Angelo Ribelle
La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...
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Ultimo Domicilio ConosciutoIl tonfo secco del semiasse che si spacca è il preludio alla quasi totale perdita di direzionalita' dello sterzo. Gradatamente perdo anche la trazione e in un centinaio di metri mi ritrovo immobile al lato della carreggiata. Fermo. Nel cuore della notte. Solo con me stesso. Dannata buca, ci sono entrato dentro nel bel mezzo della curva ed ora sono qui, in un non meglio identificato "dove", ad imprecare contro il cielo la mia rabbia. Un attimo prima pilota convinto di poter giocare a scacchi con la fisica che tiene in equilibrio gomme ed asfalto tiepido e poco dopo piccolo, piccolissimo uomo, disperso in una strada costeggiata da campi di grano tra Siena ed Arezzo. Oltretutto con la macchina bloccata e senza segnale gsm. L'immancabile bionda, col suo caldo e velenoso profumo, è l'unica compagna in mezzo al niente. Sculettano ammiccanti le volute di fumo, prima di sciogliersi nell'aria della notte, ne rimango quasi ipnotizzato. Ed è solo allora che mia accorgo della delicata carezza del vento sui campi, del profumo inebriante della lavanda e del cielo spesso come il velluto, riempito di milioni di piccole luci e di una falce di luna che rende superfluo l'uso delle luci artificiali. Posso urlare, parlare da solo, ballare, comporre filastrocche. Nessuna maschera è necessaria nel negativo della foto di quello che è il mondo che conosciamo. Da un lato folla, occhi, orecchie, mani veloci. Attori lesti nel cambio della maschere da indossare al cospetto del mondo, neppure si trattasse della una muta di scena durante lo spettacolo principe della stagione. Dall'altro grilli e lucciole, unici testimoni di un delirio che mi sta riportando alla notte dei tempi. Scalzo compio passi sulla nuda terra, improvvisando un rito di fertilita' ancestrale: propiziera' pensieri e sensazioni, ormai troppo spesso imbrigliati nella consuetudine e nella convenzione di vivere. Riuscendo nell'impresa. Non cercatemi, ho davvero trovato il mio posto nell'universo: Dopo la grande buca sulla curva a sinistra, fate trenta passi. Io sono lì. "Il forestiero era convinto di essere giunto al giardino delle fate per caso, senza un'apparente ragione...ma si sbagliava". Buona fortuna. |
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lanciallotto, come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.



Inviato da: cjeannine0000
il 24/07/2014 alle 19:20
Inviato da: viaggio80
il 20/05/2013 alle 16:40
Inviato da: viaggio80
il 07/05/2013 alle 12:26
Inviato da: soleinvernale0
il 17/12/2012 alle 16:31
Inviato da: KimLaStrega
il 04/05/2011 alle 16:18