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Rime inedite del 500 (XXX)

Post n°912 pubblicato il 26 Dicembre 2014 da valerio.sampieri
 

Rime inedite del cinquecento (Bologna, Romagnoli - Dall'Acqua, 1918)

XXX

[1 Di Carlo Coccapani]

Di don Carlo Coccapani

Fatto è 'l mio petto un Mongibello ardente

L'un e l'altr'occhio un novell'istro, un Xanto
L'alma d'aspri sospir selv'atra e quanto
Si sfronda più, più germogliar si sente.

Ne 'l foco immenso è d'essiccar possente
L'amaro umor de l'angoscioso pianto,
Né le lagrime puon tanto, né quanto
Dar refrigerio al fiero ardor cocente.
                   
Ma quanto cresce l'un, tanto sormonta
L'altro contrario e 'n un soggetto istesso
Estremo caldo e freddo estremo alloggia.
                   
E 'n un sol punto e quelli e questi poggia
Tal che avvampa gelata e gela spesso
L'alma avvampata al suo martir sì pronta.

[2 Di Carlo Coccapani]

Del medesimo

Qual puro ardor, che da fatali giri
Di due stelle serene in me discese
Sì soave alcun tempo il cor m'accese
Che ne' pianti giova e ne' sospiri.
                   
Come minacci Amore come s'adiri,
Quali sien le vendette e quai l'offese
Per prova seppi, né più mai s'intese
Che beassero altrui pene e martiri.
                   
Hor ch'empia gelosia s'usurpa il loco
Ove sedeva Amor solo in disparte
E con le dolci fiamme il ghiaccio mesce.
                   
M'è l'incendio noioso e 'l dolor cresce
Sì, ch'io ne pero (ahi lasso!) e con qual'arte
Se temprato è dal giel, più m'arde il foco!

[3 Di Carlo Coccapani]

Del medesimo

Donna, per cui trionfa Amore e regna,
Merti tu ben che 'l capo a te circonde
Nobil corona; ma qual fia la fronde,
O qual fia allor cui tanto onor convegna?
                   
A gran ragion da te si schiva e sdegna
Fregio men bel che si ricerchi altronde
Poiché sol l'or de le tue treccie bionde
Può far corona che di te sia degna.
                   
Questi s'avvolge in cotai forme e tesse
Che la fenice omai sola non fia
Che di diadema natural si vanti.
                   
Così, o nuova fenice, a te piacesse
Scoprire il sen; come vedrian gli amanti
Che gli è monil la tua beltà natìa.

[4 Di Carlo Coccapani]

Del medesimo

Luci, sovr'ogni luce adorne e liete,
Poiché voi stesse di mirar m'è tolto
E gioir di quel ben ch'è 'n voi raccolto
E di quei pregi onde sì ricche siete,
                   
Con sì nov'arte almen deh! non tenete
Vostro splendore a me chiuso et involto
Qualor con gli occhi e col pensier son volto
Là 've a' raggi d'amor lucenti ardete.
                   
Forse invidiate voi che sì felice
In fruir vostra vista altri divegna
Se pur fruirne in parte a voi non lice.
                   
Deh! che s'un dì mi foste a pien concessi
Farei in virtù vostra opra sì degna
Che mirar vi potreste ivi entro espressi.

[5 Di Carlo Coccapani]

Del medesimo

Facelle son, d'immortal luce ardenti
Gli occhi che volgi in sì soavi giri
E fiamma è l'aura che tu movi e spiri
A formar chiari, angelici concenti.
                   
E fuoco son le lagrime cadenti
Che talor versi e foco i tuoi sospiri.
E quanti tu col dolce sguardo miri,
E quanti rendi al dolce suono intenti.
                   
Io solo ai vivi raggi et a le note
Onde avvampa ciascun, nulla mi scaldo
Né trova onde nutrirsi in me l'ardore.
                   
Né già son'io gelido marmo e saldo;
Ma consumato in altro incendio il core,
Or che cenere è tutto arder non puote.

[6 Di Carlo Coccapani]

Del medesimo

Poi ch'Apollo m'è scarso, e che non spira
Più ne la lingua mia l'usata aìta,
Che se pur move a l'altrui lodi ardita,
Erra lungi dal segno ov'ella aspira.
                   
Tempra al canto, Guerin, la nobil lira,
E sia intorno al sonar Leonora udita,
Che per chiaro soggetto or te l'addita
Febo, che in lei sua luce espressa mira.
                   
Dì com'è casta, e saggia, e loda e scegli
Pari al suo merto e al bel nome intanto
Qual eco al replicar la fama impari.
                   
Forse sì come augel, che gli astri svegli
A salutare il sol, desti al tuo canto
Mille cigni udirai famosi e chiari.

Tratte da: Rime inedite del cinquecento (Bologna, Romagnoli - Dall'Acqua, 1918)
 
 
 
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