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Questo blog è dedicato alla scrittura. Troverete i miei scritti, poesie, racconti e pensieri. Sono graditi i commenti, lasciate una vostra traccia anche se quello che leggete vi fa schifo! Anche le critiche sono una buona cosa, aiutano a crescere. Se poi volete anche farmi i complimenti, li accetto volentieri! E non esitate a darmi qualche buon consiglio! Buona lettura! ![]()
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CHE PALLE QUELLA SUA MAGLIETTA FINAMilano. Giugno 2003.
Fra poche ore vedrò il concerto di Baglioni. E’ stato un lungo viaggio. Sono partito dalla Puglia per vedere questo spettacolo e ormai manca poco. Entro nello stadio San Siro per la prima volta. Vedo il terreno verde e il palco enorme. Mi guardo intorno. Comincio a leggere gli striscioni. Claudio tu non sarai mai solo. Claudio tienimi con te. Claudio sei un piccolo grande amore. Tutto come previsto. La gente è entusiasta. Baglioni sbuca dagli spogliatoi come fosse un calciatore. Inizia ad elencare la formazione. Musicisti, collaboratori, comparse dello show. Poi inizia a cantare “51 Montesacro”. Seguono pezzi come Amore bello, Strada facendo, Via, Bolero. Ma la folla è in delirio quando Baglioni inzia a cantare Questo piccolo grande amore. Appena canta “quella sua maglietta fina”, una ragazza si alza in piedi. Urla e canta con un sorriso enorme stampato sul volto. Fino a quel momento la ragazza stava seguendo serena e tranquilla il concerto. Fino a quel momento si respirava un’aria di festa. Fino a quel momento. Da dietro arriva un urlo disumano. Un uomo grida alla ragazza: “STAI SEDUTA STRONZA! SIETE TUTTE UGUALI! VI ESALTATE TUTTE PER LO STESSO STUPIDO PEZZO! LO STESSO STUPIDO PEZZO PALLOSO E MIELOSO! CHE CI VENITE A FARE VOI AL CONCERTO? PER SENTIRE QUESTO PICCOLO GRANDE AMORE? NON L’AVETE GIA’ ASCOLTATA ABBASTANZA?” L’uomo che urlava aveva un’espressione carica di odio. Non c’era motivo per rivolgersi in quel modo incivile nei confronti di quella ragazza. Mi veniva voglia di spaccargli la faccia. Mi veniva voglia di dirgli che era solo una merda e che doveva lasciarla in pace. Lei era libera di emozionarsi quando le pareva. Mi sono girato verso quest’uomo dall’espressione bovina e con uno sguardo di vero disprezzo gli ho detto: “Cerca di smetterla, razza di ameba, mi stai rovinando questa serata poetica. Se non ti piace la canzone, non c’è bisogno di urlarlo a tutti. Puoi stare semplicemente in silenzio.” L’uomo mi ha guardato per un attimo. Mi ha detto: “Come mi hai chiamato?” Per un secondo avevo pensato di dirgli qualcosa di simpatico e pacifico. Non mi ha dato il tempo di aprire bocca. Con un pugno ben assestato mi ha fatto vedere le stelle. Forse perché gli avevo detto che mi stava rovinando la serata poetica. Ho guardato la mia maglietta. Era sporca di sangue. Sono stato fermo. Immobile. Ho visto un uomo della sicurezza correre veloce verso l’uomo-ameba per cacciarlo fuori dallo stadio. Ho messo un fazzoletto nel naso per tamponare la ferita ed ho ricominciato a guardare il concerto. Mi si è avvicinata la ragazza. “Grazie” mi ha detto. “Prego, figurati, quello era solo uno stronzo” “Mi spiace per il tuo naso” “Dispiace anche a me” le ho detto sorridendo. “Qual è la tua canzone preferita?” mi ha chiesto lei. “Ce ne sono tante, poi io in base al periodo, preferisco canzoni diverse” “E qual è la tua canzone preferita, in questo periodo?” “Strada facendo” “Ah” “Come ti chiami?” le ho chiesto “Arianna” “Bel nome” “Grazie” Non aveva solo un bel nome. Mi piacevano anche i suoi occhi verdi. E aveva dei capelli ricci bellissimi. “Sei di Milano?” “No, di Bari” “Di Bari? Non ci credo! Anch’io sono di Bari” “Non ci siamo mai visti però” “Già è vero” “Peccato” mi ha detto lei timidamente “Si è vero. E’ un peccato che non ci siamo incontrati prima” “Però sarebbe stato meglio non conoscersi per merito del tuo naso rotto” “Si sarebbe stato meglio in effetti, ma non pensiamoci più” “ok” “Ma con chi sei venuta qui al concerto? Sei da sola?” “No non sono da sola, purtroppo…” “Perché purtroppo?” “Lo vedi quello? E’ il mio ragazzo, un altro stronzo…” “Cosa? Quello è il tuo ragazzo? E tutto questo tempo è stato fermo lì senza difenderti mentre quell’altra bestia ti insultava?” “Proprio così. Non sembra vero, eh?” “Assurdo” “Già. E’ proprio assurdo. Il mio ragazzo è un vigliacco e non gliene frega niente di me. Ed io sono una cretina visto che sto ancora con lui.” “Perché diavolo devi stare con uno così?” le ho chiesto senza nascondere lo stupore. “Perché ho paura.” “Paura di cosa?” “…” “Non vuoi dirmelo?” “No, è che…” mi ha detto lei cominciando a singhiozzare forte. “No dai, non piangere adesso. Ci sarà una soluzione, no?” “Ehm, si, una soluzione ci sarebbe…” “Dai, tutto si risolve, basta che la smetti di piangere, non posso vederti così” “Sei veramente gentile” “Figurati”.
Abbiamo ricominciato a guardare il concerto. E mentre Baglioni cantava “La vita è adesso, nel vecchio albergo della terra, e ognuno in una stanza e in una storia”, ci siamo baciati. Poi ci siamo guardati, con dolcezza. Lei mi ha detto: “Ti va bene se torno con te giù a Bari?” “Certo che mi va bene, e il tuo ragazzo stronzo lo abbandoniamo qui?” “Se vuoi…” “Certo che voglio” le ho detto con un sorriso grande.
Un sorriso che non visitava il mio volto ormai da tanto tempo.
Quel sorriso non è ancora andato via dal mio volto.
E adesso a distanza di anni, per una strana coincidenza, alla radio c’è Baglioni che canta “strada facendo vedrai che non sarai mai solo”.
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