Creato da antonio.pagliani il 27/12/2009
STORIA E ORIGINE DELLE RELIQUIE
 

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PREMESSA

Post n°9 pubblicato il 27 Dicembre 2009 da antonio.pagliani

                                                                   

 

 

Questa ricerca  è nata quasi per caso nell’autunno del 2001 quando, tra i tanti gravi ed importanti avvenimenti che hanno occupato le pagine dei giornali di quei giorni, comparvero sulla stampa quotidiana due brevi notizie di segno opposto che riproponevano ancora una volta l’antico problema dell’autenticità delle reliquie.          

 

Le due notizie,riportate dal Corriere della Sera del  6 e 17 ottobre,si riferivono rispettivamente

alla cancellazione dal martirologio dei Santi del nome di Filomena e,per contro,al riconoscimento con la prova del DNA dei resti dell'Evangelista Luca  custoditi in un sarcofago della basilica di Santa Giustina  a Padova.

Non si trattava certo di fatti sconvolgenti eppure un certo interesse o quantomeno una certa curiosità l’avrebbero dovuta destare specie in un cattolico che avrebbe potuto giustamente chiedersi come fosse stato possibile che per oltre duecento anni si fosse venerata una santa praticamente inesistente il cui culto,nell’ottocento,era stato promosso in Francia addirittura dal Santo Curato d’Ars.

Proprio la curiosità  di approfondire la materia già sorta alcuni anni or sono in occasione di un viaggio in Terra Santa,mi ha portato  alla realizzazione di questa sia pur modesta ricerca con l’augurio che possa contribuire a fornire qualche chiarimento sull'oggetto di  una fra le più diffuse forme di  devozione popolare.

Sulle reliquie in generale non vi sono molti testi di autori contemporanei in commercio e quei pochi sono per lo più opera di studiosi stranieri  mentre abbondano invece opuscoli,saggi,agiografie e  aneddotica circa  singoli santi , reliquie o gruppi di reliquie come ad esempio lo studio di Giovanni Sicari "Reliquie insigni e Corpi Santi a Roma" edito nel 1998 nella collana Monografie Romane a cura dell'Alma Roma.

La materia,contrariamente a quanto si possa pensare,è assai vasta talchè,per dare un filo logico alla trattazione, il testo è stato suddiviso per argomenti: Origine e storia del culto delle reliquie,le reliquie nel medioevo,furti e translazioni di reliquie,le reliquie della Sacra Famiglia, autenticità delle reliquie,le reliquie oggi secondo la legislazione del  diritto canonico,reliquiari  ed infine due parole di conclusione.

 
 
 

I° ORIGINE E STORIA DEL CULTO DELLE RELIQUIE

Post n°8 pubblicato il 27 Dicembre 2009 da antonio.pagliani

 

Per  reliquie  (dal latino reliquiae der. da reliquus : rimasto) si intende ciò che resta di un corpo umano o di parte di esso.Nel tempo,in senso lato, il termine è stato esteso anche ad indumenti ed oggetti venuti direttamente a contatto con le persone alle quali venivano riconosciute preclare virtù di santità.

Se la reliquia comprende l'intero cadavere ad esso viene data la denominazione di "corpus" mentre se si tratta solo di parti o frammenti si parla di reliquie "ex  ossibus". Il codice di diritto canonico,di cui vedremo più avanti la disciplina attuale per il culto delle reliquie, divide le stesse in” reliquiae insignes" ( corpo,capo ed arti di santi o beati nonchè quelle parti del loro corpo  che hanno subito il martirio purchè si tratti di parte“ intera e non piccola” pgf 2-), “reliquiae non insignes" ( corpi privi di testa e arti), “reliquiae notabiles" (mani e piedi) ed infine le”reliquiae exiguae" (dita e denti). Accanto a queste reliquie definite "primarie" vanno aggiunte quelle ottenute per contatto chiamate in passato con nomi quali "brandea,memoriae,nomina,sanctuaria,ecc.” e che oggi vengono comunemente definite “secondarie”.

Il culto delle reliquie si  è venuto affermando fin dai primi passi della cristianità e la Chiesa (inizialmente gli Apostoli e i loro successori) accettò e permise di venerare le reliquie dei martiri come segno di pietà per i fratelli che avevano versato il loro sangue per Cristo.

L'idea che toccare il corpo di un santo o anche solo le sue vesti potesse consentire  "di partecipare alla sua santità ed alla sua grazia",come ebbe a dire S.Basilio,ottenendo benefici non solo spirituali, è d'altra parte documentato negli stessi Vangeli e negli Atti degli Apostoli.

"Or una donna,che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto..........udito parlare di Gesù venne tra la folla alle sue spalle e gli toccò il mantello. Diceva  infatti 'Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello sarò guarita' . E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male" (Marco  5/28) e ancora nella terra di Genesaret "E dovunque giungeva in villaggi o città o campagne,ponevano  i  malati nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello e quanti lo toccavano guarivano (Marco 6/56).

Anche dopo la morte di Gesù  i primi fedeli (a Gerusalemme) si rivolsero agli Apostoli  con la stessa fiducia: " Intanto andava aumentando il numero di uomini e delle donne che credevano nel Signore  fino al punto che portavano gli ammalati  nelle piazze ponendoli su lettucci  e giacigli perchè quando Pietro passava anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di  loro " e, ad Efeso , “Dio intanto operava prodigi per opera di Paolo al punto che si mettevano sopra i malati i fazzoletti o grembiuli che erano stati  a contatto con lui e la malattia cessava"( Atti degli Apostoli 5/15 e 19/11).

 

Dopo le prime persecuzioni la stessa Chiesa fece costruire i suoi altari sopra i sepolcri dei martiri a protezione dei quali vennero poi erette costruzioni che col tempo divennero vere e proprie basiliche denominate "basilicae o ecclesiae ad corpus" cioè erette sul luogo del sepolcro come quella fatta costruire da Costantino al Verano sul sepolcro di San Lorenzo o come quelle più tarde di S.Alessandro sulla via Nomentana o di S.Apollinare a Ravenna.

Il  pericolo che si finisse per innalzare altari e basiliche ai martiri trasformando la venerazione in adorazione costrinse S.Agostino ad intervenire nel  255  precisando che "Quando noi  offriamo il Sacrificio presso i sepolcri  dei martiri non è forse a Dio che l'offriamo ? Senza dubbio i Santi martiri hanno un posto d’onore tuttavia essi non sono adorati al posto di Cristo…..”.

Gli abusi e le esagerazioni soprattutto sul continente africano con la costruzione di altari eretti ovunque furono riprovati da un Concilio tenutasi a Cartagine nel 401  in cui venne stabilito che tali  "memoriae" si potevano erigere unicamente dove si trovava il corpo di un martire o una sua reliquia ovvero una tradizione assolutamente sicura ("fidelissima  origine") stabilisse la sua casa o il luogo del  suo martirio.Fu in questo Concilio che venne introdotto il canone cosiddetto "Item placuit"  che prescriveva che tutti gli altari contenessero reliquie,regola  in parte osservata sino  a qualche anno fa nella consacrazione degli altari.

Il ritrovamento della Santa Croce avvenuto secondo la tradizione nel  326  ad opera di Elena,madre dell'imperatore Costantino,diede grande impulso alla venerazione delle reliquie.Particelle della  Santa Croce si diffusero in tutto il mondo cristiano insieme ad una infinità di altre testimonianze provenienti dai luoghi santi come pietre,terra,oli ed  oggetti vari di cui avremo occasione di trattare nella parte dedicata all'autenticità delle reliquie.

Il bisogno di possedere reliquie,di proteggere quelle esistenti nonchè il ritrovamento nelle catacombe dei corpi dei martiri , ha dato luogo al fenomeno detto della "traslazione" che ebbe,come vedremo più avanti ,un particolare incremento nel medioevo.

Con lo sviluppo del cristianesimo in tutta Europa e conseguentemente  con il crescere della  richiesta si pensò di smembrare i corpi dei santi ; inoltre il ritenere che gli oggetti da loro posseduti in vita  o comunque venuti in contatto con il loro corpo o la loro tomba avessero lo stesso valore dei resti mortali facilitò la moltiplicazione delle reliquie che vennero ricercate soprattutto per le dediche delle nuove chiese.Venne così dato vita ad un commercio delle reliquie in cui si inserirono veri e propri professionisti tra cui il più noto o quantomeno il più citato risulta essere un certo Deusdona diacono appartenente al titolo di S.Pietro in vinculis che operò a Roma nella prima metà del secolo IX e che pare abbia fatto passare per corpi  di insigni martiri romani anche ossa prelevate nei cimiteri dell'Urbe.A Deusdona viene attribuita,dietro lauto compenso,la translazione,avvenuta pare con il consenso strappato al Papa Eugenio II°,della salma di San Sebastiano da Roma a Soissons in Francia.

Contro tali commerci ed abusi si espressero il IV Concilio Lateranense del  1215, quello di Trento (1545-1563) nonchè un secolo più tardi Clemente IX che, dopo un decreto del 1668, in data 6 luglio 1669 istituì un'apposita congregazione "indulgentiis sacrisque reliquiis praeposita".

Nonostante gli sforzi della Chiesa il commercio delle reliquie non fu mai completamente abbandonato."Una delle più sconcertanti vendite di reliquie" come la definisce James Bentley nella sua opera "Ossa senza pace" (Ed.SugarCo),fu la vendita , da parte dell'imperatore Baldovino II°,di quella che era considerata la corona di spine di Gesù, prelevata a Costantinopoli da due emissari del re di Francia Luigi IX in cambio di 10.000 hypobares (monete d'oro in uso nell'Impero d'oriente) e portata a Parigi il 19 agosto 1238 dove pochi mesi dopo fu trasferita a Saint Denis.Una successiva controversia sulla proprietà costrinse poi il re francese a versare ancora a  Baldovino 21.000 libbre d'argento per aggiudicarsi definitivamente la preziosa reliquia.

Oggi il culto delle reliquie viene disciplinato dal Codice di diritto canonico e dai decreti  della Sacra Congregazione dei Riti.

Ma chi erano i Santi i quali stabilivano un contatto tra il cielo e la terra ed il cui culto si svilupperà attorno al corpo,alla tomba e alle reliquie ?

Secondo  J.Le Goff,nella sua presentazione del libro "L'uomo medievale" (Ed.Laterza) "Il santo in un primo tempo è stato il martire;nell'alto medioevo è stato influenzato dall'asceta orientale e in seguito,il più delle volte,si è incarnato nei potenti: il vescovo,il monaco,il re o il nobile.Poi dai secoli XII-XIII in avanti si è passati sempre più dalla santità  'di funzione' alla santità attraverso l'imitazione di Cristo.Dapprima 'professionale' il santo si è in seguito affermato tra gli uomini 'comuni'. Gli bastava nei limiti del possibile realizzare l'ideale della vita apostolica e della perfezione evangelica.Alla fine del Medioevo un numero crescente di Santi si è imposto con la parola ispirata e con la visione. Anche se a partire dalla fine del XII° secolo la  Chiesa ha controllato la canonizzazione dei Santi,il popolo è rimasto per tutto il  Medioevo 'un creatore di santi' ".  L’idea di un patronato speciale esercitato dai servi di Dio sul luogo dove si trovavano le loro reliquie ebbe grande sviluppo tanto che a partire dal XIII° secolo l’aspirazione al “patrono” si  ampliò estendendosi a tutte le comunità.

Questa evoluzione verso una crescente spiritualizzazione della nozione di santità - come sottolinea A.Vauchez nel suo saggio sui Santi - fu accentuata dalla procedura di canonizzazione  che giunse a riservare  al Papa il diritto esclusivo di decidere in ultima istanza a questo proposito.

La manomissione da parte della Santa Sede delle cause di santificazione si accompagnò all'istituzione di un controllo sulle virtù ed i miracoli dei servi di Dio sottoposti ad un attento esame della curia previa testimonianza di coloro che li avevano conosciuti ed avevano beneficiato della loro intercessione.

Si vennero quindi a creare in Occidente due categorie di  Santi: quelli che,approvati e riconosciuti come tali dal Papa, potevano essere oggetto di un culto liturgico e gli altri che dovevano accontentarsi di una venerazione locale.

Per ovviare in parte a tale anomalia, con la costituzione Caelestis Hierusalem Cives del Papa Urbano VIII°, la Santa Sede,nel 1634,avocò esclusivamente a se' l'approvazione dei culti provvedendo al riconoscimento giuridico (detto anche conferma di un culto) di quelli formatisi antecedentemente a partire dal pontificato di Alessandro III° (1158).

 
 
 

2° LE RELIQUIE NEL MEDIOEVO

Post n°7 pubblicato il 27 Dicembre 2009 da antonio.pagliani
 
Foto di antonio.pagliani

 Il Medioevo è,per tradizione consolidata, il periodo storico che va dalla caduta dell'ultimo imperatore romano d'occidente,Romolo Augustolo,nel 476 alla scoperta dell'America nel 1492. Prendere in considerazione un così lungo arco di tempo, sia pure limitandosi alla storia delle reliquie, sarebbe oltrechè complesso estremamente difficile.Se si è pensato di fornire qualche accenno specificatamente a tale periodo è dovuto al fatto che,indistintamente, tutti gli storici e gli studiosi che si sono occupati del Medioevo,non hanno potuto fare a meno di mettere in evidenza le implicazioni avute dalla Chiesa e dal cristianesimo sugli avvenimenti che si sono succeduti. Lo stesso Voltaire nel suo "Saggio sui costumi" nel 1756,individuò nella preponderanza dell'elemento religioso la caratteristica fondamentale della civiltà medioevale. In proposito ha scritto Montanelli nella Storia d'Italia riferendosi al periodo antecedente l'anno mille: " L'uomo medievale era intriso di religiosità. Il bassissimo livello culturale, la vita stagnante e tribolata ne facevano una facile preda di visioni,terrori e mistiche infatuazioni. Ai tormenti che lo perseguitavano,epidemie o carestie, reagiva con oceaniche processioni. Contro la peste e la siccità non aveva altra risorsa che il miracolo......". Tra i fatti più importanti che hanno contribuito a creare una tale situazione basterà ricordare qui l'avvento del monachesimo (dai primi cenobiti ai grandi monasteri passando attraverso la Regola benedettina e la riforma carolingia), la crisi del papato, lo scisma d'Oriente (separazone della Chiesa d'Oriente da quella cattolica romana nel 1054), le Crociate (1096 - 1270), la nascita della Regola francescana (1223), il trasferimento del papato ad Avignone e il conseguente scisma d'Occidente (1378 - 1417) per concludere con la Riforma protestante ( è del 1517 l'affissione sulle porte della chiesa di Wittenberg delle 95 tesi di Martin Lutero). Se si pensa che alla fine dell'XI° secolo in Europa si possono contare, soltanto tra quelli dipendenti da Cluny(abbazia fondata nel 910 dall’abate Brunone con l’appoggio del duca Guglielmo d’Aquitania) 1450 abbazie o monasteri con un complesso di oltre una decina di migliaia di monaci si può capire quale influenza possano aver avuto queste istituzioni sul tessuto sociale dell'epoca. I grandi abati vengono considerati tra i personaggi più insigni e più influenti del loro tempo. "Alla fine del nono secolo, dal momento che l'esteso sistema centralizzato del governo carolingio vacillava di fronte al crescente potere dell'aristocrazia locale e regionale,le istituzioni ecclesiastiche furono costrette a trovare altrove sostegno e protezione.Lungimiranti uomini di Chiesa guardavano oltre il mondo umano cercando difensori soprannaturali,così,accogliendo i Santi, speravano di trovare una soluzione ai mali della società" (Patrick J.Geary - Furta Sacra - Ed.Vita e pensiero). Poichè,come abbiamo visto,le reliquie conferivano importanza ed autorità a chi le possedeva e,verso l'anno mille,la riserva dei martiri si andava esaurendo mentre per contro il cristianesimo stava penetrando nei paesi nordici dove il numero dei santi era assai esiguo,crebbe la necessità di acquisire ovunque sacre spoglie. Costantinopoli,che per la sua collocazione geografica di passaggio da e per la Terra Santa ne era piena tanto da far dire ad uno storico che era diventata "un enorme reliquiario", ne fu direttamente (per vendite,commerci,divisioni) o indirettamente (furti e saccheggi)la principale fornitrice. I crociati alimentarono la riserva di reliquie anche se per lo più non riportarono ossa ma reliquie secondarie.A loro volta i pellegrini occidentali ,ove possibile,riportavano in patria spoglie di santi o parti di esse. "Tante furono le parti del corpo di S.Caterina d'Alessandria a lasciare il Monte Sinai alla volta dell'Europa che ai monaci un tempo custodi dell'intera salma,oggi rimangono solo il teschio ed una mano" (J.Bentley). Oltrechè conferire autorità e potere le reliquie furono anche un investimento.Esse procurarono il denaro necessario alla costruzione di abbazie e cattedrali come successe per quella di Colonia eretta per ospitare i resti di quelli che erano considerati i tre Magi sottratti ad opera del Barbarossa dalla Chiesa di S.Eustorgio a Milano dopo la presa della città nel 1164. Le stesse reliquie erano inoltre fonte di ricchezza non solo per gli ecclesiastici ma per locandieri,mercanti,bottegai,giocolieri ed allevatori locali.Fiere e sagre si svilupparono intorno a santuari e monasteri per non parlare dei pellegrinaggi che offrirono una fonte di ricchezza per molteplici categorie di persone. Uno dei più importanti santuari fonte di pellegrinaggi nel medioevo,fu Santiago di Compostela. La città sorse praticamente sopra la tomba di S.Giacomo dove nel 1100 fu costruita una splendida cattedrale. Nel 1478 Papa Sisto IV attribuì al pellegrinaggio a Santiago di Compostela lo stesso valore di quello a Gerusalemme e tutt'oggi il "cammino" di Santiago segue come importanza soltanto il pellegrinaggio al Santo Sepolcro e la via Francigena (Canterbury-Roma) percorsi tutti recentemente rivalutati dal Giubileo del 2000. Ancor oggi,seguendo il "cammino" dei pellegrini che entrano in Spagna attraverso il passo di Roncisvalle (Alto de Ibaneta), si ritrovano le prove inconfutabili della ricchezza portata dal fortunato ritrovamento del sepolcro di S.Giacomo agli inizi del decimo secolo.

 
 
 

3° TRANSLAZIONI E FURTI DI RELIQUIE

Post n°6 pubblicato il 27 Dicembre 2009 da antonio.pagliani

 

Chi ha avuto la pazienza di seguire fin qui le vicende delle reliquie non faticherà a capire come sia stato possibile che corpi di martiri e di santi o anche solo parti di essi o loro reliquie secondarie abbiano potuto viaggiare in su e in giù attraverso il mondo cristiano.

"Ossa senza pace" è titolata l'opera di James Bentley già precedentemente citata e mai titolo è stato più realistico. Eppure le "translazioni" come la Chiesa chiama il trasferimento di una reliquia,sarebbero  di origine greca."Secundum more graecorum" scrisse nel 519  il papa Ormisda all'Imperatore Giustiniano.

A Roma la prima translazione di interi corpi di martiri ufficialmente segnalata nel Liber pontificalis, è quella dei santi Primo e Feliciano che papa Teodoro (648) pose nella basilica di S.Stefano sul Celio.

Va qui ricordato che secondo la legge romana erano vietate le sepolture all'interno delle città così che quanti volessero venerare le reliquie dei martiri  dovevano uscire dalle mura.

In realtà le translazioni, al di là di quella citata , iniziano già nel IV secolo.La prima menzione di translazione  di reliquie di cui si ha notizia sarebbe quella dei resti di San Babila a Dophine presso Antiochia nel 351.Seguirono nel 356 e nel 357  a Costantinopoli,le translazioni delle reliquie di S.Timoteo,dell'Apostolo S.Andrea e dell'Evangelista Luca. A queste ne seguirono moltissime altre tra cui,sotto Teodosio,verso la fine del IV secolo la testa di S.Giovanni Battista.

L'Imperatore Giustiniano,nel 550, volle che tutte queste reliquie venissero poste nella Basilica di Costantinopoli con una solenne processione attraverso la città.

Sotto Paolo I° (757 - 767) a Roma le translazioni furono molto più rapide e ciò sia per evitare la dispersione e la trafugazione delle reliquie dalle catacombe (siamo nel periodo delle invasioni barbariche) sia per motivi di onore e prestigio.

Centinaia di reliquie furono portate dentro le mura di Roma e la basilica di S.Giovanni in Laterano ne divenne la custode più prestigiosa.

Se molte translazioni avvenivano ufficialmente con grande seguito di autorità e di popolo tanto che per la translazione della reliquia de Profeta  Samuele, S.Girolamo scrisse che la folla faceva ala senza interruzione dalla Palestina fino a Calcedonia (Contra Vigilantium 5: PL 23/358), molte furono le reliquie trafugate e trasportate nascostamente da un posto ad un altro.

Tra  i trafugamenti più clamorosi di reliquie vanno sicuramente ascritti  quelli di  S.Marco e di S.Nicola.I resti del primo,nell'828, furono sottratti da un convento di Alessandria d'Egitto ad opera di certi Buono da Malamocco e Rustico da Torcello che,per sfuggire ai controlli dei doganieri mussulmani,nascosero la preziosa refurtiva in un cesto ricoprendola con quarti di suino. Il corpo di San Marco giunse così a Venezia accolto dal doge Giustiniano Partecipazio che lo fece collocare in una cappella in attesa che gli venisse costruita una chiesa apposta. "San Marco divenne in breve tempo nelle coscienze dei veneziani un simbolo patriottico religioso che esaltò - come ricorda C.Marchi nella sua opera Grandi peccatori grandi cattedrali  -  ideali nazionali e civili ".

Non meno iportante che per Venezia fu per Bari,circa due secoli dopo, l'arrivo delle spoglie di S.Nicola trafugate nella sua patria di Mira ad opera di alcuni mercanti e portate nella città pugliese di cui divenne il patrono e dove gli fu eretta una famosa basilica.Qui,sulla sua tomba,trasuda ancor oggi un olio detto "manna di S.Nicola" a cui si attribuiscono poteri prodigiosi (Cfr.La manne di S.N. Rev.Suisse Cathol. 1890 pag.56/68).

Abbiamo già accennato  nel corso della trattazione ad alcuni dei motivi all'origine di queste trafugazioni ma , a beneficio del lettore, si riporta l'elenco fatto da Patrick J.Geary nel suo già riportato "Furta sacra": a) necessità dovuta alla costituzione di nuove fondazioni religiose; b) tendenza a rendere reale e concreto ciò che era astratto.Come in altri aspetti della vita mediovale,

la devozione ad un santo in un determinato periodo ed in un luogo particolare trasformava i resti fisici del santo nell'oggetto della devozione; c) i disordini politici con conseguente bisogno da parte della comunità relgiosa di protezione  da cui l'introduzione di un protettore esterno:le reliquie di un santo;d) la rivalità religiosa; e) l'utilità economica derivante dalla presenza di reliquie importanti.

A chi rubava una reliquia,vera o falsa che fosse, ben si adattava dunque l'attuale proverbio che è l'occasione a fare l'uomo ladro ! Ci pensava poi chi entrava in possesso della reliquia ad offrire una versione riveduta e corretta della "translazione" da affidare alla memoria della comunità religiosa a gloria ed onore della comunità stessa.

Oggi, secondo le norme del Diritto canonico, la translazione dei corpi o delle reliquie insigni dei Santi da un luogo ad un altro della stessa chiesa può essere fatto con il permesso del Vescovo mentre per la translazione da una chiesa all'altra si richiede la licenza della Santa Sede (Can. 1281  § 1).

Contrasta con il culto qualsiasi mercimonio  o qualsiasi frode che avvenga in materia di reliquie;è interdetto il trasferimento di reliquie anche autentiche a scopo di vendita simoniaca (Can. 1289) di furto o rapina. A questi atti è ammessa la scomunica riservata all'Ordinario (Can.1289).

 
 
 

4° RELIQUIE DELLA SACRA FAMIGLIA

Post n°5 pubblicato il 27 Dicembre 2009 da antonio.pagliani

 

Nel  Dizionario dei Santi ( Ed. Tea su licenza UTET) recensito dal rettore della Pontificia Università  Lateranense,Pietro Rossano, una ventina di righe sono dedicate alle reliquie della B.V.Maria con la seguente premessa “In molte chiese del mondo si conservano reliquie che per tradizione si ritengono essere state parti del corpo di Lei,oppure oggetti a Lei appartenuti o da Lei in qualche modo derivati. Storicamente nessuna di queste reliquie può essere dimostrata autentica”.

Che dire  allora di nostro Signore il quale essendo risorto da morte ed asceso al cielo  non può certo aver lasciato agli uomini null’altro che le sue parole ed il suo insegnamento. E se tra le migliaia di pezzi in circolazione possiamo anche ragionevolmente ritenere che in alcune chiese vi siano custoditi frammenti della vera  Croce, spine della vera corona,chiodi della crocefissione nonché tuniche,lance ed altri oggetti vari, diventa difficile credere che anche uno solo dei numerosi prepuzi di Gesù  (residui della circoncisione) sparsi per il mondo sia autentico così come uno dei tre ombelichi contesi tra la città di  Lucques in  Alvernia,la chiesa di S.Maria del Popolo a Roma e Chalons sur Marne in Francia. Altrettanto difficile da credere alle pretese gocce di sangue raccolte al momento della morte di Gesù,alle sue lacrime,a ciocche dei suoi capelli ed altre cose del genere.

Ma qui non vogliamo  ancora parlare  dell’autenticità delle reliquie cui è riservato il capitolo seguente, desideriamo solo mettere in evidenza come il bisogno del sacro  unito ad “ una sete inestinguibile di ricordi concreti di Gesù” (J.Bentley) abbia portato a questi eccessi paradossali.

Tutte le reliquie esistenti della Madonna e del Cristo sono dunque false?

Se ci si riferisce alle reliquie primarie la risposta non può purtroppo che essere affermativa.Se invece si prendono in considerazione quelle secondarie alcune di esse sono quasi certamente autentiche.Verrebbe da dire che alcune reliquie “devono” essere autentiche:non si capirebbe altrimenti come tanti Papi e tanti Santi ne abbiano consentito la venerazione e come fosse possibile,ad esempio, che  nell’anello portato dai Vescovi, fino a non molto tempo fa,  fosse contenuto un piccolo frammento della Croce se non ci fossero state attendibili prove della sua autenticità.

A proposito della Croce, abbiamo ricordato come la tradizione,generalmente accettata,attribuisca la sua scoperta nel 326 ad Elena madre dell’Imperatore Costantino.

Mentre metà della Croce rimaneva a Gerusalemme  dove il palo principale veniva esposto ogni anno nel giorno di Pasqua,l’altra metà si sparse per il mondo cristiano.Nel  586  Gregorio Magno ne inviò un frammento a Recoredo,primo re cristiano di  Spagna;un pezzo venne acquistato dai veneziani che lo rivendettero all’imperatore Baldovino I°. Molti altri frammenti  finirono nelle mani di nobili e regnanti.

Anche la parte rimasta a  Gerusalemme non ebbe vita facile.Asportata dai Persiani nel 614 e poi riconquistata,finì a Costantinopoli per poi fare ritorno a Gerusalemme  verso la metà del VII° secolo.Qui rimase sino all’anno 1187 quando finì nel bottino del Saladino e se ne persero le tracce.

La parte acquistata da Baldovino I° bastò ed avanzò  comunque a riempire di frammenti molte chiese del mondo cristiano.I pezzi più consistenti si troverebbero attualmente a  Bruxelles nel convento di Sainte Gudule e in Francia nel monastero cistercense di La Boissiere nel dipartimento della Loira e a Parigi nella Sainte Chapelle.

“Come per la santa Croce,così per i suoi chiodi pare che in entrambi i casi queste reliquie abbiano avuto il dono miracoloso di moltiplicarsi.Non meno di ventinove (sic) centri europei affermano di possedere un sacro chiodo” (J:Bentley).Venezia ne rivendica addirittura tre.

Uno di questi chiodi,forse il più famoso,fu portato in Europa da papa Gregorio Magno che lo donò alla regina dei Longobardi,Teodolinda,che ne ricavò la sua corona regalata poi in punto di morte alla cattedrale di Monza (628).Con quella corona,nota come la “corona ferrea”, Napoleone Bonaparte si  sarebbe poi fatto incoronare re d’Italia.

Indubbiamente davanti a queste reliquie la prudenza è  d’obbligo se persino il Centro Internazionale di Sindonologia sul proprio sito internet (http://wwwsindone.org/it) scrive:

“Allo stato attuale della ricerca occorre riconoscere che,da un punto di vista strettamente storico,non è possibile tracciare in maniera definitiva le vicende della Sindone anteriormente al XVI secolo……………..la Sindone di cui parlano i Vangeli è stata conservata nel primo millennio dell’Era Cristiana ? Ed è possibile trovare un legame  tra quella  e la Sindone di Torino ?”

Molto si è scritto sulla Sindone anche recentemente in occasione della  sua esposizione per il Giubileo e ognuno di noi si sarà fatto probabilmente la sua opinione.Certamente l’immagine dell’uomo della Sindone appare “vera,profonda,umana e divina come non l’abbiamo mai potuta ammirare e venerare in nessun’altra immagine”(Papa Pio VI) o secondo il grande scrittore cattolico francese,Paul Claudel, “qualcosa di tanto spaventoso e al tempo stesso bello che un uomo può sfuggirvi solo con la venerazione”.

Su tutte le altre pretese reliquie di nostro Signore  quali la corona di spine (ma priva delle stesse che figurano sparse ovunque),la sacra lancia con la quale venne trafitto dal soldato Longino e di cui almeno quattro città si contendono l’originale,la sacra tunica (una rubata ad  Argenteuil nel 1983 ed una conservata nella cattedrale di Trier) non staremo a raccontare le peripezie in cui si mescolano storia,credenze popolari e leggende:

Per quanto riguarda invece la Madonna sarà bene ricordare che quasi tutte le asserite reliquie a Lei riferite provengono dall’Oriente e penetrarono in Europa all’epoca delle  Crociate specialmente dopo il saccheggio di Costantinopoli nel 1204. Tra le reliquie più note figurano i capelli (celebri quelli conservati nel Santuario di Piazza in Sicilia),il latte (contro questo genere di reliquie mariane si scagliò vigorosamente in una predica S.Bernardino da Siena),il sangue e le lacrime (provenienti da immagini) le vesti,le tuniche,i veli,le calzature,i guanti e gli anelli………..

Più celebri ancora sono le lettere di cui se ne conoscono tre :  una  a S.Ignazio martire,una ai fiorentini ed una alla città di Messina.In esse la B.V. conforta,esorta a mantenersi nella fede e benedice.Forse molti non sanno che anche nella parrocchia di S.Evasio a Pedrengo (BG) si conserva una reliquia della Beata Vergine.Si tratta di un particella piccolissima  richiusa,insieme ad altre due reliquie di Santi, in un  astuccio ovale di cm.5 x 4  protetta da un vetro dentro il quale si può leggere “ex capillis  B.Mariae V.”. Detto astuccio è a sua volta contenuto in un piccolo reliquiario d’argento.Di tali reliquie  si sono persi purtroppo i documenti talchè non se ne conosce la provenienza.

 
 
 
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