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Vespae Historia

Post n°2 pubblicato il 07 Settembre 2006 da lampredo
Foto di lampredo

La Vespa, un’avventura nata per me nel maggio del 2005, entrò nella mia vita come mezzo salvatore grazie all’intervento divino dello zio C. Me la propose vedendo che friggevo dalla voglia di schizzare via da casa, di muovermi agevolmente senza rendere conto a nessuno, e di quest’atto di profonda gentilezza gli sarò sempre grato, di questo come di tante altre cose.
Consapevolmente mi aveva donato il modo di svincolarmi da un po’ di brigliame del parentame, e io me ne resi subito conto. Quello a cui aspiravo, la libertà di movimenti, l’indipendenza, non era più un lontano miraggio.
Mio zio era mosso anche dal ricordo che ravvivavo in lui della sua gioventù, la Vespa era stato il suo primo mezzo, come per me.
Il prestito era costituito dal classico vespone P125X, blu, del 1978 e abbastanza malridotto, ma affidabile ed indistruttibile.
Iniziai a prenderci mano gironzolando qua e là, distraendomi dal mio impegno scolastico: ricordo alcuni bagni estivi all’Arno, alla Gravenna, con dei miei compagni di classe, mentre ero in fervente preparazione per l’esame teorico della patente A, noncurante, almeno non abbastanza, del debito in arrivo per Fisica.
Nel frattempo era accaduto un fatto nuovo: avevo conosciuto A, e grazie alla Vespa potevo raggiungerla, vederla, portarla in giro. Ci accompagnò alla Verna, sbuffando un po’, ma resistendo fino all’ultimo.
Già andarci da soli è eccezionale, quando poi si tratta di guidare col passeggero, e il passeggero è una donna, la propria donna, allora il tutto diventa idilliaco.
Detti l’esame da privatista, sia teorico che pratico prima di luglio, per paura che scattassero le tanto temute 60 domande (tuttora terrore dei giovani patentandi, inculcatogli dalle “scuole guida-sanguisughe”).
Fu un’impresa eccezionale, sia per il magico risultato alla teoria: passai con 4 errori, il massimo consentito, sia per la puntualità del successo nella pratica.
Detti la pratica il 21 Luglio, verso le 15, e dopo questa penosa esibizione in onore dell’odiata regina burocrazia, mi consegnarono l’agognato pezzo di carta-plastica alle 16:00. Alle 16:30 ero in viaggio per l’Elba con S dietro di me (ero nel frattempo diventato maggiorenne e di conseguenza abile al trasporto di un passeggero) e con due amiche che s’erano avviate in treno e che ci avrebbero aspettato al porto di Piombino. In due in Vespa, passammo da posti incantevoli come la Valdichiana, Montalcino, la Val d’Orcia… Ho sempre presente uno stradone prima di Montalcino: il tachimetro della vespa che segnava 95! In DUE! Il percorso era stato nominato da uno studioso tedesco il più incantevole tratto di strada al mondo, ed effettivamente a noi parve così. Perfetti filari di vigneti, vallate tappezzate da vari colori delle varie culture, i colli senesi dietro i quali annegava romantico il sole, corridoi senza fine di cipressi, strade contornate da pini silvestri secolari della Maremma.
Insomma uno spettacolo, un rischio, un’avventura. Tutto dipendeva dall’esame. Ma, parlando in confidenza, ci sarei andato uguale anche se  fossi bocciato. Fu una vacanza strepitosa, breve ma intensa, infatti noleggiammo un altro scooterone una volta all’Elba, e con questi due “bolidi” il divertimento era assicurato. Sinceramente avrei voluto girare di più, ma è pure vero che ci siamo stati poco e che doveva essere una vacanza e non un fuggi-fuggi.
I miei compari tornarono da sé in treno e io rimasi lì con la prospettiva d’aspettare i nonni, ma mi resi conto di non avere alcuna voglia di starmene da solo neanche un attimo in più. Quindi partii e dopo poche ore ero in Italia con l’intenzione di andare a fare una visitina semplice e senza pretese all’amico A in villeggiatura a Follonica.
Fu così che fra una storia e l’altra restai lì un’altra settimana.
Il viaggio di ritorno fu abbastanza traumatico, perché la Vespa dava qualche problema, carburazione, candela, non so: non sono mai stato un brillante meccanico.
Tuttavia, ricordo quella vacanza come una delle più belle ed intense della mia vita. Era la mia prima vera vacanza autonoma.
L’estate finiva e la scuola iniziava, ma puntualmente la vespa mi accompagnava a scuola, a pallavolo, in sala pesi, ed una volta ritornando da quest’ultima per poco non lasciavo le penne sull’asfalto. Tornavo da un pomeriggio di potenziamento, quando entrando nel parcheggio di mia nonna fui letteralmente travolto da una macchina, vespa compresa. L’auto schiacciò la vespa lateralmente, e durante il volo verso l’esterno ( ero stato sbalzato via di lato ) bestemmiai alacremente in apprensione per la povera vespa e mi parve d’aver udito un tonfo. Mi rialzai lentamente, accecato dall’ira, più che dal dolore, ( sono invulnerabile, non lo dite in giro ) e scoprii di conoscere il conducente colpevole assassino.
Fatto sta che il misfatto si concluse in maniera consolante e vittoriosa per il sottoscritto. La vespa, incastrata sotto il parafango della macchina non pareva avere grossi danni, certo, qualche graffio, ma in compenso aveva lottato fino all’ultimo e con il pedale della messa in moto aveva forato la gomma dell’assalitore. Inoltre per terra, il luogo del delitto era cosparso di liquido e temendo fosse benzina, andai ad annusare ed appurai che invece era acqua saponata che era fuoriuscita dal tubo della macchina, tranciato dalla pedana Piaggio della Vespa.
Insomma i danni erano più della macchina, ma la colpa era tutta sua e quindi ero innocente, casto e legalmente vittorioso, tranquillo anche perché -madama sfortuna ci si mise d’impegno per quel povero Cristo- due pattuglie, dico, due pattuglie della polizia municipale erano lì a 20 metri ad assistere alla scena.
In fin dei conti io rimasi appiedato… fino al giorno dopo, nel quale presi la patente per auto.
Dopo una riparazione totale alla carrozzeria della vespa - meccanicamente era perfetta, tanto che dopo l’incidente, partì al primo colpo e io quasi mi commossi –
tornò più splendente di prima, come mai era stata. Ero orgoglioso di quell’oggetto tanto amato, e l’utilizzavo anche d’inverno.
Intanto a pallavolo conobbi un ragazzo, anche lui patito per le vespe, e verso aprile ci capitò un’occasione che a ripensarci ora, posso classificare come uno di quei bivi fondanti di una vita. E di questo gli devo veramente riconoscere il merito di avermela proposta.
Dunque, si trattava di un RAID, un giro piuttosto arduo, con uno stormo di vespisti scatenati da tutta Italia, in Toscana nelle nostre zone.
L’iscrizione era abbastanza tosta, per un misero disoccupato come me, ma non mi risparmiai, e pur andando contro la volontà ben espressa dai miei, m’iscrissi.
 
Il 23, il 24 ed il 25 aprile del 2006 presi parte al RAID del Granducato di Toscana insieme ad un’altra 60ina di vespe.
La cosa era organizzata veramente bene e il primo giorno girammo il Chianti ed il Casentino, il secondo attraversammo le crete senesi ed il terzo finimmo in Valdichiana. Tutti itinerari abbastanza noti, ma visti da un’altra prospettiva erano come nuovi. Ci divertimmo come pazzi, giorno e notte.
E la mia passione-amore per la vespa è di lì aumentata in maniera esponenziale. Conobbi un sacco di appassionati, anche fanatici, che mi indicarono la dritta via per il divertimento su due ruote.
Esperti vespisti aretini mi davano la loro consulenza e finalmente entrai in maniera totale nel magico mondo della vespa.
Ma per entrare a far parte definitivamente di questo club c’era bisogno di una prova d’iniziazione.
L’incanto finì. Era sempre stata una situazione precaria, ma il tempo e la gioia avevano favorito il dimenticarmene.
La Vespa doveva tornare al suo padrone.
La Vespa lo chiamava a gran voce…
Per farvela breve, un triste giorno, mio zio, per ragioni più che giuste, dovette riprendersi la vespa.
La separazione fu drastica.
Io rimasi in lutto. Ero gambizzato, dico sul serio, era come aver perduto le gambe.
Ma non restai a lungo nella condizione di pedone o ciclista, e dato che avevo già iniziato le ricerche, dopo 1-2 settimane al massimo, comprai un’altra vespa, simile alla precedente, ma più potente e ovviamente più malridotta. Dico ovviamente perché il prezzo d’acquisto fu di 200 euro. Tuttavia erano ben spesi: ci misi le mani e la riportai a pulsare nel giro di un mese. La intestai a me e pagai di tasca mia l’acquisto e pian piano anche gli interventi dal meccanico.
Ora, un inciso è d’obbligo per spiegare bene la follia del sottoscritto.
Frequentavo l’ultima classe del Liceo Classico e quindi gli esami si avvicinavano pericolosamente.
La Vespa era nei miei pensieri e spesso le davo la precedenza allo studio. Verso fine Giugno la vespa fu finalmente pronta e potei fissare l’esame di guida: il primo disponibile era il 27 Luglio. Imprecando sommessamente, accettai e mi allontanai con i moduli e tutto.
Giunsi all’esame, che andò come andò, ma perlomeno ero fuori.
Da un mesetto, nel frattempo, avevo trovato un impiego come pizza pony-express( cos’altro potevo fare!? Ad ognuno il suo!), giusto per raggranellare i soldi per la miscela e i pezzi: per campare, in breve.
Il guaio fu che rimasi bloccato per tutto Luglio, lavorando, spendendo e spandendo sudore per nulla.
La mia idea del post-maturità era devastante: avevo voglia di viaggiare come Gulliver, fare avventure avventate, follie senza senso..
Invece mi ridussi al nulla. Unico svago lo trovavo appunto con la Vespa, che fedele mi condusse un paio di giorni al mare.
In Agosto invece iniziai a viaggiare, ma purtroppo non avevo le compagnie adatte, almeno per ciò che avevo in mente.
Ripetei l’Elba dell’anno scorso in versione più solitaria e tranquilla.
Probabilmente ero viziato dall’estate scorsa e quest’ultima non sono riuscito a pareggiarla.
Tutto questo per dire che la Vespa, sempre e comunque, è stata la fedele compagna e tacita complice delle mie azioni.
Ha rappresentato una certezza, e mi ha regalato gioie indimenticabili.
Questo è un monumento senza pretese, che era per me d’obbligo fare ad un oggetto senza età, adatto a tutto, perfetto per i giovani, insostituibile nell’estate.
 

 
 
 
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Un blog di: lampredo
Data di creazione: 25/07/2006
 

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