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STORIA DI UN GENOCIDIO

Post n°2 pubblicato il 04 Febbraio 2009 da siamo_vivipuglia
 

ILVA: STORIA DI UN GENOCIDIO AUTORIZZATO


LIlva di Taranto è il più grande impianto siderurgico d’Europa, croce e delizia dei tarantini. Anni fa dava lavoro a 30 mila persone, ora il numero è ridotto a 15 mila.
L’Ilva emette nell’aria oltre il 10% di tutto l’ossido di carbonio prodotto in Europa.
 

Nella storia dell’Ilva si contano 180 morti sul lavoro, 8 mila invalidi e circa 20 mila morti di cancro e leucemia.

L’Ilva di Taranto occupa una superficie tripla della città che la ospita e i due terzi del suo gigantesco porto. Con i suoi 250 chilometri di ferrovia interna e giganteschi altiforni, l’Ilva è il primo contribuente del comune di Taranto.
Tuttavia all’ufficio programmazione finanziaria economico patrimoniale i conti non tornano. L’Ilva dichiara di pagare 3 milioni e 600 mila euro annui di Ici, ma in realtà l’Ici non la paga da ben 13 anni, dal lontano 1995, anno in cui fu privatizzata con la vendita per 1.400 miliardi di lire all’imprenditore bresciano
Emilio Riva. (In seguito parleremo anche di questo personaggio.)
Secondo le prime stime, su una base di 600 mila euro annui d’imposta, sommati ad altri 400 mila annui fra interessi e sanzioni, ha evaso 13 milioni di euro.
Ora, oltre al danno c’è pure la beffa poiché dopo 5 anni il pagamento delle imposte cade in prescrizione, è praticamente impossibile recuperare i soldi perduti. E' l'Ilva di Taranto l'azienda più nociva...
E' l'acciaieria Ilva di Taranto, ad aggiudicarsi la maglia nera del complesso industriale più inquinante d’Italia. Si piazza infatti al primo posto in ben 10 delle 14 classifiche stilate da Legambiente.
A Taranto si muore di tumore quattro volte di più che nel resto della Puglia. . Se la prima causa di morte anche per la zona presa in considerazione dall’analisi, come per il resto d’Italia, restano le malattie del sistema cardiocircolatorio, l’incidenza dei tumori nel Tarantino è al di sopra della media nazionale, con una percentuale pari al 27,4 per cento.
A Taranto di tumore al pancreas, che è risaputo essere riveniente da fattori di inquinamento; oltre che dal fumo delle sigarette; si muore più che nelle altre città europee; Morale della favola; dopo decenni di immobilismo politico; è stata approvata la legge regionale
(una farsa e nel prossimo post chiariremo il perché) contro le emissioni di diossina e l’Ilva, per tutta risposta ha incrementato la cassa integrazione; attribuendo questo suo infame ricatto a motivi aziendali (riduzione delle commesse) e non a quello che effettivamente è: un ricatto ad una città socialmente ed economicamente in crisi; con una classe politica incapace di fare rispettare la dignità umana.

Bruxelles forse ancora non lo sanno, ma Taranto è la città più inquinata d'Italia e dell'Europa occidentale per i veleni delle industrie. L'inquinamento di Taranto, infatti, è di fonte civile solo per il 7%. Tutto il resto, il 93%, è di origine industriale. A Taranto, ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Gli ultimi dati stimati dall'Ines (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) sono spietati. Taranto è come la cinese Linfen, chiamata «Toxic Linfen», e la romena Copša Miça, le più inquinate del mondo per le emissioni industriali.

Ma a Taranto c'è qualcosa di più subdolo. A Taranto c'è la diossina.

Qui si produce il 92% della diossina italiana e l'8,8% di quella europea. In dieci anni leucemie, mielomi e linfomi sono aumentati del 30-40%. La diossina danneggia il Dna e se nei genitori c'è un danno genotossico non è in loro che quel danno emerge, ma nei figli.

Mentre però a Bruxelles e a Roma (e a Bari, sede della Regione) si discute,

 

Taranto viene espugnata dalla diossina. Basta dare un'occhiata, oltre che ai dati Ines, ai limiti di emissione, il cuore del problema. Il limite europeo è di 0,4 nanogrammi per metro cubo. Quello italiano, di 100 nanogrammi. «Un vestito su misura per l'Ilva di Emilio Riva.

 

L'Europa però è dal 1996 che ha fissato il limite di 0,4 nanogrammi. L'Inghilterra, per esempio, si è adeguata. E la Germania ha fatto ancora meglio: 0,1 nanogrammi, lo stesso limite previsto per gli inceneritori.
Un altro aspetto grottesco e assurdo è questo: secondo l’odierna normativa nazionale vigente in quest’ambito, quell’infrazione, non comprende alcun serio illecito penale, che non sia, al massimo, la solita patetica contravvenzione di“getto pericoloso di cose”, prevista e “punita” (si fa per dire) dall’art. 674 c.p. “con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a euro 206” (sic!) o, a tutto concedere, quella (sempre contravvenzione, ovviamente), per così dire, “più grave” di “ inosservanza dei provvedimenti dell’autorità”, di cui all’art. 650 c.p. punita con “l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 206”.
Ma ci rendiamo conto? Causare migliaia di morti, far nascere bambini deformi, avvelenare una città e non solo, in quanto Taranto è sorgente di “contaminazione nazionale”.
Queste sostanze sono “a spasso”per l'ambiente, non sono biodegradabili e anzi si “bioaccumulano” nella nostra alimentazione quotidiana. Possono inoltre “viaggiare” e percorrere con i venti grandissime distanze contaminando altri siti. Tutto questo viene definito “getto pericoloso di cose” e non come dovrebbe essere CRIMINE CONTRO L’UMANITA.


Perché tutto tace? Perché i nostri politici , tutti, si rendono complici di questo genocidio? Qui la gente muore, non è un gioco? Perché non si  arrestano i vertici del gruppo riva e i loro complici (vedi amministrazioni regionali , MA NON SARA' PER CASO CHE IL GRUPPO RIVA FINANZI LE CAMPAGNE ELETTORALI?
Continueremo su questo tema con altri post, e sollecitiamo ad una mobilitazione di massa e nazionale per fermare questA strage legalizzata.

 

      

 
 
 
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Lasciate che lo dica ma il rivoluzionario quando è vero

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