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Prodi il pagliaccio!

Post n°2 pubblicato il 02 Agosto 2006 da COOPER.dgl

PRODI FIDEL IMBAVAGLIA IL PARLAMENTO
Igor Iezzi


Una situazione cubana, dove ai parlamentari dell’opposizione viene sistematicamente messo un bavaglio per impedirgli di parlare. Il Governo guidato da Romano Prodi ha deciso di chiedere ancora una volta la fiducia, l’ennesima. Ma forse la più grave perché posta alla Camera, dove certo l’Unione non ha problemi di numeri. I seggi alla maggioranza mancano semmai al Senato e la paura di Romano Prodi e dell’esecutivo di centrosinistra è vedere la manovrina e il decreto sulle “liberalizzazioni”, in discussione a Montecitorio, tornare a Palazzo Madama dove ogni votazione riserva tristi sorprese per la maggioranza. In gioco, oramai, secondo i parlamentari della Cdl, ci sono le prerogative dei deputati dell’opposizione, la dignità del Parlamento e la democrazia. Al punto che ieri, quando Vannino Chiti, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha preso la parola per chiedere il voto di fiducia, i rappresentanti della minoranza sono usciti dall’Aula e i capigruppo della Cdl hanno subito convocato una conferenza stampa per chiedere l’intervento del presidente della Repubblica. Di certo non bastano le scuse pronunciate da Romano Prodi per sanare una situazione che Roberto Castelli, reduce dalle battaglie al Senato, ha definito «al limite della democrazia» paventando il rischio di una «deriva autoritaria». Oramai, come aveva rilevato lo stesso Fassino, non passa giorno che il Governo non chieda una fiducia strozzando il dibattito in Parlamento e azzerando la funzione legislativa riservata dalla Costituzione alle Camere.
Ma nonostante le parole che provengono anche dall’interno della maggioranza, nessuno nell’Unione sembra preoccuparsene troppo mettendo a serio rischio la sovranità del Parlamento, diventato un ufficio burocratico utile a vistare decisioni prese a Palazzo Chigi. Così ieri, a causa del comportamento dell’esecutivo, in aula alla Camera si sono vissuti momenti di forte tensione. È passata da poco l’ora di pranzo quando Romano Prodi definisce «inevitabile» il ricorso alla fiducia sul provvedimento, tenuto conto dei 600 emendamenti presentati. Un’ora dopo il ministro Vannino Chiti ufficializza la richiesta in Aula e si alzano le proteste. Quando il presidente della I commissione, Luciano Violante, chiede un chiarimento su un aspetto del provvedimento, la Cdl annusa l’aria e coglie la palla al balzo: la richiesta avanzata dall’ex presidente della Camera potrebbe aprire uno spiraglio in cui inserirsi per modificare il testo.
Tentativo che però fallisce sul nascere. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti va avanti mettendo in votazione le pregiudiziali di costituzionalità. E qui scoppia la protesta e si consuma lo scontro. «Avrei voluto evitare la fiducia - ha detto Chiti motivando la decisione in Aula - e ho percorso tutte le strade possibili per evitarlo, ma ci siamo dovuti arrendere». Frasi che non sono piaciute alla Cdl che ha subito urlato «Dimissioni, dimissioni!» al Governo. Chiti, a questo punto in seria difficoltà, è sbottato: «Le dimissioni le provoca il voto e non le vostre gazzarre. E per ora con il voto amministrativo siete stati bocciati tre volte».
Il clima si è surriscaldato ancora di più. «Buffone, buffone!», hanno urlato sulla porta dell’Aula prima di uscire Fi, An e Lega Nord, mentre l’Udc decideva di rimanere in aula. Le parole del rappresentante dell’esecutivo hanno scatenato le polemiche di Roberto Maroni che, dopo l’uso del termine «gazzarre», ha censurato l’atteggiamento del ministro. Le proteste in aula si sono poi trasferite a livello istituzionale quando la Cdl ha convocato una conferenza stampa per richiedere «l’immediato» intervento di Giorgio Napolitano. Dopo la bolgia in aula il clima diventa incandescente. Elio Vito spara ad alzo zero: «Siamo di fronte a una situazione istituzionale gravissima. Per colpa dell'assenza di una maggioranza al Senato - accusa il capogruppo azzurro - l'Unione sta eliminando il ruolo legislativo della Camera. Si tratta di una grave questione istituzionale nei confronti della quale il presidente della Camera è stato finora insensibile, ci auguriamo adesso che il presidente della Repubblica ne prenda atto». Anche Ignazio La Russa, capogruppo di An, osserva come il ripetuto ricorso alla fiducia mortifica il ruolo della Camera: «L’Unione non avendo la maggioranza al Senato ha il terrore di modificare ogni provvedimento pur di evitare la spola. Ma così facendo - sottolinea - impedisce il dibattito e, di fatto, l'esercizio della democrazia. Ormai questo Parlamento possiamo convocarlo per telefono...». Luca Volontè (Udc) parla chiaramente di «monocameralismo»: «Quello che conta - incalza l'esponente centrista - è il voto del Senato, ogni sua decisione è immodificabile». Duro il leghista Roberto Maroni: «Oggi si è aperta una gravissima ferita istituzionale, una grave forzatura della maggioranza sul Parlamento. Da oggi sappiamo che Chiti non è più affidabile: una settimana fa giurava che non si sarebbe messa la fiducia, oggi ha cambiato idea». Chiude Elio Vito: «Se continua questo monocameralismo di fatto e viene sacrificato il ramo principale del Parlamento italiano, noi - conclude minaccioso - non saremo disposti a stare in una Camera che non ha più nessuna capacità legislativa. Chiederemo immediatamente un incontro con Napolitano». Il presidente della Repubblica, però, decide di disinteressarsi della questione: «A coloro che a nome di singoli gruppi dell'opposizione parlamentare rivolgono appelli alla sensibilità del Presidente della Repubblica dinanzi alla situazione creatasi alla Camera a conclusione del dibattito sul decreto Bersani, si può solo far presente che il Presidente Giorgio Napolitano si è ripetutamente espresso a favore di un clima di pacato confronto in Parlamento, tale da evitare il ricorso a procedure particolarmente controverse». In una nota del Quirinale Napolitano aggiunge: «Il Presidente della Repubblica si rammarica che anche in questa occasione non sia stata possibile un'intesa per una conclusione condivisa dell'iter del provvedimento in questione, ma ribadisce che non rientra nelle attribuzioni del Capo dello Stato alcun intervento sulle decisioni che spettano ad altri organi costituzionali». Infine arrivano le scuse di Prodi: «Era ovvio e naturale porre la fiducia. L'opposizione stessa sapeva benissimo che vi si sarebbe ricorsi. Mi auguro che in futuro possa esserci un clima che permetta di ricorrere a questo strumento sempre meno. Questo è quello che mi auguro e mi adopererò perché questo avvenga». «Chiedo scusa per le difficoltà in cui ci si trova» ha quindi ammesso. «Il Parlamento - ha concluso - si è trovato nella situazione di non potersi esprimere a fondo. Dobbiamo lavorare perché il parlamento possa svolgere a pieno la propria funzione e perché al tempo stesso la collaborazione col governo sia più completa e fattiva». Nonostante ciò oggi la Camera voterà la fiducia e Montecitorio ha una ferita in più da curarsi.

 
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supermora10
supermora10 il 02/08/06 alle 18:11 via WEB
xk alla faccia della sorellina???
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COOPER.dgl
COOPER.dgl il 02/08/06 alle 18:22 via WEB
xè è veramente moooooolto carina
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Melli_86
Melli_86 il 03/08/06 alle 09:13 via WEB
Finalmente.... mi mancava la lezione quotidiana d attualità.... mille baciii
(Rispondi)
 
 
COOPER.dgl
COOPER.dgl il 03/08/06 alle 09:19 via WEB
Ciao amore!come va?
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Melli_86
Melli_86 il 18/08/06 alle 08:32 via WEB
TORNAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA mi mankissimo!!!! e daiiiii
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ClaudiaCarola
ClaudiaCarola il 21/08/06 alle 09:53 via WEB
Bentornato coop. Ora scappo.:D Ovviamente non mi trovi d'accordo sul post ma ognuno è libero di esprinere le sue idee. Bacio.
(Rispondi)
 
ctthsoe
ctthsoe il 25/03/09 alle 04:48 via WEB
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