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Creato da stefano.caldiron il 07/03/2012
poesie, racconti, considerazioni
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All’inizio, la cosa difficile fu intuire il tragitto che doveva percorrere la colonna principale. La seguivano, da lontano, cercando di capire quale direzione dovesse prendere, per giungere al mare, presumendo che si dirigesse a uno dei porti. Poi, quando fu chiaro quale sarebbe stato il percorso, Athena scelse il punto preciso dove attaccare. Era in una valle stretta, che lei e altri conoscevano bene. Andarono lì.
Vi si recarono di nascosto, a piccoli gruppi, per scegliere attentamente i luoghi, e insegnarli a chi non li conosceva.
Accadde così. Prima, scese la cavalleria, al centro della colonna, dove erano i carri più sorvegliati. Scesero improvvisamente, al galoppo, sbucando da dietro una roccia, e avevano il fuoco incendiario. Poi, scapparono, e mentre scappavano, gli arcieri, nascosti, che si erano avvicinati, seminarono la morte, sempre in quel punto dove due carri ardevano. E nacque come un’ondata di panico nella colonna, anzi due onde, una che andava verso la fine della colonna, e l’altra a rovescio. Sugli uomini stupefatti che si giravano a guardare, improvvisamente, passò ancora la cavalleria, attraversando la colonna, in due punti. Gli arcieri frattanto avevano continuato la loro opera. I carri vennero incendiati. Presto tutto si trasformò in quell’inferno, che sono le battaglie.
Era un macello che partiva dal centro della colonna, e andava verso dietro, mentre davanti resisteva. Tutto questo proseguì per circa un’ora, poi gli Ellenici si ritirarono. Era rimasto un macello. Cavalli scappati, carri in fiamme, feriti, morti. Tutto questo si prolungò per alcuni giorni, perché c’era il problema del cibo, e di trovare nuovi carri, e cavalli, poi la colonna decise di abbandonare dei beni d’arte, e oggetti. Misero anche gli schiavi a portare i carichi, ma questo rallentava la colonna, molti schiavi non ce la facevano, e i tentativi dei soldati di trovare rifornimenti fuori della colonna erano spesso inutili, molti di quelli che si allontanavano morivano negli agguati, mentre contingenti più grossi facevano, se potevano, razzie.
Comunque, non erano riusciti a mandare richieste di soccorso, almeno non i primi giorni. Allora ci fu, dopo cinque giorni, la seconda battaglia. E questa volta la cavalleria attaccò proprio davanti, e subito dietro sbucarono gli arcieri, e fanteria, questa volta, opliti. La falange proseguiva avanti, nella gola, lasciando dietro gli arcieri. Ci fu una carica di cavalleria, la seconda, che venne da dietro gli opliti, puntando verso gli arcieri nemici. Dopo, fu il caos, quello che c’è in tutte le battaglie.
Non fu difficile. Morirono uomini valorosi da entrambe le parti, ma, dopo la vittoria, i contadini espropriati, gli sbandati, i giovani senza casa, quelli che volevano combattere diventarono un fiume. Era facile scegliere una città, organizzare il taglio delle comunicazioni con la madrepatria, poi ridurre la sfera di influenza con attacchi ai limiti del territorio conosciuto dagli atlantidei, e poi attaccare di notte, facendo fuggire i cavalli. In questo modo, creavano problemi di approvvigionamento. Erano sempre più sbandati, i contadini si erano rifugiati sulle montagne e i campi erano abbandonati, le colonne di rifornimenti venivano assalite con l’aiuto dei contadini affamati. Anche i messaggeri erano intercettati. Durò tre anni, ma gia dopo un ciclo di stagioni gli Atlantidei erano ridotti alla sopravvivenza. In madre patria sapevano cosa era successo, ma la popolazione era stanca, la leva era diventata obbligatoria, ma ci furono dei disordini. Era uno sfacelo che penetrava ovunque, nello stato centrale e nella vita dell’ultimo soldato, dell’ultimo colono. Gli atlantidei cercarono di tornare a casa. Molti ci riuscirono.
Ma dei soldati che erano scappati durante la prima battaglia, spesso non si seppe più nulla, e, se molti erano morti, tanti altri erano rimasti nascosti, o, se feriti lontani dal resto della colonna, venivano soccorsi da mani pietose, e spesso venivano accettati dalle popolazioni locali, se si mostravano onesti e si pentivano. Altre volte venivano uccisi da chi li odiava, semplicemente, perché atlantidei, per quello che gli atlantidei avevano fatto.
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L'amore
è così leggero l'amore
per accedere a quella leggerezza
bisogna avere
i nervi saldi.
La vita
è così leggera la vita
per stare in quella leggerezza
devi avere un cuore grande
devi essere saldo
devi avere una fede incrollabile.
Oppure
basta essere leggero
restare ancorati
a quella leggerezza
per non essere
spazzati via
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Guardo le nuvole
guardo le nuvole perché mi dispiacerebbe domani non averle guardate
e guardo il cielo
questo cielo
com'è fatto
che potrebbe dispiacermi, domani, non avere guardato bene questo cielo.
E guardo le persone, guardo gli alberi, guardo
le case
perché non le ho mai viste
le persone le case
questo cielo
le nuvole.
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Volevamo venire qui sulla Terra
e vivere come gli angeli
con la gioia e semplicità
di angeli
così
come se niente fosse,
giungere qui senza inciampare
senza confonderci
perché sapevamo tutto
ed eravamo semplici
tutto era semplice
e chiaro.
Ma l'universo è più ampio del paradiso
anche se lo sapevamo
anche se non volevamo
si inciampa nella notte
si inciampa nei sassi
si inciampa nel giorno
qualche volta si cade
a volte si scivola
qualche volta cadere
fa male.
E abbiamo corso
sulle biciclette sui motorini
negli automobili
inebriandoci di un volo
come un istante senza peso
ti porta
altrove
stando fermi immobili
alla velocità
di una luce più veloce della luce
abbiamo corso
coi piedi con le bici
con gli automobili
e siamo rimasti fermi
immobili
quando c'era da cambiare mondo
a una velocità
più veloce della luce
siamo stati fermi
ad aspettare.
Avevamo i passi segnati
i passi indicati
ma il rumore della strada ci ha distratti
urti di gente che cadeva
che ci cadeva addosso
e sempre tanto rumore
e urla e grida
e anche schiaffi e calci
e pugni nella schiena.
E questa era la forgia del fabbro.
"Forgiami o dio"
forgiami ti prego
e fai presto
affinché il domani
non mi sia inutile.
"Forgiami o dio"
ma sono caduta anch'io
ho mangiato la polvere della strada
non c'era più
alcuna strada
solo polvere e sassi
e trascinarsi invano
e maledire te, gli altri
e la vita.
Grazie dio
della tua clemenza
ora intravedo me
anche se ti ho dovuto
scordare.
Avevamo i passi segnati
i passi indicati
ed era lieve il sussurro
nel rumore.
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Anche se non è mare, alla golena
se scendi la scarpata è d'erba il lido
è verde maggio e intorno gente ride.
Il campanile di là dall'acqua vedo
il fiume antico è diventato specchio
riflette sole a chi silente siede.
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