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Reggiseno che si sgancia solo se innamorati..

Post n°15 pubblicato il 31 Gennaio 2014 da bysniper
 

 

Ragazze, da ora in poi non potrete più bluffare. Ravijour, produttore giapponese di lingerie, ha progettato un reggiseno che si sgancia (secondo chi l'ha realizzato) solo quando chi lo indossa è veramente innamorata.

Il "True Love Tester" utilizza dei sensori e un gadget speciale collegato a un dispositivo mobile che analizza, tramite Bluetooth, l'attività cardiaca negli attimi che precedono il punto di "svolta" della serata, mostrando un diagramma (come si vede qui sotto) che dovrebbe fugare ogni dubbio.

Se la app rileva che i sentimenti della ragazza sono genuini, il gancetto posto nella parte frontale del reggiseno si apre e la natura fa il suo corso.

Sfortunatamente (?) pare che il reggiseno non verrà commercializzato, ma farà solamente parte di una campagna pubblicitaria per celebrare il decimo anniversario della compagnia.

Mai dare niente per scontato, però. Chissà se questa sorta di "cintura di castità digitale" non venga davvero prodotta un giorno, a seconda del riscontro che avrà la notizia...

 

 

 
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Qui.. ogni parola Ŕ superflua..

Post n°14 pubblicato il 29 Gennaio 2014 da bysniper
 
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Arriva il telefono per parlare con Fido quando si Ŕ fuori

Post n°13 pubblicato il 04 Dicembre 2013 da bysniper
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Anche Fido "risponde" al suo telefono. Una società americana ha prodotto il primo videofonino per gli animali domestici ed i loro proprietari che permette di parlare ed interagire con i propri amici a quattro zampe anche quando si è fuori casa.

Il dispositivo, chiamato PetChatz, consente ai proprietari di "video chattare" con i propri animali da qualsiasi parte del mondo utilizzando il proprio computer o l'applicazione sullo smartphone. Lo speciale apparecchio, che sarà in vendita per i consumatori statunitensi e canadesi entro pochi mesi, permette inoltre di erogare dolcetti e profumi rilassanti anche quando Fido e Fuffi sono a casa da soli.

Come riporta il Daily Mail, i proprietari devono montare PetChatz all'altezza degli occhi del proprio amico animale; in questo modo il dispositivo, che è fornito di una telecamera a colori, un monitor ed è collegato ad una rete Wi-Fi, permette al padrone e al cane o gatto di vedersi ed interagire in tempo reale. L'unità inoltre è piena di dolcetti a basso contenuto calorico e speciali fragranze profumate che hanno un effetto calmante, che possono essere erogate a scelta del proprietario.

Il dispositivo è portatile e permette con una speciale suoneria di fare capire al proprio amico a quattro zampe quando deve "correre ed andare a rispondere al telefono". I proprietari possono poi registrare filmati e scattare fotografie per condividerli con gli amici sui social network. Il nuovo congegno tecnologico potrebbe aiutare ad affrontare l'ansia da separazione che colpisce moltissimi animali domestici - soprattutto cani - nei momenti in cui non è presente il loro padrone.

Questo stato, che spesso provoca nei cani comportamenti anomali e distruttivi, è una sindrome medica riconosciuta che colpisce più del 30% dei cani da compagnia.

Sniper:
Questa notizia mi fa star bene!
Finalmente la "nonna" che vedo spesso ogni sabato rovistare tra le cassette e scatoloni del mercato rionale con fare ansioso, anche nel vestire poi, con quei cappotti e scarpe... si capisce che ha indossato la prima cosa che gli è capitata sottomano, linda e stropicciata... adesso potrà prendere il tram e con calma andare al supermercato e fare la spesa. Con questo cellulare potrà comunicare con la sua cagnetta a casa senza che questa soffra di ansia da separazione e tra uno scaffale di gastronomia e cibo per animali, si potrà anche concedere di chattare con il suo I-phone. Inoltre con quella crescita in testa potrà finalmente prendersi il tempo che vuole anche dalla parrucchiera.. e magari andare in via della Spiga e cambiare il guardaroba...
Si tratta di una invenzione geniale, tutti hanno visto ciò che serviva.. ma solo una ditta americana ci ha pensato e realizzato.. 

 

 
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Chi ha interessi in Ucraina?

Post n°12 pubblicato il 03 Dicembre 2013 da bysniper
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Nuovo giorno di tensione a Kiev, dove i manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro il rifiuto opposto dal presidente ucraino Viktor Yanukovich di firmare l'accordo di associazione con l'Ue. 
Gli attivisti del partito nazionalista di opposizione Svoboda (libertà) avevano preso possesso del municipio di Kiev. Lo aveva reso noto il loro leader Oleg Tiagnibok da un palco improvvisato in piazza Maidan, cuore della protesta pro Ue. «Dislocheremo temporaneamente il nostro quartier generale nell'edificio, poi lo trasferiremo in via Bankovskaya (sede dell'amministrazione presidenziale, ndr)», ha dichiarato. In precedenza gli attivisti avevano occupato la sede dei sindacati.

Le teste di cuoio ucraine sono poi riuscite a suon di cariche a sgomberare la folla di manifestanti pro Ue da via Bankovskaya, dove sorge l'amministrazione presidenziale. Attivisti e poliziotti si sono fronteggiati per circa tre ore: i primi, in gran parte giovani con caschi e passamontagna, lanciando pietre, monetine ed altri oggetti metallici, ed usando anche spranghe e bastoni, le forze dell'ordine rispondendo con i lacrimogeni e ordigni assordanti.

Scontri con la polizia davanti al palazzo dell'amministrazione presidenziale: lo riferisce la tv pubblica ucraina, citata da Itar-Tass. Uditi anche colpi d'arma da fuoco dalla vicina via Bankovskaya, l'area è avvolta dal fumo dei lacrimogeni. Alcuni manifestanti e un centinaio di agenti sono rimasti feriti negli scontri con la polizia. L'ANSA ha assistito ai primi soccorsi prestati a quattro persone, colpite alla testa, alle gambe e ad un piede. Testimoni riferiscono di altri feriti.

Sono intervenuti i Berkut, le teste di cuoio, per sgomberare le migliaia di manifestanti che presidiavano via Bankovskaya, dove si trova la sede presidenziale: cariche e manganellate per tutti, compresi alcuni giornalisti, ai quali sono state distrutte le telecamere.

I manifestanti resistono lanciando pietre e sfidando le teste di cuoio, qualcuno esibendo la bandiera ucraina. Le forze anti sommossa si riorganizzano velocemente per nuove cariche. Un attivista è stato portato via privo di sensi dai suoi compagni.

Riunione di emergenza del presidente ucraino Viktor Ianukovich con alcuni alti dirigenti del Paese, nella sua residenza fuori Kiev, sulle proteste di massa in corso nella capitale. Stando a fonti non ufficiali, da domani potrebbe essere dichiarato lo stato di emergenza nel Paese o nella sola Kiev.

Una folla di 3000-4000 manifestanti, secondo quanto constatato dall'ANSA sul posto, si trova nelle vicinanze del palazzo presidenziale e sta cercando di aprire un varco ad un trattore giallo e blu (i colori nazionali, ndr) per sfondare il cordone di polizia, in assetto anti sommossa e con maschere anti gas. Tra gli attivisti molti giovani con caschi e passamontagna. Alcuni lanciano oggetti contro gli agenti. Non risultano però scontri ravvicinati nè spari nè l' uso di gas lacrimogeni, anche se la situazione è tesa.

Arringando la folla a Kiev durante la manifestazione, il campione di pugilato Vitali Klitschki, uno dei leader dell'opposizione e candidato presidenziale in pectore, ha invitato il capo dello Stato Viktor Ianukovich e il suo governo a dimettersi dopo aver «rubato» il sogno dell'Ucraina dell'integrazione europea. «Se questo governo non vuole realizzare la volontà del popolo, allora non ci sarà un governo del genere, non ci sarà un presidente del genere, ci saranno un nuovo governo e un nuovo presidente», ha dichiarato.

Nonostante il divieto di manifestare sino al 7 gennaio, numerosi attivisti filo europei si sono fermati in piazza Maidan. Qui alcuni attivisti hanno abbattuto le transenne metalliche intorno all'albero di Natale. Assente la polizia. I manifestanti hanno poi oltrepassato piazza Maidan, la piazza simbolo della rivoluzione arancione del 2004. La meta finale è piazza Mikhailovskaia. Numerose le bandiere ucraine, quelle dei tre partiti d'opposizione e pure quelle dell'Europa, insieme agli slogan contro il presidente Ianukovich.

Gli attivisti più giovani si muovono mano nella mano su entrambi i lati del Khreshchatyk, il viale principale della capitale, formando una catena umana. I partecipanti alla protesta gridano slogan come «Rivoluzione, rivoluzione», «l'Ucraina è l'Europa», «Gloria all'Ucraina», «Uniti siamo forti», «via la gang». Il voltafaccia del presidente Ianukovich verso Bruxelles sta scatenando le manifestazioni più importanti dai tempi della rivoluzione arancione filo occidentale del 2004. Oggi i partecipanti potrebbero superare quelli delle proteste dello scorso week-end, che hanno raccolto tra i 50.000 e i 100.000 manifestanti.

I manifestanti sono rimasti per l'intera notte in piazza a Kiev dopo la violenta repressione da parte delle forze dell'ordine delle dimostrazioni della notte precedente. La folla chiede nuove elezioni e l'impeachment del presidente. Una nuova manifestazione è stata convocata per le 12 di oggi e potrebbe riunire più gente di quella scesa in piazza lo scorso week-end quando avevano aderito tra le 50mila e le 100mila persone.

Sospeso il capo della polizia Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha chiesto che venga svolta un'inchiesta indipendente sulle accuse di violenze mosse nei confronti degli agenti di polizia intervenuti a disperdere la manifestazione e ha chiesto che chiunque venga riconosciuto colpevole sia punito. «Condanno le azioni sfociate in un confronto violento e che hanno provocato feriti», ha dichiarato.


In attesa dei risultati delle indagini, il capo della polizia di Kiev, Valery Koryak, è stato sospeso. Lo ha annunciato il ministro dell' interno ucraino Vitaly Zakharchenko, che lo ha sostituito temporaneamente con Valery Mazan, attuale capo della polizia regionale di Kiev.

Ma poi dallo stesso Zakharchenko arriva un duro monito: la polizia «reagirà se saranno fatti appelli a disordini di massa. Vogliamo finire come in Libia, in Tunisia?», ha chiesto Zakharchenko, già nel mirino per aver disperso con la violenza l'altra notte il raduno in piazza Maidan.

Ianukovich ha detto che farà tutto il possibile per avvicinare il paese all'Unione europea. Il presidente ucraino intanto si recherà presto in visita ufficiale in Russia. Lo ha fatto sapere il premier Mikola Azarov in tv precisando che la trasferta presidenziale in Russia dovrebbe avvenire dopo la visita prevista in Cina la settimana prossima. Lo scopo del viaggio in Russia è «firmare un accordo per ripristinare relazioni commerciali ed economiche regolari».

Vietate le manifestazioni Il tribunale amministrativo di Kiev ha deciso di vietare manifestazioni in numerose aree nevralgiche della capitale, tra cui la centralissima piazza Maidan, dove per dieci giorni si sono riuniti i dimostranti pro-Ue finchè la polizia non li ha fatti sgomberare a manganellate. Le manifestazioni degli "europeisti" proseguiranno comunque anche oggi nella piazza antistante il monastero di San Michele (dove da ieri si è spostata la protesta) e un corteo organizzato dall'opposizione è partito dal parco di fronte all'università Shevchenko. Numerosi simpatizzanti dell'opposizione sono arrivati a Kiev da Leopoli (città dell'Ucraina occidentale dove forti sono le pulsioni nazionaliste e quelle filo-occidentali in chiave anti-russa), secondo il campione di pugilato e leader del partito 'Udar', Vitali Klitschko, si tratta di 10.000 persone. Intanto tra ieri e oggi i siti internet della presidenza, del governo e del ministero dell'Interno sono stati più volte attaccati dagli hacker e resi non funzionanti.


Femen Una giovane attivista del gruppo femminista 'Femen' ha protestato a seno nudo all'interno del territorio della Pecherska Lavra - un antico monastero medievale dalle cupole dorate che è uno dei simboli di Kiev - chiedendo la destituzione del presidente Viktor Ianukovich. Travestita da morte, con una corona di fiori in testa, teneva in mano una falce e sul corpo aveva scritto «Morte alla dittatura».

A Parigi le Femen hanno messo in scena una protesta choc a sostegno dei manifestanti pro Ue in Ucraina. Davanti all'ambasciata di Kiev cinque militanti hanno urinato su altrettante gigantografie del presidente, Viktor Ianukovich, gridando «Ucraina in Europa». A seno nudo, con scritte contro il presidente ucraino sul corpo, le attiviste del movimento, di origine ucraina, hanno spiegato di voler dire all'Europa che l'Ucraina «ha bisogno di aiuto» e denunciare la violenza di Kiev contro i manifestanti.

WebCam Kiev, la piazza della protesta.

Agenzia di Stampa TASS

 
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Chi tiene in piedi il welfare italiano?

Post n°11 pubblicato il 14 Novembre 2013 da bysniper
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Pochi sanno che in Italia, 3 milioni di Italiani, pari al 7,2% dei 41,5 milioni di contribuenti, ed al 5% della Popolazione, paga il 45,4% delle tasse sulle Persone Fisiche. 

Trattasi delle persone che dichiarano redditi sopra i 40.000 euro. Di questi 1,7 milioni dichiarano tra 40mila e 60mila euro, 602.188 tra i 60mila e gli 80mila, 284.602 tra 80mila e 100mila e i  394.327 che superano i 100mila di reddito annuo. Questi ultimi pagano una imposta annua media di 63.706 euro che equivale a 37,6 anni  di imposta pagata in media dai 27,2 milioni di contribuenti che non arrivano a 20.000 euro di reddito annuo.

 

Parliamo ora di Redditi Bassi. Suddividendo per scaglioni di reddito, ben 14,1 milioni contribuenti dichiarano fino a 10.000 euro e tra questi oltre 8 milioni non sono pensionati; considerando i redditi e le detrazioni d'imposta, ognuno di questi dichiaranti paga una imposta di 121 euro l'anno. Tenendo conto della sola spesa sanitaria (circa 2.000 euro pro capite), questi primi contribuenti e le persone a loro carico presentano una spesa di 40 miliardi che deve essere totalmente finanziata da altri contributori, come, del resto, l'intera differenza con la spesa pro capite totale (13.330 euro). I secondi 13,1 milioni di contributori (equivalenti a 19 milioni di Italiani, includendo le persone a carico), dichiarano tra 10 e 20 mila euro l'anno, e versano una imposta netta annua di 1.693 euro; significa che circa la metà della sola spesa sanitaria dovrà essere finanziata da altri contributori». 

Prendiamo un lavoratore con reddito di 100mila euro e uno di 25mila con moglie e figlio a carico. Al netto delle tasse e contributi al primo restano circa 52.000 euro e  al secondo restano circa 20.000 euro; se poi entrambi iscrivono il figlio all'università pagheranno oltre 11 mila euro il primo e poco più di 1.000 il secondo; stessa cosa per la sanità dove il primo pagherà i ticket e il secondo probabilmente no e così via. 

Parliamo ora di Pensioni. Pochi sanno che 1 su 2 e' regalata: il 46% dei percettori di assegno previdenziale non è coperto dai contributi versati durante la vita lavorativa e deve intervenire lo Stato per rimpolpare la cifra, che il più delle volte è bassa. Vi sono quasi 7 milioni di pensionati al minimo (per cui c'è stato bisogno di un aiutino della fiscalità generale, cioè i proventi delle nostre tasse, per colmare il differenziale tra contribute versati e contribute corrispondenti alla pensione minima), 300mila pensioni di Guerra, 830mila persone che percepiscono assegni sociali, e 3,8 milioni di pensioni di invalidita' ed accompagnamento. Anche tra i rimenenti pensionati, parecchi usufruiscono del generoso trattamento retributive, dove la fiscalita' generale, de facto, appiana il differenziale di trattamento rispetto a quello calcolabile col sistema contributivo, vale a dire corrispondente ai contribute versati.

Ma allora chi tiene in piedi il welfare italiano? Chi paga per i servizi pubblici non coperti 27 milioni di contribuenti a reddito basso? Chi paga quei milioni e milioni di assegni previdenziali non coperti da contribuzione?

I famosi 3 milioni di Italiani con reddito sopra i 40.000 euro all'anno, che spesso sono considerati "ricchi" e quindi "biechi e fortunati Paperon de Paperoni"   da tosare e sottoporre ad imposte sempre più alte senza contropartita di servizi.

Ma se continuano a massacrare questo "popolo" è come se impedissero per le legge alle galline di fare uova. 

L'articolo 53 della Costituzione dice giustamente che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Certo è che, per colpa di un fisco insensato, di questo passo  non ci sarà più nulla da distribuire, ancor meno  se dovesse passare l'idea di un'altra patrimoniale o se prosegue la sistematica distruzione dell'apparato produttivo nazionale.

Forse, a questi 3 milioni di Italiani, si deve perlomeno un minimo di stima, rispetto e riconoscenza.

Da Scenarieconomici.it

 

 

 

 

 
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Regimi..

Post n°10 pubblicato il 12 Novembre 2013 da bysniper

LE CONDANNE A MORTE IN SETTE LOCALITÀ

Ottanta esecuzioni in Corea del Nord: 
vedevano la tv del SudTra le accuse anche il possesso di Bibbie



Kim Jong-un 

Kim Jong-un (Ap/Kcna)

PECHINO - I capi d'imputazione: in qualche caso aver guardato la televisione sudcoreana; in altri diffusione di materiale pornografico; prostituzione; anche il possesso di una Bibbia. Per questo ottanta nordcoreani sarebbero stati giustiziati il 3 novembre in sette località della Corea del Nord. 
La notizia è stata data da Joong Ang Ilbo , un giornale conservatore di Seul. E non è verificabile. Il quotidiano cita informazioni raccolte tra i fuggiaschi nordcoreani. Sono mesi che circolano voci e rapporti su esecuzioni di gruppo a Nord del 38° parallelo, in quello che viene chiamato il Regno Eremita dominato da Kim Jong-un, dittatore, figlio e nipote di dittatori.

Secondo queste voci l'esecuzione degli ottanta condannati è avvenuta in pubblico: nella città orientale di Wonsan le autorità hanno radunato 10 mila spettatori allo stadio per la fucilazione di un gruppo di otto uomini e donne, avvenuta a raffiche di mitragliatrice. Si può credere che un regime apparentemente folle, che minaccia ricorrentemente il mondo di «guerra termonucleare», fa test di missili balistici, provoca esplosioni nucleari sotterranee, fucili ottanta civili perché guardavano la tv sudcoreana e leggevano la Bibbia? Sappiamo pochissimo di Kim Jong-un e dei suoi piani. La maggior parte delle informazioni vengono da fuggiaschi e dalla sorveglianza satellitare degli americani. E poi c'è l'intelligence della Corea del Sud.

All'inizio dell'anno l'Onu ha istituito una commissione speciale sugli abusi dei diritti umani al Nord. E ha ascoltato testimonianze raccapriccianti, come questa di Shin Dong-hyuk, 30 anni, rifugiato a Seul. Racconta di essere nato in un campo di «rieducazione», uno dei lager nei quali sono concentrati decine di migliaia di civili puniti dal regime: «Ho visto impiccare mia madre e mio fratello, perché avevano progettato di fuggire e li avevano scoperti. Avevo 14 anni. Che cosa ho provato? Niente, succedeva spesso». Gli investigatori dell'Onu gli hanno chiesto com'era stata scoperta la madre. Shin Dong-hyuk ha risposto: «L'avevo denunciata io, in cambio di cibo. E ora che ci penso qualcosa ho provato quando l'impiccavano: sollievo perché io ero vivo e rabbia perché avrebbero potuto punire anche me». Di fronte a tanto orrore che sembra incredibile il fuggiasco è stato sottoposto anche alla macchina della verità: ha passato la prova sette volte.

I satelliti occidentali, oltre a inquadrare i siti nucleari e missilistici del Nord hanno ripreso dallo spazio i lager dove si presume che siano stati rinchiusi tra i 150 e i 200 mila nordcoreani. Ultimamente il regime ha ristrutturato questo arcipelago gulag, chiudendo due campi. E studiando le immagini dei satelliti, cercando di decifrare la concentrazione di «punti umani», incrociando i dati con i ricordi dei profughi, gli analisti hanno osservato che la popolazione dei reclusi si è ridotta. Nel campo 22 c'erano 30 mila prigionieri, sembra che 7-8 mila siano stati rilasciati. Ne mancano all'appello 20 mila. Forse liquidati.

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LA SVEZIA CHIUDE 4 CARCERI

 

Il numero di chi vive dietro le sbarre è sceso dell'1% ogni anno dal 2004. Le strutture saranno vendute o riconvertite

Una delle celle del carcere di Åby

Una delle celle del carcere di Åby

Né indulto, né amnistia. In Svezia non ce n'è bisogno. Perché il numero delle persone che nel Paese scandinavo vive dietro le sbarre decresce «naturalmente» da quasi dieci anni. I dati parlano chiaro: dal 2004 il calo delle presenze è stato dell'1 per cento ogni anno. Mentre dal 2011 al 2012 il crollo è stato addirittura del 6 per cento. Un andamento virtuoso che, secondo Nils Öberg, a capo dei servizi penitenziari svedesi, si ripeterà anche quest'anno. E' nata da qui la decisione delle autorità svedesi di chiudere quattro delle carceri del Paese - quelle di Åby, Håja, Båtshagen e Kristianstad - oltre a un centro di recupero. Strutture che saranno vendute o riconvertite.

I MOTIVI - Non è chiaro perché in Svezia i detenuti siano sempre meno. «La speranza è che alla base di questa tendenza ci siano i nostri sforzi in materia di riabilitazione e prevenzione», ha detto Öberg in un'intervista al «Guardian». «Ma se anche fosse così non sarebbe sicuramente sufficiente per spiegare un calo così grande delle presenze». Un'altra possibilità potrebbe essere la tendenza dei giudici di assegnare pene più miti per i reati legati alla droga, in seguito ad una decisione del 2011 della Corte suprema svedese. O per quelli legati a furti e crimini violenti che, dal 2004 al 2012, sono scesi rispettivamente del 36 per cento e 12 per cento. «Quel che è certo - conclude Öberg - è che la pressione del sistema della giustizia penale negli ultimi anni è diminuita notevolmente».

STATISTICHE - Secondo l'«International Centre for Prison Studies», tra i Paesi con il più alto numero di detenuti la Svezia si colloca al 112 esimo posto (6,364 , 67 ogni 100,000 abitanti). L'Italia è alla posizione numero 27 (64,835 persone che vivono dietro le sbarre, 106 ogni 100,000). In cima alla classifica ci sono gli Stati Uniti, dove vivono dietro le sbarre 2,239,751 persone (716 ogni 100,000). Al secondo posto la Cina, con 1,640,000 carcerati (475 ogni 100,000). Terzo posto per la Russia dove la popolazione carceraria è pari a 681,600 ( 475 ogni 100.000).

 
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Legge truffa di stabilitÓ..

Post n°9 pubblicato il 29 Ottobre 2013 da bysniper
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È una delle amare sorprese della legge di stabilità: dopo anni di tagli, tornano ad aumentare i costi della politica. E non di poco: 32 milioni di euro in più nel 2014 inseriti nella tabella del ministero dell'Economia sotto i capitoli «organi costituzionali» e «organi a rilevanza costituzionale». Aumentano di 6 milioni di euro le spese per Camera, Senato e Quirinale. Aumentano di circa 26 milioni di euro le spese per Corte dei Conti, Tar, Consiglio di Stato, Cnel e Consiglio superiore della magistratura. Sostanzialmente per tutti le spese o restano immutate rispetto al 2013 o lievitano. Con due sole eccezioni: il fondo spese elettorali che scende di 380.191 euro quest'anno portandosi a 91 milioni di euro per pagare elezioni europee ed eventuali rinnovi dei consigli regionali. Il secondo e ultimo a stringere la cinghia è il Cnel, che si vede ridurre la dotazione di 105.617 euro, da 2,83 a 2,72 milioni di euro. Ma la recupererà con gli interessi nel 2016, quando salirà a 2,895 milioni di euro.

Restano immutati gli stanziamenti base per Camera (943,1 milioni), Senato (505,36 milioni) e Presidenza della Repubblica (228 milioni). Ma lievita la loro spesa complessiva perché per la prima volta appare in bilancio la spesa di un ufficio congiunto Camera-Senato che dovrà vigilare sull'effettivo rispetto del principio di pareggio di bilancio inserito nella Costituzione con la legge 243 del 24 dicembre 2012. Costo di questa vigilanza: 6 milioni di euro, che non sono proprio una bazzecola. Ed è grottesco che proprio la legge che doveva servire a tenere sotto controllo i conti pubblici calmierando la spesa, faccia lievitare di 6 milioni di euro l'anno i costi della politica. A parte questa somma che lievita l'unica cosa certa è che nel bilancio dello Stato non si trova alcuna traccia dei presunti tagli al proprio bilancio che avevano annunciato sia Laura Boldrini che Piero Grasso. La dotazione del Senato resta immutata rispetto al 2013 sia nel 2014 che nel 2015 e nel 2016. Quella della Camera immutata nel 2014 e nel 2015 e aumentata di quasi 50 milioni di euro nel 2016, quando passerà da 943,16 a 992,8 milioni di euro. Ha mantenuto invece la promessa fatta il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il suo stipendio personale era stato fissato dalla legge di stabilità dello scorso anno a 248.017 euro. La cifra secondo l'assestamento di bilancio 2013 è scesa a 239.182 euro lordi, con un taglio di 8 mila euro che ha superato ampiamente la cura dimagrante solo annunciata da altre cariche istituzionali. Il nuovo assegno secondo la tabella della legge di stabilità resterà identico anche nei prossimi anni. Almeno fino al 2016, oltre al quale non va la attuale legge di bilancio.

Aumentano invece già nel 2014 le spese di tutti gli altri organi a rilevanza costituzionale. Più di 12 milioni alla Corte dei Conti, che vede passare da 32,2 a 43,99 milioni di euro le spese di funzionamento (incremento di 11,79 milioni di euro), mentre aumenta di 434.357 la dotazione base che sale a 237,214 milioni di euro. Cresce di 12,5 milioni di euro anche la spesa per il funzionamento di Consiglio di Stato e Tar: passano da 176,3 a 188,8 milioni di euro. Aumenta di 14.283 euro la spesa di funzionamento del consiglio di giustizia amministrativa della Regione Sicilia (sale a 264.054 euro). E passa da 34,7 a 36,03 milioni di euro il costo del Consiglio superiore della magistratura. Il funzionamento base aumenta di 714.302 euro salendo a 6 milioni di euro tondi per il 2014. La dotazione base aumenta di 588.843 euro arrivando a 30.030.997 euro. 

Per molti organi costituzionali l'aumento è dovuto sia a maggiori dotazioni strutturali ottenuti che dagli scatti di stipendio dei propri dipendenti sottratti alla tagliola che spesso scatta invece sulla maggiore parte dei dipendenti pubblici.

 

 

 
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Indecenti!!

Post n°8 pubblicato il 27 Ottobre 2013 da bysniper
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Alla fine di un Consiglio europeo in cui si è discusso di questioni epocali, dai flussi migratori nel Mediterraneo allo spionaggio tra Stati Uniti e Paesi alleati, ieri il presidente della Repubblica francese François Hollande si è dovuto mettere a parlare di campionato di calcio. Per confermare che «la regola del 75% vale per tutti, non c'è motivo che le squadre vengano esentate». Nella Francia della disoccupazione record (3,29 milioni di senza lavoro), delle fabbriche che chiudono (proprio ieri l'ultima Citroën C3 è uscita dallo stabilimento di Aulnay) e della Bretagna in collera per gli allevamenti in crisi, Hollande deve preoccuparsi pure dello stipendio dei calciatori.

 
Nel weekend dal 29 novembre al 1 dicembre i tornei francesi si fermeranno: niente Paris Saint-Germain-Olympique Lyonnais, cancellate tutte le altre partite di Ligue 1 e Ligue 2, ma stadi e sedi delle società aperti per vaghi «incontri di sensibilizzazione del pubblico», a prima vista molto meno avvincenti di un dribbling di Ibrahimovic. È una specie di clamoroso sciopero, proclamato non dai calciatori ma dai club: sono loro che in base alla legge fiscale in via di approvazione dovranno pagare allo Stato il 75% di tasse (sulla parte di salario dei calciatori che supera il milione di euro l'anno). E sono loro, i presidenti delle squadre, che hanno deciso la serrata, «per salvare il calcio francese che dà lavoro a 25 mila persone», ha detto il presidente dell'unione dei club e della squadra Le Havre (seconda divisione), Jean-Pierre Louvel.

 
Solo che non si ricorda una protesta più impopolare di questa: pure i colossali scioperi del 1995 contro la riforma delle pensioni proposta da Alain Juppé, che paralizzarono i trasporti e tutto il Paese, suscitarono meno nervosismo. Secondo un sondaggio Opinionway, l'85% dei francesi pensa che sia corretto imporre la tassa del 75% anche alle squadre di calcio, e trovano «ingiustificata» questa inedita protesta dei club. «Il calciatore più pagato, Zlatan Ibrahimovic, ha un reddito netto stimato in 14 milioni di euro l'anno. Pochi francesi verseranno una lacrima per chi guadagna l'equivalente di più di 1000 anni di salario minimo», sostiene Brigitte Bourguignon (responsabile sport del partito al governo Ps).

 
I responsabili dei club dicono che 13 squadre su 18 dovranno versare al fisco somme talmente ingenti che rischiano il fallimento, anche se il governo ha aggiunto un plafond: in ogni caso i club non dovranno pagare più del 5% del loro giro d'affari. In totale il fisco francese si aspetta di ricavare 44 milioni di euro, dei quali 20 versati dal solo Paris Saint-Germain delle star Ibrahimovic e Cavani. L'altro club miliardario, l'As Monaco allenato da Claudio Ranieri e di proprietà dell'oligarca russo Dmitry Rybolovlev, non verserà un euro perché è soggetto al regime fiscale del Principato di Monaco e non della Francia. A parte i casi eccezionali come Ibrahimovic (14 milioni l'anno), Thiago Silva (12), Cavani (10), Gourcuff (7,5), Valbuena (6,5) o Diabaté (3,3), il salario medio di un calciatore di prima divisione è di mezzo milione l'anno. «Abbastanza perché anche i tifosi non siano in grado di udire il lamento della parte più ricca del Paese», dice Arnaud Flanquart, autore di un libro sul futuro del calcio francese, mentre il grande Michel Platini è lapidario: «Con quello che guadagnano, i calciatori faranno parlare di sé». In realtà non sono i giocatori a scioperare ma i club, perché sono questi ultimi a dover pagare la supertassa. Ma non sono tempi per sottigliezze, le «giornate bianche» e il mondo del calcio sono impopolari e basta. Anzi, come scrive Le Monde in prima pagina, «indecenti».

 

In Italia uno sciopero del calciò può provocare una rivoluzione.. non resta che fare questa affermazione, altrimenti non si capisce cosa aspettano..

 

 
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Strage di orsi nell'Abruzzo

Post n°7 pubblicato il 26 Ottobre 2013 da bysniper
Foto di bysniper

Strage di orsi sulle strade dell'Abruzzo interno e gli enti preposti alla sua difesa non intervengono: le uniche iniziative, infatti, arrivano dalle associazioni ambientaliste. E' la denuncia della onlus "Salviamo l'orso", per la salvaguardia dell'orso bruno marsicano. "L'ultimo esemplare, stavolta una femmina - viene ricordato in un documento - è stato travolto e finito da un'automobile sulla strada regionale 479 Sannite tra Anversa degli Abruzzi e Villalago, in provincia dell'Aquila. Si tratta - viene aggiunto - dell'ennesima perdita in un'area limitrofa al Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e ripropone il problema della tutela del mammifero terrestre più raro in Italia e dell'intero sistema delle aree protette dell'Appennino centrale".

Nel maggio 2011 un'orsa, accompagnata da tre cuccioli da svezzare, è stata travolta ed uccisa sul rettilineo della strada regionale 83 Marsicana alle porte di Pescasseroli; lo scorso il 25 aprile un giovane maschio è stato ucciso sull'autostrada A24 Roma-L'Aquila all'altezza del casello di Tornimparte.

"Spesso - spiega Stefano Orlandini,  presidente di "Salviamo l'orso" - abbiamo messo in guardia il Parco nazionale e le istituzioni del pericolo incombente, su tutti gli animali selvatici. Quali iniziative hanno intrapreso dal 2011 ad oggi le competenti autorità, vale a dire il Pnalm, il ministero dell'Ambiente, la Regione Abruzzo,  la Provincia dell'Aquila e la  società "Strada dei Parchi"Quasi nessuna. Hanno rilasciato le solite preoccupate dichiarazioni, hanno tentato di mettere in programma alcune azioni e poi hanno lasciato cadere tutto nel nulla. Cosa hanno prodotto incontri e ricerche? Niente di concreto, se non il posizionamento di alcuni microscopici cartelli lungo la circumlacuale di Scanno dove un altro orso è stato investito senza particolari conseguenze. Del resto negli ultimi anni - viene ancora evidenziato - quali sono le criticità risolte dal Parco? Quali le questioni affrontate in maniera adeguata? Eppure non sarebbe stato difficile adottare provvedimenti, dal costo non proibitivo".

L'associazione "Salviamo l'orso", un piccolo gruppo di appassionati, osservando come il problema degli attraversamenti della fauna sia stato affrontato in altri Paesi ed affidandosi ad esperti, ha prima esaminato le zone e i tratti di strada che risultano essere più pericolosi, poi ha prodotto uno studio di mitigazione del rischio e ha raccolto i  fondi per gli interventi. "Adesso - si fa ancora presente - è tutto  pronto: dovrebbero iniziare i lavori, ma siamo costretti ad attendere ancora  alcuni enti che tardano a concedere le autorizzazioni ...  Potenza della burocrazia italiana, che non solo non fa, ma complica la vita  anche a chi vuol fare!  Il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, ha dichiarato di voler capire cosa non funziona nella tutela dell'orso marsicano: semplice, il disinteresse degli enti pubblici".

 

 
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L'oro? Cresce sulle foglie degli alberi di eucalipto

Post n°6 pubblicato il 23 Ottobre 2013 da bysniper

L'oro cresce sugli alberi: particelle di questo metallo prezioso sono state scoperte nelle foglie di eucalipto e potrebbero essere la spia di grandi depositi d'oro sotterranei. Pubblicato sulla rivista Nature Communications, dal gruppo coordinato da Melvyn Lintern del centro di ricerche australiano sulle Scienze della Terra e la valutazione delle risorse (Csiro), il risultato fornisce un nuovo modo per individuare giacimenti d'oro senza effettuare scavi.

Tracce d'oro, spiegano gli autori, sono rilevate a volte nei terreni che circondano gli alberi di eucalipto e nelle foglie di queste piante ma senza eseguire scavi in profondità è difficile stabilire se gli alberi crescono sopra giacimenti o se le particelle del metallo prezioso sono state portate lì dal vento. Grazie a una tecnica di immagine a raggi X, sono stati analizzati rami, foglie e cortecce raccolti da alcuni alberi di eucalipto in due siti australiani. Le tracce del metallo prezioso sono state individuate in tutti i campioni ma in concentrazioni maggiori nelle foglie. Per comprendere se l'oro assorbito è arrivato trasportato dal vento o si trova in profondità nel terreno, è stato condotto un esperimento in serra in cui sono state fatte crescere piantine in suoli in cui sono state inserite particelle d'oro.

E' stato scoperto che le piante assorbono le particelle dalle radici, in concentrazioni non dannose per l'albero, e le trasportano soprattutto nelle estremità, come le foglie. In questo modo è stato dimostrato per la prima volta che la presenza delle particelle del metallo negli alberi è dovuta a giacimenti sotterranei. Secondo i ricercatori, gli alberi analizzati crescono sopra un deposito d'oro situato a 35 metri di profondità e assorbono le particelle mentre, nei periodi di siccità, cercano fonti di umidità presenti nel deposito. Considerando che la scoperta di depositi d'oro, negli ultimi anni si è ridotta del 45%, il risultato potrebbe rivelarsi determinante per lo sviluppo di nuove tecnologie per individuare giacimenti d'oro senza fare scavi.L'oro cresce sugli alberi: particelle di questo metallo prezioso sono state scoperte nelle foglie di eucalipto e potrebbero essere la spia di grandi depositi d'oro sotterranei. Pubblicato sulla rivista Nature Communications, dal gruppo coordinato da Melvyn Lintern del centro di ricerche australiano sulle Scienze della Terra e la valutazione delle risorse (Csiro), il risultato fornisce un nuovo modo per individuare giacimenti d'oro senza effettuare scavi.

 
Tracce d'oro, spiegano gli autori, sono rilevate a volte nei terreni che circondano gli alberi di eucalipto e nelle foglie di queste piante ma senza eseguire scavi in profondità è difficile stabilire se gli alberi crescono sopra giacimenti o se le particelle del metallo prezioso sono state portate lì dal vento. Grazie a una tecnica di immagine a raggi X, sono stati analizzati rami, foglie e cortecce raccolti da alcuni alberi di eucalipto in due siti australiani. Le tracce del metallo prezioso sono state individuate in tutti i campioni ma in concentrazioni maggiori nelle foglie. Per comprendere se l'oro assorbito è arrivato trasportato dal vento o si trova in profondità nel terreno, è stato condotto un esperimento in serra in cui sono state fatte crescere piantine in suoli in cui sono state inserite particelle d'oro.

 
E' stato scoperto che le piante assorbono le particelle dalle radici, in concentrazioni non dannose per l'albero, e le trasportano soprattutto nelle estremità, come le foglie. In questo modo è stato dimostrato per la prima volta che la presenza delle particelle del metallo negli alberi è dovuta a giacimenti sotterranei. Secondo i ricercatori, gli alberi analizzati crescono sopra un deposito d'oro situato a 35 metri di profondità e assorbono le particelle mentre, nei periodi di siccità, cercano fonti di umidità presenti nel deposito. Considerando che la scoperta di depositi d'oro, negli ultimi anni si è ridotta del 45%, il risultato potrebbe rivelarsi determinante per lo sviluppo di nuove tecnologie per individuare giacimenti d'oro senza fare scavi.

 
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