Angelo Ribelle
La Via Che Conduce All'Inferno E' Lastricata Di Buone Intenzioni? Piacere, Io Sono Il Pavimentatore...
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AngeloDalla finestra del "San Donato" la citta' appare schifosamente lontana e irreale. Ma stasera non la ripudio come al solito, stasera Arezzo mi fa solo pena. Al di la' dello spesso vetro il vento sferza le foglie degli alberi ingiallite e provate dall'estate conclusa, mentre i fari delle auto che percorrono le arterie principali formano scie di luce che galoppano scazzate sui cavalcavia. E' indubbiamente una domenica sera. Una delle peggiori da molto tempo a questa parte. I brividi giocano a tormentarmi, mentre in questo reparto si muore di caldo. Non e' freddo quello che provo, ma semplice inquietudine. La peggiore. Quella che si insinua sottile tra le certezze della vita di un ventiseienne la cui esistenza sembra trottare su una bella highway ad otto corsie che punta dritta verso un tramonto da film. Almeno questa è l'impressione che hanno le persone che mi vivono da fuori. Ma la vita non è un film. Perche' poi alla fine che sei fortunato te ne accorgi solo quando la Dea Bendata s'innamora di quello accanto a te mentre tu ti ritrovi col culo per terra e l'asfalto che abrade la pelle bruciandola come solo il fuoco saprebbe fare. E allora eccoti a far dondolare lo sguardo tra il mondo fuori dalla finestra e la flebo che scandisce il tempo con le sue mille e mille bollicine che sembrano uscire direttamente dal braccio dove entra il liquido trasparente. Ma non è un braccio qualsiasi quello di questa volta. E' il braccio della persona che ti ha dato la vita una volta e altre mille, che ha asciugato lacrime, lavato mutande, consolato, difeso anche quando non avevi ragione. E allora le domande questa volta sono milioni. E le rispote latitano. Posso solo star qui, ad osservare la citta' che pian piano si paralizza sino a fermarsi, attendendo che le bollicine divorino tutto il liquido e un'altra bella infermiera dalla faccia d'angelo venga a vedere se e' tutto a posto. Ma che cazzo sta succedendo in questo periodo? Veglio su di te. Buona fortuna. |
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INFERNO, CANTO V, VV. 127-138
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lanciallotto, come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.



Inviato da: cjeannine0000
il 24/07/2014 alle 19:20
Inviato da: viaggio80
il 20/05/2013 alle 16:40
Inviato da: viaggio80
il 07/05/2013 alle 12:26
Inviato da: soleinvernale0
il 17/12/2012 alle 16:31
Inviato da: KimLaStrega
il 04/05/2011 alle 16:18