Creato da pensieroinespresso il 01/02/2005

Essere e pensiero

E' stato già scritto tutto, per fortuna non tutto ancora pensato.

 

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"In tutto il mondo siamo sempre in due"...

Post n°36 pubblicato il 07 Ottobre 2006 da pensieroinespresso
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Il riconoscimento dell'altro (amo"a" te) e degli altri (amo "a" voi) sono la condizione per il superamento di ogni visione etnocentrica (cfr. gli ultimi tre messaggi). L'etnocentrismo, ed in particolare l'eurocentrismo, consistono nella tendenza a giudicare le altre culture secondo i criteri specifici della propria. Ciò porta: o alla cancellazione brutale delle differenze o al tentativo, altrettanto brutale, di assimilarle in un processo di reductio ad unum.

I conflitti etnici e religiosi, sia quelli eclatanti dei nostri giorni che tutti conosciamo, sia quelli dimenticati negli angoli più remoti del pianeta, sono la conseguenza del costante rifiuto dell'idea che "in tutto il momdo siamo sempre in due" (Luce Irigaray, Baldini Castoldi Dalai Editore).

 Il rifiuto di ogni prospettiva di ascolto attivo dell'altro ed il trionfo di un dialogo egocentrico, non tenendo conto delle ragioni di tutti e due gli interlocutori, in sostanza tradiscono quelle di entrambi, anche se decretano la temporanea vittoria di una parte e la sconfitta dell'altra, in un gioco perverso di opposti fondamentalismi, destinato nel tempo a ribaltarsi. 

Quando un individuo o una cultura, afflitti da delirio di onnipotenza, si sentono depositari della parola e della civiltà, non fanno altro che soffiare sul vento di guerra.

Questa è la lezione della storia di ieri e di oggi.

Anche se la posizione di "centrismo" non è vizio soltanto europeo ma transculturale, drammatica, per le sue conseguenze, è stata, nel corso del tempo, la sovrapposizione della razionalità occidentale moderna al pensiero di altri popoli. Il caso più clamoroso fu lo scontro fra la razionalità cattolica spagnola e francese o la razionalità guidata dalla logica protestante degl'Inglesi, da una parte, e le concezioni sciamaniche degl'indigeni americani, dall'altra, scoppiato nel XVI secolo e proseguito fino ad oggi. 

L'ottica dei vincitori fu quella della "scoperta". L'ottica dei vinti fu quella dell'invasione, del dominio, della dipendenza, della schiavitù, della negazione di ogni alterità.

Il paradigma dei "vincitori", purtroppo, nel corso della storia, ha conquistato pervasivamente l'intero pianeta.

Quali altre tragedie dovrà ancora determinare la "dominazione planetaria della cultura occidentale", prima che la "forza della ragione" riesca a neutralizzarla ed a modificarne la rotta?

Non è inutile affrontare in astratto queste questioni. Il cambiamento passa, infatti, attraverso la formazione di una cultura della convivialità delle differenze. Cultura che non nascerà all'improvviso, ma sarà il risultato dello sforzo congiunto di tutti coloro che, nella riflessione e nella sofferenza, riescono ad intuire la strada da percorrere.

Fare un viaggio insieme, nelle strade, nelle scuole, nelle università, nei blog, è l'unico strumento che abbiamo per determinare in noi e nelle nuove generazioni il formarsi di una coscienza e di una cultura della pace, intese non come disincarnate visioni ireniche, ma come concreta accettazione e condivisione di ogni alterità.

E' necessario guardare indietro nel "corso del tempo"  e fermarsi un attimo, per comprendere la rotta da seguire.

Propongo, per la lettura, una breve poesia del poeta americano Robert Lee Frost (1874-1963), di origine scozzese, discendente dei coloni che giunsero nel New Hampshire nel 1634.

"Tu ti puoi spingere
indietro per un ruscello di luce
al cielo.
E indietro nella storia sul corso
del tempo.
E questa rapidità ti fu data
non per affrettarti
nè soprattutto per
andartene
dove vuoi.
Ma perchè nella smania di spendersi
del tutto
a te spetti invece il potere di
fermarti."
                                                        Robert Frost

 
 
 
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