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Creato da stefano.caldiron il 07/03/2012
poesie, racconti, considerazioni
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| « Sì, certo | Athena I » |
Sandro
Era una domenica mattina. Sandro uscì, senza motivo, per camminare. Gli piaceva girare senza meta. Gli piaceva camminare, lentamente, senza fretta. Andare, così, dove gli piaceva andare. Senza un motivo, senza pensare.
Era una domenica mattina. L'aria, era anche tiepida, di quel meraviglioso tepore della mezza stagione, che rende bella anche l'aria di città, prima che il calore delle pietre e del catrame ti si attacchi addosso, e senza il freddo dell'inverno.
Girare, senza meta, prendere la macchina, andare in qualche posto, parcheggiare. In campagna, oppure in città, in centro. Andò in centro. Senza meta, senza motivo. Solo per il gusto di camminare, nel silenzio di una città svuotata, dove si incontrava solo qualche famigliola, serena, qualcuno che andava o tornava dalle funzioni religiose.
Senza meta. Il piacere di entrare in un bar, di ordinare qualcosa, solo per non fare niente.
Così fece. Le gambe lo portavano dove volevano, dove non facevano fatica a camminare. Entrò in quel bar.
La vide. Era giovane, carina, vestita bene, ma semplicemente. Era truccata bene, poco. Col rossetto chiaro, arancione. Era una bella ragazza. Eretta, dolce di lineamenti e di forme. Con movimenti graziosi, naturalmente. Di una bellezza non vistosa, di una bellezza che non abbaglia. E non stanca. I capelli erano neri.
Parlava, evidentemente conosceva gli avventori del bar, ed anche il personale. Erano due o tre che l'attorniavano. Parlava. Diceva: "Di solito non esco, ma stamattina... non so perché...". La voce era dolce. Lo guardò. Gli altri erano attorno. Sghignazzavano. Uomini attorno a una ragazza.
Sandro pagò e uscì. Si fermò. Si mise a pensare. Di aspettarla, di vederla uscire, di rivolgersi a lei, con un pretesto, gentilmente. Deciso. Gli era chiaro, come fare. Tutta la scena gli era chiara. Nervosamente si girò, fece per andare. Poi si fermò. Tornò indietro. Si fermò ancora, guardò per terra.
Chissà cosa stava succedendo dentro al bar. Forse qualcuno di quelli l'avrebbe rimorchiata. Un marpione, magari. E magari lei, lei, lo avrebbe seguito, per stanchezza, per noia, per solitudine. Chissà se aveva qualcuno. certo no, era difficile, una ragazza sola, così, che esce senza motivo.
Si sentì attanagliato dalla paura. Dalla paura di qualcosa che non conosceva. Si guardò attorno. Certo, qualcuno che lo avesse visto, lo avrebbe notato, così, si stava martoriando, e si vedeva. non aveva neanche una sigaretta da fumare, non fumava. Tutto poteva accadere. Poteva essere che sarebbe uscita, con un altro, e per chissà quale motivo. Magari ridendo, per chissà quale motivo. Oppure da sola, lui avrebbe potuto avvicinarsi, seguirla, fare la figura del marpione.
Farsi rispondere male. Immaginò. Immaginò anche che lei lo guardasse, senza rifiutarlo, negli occhi, vedendo che era sincero. Avrebbero anche riso, sorriso, senza niente da fare, nessuno dei due, con tutta la giornata davanti, liberi. Di parlare. Di tacere. Di guardarsi. Troppo bello. Perché? Perché, una mattina, uno esce, e vede una ragazza, e la ferma, e lei non lo caccia via, non lo tratta male, e lui non è un marpione, è sincero, la rispetta, è solo affascinato, dal suono della voce, dalla grazia dei movimenti, è lì, perché?
Erano passati pochi secondi, neanche un minuto. Lui era lì, faceva qualche passo di qua, qualche passo di là. Neanche un minuto, stava sempre più male, non pensava neanche più a niente, non succedeva niente. Niente. Pensò ancora. I pensieri ora erano troppi, erano quelli di prima, ripensati ancora, fino a scoppiargli nella testa, la paura - ma di cosa - gli faceva mancare il fiato, l'aria. Perché. Perché. In fondo stava bene, prima, prima di entrare nel bar.
Ebbe un pensiero, non so quale, andò verso il nulla, cercando di recuperare quella pace. Andò via. Non si girò. Lei usciva in quel momento. Lo vide andare. Un pensiero cominciò a formarsi, nella mente di lei, ma si dissolse, prima di formarsi del tutto. Anch'ella tornò a casa, chissà perché, un po' intristita. Stava meglio, prima di entrare nel bar. Ora era intristita. Chissà perché. Tornò a casa, alla sua monotonia. Aveva voglia di piangere.
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