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Nim pAperina

Post n°649 pubblicato il 02 Maggio 2007 da nimriel
 

Ho fame.

D’altronde ho scoperto che pare sia una reazione normale del mio iperefficiente organismo. Probabilmente nel corso di questi giorni devo aver perso un paio di grammi in più del solito e il mio corpo, strafregandosene del mio ardente desiderio di rientrare in una taglia da strafiga, cerca subito di ripristinare il vecchio status quo.

Cerco di fare finta di nulla ma poi cedo e vado a prendermi un Lassi.83 kcal per 100 gr di prodotto.
Una cifra direi ma, come sempre, non esiste che le cose buone abbiano un apporto calorico contenuto.
Pazienza, mi dico, sorbendo golosamente il liquido profumato alla fragola che cola come miele dal favo giù per il mio esofago, titillando ogni mia singola, vispissima, papilla.

Esamino la confezione a forma di bicchiere. Prodotto Svizzero con nome indiano.
Come diamine gli sarà venuto in mente? Due nazioni che più antitetiche non ce n’è, una roba che il cioccolato sui maccheroni parrebbe quasi starci bene.

La grafica dello “yogurt da bere” (troppo banale, noioso, definirlo così, eh? eh?), accosta al geometricissimo marchio con la croce bianca su sfondo rosso, l’immagine di un tempio indiano con una ciotola di…latte?yogurt? e qualche fragola. Le istruzioni, in diverse lingue, riportano: “…lassi, bevanda tradizionale indiana a base di yogurt che ha le sue origini nella dottrina ayurvedica...”.

Ayurvedica? Lassi? Svizzera&India? Boh, sarò polemica ma fatico ad associare il tranquillo paese dei verdi pascoli e delle mucche color lilla, grasse e paciosamente ruminanti, al casino che mi figuro ci sia nel sovrappopolato, acciaccato, continente indiano.
L’unica cosa che possono avere in comune sono giusto le mucche, in qualità di generici quadrupedi mammiferi producenti latte ma vaglielo a dire ad una vacca indiana se non preferirebbe la cittadinanza svizzera!

Comunque il lassi svizzero alle fragole è proprio buono, non c’è che dire. 190kcal che filano giù, lisce come l’olio.

Negli ingredienti si dice che c’è, sempre, il 20% di frutta.
Mumble mumble.

Devo controllare ma sono quasi certa che mango, fragole e lamponi non abbiano tutti lo stesso valore calorico. Se così non è, com’è che l’apporto calorico che segnano nell’apposita, professionalissima, tabellina è lo stesso, anche se i frutti cambiano? Informazione distorta e menzognera! Hai capito, gli svizzeri; bugiardoni infingardi. Alla faccia della loro tanto conclamata precisione …. Controllerò ma che sappiano pure che se il mio sospetto troverà conferme scasserò le balle, così, per sport.

Che poi gli svizzeri mi stanno un po’ antipaticucci e senza tanti motivi apparenti. E non mi piace nemmeno la cioccolata; sono senza attenuanti, ecco.

Però fanno la fonduta.

Ma quella la trovi anche in val d’Aosta. E in Savoia.

Ma, ora che ci penso, anche i Savoiardi mi stanno un po’ sulle balle.
Sarà per quella volta che feci ribaltare una forma di raclette dal tavolo e non furono per niente sportivi.

Capperi, io se ci penso, ancora mi scompiscio! Una roba che se l’avessi ingegneristicamente studiata non  sarebbe mai riuscita così bene.mi

Ambientazione: ristorantino tipico, tavolino da tete a tete, raclette fumante sul tavolo.
Azione: leva con mano su forma di formaggio, pericolosa inclinazione della stessa, sbilanciamento del cacio, scivolata progressiva inarrestabile, rimbalzo del formaggione su forchetta appoggiata al piatto, decollo in volo della forchetta con  tripla piroette, caduta roboante della forma su tavolo, spanciamento della sottoscritta con risate udibili dall’altro lato della vallata per buoni 10 minuti consecutivi.

E dagli avventori circostanti nemmeno una risatina, solo sguardi di riprovazione della serie st’italianidelcazzoacasalorodovrebberorestarsene. Uff, che sarà stato mai...

D’altronde venivo da una vacanza dove di cose strampalateimmagine -come di consueto, peraltro-, ne avevo combinate diverse.

Tipo il saluto alla vecchietta bretone che non vedeva l’ora di levarsi di torno quella coppia di italiani trombini e spazzolatori di petit déjeuners (stantie e poco appetitose, diciamola tutta).

Ci eravamo stabiliti dalla vecchia in questione per quasi una settimana, visto che quell’anno, un’ ondata di caldo eccezionale aveva riversato sulle coste bretoni e normanne orde di francesi in cerca di refrigerio, segando alle gambe le nostre speranze di trovare sistemazioni avventizie, qua e là.

La donnina aveva la sua chambre d’hôte proprio nel mezzo di un cerchio ideale fra i posti che volevamo visitare, così, tutte le mattine, si teneva un’improbabile conversazione fra me e lei che, cortesemente, si informava sui nostri piani della giornata - dei quali, ovviamente, non avrebbe potuto fregarle meno-. Ed io, che non so il francese ma che m’ingegno a parlarlo (come, ahimè, la maggior parte delle lingue dei posti che visito), tutte le mattine le raccontavo l’unica cosa che i neuroni poco attivi mi facevano dire… Je vais pour la côte, madame, sur la plage...
Avrà pensato, cazzo, con tutte le cose che ci sono da vedere, questa cretina va sempre sulla spiaggia? Io l’avrei pensato, francamente.  

Comunque, dopo una settimana, m’ero affezionata alla vecchia – lei a me no, di sicuro- e, alla partenza, non potei farmi sfuggire l’occasione di sfoggiare la mia perfetta padronanza degli usi locali. Quali? Ma tre baci, in Francia; tre baci et, voilà!
Peccato che i tre baci si diano ad amici veri e/o parenti stretti, certo non a bislacche sconosciute italiane dai lunghi ricci rossi che si ostinano ad andare lungo la costa, tutte le sante mattine…

E così, la recalcitrante vecchina (che ricordava innegabilmente un Mister Magoo al femminile), si vide abbrancata nella mia esuberante stretta e, ssssmuack e, ancora ssssmuack, con tentativo di arretro ma, aspetta, dove scappi, vie’ qua che ti devo dare l’ultimo, fondamentale, sssssmuack ma… ZAC! la mia rossa chioma ribelle si avviluppa agli occhiali di Madame, sbarbicandoglieli dal naso e facendoli attraversare in volo tutta la stanza, sotto gli occhi costernati del mio accompagnatore, quelli allibiti della donnina e quelli indifferenti del suo enorme terranova nero (che tutte le mattine si piazzava a bloccare l’entrata delle scale- madammmmmmmmmmmmme le chiennnnn, le grand chiennnnnnn, c’est iciiiiiiiiii!-).

Inutile a dirsi che anche in quell’occasione il riso mi travolse per i soliti dieci minuti abbondanti, durante i quali la vecchina, con un astioso, gelido, sorriso ne approfittò per spingermi fuori di casa sua con decisione, ancora ridacchiante e farfugliante scuse.
E sì che io ancora la ricordo con simpatia, quell'ingrata!

Cosa c’entra tutto ciò con la fame e il Lassi?

Mbè. C’entra quanto può entrarci una bevanda tipica indiana fatta e pubblicizzata come tale da noiosi, iper efficienti svizzerotti. Ecco quanto c’entra!

 
 
 
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