi e nei passaggi (che sono, più spesso, decisivi nel risultato finale del confronto). E sappiamo che una palla che rotola e rimbalza e viene rilanciata e va a segno ha vasta letteratura - perfino archeologica: di quando i giocatori, ai tempi dei Maya e degli Aztechi, offrivano la testa al fine di essere equiparati alle divinità.
E sappiamo anche, e un po' ci indigna, che i giovanotti prestanti di oggi hanno compensi milionari (oggi Ronaldo ha sfiorato il miliardo, notizia di stamane) ed è, certo, un forte stimolo a dare il meglio di sé in campo - anche se il paragone con i Maya e l'entrata dei loro campioni nel mondo delle divinità tramite testa mozzata a fine partita ci dice che l'unica divinità nostra di contemporanei è il denaro, ahinoi, la deprecatissima 'farina del diavolo'.
E la morte di Pelè a ridosso del Mondiale vinto dagli Argentini ha raddoppiato le dosi dei peana e degli osanna, e il defunto carioca è sugli altari e già assunto in vita nel paradiso degli atleti per le prodezze e acrobazie e fantasie e fraseggi di dribbling ripetuti, ma ieri sera mi è capitato di ascoltare, su Rai scuola, un uguale osanna di un nostro campione dimenticato e scrittore tra i massimi del Novecento, quel Gadda (Carlo Emilio) la cui scrittura sbalordisce come e più dei rimbalzi di testa e delle rovesciate acrobatiche di O' Rey – e mi corre l'obbligo di notare che la fisicità e il culto del corpo atletico hanno largamente la meglio, in questo nostro tempo, sulle prodezze della mente, sia essa vocata alla matematica, alla scienza o alla letteratura.
Leggetevi questo passaggio – uno dei suoi tantissimi mirabili e che fanno gridare: 'Olè! - e ditemi se non vale la mitica rovesciata o un acrobatico colpo di testa di Pelé.
(…) Così le vette del Vauro, obnubilate di alte nuvole, quasi pensieri. Il meccanismo segreto del mondo e di tutte le sue tecniche si celava dietro a quelle persone-enigmi affiorando in esse come in altrettanti simboli, o nel decoro di copertura di una benemerenza retrostante. Erano dunque, o parvero a Claudio, dei numi in atto di sorseggiare le loro limonate: spiriti assolutamente superiori al tintinnio effimero dei cucchiaini, se pure in preda, lì per lì, a un vasto rinfresco. (…) 'Claudio disimpara a vivere' – L'Adalgisa.
E i due campioni, quello della pedata e il Nostro, ingegnere delle parole e frasi e chiose mirabili, hanno in comune il tristo cono d'ombra della senescenza e della malattia prima della morte – che 'pareggia tutte l'erbe del prato'.
Di Pelè sappiamo tutto, per virtù di post moderni campioni a confronto che ne disputano la fama.
Di Carlo Emilio si racconta, in ambiti protetti e nascosti ai più, che smise di scrivere per lunghi anni dopo i trionfi e si ridusse a larva rinsecchita, rinchiusa in un suo volontario bozzolo-prigione – e solo pochi amici andavano a trovarlo e gli leggevano le pagine dei 'Promessi Sposi'.
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