Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Post n°1517 pubblicato il 19 Febbraio 2021 da fedechiara
 

17 febbraio 2017

Ha perso Zdanov e hanno vinto, si fa per dire, 'I quaderni piacentini'. Nella trista azione di distruzione del passato, - la mia Palmira personale dell'esodo prossimo venturo - ho conservato quella pagina della nostra storia dimenticata di immaginari e velleitari rivoluzionari rappresentata sui 'Quaderni piacentini' e ho condannato il roccioso alfiere del socialismo reale ed espurgatore di ogni libera espressione artistica all'oblio. E mi resta il dubbio se il rigattiere a cui ho consegnato i libelli e le opere di Zdanov riuscirà a trovare qualcuno a cui costui, Carneade post moderno, interessi e gli offra una 'seconda occasione' di archeologia culturale per un tale figuro tristo di galleggiare ancora un poco nella memoria collettiva.
E tutto questo inscatolare e seppellire i liberi libri di scaffali sempre aperti e occhieggianti coi loro titoli charmants che impetrano la lettura e la riflessione approfondita mi mette di fronte al sogno impossibile che ho coltivato lungo i decenni di far diventare la mia mente una sezione piccola piccola della storica biblioteca d'Alessandria e mi rendo conto, invece, che il futuro è alle spalle, è ombra e sogno, come farebbe dire Shakespeare a uno dei suoi straordinari personaggi, e si porta dietro nel suo cono d'ombra il codazzo delle nostre vite.
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19 febbraio 2017


Ho inscatolato solo qualche giorno fa la 'Storia del Partito Comunista' di Paolo Spriano e la genesi di quel partito, come ben sapete, registra la scissione voluta da uomini valenti, quali furono A. Bordiga e A. Gramsci dal corpaccione elefantiaco di un p.s.i. preda di correnti opposte e incapaci di determinazioni unitarie in tempi assai calamitosi e nel guado ventennale di ben due guerre mondiali.
I tempi presenti in cui viviamo, invece, qualcuno di non troppo autorevole nei suoi giudizi azzarda a definirli 'la terza guerra mondiale diffusa' e la crisi economica globale più lunga e devastante della Storia aggrava di certo il quadro, ma non basta questa cornice storica posticcia a convincermi che i pretesi scissionisti del pd di Renzi siano uomini valenti e lucidi quanto quelli che sognavano i soviet operai e la rivoluzione proletaria mondiale.
E non sappiamo bene cosa sogni e speri Speranza per il suo partito futuro – né se mai ardirà a fondarlo un tale ectoplasma rescissorio e sarà interessante leggere i nomi dei suoi dirigenti rifondatori immaginari per capire se faranno strada e avranno un futuro apprezzabilmente lungo e se saranno capaci di calcare le scene del post moderno complesso e foriero di catastrofi annunciate da protagonisti intelligenti.
Ma mi basta guardare e ascoltare un Cuperlo - ammesso e non concesso che sia del novero degli scissionisti in pectore, ondivago e soave com'é e così poco intelligibili i suoi propositi e le sue posizioni politiche – per vedere in trasparenza dietro di lui le nebbie di un futuro liquido e indefinito e niente che ci faccia lontanamente intuire se avremo di nuovo un partito di lotta (contro chi e cosa?) o di governo e l'unica cosa che ci è chiara è che la sinistra nel suo complesso, i suoi elettori compresi, tuttora gioca a fare la sinistra: inconcludente come sempre e buonista impenitente.
Vada come andrà speriamo che 'vadano a casa' al più presto e che la sinistra-sinistra e la sinistra-centro continuino a crogiolarsi nei loro sogni di rinascita e vaniloqui commisti lontana dai palazzi del potere. In fin dei conti l'opposizione è nella sua cultura ed è la cosa che le riesce meglio.

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Bei tempi. Altri tempi. 20 febbraio 2017
E, sempre per restare sui libri che si inscatolano e, a loro modo, ci raccontano il tempo presente commisurato col passato, sarà più adatto a raccontare le presenti tensioni in casa Pd il libello di Lenin: 'L'estremismo malattia infantile del comunismo' o il trattato di K. Marx: 'Per la critica dell'economia politica'? Oppure le satire di Anonimo Romano: 'Il compromesso rivoluzzionario' scritto negli ignominiosi Settanta in casa P.c.i. - che la Storia lo abbia in gloria e ce lo conservi integro nella memoria?
Già. Perché se fosse solo la questione di lana caprina del Congresso si-no-quando e contro chi o per chi - muoia Renzi e tutti i suoi filistei - basterebbe leggere i sonetti di quest'ultimo libro per capire che 'non è una cosa seria' e 'andate avanti voi che a noi ci vien da ridere'.
Ma, se nell'ultimo cantuccio libero rimasto nelle teste degli scissionisti ci fosse la preoccupazione per i problemi tragicissimi del lavoro che non c'é e dei disoccupati che si rivolgono alle mense della Caritas e le banche che gli pignorano le case acquistate coi mutui, allora tornerebbe più utile tornare a ragionare sulle critiche dell'economia capitalistica presente e globalizzata e ai suoi temibili riflessi sulla politica e sulla società che rincula e si rinchiude a riccio giusto nel momento in cui i 'popoli de mare' e dei barconi affluiscono a centinaia di migliaia alimentando il mendicismo diffuso e la miseria sociale e la 'guerra tra poveri'.
La Storia che si ripete in farsa ci consegna, invece, le cronache cretine del cerino acceso che passa di mano in mano all'interno dell'assemblea del pd e nessuno dei futuri leaders (ce ne sono?) che si decida a pigliare in mano la bandiera degli Internazionalisti e avvii il corteo degli scissionisti fuori dell'edificio al canto de 'Bandiera rossa' o dell'Internazionale. Bei tempi. Altri tempi.

 
 
 

Carnevali e quaresime di ieri

Post n°1516 pubblicato il 18 Febbraio 2021 da fedechiara
 

18 febbraio 2015

E se vai in 'piazza' (la sola 'piazza' qui in città), oggi che la grande kermesse carnascialesca è finita, ti sorprendi del fatto che tutti gli ospiti turisti si sono adeguati al verbo quaresimale e nessuno prova a mostrarsi in maschera, malgrado la città, per loro, sia davvero un inesausto carnevale e una 'Veniceland' tutta piccioni e scatti fotografici a pioggia fitta.
E un 'quaresimale' duro e puro ha affisso, nottetempo, su per i muri del sestiere di san Polo una reprimenda savonaroliana rivolta agli ospiti che se ne sono andati e hanno portato seco ( a suo dire ) un cattivo ricordo di pessimi ristoranti e carissimi e la nomea di 'merce' turistica da un tanto al chilo per l'ingrasso dei soliti noti: ristoratori e osti e gondolieri e motoscafisti e bottegai della ben nota paccottiglia targata 'veniceland'. E forse ha ragione, ma la sorte di questa città è segnata da tempo e i binari sono quelli - e ogni mese nuovo ti capita di notare l'ennesimo albergo che apre dove prima c'erano gli uffici del tribunale a Rialto o un altro b§b nuovo di zecca dove abitavano certi nostri conoscenti 'esodati' in terraferma.
E del carnevale che se ne è andato ricordiamo una meravigliosa visita all'Archivio storico dei Frari dedicata al tema del carnevale (e dell'expo milanese) che ci ha rallegrato l'animo per la capacità della nostra guida di raffigurarci cinematograficamente la storia della Serenissima e le 'mude' che andavano a commerciare le 'spezie' nell'Oriente mitico - e ci illustrava sui documenti storici cosa mangiavano i marinai e gli ufficiali a bordo delle galere, con le merci meticolosamente segnate per quantità e genere sui quaderni di bordo risalenti al Tre/quattrocento e la carne veniva imbarcata viva, con le galline che razzolavano tranquille in giro per le stive e sul ponte fino al momento del sacrificio.
E, certo, ricordiamo anche le moltissime maschere magnificenti ed elaboratissime che provocavano autentici orgasmi fotografici ai visitatori, ma nessuna maschera di Maometto col turbante e un cartello appeso al collo 'je suis charlie' che avrebbe fatto tanto occidente fiero delle sue storiche libertà e coraggioso.
Ma non si può chiedere troppo agli ospiti del carnevale impauriti per le notizie che vengono dalla Libia - e i fantasmi delle orrende uccisioni li perseguitano di notte e il timore dei 'turchi' alle porte di Venezia. E magari una prossima quaresima da trascorrere decollati a decine di migliaia in tuta arancione o tutti convertiti all'islam per amor di quiete e voglia di vivere comunque e malgrado il medioevo di ritorno che tutti ci avvolge colle sue nebbie rossastre di morte e le ceneri e le macerie di un mondo rotto che, davvero, non ce lo aspettavamo così all'alba dei nostri vent'anni.
Ma non era meglio 'morire da piccoli', mannaggia?
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Nessi, dessi e menti raffinatissime

Post n°1515 pubblicato il 17 Febbraio 2021 da fedechiara
 

17 febbraio 2015
E le 'menti raffinitassime' dei dirigenti dell'Isis nel corso delle loro riunioni hanno deciso di scatenarci contro le orde dei 'migranti' (500.000, dicono le cronache) perché sanno che su tanta questione il popolo italiano è profondamente buono e andiamo in affanno, respiriamo a fatica - e andiamo a raccoglierli pietosi perfino a cinquanta miglia nautiche dalle coste libiche, anche se non sappiamo più dove stiparli e i prefetti litigano quotidianamente coi sindaci per appiopparne un centinaio in più ai vari comuni ogni giorno che Dio manda in terra.
E sanno, quelli dell'Isis, che le eventuali tragedie che conseguiranno a questa spedizione punitiva biblica, e il Mediterraneo che si fa si fa fossa comune per chi non ce la fa, ci causeranno le atroci sofferenze che si leggono sui giornali: il tormentone-grimaldello della 'pietas' che si deve ai 'rifugiati' - che, in stra grande maggioranza tali non sono bensì migranti economici che pagano fior di dollaroni ai mercanti di schiavi per violare le nostre frontiere; si leggano a questo proposito le statistiche e le risultanze dei lavori delle apposite commissioni.
E ieri, l'Alfano Furioso perdeva il lume dei nessi logici in pubblica intervista e diceva che, si, il rischio di importare terroristi in sonno e in pectore c'è, ma 'non vedo il nesso coi migranti'. Sottoponiamogli i titoli dei giornali di ieri e di oggi e chiediamogli che cosa ne pensa dei terroristi di seconda generazione che uccidono a Parigi e Copenhagen e degli adolescenti che, in Francia, hanno profanato le tombe in un cimitero ebraico.
Magari un qualche 'nesso' c'è e la maggioranza dei lettori ed elettori lo vede e lo coglie e gliene chiederà, prima o poi, il conto politico.

 
 
 

Amor ch'al cor gentil ratto s'apprende.

Post n°1514 pubblicato il 16 Febbraio 2021 da fedechiara

Del 'non dormirci la notte'.
Mi è capitato, ieri notte, di non ripigliare più sonno, intorno alle due, a causa di una commovente visione drammatica che si era casualmente aggrovigliata nell'ultimo sogno e mi mostrava il 'Cesare perduto nella pioggia / che aspettava da sei ore il suo amore ballerina.'
E' un verso di una notissima canzone della mia gioventù e solo da poco so che ha un riferimento drammatico nella realtà di vita del povero Pavese (Cesare) - che aveva finalmente invitato ad uscire quella sua amorevole ballerina, ma la tànghera gli aveva preferito un tànghero degno di lei e l'aveva 'lasciato di stucco' a prendersi un malanno sotto la pioggia battente. E il valente scrittore rischiò la vita per la malattia che ne seguì.
E la visione tragicissima del poeta de 'La luna e i falò' (che tornerò a rileggere) fermo sotto la pioggia, annichilito per il tradimento, mi turbava a tal punto da 'non dormirci la notte'.
Ma vi figurate il tormento di uno che, per ore! se ne sta sotto la pioggia a punirsi per la vigliaccata di una sciampista, come diremmo oggi? Quali orribili pensieri attraversarono la mente di Cesare? Quale immensa depressione lo schiacciò sulla sedia per tutto quel tempo di una sua contemplazione dell'amore perduto o solo immaginato?
E il mistero di 'chi va con chi' e perché è da sempre irrisolto - e perfino il professore matto di 'Ritorno al futuro', nel finale del primo episodio, riferisce all'amico trasvolante nel tempo di voler riflettere a fondo sul 'mistero più grande dell'universo: le donne'.
E il dubbio che non l'abbia risolto tuttora permane – e solo la fortuna gli ha consegnato la bella maestrina che, nel terzo e finale episodio, lo sposa e 'vissero per sempre felici e contenti'.
E il Poeta ci racconta, dalla leggenda dei secoli e dall'inferno dei cattivi propositi, che: 'Amor ch'a nullo amato amar perdona (...)' – ma ciò che è accaduto a Cesare perduto nella pioggia è davvero cosa ignobile e il più profondo abisso degli inferni umani - e il mistero della donna angelo o diavolo ancora riempie l'immaginario maschile e ci tormenta al punto 'da non dormirci la notte', mannaggia.
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"Alice" di Francesco De Gregori
"Alice" di Francesco De Gregori


 
 
 

O tempora o mores!

Post n°1513 pubblicato il 16 Febbraio 2021 da fedechiara
 

 



O tempora o mores - 16 febbraio 20o16
Se dai Frari passo per san Giovanni Evangelista trovo un negozio di rigattiere e altro che espone vecchi libri e vecchie cassette video con certe sue scaffalature gentili che non disturbano il transito delle persone. Il negozio è gestito da un geniaccio rustego e burbero, come certi personaggi dei films di Walt Disney che, in finale di film, si rivelano buoni come il pane e perfino un filo mistici.
Il geniaccio mi ferma e mi chiede una firma di solidarietà per una petizione al Comune che gli permetta di mantenere l'esposizione delle gentili scaffalature e continuare l'attività di vendita (1 euro ogni vecchio libro) altrimenti compromessa e, nel dialogo che ne segue, parliamo di turisti poco sensibili alla gentilezza che interrompono le persone senza una vera urgenza e neanche ti dicono 'grazie', ma poi dei mala tempora che currunt : di gente persa in permanenza dietro ai loro tamagochi smartfonici che ha perso da tempo il contatto con la luce del giorno e con la luce che c'è dentro gli occhi delle persone che incontrano.
E mi racconta, il geniaccio, - che si diletta di cosmologia e buchi neri e onde gravitazionali ed ha affrontato ponderosi dibattiti con professori universitari sul merito di una sua teoria – mi racconta che, una sera, stava con la testa rivolta al cielo stellato (il cielo stellato sopra di noi, la legge morale in noi) e muoveva la bocca dietro ai suoi pensieri e un tale, un tamagochi-dipendente, gli si rivolge chiedendogli che tipo di auricolare di nuova generazione usava che non si vedeva nelle orecchie e senza i fili. 'Ma va in mona!' lo ha gentilmente invitato il geniaccio cosmologo, interrotto nella sua alchimia di pensieri celesti. Che tempi e costumi!
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