Essere e pensiero
E' stato già scritto tutto, per fortuna non tutto ancora pensato.
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La stessa faccia...
Post n°39 pubblicato il 13 Ottobre 2006 da pensieroinespresso
Ho pensato: sarebbe bello scrivere una favola che esprima il percorso di idee fatto insieme negli ultimi messaggi. Ho scoperto che qualcuno questo tentativo l'aveva fatto. Il testo, che vi raccomando, è: La filosofia in trentadue favole, Oscar Mondadori. L'autore è: Ermanno Bencivenga (Reggio Calabria, 1950), docente di Filosofia all'Università di California (Irvine). * * * "Marco e Luca erano fratelli e avevano la stessa faccia. Gli stessi occhi verdi, grandi e un po' a mandorla; gli stessi riccioli biondi, lo stesso naso all'insù, le stesse guance paffute. Una bella faccia, certo: un bel biglietto da visita per il mondo. Una faccia così ti mette allegria, specialmente se gli occhi verdi sono accesi da un sorriso, e una fossetta dispettosa incrina la guancia paffuta, e i riccioli sono scomposti dopo una lunga corsa. Con una faccia così, Marco e Luca erano seguiti da sguardi affettuosi dovunque andassero, e gli altri volevano stare con loro, parlargli insieme e qualche volta, un po' vergognandosene, anche usare una scusa qualunque per allungare la mano e sfiorare i riccioli biondi, le guance paffute. Andava tutto bene, insomma, se non fosse stato per un problema: avendo la stessa faccia, identica faccia, Marco e Luca non potevano usarla contemporaneamente. Quando la faccia l'aveva Marco, Luca rimaneva senza, e viceversa. Voi direte che la cosa non è seria, che è meglio avere una bella faccia metà del tempo che averne una brutta sempre. In fondo Marco e Luca avrebbero potuto accontentarsi. Un giorno la faccia poteva portarla uno - Marco, diciamo - e gli altri sarebbero stati con lui e gli avrebbero parlato e avrebbero usato una scusa qualsiasi per sfiorargli i capelli. Luca intanto sarebbe rimasto senza faccia, ma tanto l'avrebbe avuta il giorno dopo e quindi anche se gli altri non gli facevano compagnia (quelli senza faccia non sono molto popolari) era solo questione di tempo: l'indomani le cose sarebbero cambiate e gli amici sarebbero ritornati a fargli festa. Intanto, direte voi, ci sono altre cose che poteva fare, come scrivere una lettera o ascoltare un disco o finire i compiti. Essere popolari è una gran bella cosa, ma ti lascia poco tempo. Questo direte voi, che probabilmente non avete una faccia come Marco e Luca, ma andate a raccontarlo a loro. Quando si ha una faccia così è difficile scendere a compromessi. Ci si abitua al fatto che gli altri vogliono stare con te e vederti ridere gli occhi e allungare una mano per toccarti i capelli; così, se ti trovi senza faccia e nessuno ti sta intorno e in teoria potresti scrivere una lettera o finire i compiti, non te ne viene affatto voglia e passi il tempo sdraiato sul divano a pensare a quando la faccia l'avevi. E' per questo che Marco e Luca fanno di tutto per non avere la stessa faccia. Uno si mette dei baffi finti e l'altro si tinge i capelli col lucido da scarpe, o se li pettina tutti all'indietro con il gel, o si mette un orecchino nel naso, o una spilla da balia. Non sono forse belli come prima, ma belli abbastanza da avere amici tutti i giorni. Non scrivono molte lettere e non fanno molti compiti, ma sono contenti: adesso che non hanno più la stessa faccia, ognuno può tenersi la sua". Ermanno Bencivenga, |
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