
Ha una anima scolpita di puro alabastro bianco,
un corpo fresco, minuto, capace di accogliere.
Ignara della sua profondità di spirito,
si perse, sola e infreddolita, nel bosco dell’ inquietudine.
La sua bellezza era custodita in uno scrigno,
non era in ciò che mostrava,
ma in ciò che temeva di mostrare.
La chiave dell’ incommensurabile tesoro,
si smarrì o fu volontariamente gettata,
questo non ci e’ dato sapere,
cosa certa e che furono in molti ad accingersi
alla disperata ricerca.
E non ci fu giorno, che qualcuno,
non si arrogasse artefice del ritrovamento.
Confusa, impaurita e vicina alla rassegnazione
trovò il modo per sopravvivere aiutando gli altri,
senza accorgersi che accondiscendendo tutti,
avrebbe dimenticato se stessa.
Fu un cammino lungo, traviato,
con qualche sprazzo di serenità apparente,
ma lo spirito urlava ancora,
un grido assordante echeggiava da quello scrigno,
neppure la polvere, ormai stratificata,
riusciva a renderlo afono.
Era una domenica qualunque.
il giorno che, spinta dalla curiosità,
decise di fare una passeggiata,
tra i giardini della perdizione.
Ne trovò di osceni, con alberi sui cui rami
penzolavano donne.
Ne trovò di immorali, con fiori i cui ginecei
erano stati resi infecondi.
Ne trovò di banali, con piante sintetiche
e fallaci.
Ne trovò di fatiscenti, con vegetazioni cupe
ed adombrate.
Poi…..già da lontano, ne riconobbe Uno,
la cui fragranza inebriava.
Si avvicinò con cautela, come se avesse “paura”
che quel profumo, inalato con troppa veemenza,
potesse offuscare la lucidità del momento.
Tra le siepi che adornavano il giardino,
intrecciò il suo sguardo e ciò che vide
fece alterare improvvisamente il battito del suo cuore.
C’era musica in quel giardino, lettere dell’alfabeto, unite,
per narrare storie di vita vissuta, sogni, desideri.
Vi erano favole miscelate a racconti e racconti amalgamati a verità.
Le persone sorridevano in quel giardino, ed era sorprendente constatare
come quel sorriso non appartenesse al viso, ma all’ anima.
Ma cosa davvero la lasciò esterrefatta fu il vedere un Uomo che nel centro
del giardino scolpiva un grosso blocco di alabastro bianco.
Fu irresistibile la tentazione nello spingersi al suo interno, affascinata
da quella minuziosa grazia con cui l’ Uomo accarezzava con il suo scalpello
l’ammasso di polvere bianca.
Silenziosamente dischiuse il cancello di ingresso, puntando diritto verso lo Scultore.
Mano mano che avanzava persone cordiali le andarono incontro e il fascino di quella
sensazione la fece sorridere.
Arrivò davanti a Lui, non disse una parola , intimorita come se si sentisse indegna di un Suo solo sguardo. Sentiva quella Figura irraggiungibile. Si accovacciò in un angolo. Passarono settimane, lei sempre accovacciata con il capo chino e Lui a picchettare su quella lastra. Non riusciva a capire il perché , non riuscisse ad allontanarsi da quel luogo per lei magnetico. Sfinita si addormentò.
Fu svegliata da un forte vento, un vento insolito…….non soffiava ma scavava. Portò le sue mani al petto, laddove un tempo, le furibonde grida custodivano lo scrigno. La paura attanagliò il respiro, quando si accorse che qualcuno lo aveva aperto.
D’ istinto sollevò il capo e scoppiò in un pianto liberatorio quando vide l’ opera dello Scultore conclusa.
“Signore…..Mio Signore…ma…..ma quella sono io!”
by Axman©
Inviato da: Slesia1
il 27/08/2011 alle 21:35
Inviato da: alunaberserk
il 05/11/2010 alle 19:24
Inviato da: fermoposta2009
il 20/06/2010 alle 08:22
Inviato da: MistressCharlot
il 19/06/2010 alle 02:28
Inviato da: SHAMALA.IX
il 20/05/2010 alle 08:24