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Un tuffo nella tradizione calabrese..

Post n°8685 pubblicato il 18 Aprile 2019 da nina.monamour

 



A Pasqua un “culto” della tradizione culinaria e pasticcera calabrese è rappresentato dai Cudduraci, biscotti preparati con un morbidissimo impasto di pasta frolla e con diverse forme della tradizione religiosa, cristiana e decorate con uova sode, simbolo pasquale di amore, fecondità, prosperità e nuovo inizio di vita.

Inizialmente erano semplici ciambelle di pasta frolla (da quì infatti il nome "cuddura" appunto ciambella) e poi realizzate con altre forme come Cestini o Canestri, “U Panaru” delle uova (simbolo di fecondità e nuova vita), Pesci (segno del cristianesimo), Colombe (simbolo di pace), Campane (simbolo di festa e resurrezione di Gesù), Cuori (da regalare alle persone più care), Stelle (simbolo di luce), molti animali come Uccelli, Pulcini, Papere, Conigli e tantissime altre forme, sempre arricchite con uova sode.

Questi dolci pasquali in tutta la provincia reggina sono chiamati anche Gute, ‘Ngute, Sgute, Cuzzupe e Cuculi, di varia forma e grandezza e in alcune zone realizzate con un impasto salato tipo Pane o Pan Brioche, ma sempre decorate con le uova sode.

La tradizione racconta che ogni fidanzato regalava alla promessa sposa un Cuddurace a forma di cuore con molte uova a decorazione, ad indicare la posizione economica e sociale della famiglia dello sposo, infatti più uova si collocavano sul dolce tanto il dono acquisiva valore e benevolenza da parte della famiglia della sposa.

Invece la fidanzata regalava al promesso sposo e alla sua famiglia il Cuddurace a forma di cuore o cestino, come segno di amore e fecondità..

La grandezza del Cuddurace, qualunque fosse la forma, dipendeva dal numero di uova sode e dall’importanza del destinatario. Infatti una volta cotti, quello più grande era destinato dalle ragazze al fidanzato, più grande era l’amore, più erano le uova, più grande il Cuddurace. Si arrivava a preparare Cudduraci da destinare ai fidanzati anche con 21 uova..

Un po’ prima della Pasqua, in famiglia e con largo anticipo si cominciava a mettere da parte le uova, da usare per fare i Cudduraci e per decorarli, che dovevano essere rigorosamente del proprio pollaio, segno anche questo di offerta e dono sincero.

I Cudduraci solitamente si cuocevano nei forni a legna comuni, a uso di tutti gli abitanti del paese, perché difficilmente c’erano forni privati nelle abitazioni, e la preparazione alla Pasqua era rappresentata anche dalle lunghe "processioni" di bambini, piccoli aiutanti, all’andata con in testa le "lande" di alluminio con i Cudduraci pronti da infornare e al ritorno già cotti, con le mamme che urlavano dietro a stare attenti a non rovinare o sprecare quel ben di Dio (ne so qualcosa)..

Arrivati a casa, dopo la cottura venivano avvolti da una linda tovaglia da tavola e conservati nella “cascia” (cassapanca/dispensa). Molto ricercata era il tipo di cassapanca usata a Seminara per conservare le ‘Nzudde, realizzata con pregiato legno chiaro, e appena possibile le famiglie cercavano di dotarsi di tale cassapanca da usare come una vera e propria dispensa per conservare, appunto i Cudduraci e le Pastiere nel periodo pasquale e tantissimo altro durante il resto dell’anno.

Fino al giorno di Pasqua, i Cudduraci restavano ben custoditi, infatti durante la Quaresima non si potevano mangiare "per non fare peccato".

Infine Domenica di Pasqua venivano regalati, offerti e gustati e festeggiare così tutti insieme, la resurrezione del Cristo, l’amore e la prosperità nelle famiglie.
E nelle vostre città come si usa festeggiare la Santa Pasqua? Qual'è il dolce preferito?







 
 
 
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