Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Messaggi del 26/05/2024

Il tessile di Prato ed il mondo globale.

Post n°3206 pubblicato il 26 Maggio 2024 da fedechiara
 

Correva l'anno.... - 26 maggio 2015

Era l'epoca che 'i tuoi baci non son semplici baci' e uno solo ne valeva almeno tre (e per questo, bambina, tu mi piaci) e indossavamo i pantaloni a zampa d'elefante, ma non eravamo per questo meno belli o intelligenti e 'fichi'.
E non usava, allora, l'Isis delle orribili decollazioni di innocenti e i monumenti dell'antico demoliti col martello pneumatico o colla dinamite – tutt'al più ci si lamentava perché le periferie industriali si mangiavano i prati della 'via Gluck'.
E non c'erano neanche i barconi degli arrembaggi quotidiani di migliaia di profughi e/o 'migranti economici' – che, per la verità, visto che 'non eravamo in Europa' ci saremmo potuto permettere anche i milioni di euro mensili dei costi dei 'salvataggi', (si fa per dire: basta una telefonata satellitare e Marina e Guardia Costiera corrono a raccoglierli appena si distaccano dalle rive libiche), ci saremmo potuto permettere, dicevo, ogni esborso milionario e generosa 'accoglienza', tanto andava tutto nel conto del futuro dei figli - col debito pubblico che lievitava a dismisura; e ci avrebbero pensato poi Monti e Renzi a ricondurlo 'al tre per cento dei P.i.l.' a botte di tagli, ritagli e frattaglie sociali. E non usavano ancora 'le badanti' - perché la 'cintura di ferro' dell'U.r.s.s e il prodigioso 'muro di Berlino' facevano il loro sporco lavoro e contenevano un mondo che, poi, sarebbe andato a pezzi e cominciò la maledetta 'globalizzazione' e l'esodo facile e incontrollato di tutti verso ogni dove.
Un'epoca d'oro, insomma, dove usava ancora il 'posto fisso' e le pensioni si facevano col 'sistema retributivo' e si pre-pensionava facile ad ogni fabbrica che chiudeva – ma chi poteva immaginare, allora, che il lavoro italico avrebbe lasciato il posto ai 'cinesi' - e che 'il tessile di Prato' avrebbe cambiato faccia e si sarebbe rinchiuso nei capannoni-fantasma dove centinaia di nuovi schiavi lavorano quattordici ore al giorno e solo qualche incendio, di quando in quando, ci rivela la presenza di quelle formiche dagli occhi a mandorla che hanno cambiato la nostra percezione di futuro?
Correva l'anno......
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Si, viaggiare.

Post n°3205 pubblicato il 26 Maggio 2024 da fedechiara
 

Buenos Aires - 01 aprile 2019
E il ritorno in città, dopo tanto spettacolo e teatro delle meraviglie della luce e dei colori della pachamama, è all'insegna della costrizione – e sarebbe stato meglio migrare nel deserto di Atacama, una volta arrivato nella zona dei 'salares' e ampliare il viaggio verso il Cile o la Bolivia, ma tant'è.
E mi rifugio nelle librerie e nei teatri – che è un altro modo di viaggiare e traslare della mente.
E mi capita di incontrare ad ogni scaffale il vate nazionale, Jorge Luis Borges, perfino in un ristorante, assai fornito, in verità, di cose buone e gli hanno fatto un monumento, a lui e al suo amico Bioy Casares che qui si ritrovavano.
Ed è un peccato davvero che la moda dei 'caffè letterari' si sia spenta, ma oggi sarebbero pieni di curiosi e turisti da un tanto al chilo, come quelli che si ritrovano al caffè Tortoni e fanno la fila per entrarvi e lì la letteratura di riferimento è il tango delle origini, anche quello un mito da ri-evocare (il museo relativo a lato del caffè, però, va diserto) perché l'oggi è 'di massa', con tutto ciò di negativo che questo termine comporta - e si sprecano i ristoranti che ospitano gli spettacoli di tango e ti ci portano coi pulmini delle agenzie a frotte e sciami – da 'tagliarsi le vene per lungo' dalla tristezza.
E, se per Ernesto Sabato è 'un pensiero triste che si balla' – bella definizione, ma che vale solo per le lentezze e le lamentosità di alcuni tanghi - per Borges il tango è un'allegria di altri tempi e uomini e la Buenos Aires allora era una piccola città di vecchie case e baracche circondata da paludi, come ci rammenta qui sotto la sua testimonianza orale registrata in due audio cassette.
Ma dovremmo smetterla di cercare di mettere troppi cappelli letterari sopra questa danza ormai divenuta 'patrimonio dell'umanità' ed esondata di là dell'Atlantico e del Pacifico e portarci sugli altri suoi orizzonti (di Borges) – aperti, apertissimi - e sui suoi cento libri – inclusa la 'Historia universal de la infamia' e di lui mi è cara la luce cristallina dell'anima che compensava il buio delle pupille.

 
 
 
 
 

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