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Athena III

Post n°155 pubblicato il 21 Febbraio 2025 da stefano.caldiron
 

 

All’inizio, la cosa difficile fu intuire il tragitto che doveva percorrere la colonna principale. La seguivano, da lontano, cercando di capire quale direzione dovesse prendere, per giungere al mare, presumendo che si dirigesse a uno dei porti. Poi, quando fu chiaro quale sarebbe stato il percorso, Athena scelse il punto preciso dove attaccare. Era in una valle stretta, che lei e altri conoscevano bene. Andarono lì.

Vi si recarono di nascosto, a piccoli gruppi, per scegliere attentamente i luoghi, e insegnarli a chi non li conosceva.


Accadde così. Prima, scese la cavalleria, al centro della colonna, dove erano i carri più sorvegliati. Scesero improvvisamente, al galoppo, sbucando da dietro una roccia, e avevano il fuoco incendiario. Poi, scapparono, e mentre scappavano, gli arcieri, nascosti, che si erano avvicinati, seminarono la morte, sempre in quel punto dove due carri ardevano. E nacque come un’ondata di panico nella colonna, anzi due onde, una che andava verso la fine della colonna, e l’altra a rovescio. Sugli uomini stupefatti che si giravano a guardare, improvvisamente, passò ancora la cavalleria, attraversando la colonna, in due punti. Gli arcieri frattanto avevano continuato la loro opera. I carri vennero incendiati. Presto tutto si trasformò in quell’inferno, che sono le battaglie.    


Era un macello che partiva dal centro della colonna, e andava verso dietro, mentre davanti resisteva. Tutto questo proseguì per circa un’ora, poi gli Ellenici si ritirarono. Era rimasto un macello. Cavalli scappati, carri in fiamme, feriti, morti.  Tutto questo si prolungò per alcuni giorni, perché c’era il problema del cibo, e di trovare nuovi carri, e cavalli, poi la colonna decise di abbandonare dei beni d’arte, e oggetti. Misero anche gli schiavi a portare i carichi, ma questo rallentava la colonna, molti schiavi non ce la facevano, e i tentativi dei soldati di trovare rifornimenti fuori della colonna erano spesso inutili, molti di quelli che si allontanavano morivano negli agguati, mentre contingenti più grossi facevano, se potevano, razzie.


Comunque, non erano riusciti a mandare richieste di soccorso, almeno non i primi giorni. Allora ci fu, dopo cinque giorni, la seconda battaglia. E questa volta la cavalleria attaccò proprio davanti, e subito dietro sbucarono gli arcieri, e fanteria, questa volta, opliti. La falange proseguiva avanti, nella gola, lasciando dietro gli arcieri. Ci fu una carica di cavalleria, la seconda, che venne da dietro gli opliti, puntando verso gli arcieri nemici. Dopo, fu il caos, quello che c’è in tutte le battaglie.      

Non fu difficile. Morirono uomini valorosi da entrambe le parti, ma, dopo la vittoria, i contadini espropriati, gli sbandati, i giovani senza casa, quelli che volevano combattere diventarono un fiume. Era facile scegliere una città, organizzare il taglio delle comunicazioni con la madrepatria, poi ridurre la sfera di influenza con attacchi ai limiti del territorio conosciuto dagli atlantidei, e poi attaccare di notte, facendo fuggire i cavalli. In questo modo, creavano problemi di approvvigionamento. Erano sempre più sbandati, i contadini si erano rifugiati sulle montagne e i campi erano abbandonati, le colonne di rifornimenti venivano assalite con l’aiuto dei contadini affamati. Anche i messaggeri erano intercettati. Durò tre anni, ma gia dopo un ciclo di stagioni gli Atlantidei erano ridotti alla sopravvivenza. In madre patria sapevano cosa era successo, ma la popolazione era stanca, la leva era diventata obbligatoria, ma ci furono dei disordini. Era uno sfacelo che penetrava ovunque, nello stato centrale e nella vita dell’ultimo soldato, dell’ultimo colono. Gli atlantidei cercarono di tornare a casa. Molti ci riuscirono.     

Ma dei soldati che erano scappati durante la prima battaglia, spesso non si seppe più nulla, e, se molti erano morti, tanti altri erano rimasti nascosti, o, se feriti lontani dal resto della colonna, venivano soccorsi da mani pietose, e spesso venivano accettati dalle popolazioni locali, se si mostravano onesti e si pentivano. Altre volte venivano uccisi da chi li odiava, semplicemente, perché atlantidei, per quello che gli atlantidei avevano fatto.  



 

 
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Leggeri

Post n°154 pubblicato il 01 Settembre 2023 da stefano.caldiron
 






L'amore 

è così leggero l'amore 

per accedere a quella leggerezza 

bisogna avere 

i nervi saldi. 

 

La vita 

è così leggera la vita 

per stare in quella leggerezza 

devi avere un cuore grande 

devi essere saldo 

devi avere una fede incrollabile. 

 

Oppure 

basta essere leggero 

restare ancorati 

a quella leggerezza 

per non essere 

spazzati via  






 
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I see

Post n°153 pubblicato il 18 Settembre 2022 da stefano.caldiron
 

 

 

 

Guardo le nuvole 

guardo le nuvole perché mi dispiacerebbe domani non averle guardate 

e guardo il cielo 

questo cielo 

com'è fatto 

che potrebbe dispiacermi, domani, non avere guardato bene questo cielo. 

E guardo le persone, guardo gli alberi, guardo 

le case 

perché non le ho mai viste 

le persone le case  

questo cielo 

le nuvole. 

 

 

 

 

 
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Volevamo

Post n°152 pubblicato il 01 Febbraio 2022 da stefano.caldiron
 

 

 

 

Volevamo venire qui sulla Terra 

e vivere come gli angeli 

con la gioia e semplicità 

di angeli 

così 

come se niente fosse, 

giungere qui senza inciampare 

senza confonderci 

perché sapevamo tutto 

ed eravamo semplici 

tutto era semplice 

e chiaro.  

 

Ma l'universo è più ampio del paradiso 

anche se lo sapevamo 

anche se non volevamo 

si inciampa nella notte 

si inciampa nei sassi 

si inciampa nel giorno 

qualche volta si cade 

a volte si scivola 

qualche volta cadere 

fa male. 

E abbiamo corso 

sulle biciclette sui motorini 

negli automobili 

inebriandoci di un volo 

come un istante senza peso 

ti porta 

altrove 

stando fermi immobili 

alla velocità 

di una luce più veloce della luce 

abbiamo corso 

coi piedi con le bici 

con gli automobili 

e siamo rimasti fermi 

immobili 

quando c'era da cambiare mondo 

a una velocità 

più veloce della luce 

siamo stati fermi 

ad aspettare. 

 

Avevamo i passi segnati    

i passi indicati 

ma il rumore della strada ci ha distratti 

urti di gente che cadeva 

che ci cadeva addosso 

e sempre tanto rumore 

e urla e grida 

e anche schiaffi e calci 

e pugni nella schiena. 

E questa era la forgia del fabbro.  

"Forgiami o dio" 

forgiami ti prego 

e fai presto 

affinché il domani 

non mi sia inutile. 

"Forgiami o dio" 

ma sono caduta anch'io 

ho mangiato la polvere della strada 

non c'era più 

alcuna strada 

solo polvere e sassi 

e trascinarsi invano 

e maledire te, gli altri 

e la vita. 

Grazie dio 

della tua clemenza 

ora intravedo me 

anche se ti ho dovuto 

scordare. 

Avevamo i passi segnati 

i passi indicati 

ed era lieve il sussurro 

nel rumore. 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Mattino al fiume

Post n°151 pubblicato il 22 Luglio 2021 da stefano.caldiron
 
Tag: poesia





Anche se non è mare, alla golena 
se scendi la scarpata è d'erba il lido 
è verde maggio e intorno gente ride. 

Il campanile di là dall'acqua vedo 
il fiume antico è diventato specchio 
riflette sole a chi silente siede. 





 
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