Il razzismo in Italia

Post n°590 pubblicato il 13 Ottobre 2019 da diogene51
 

 

 

Normalmente si dice che gli Italiani non sono razzisti. Si dice per consolarci e si ripete che se qualche episodio di intolleranza c'è stato, è dovuto alla massiccia immigrazione degli ultimi anni. Che poi sappiamo che non è così tanto massiccia, dato che molti altri Paesi europei hanno un tasso di immigrazione molto superiore al nostro, m questo è un altro discorso.

Il razzismo il nostro Paese l'ha conosciuto già più di mezzo secolo fa, quando gli Ebrei furono messi al bando (le famose leggi razziali) e in gran parte mandati a morire nei campi di concentramento. Un luogo comune inerente l'applicazione delle leggi razziali è che, essendo in Italia (Italiani brava gente) tali leggi furono applicate in modo bonario. Ma non è affatto così: con grande rigore gli ebrei furono estromessi da tutta la pubblica amministrazione (compresa la scuola e l'Università nonché gli archivi e le biblioteche di Stato) e migliaia di persone si trovarono dall'oggi al domani senza lavoro. Come ho appreso stasera in alcune conferenze nel settore dei beni culturali, si arrivò addirittura ad estromettere gli ebrei dall'uso delle biblioteche pubbliche e si stilarono degli indici di libri (di autori ebrei o di oppositori anche piuttosto blandi come Benedetto Croce) che non potevano essere dati in lettura e alcuni direttori di biblioteca dimostrarono il loro zelo distruggendoli, mentre la maggior parte si limitò ad apporre sulle schede di catalogo una apposita dizione.

E tutto coloro che applicarono queste disposizioni lo fecero con grande solerzia, non in modo bonario, come si sente dire. Se qualche ebreo, soprattutto tra coloro che erano altamente specializzati, poté continuare a lavorare è perché alcuni enti o aziende li accolsero, magari sotto falso nome.

Quindi questo sentimento di odio per chi è diverso (o per chi è qualificato diverso da chi ha il potere) è ben radicato anche nel nostro Paese e su di esso hanno facile presa luoghi comuni o accorta propaganda.


 

 

 
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giochi e guadagno

Post n°589 pubblicato il 17 Agosto 2019 da diogene51
 

 

Questo nostro mondo è teso tutto al guadagno. Anche i giochi sono così, i giochi, compresi quelli televisivi, sono tutti a guadagno. Così, forse, è fatto l'essere umano. Si dice: "neanche il cane batte la coda per niente". Eppure ci sono due giochi, che hanno una certa risonanza, che non prevedono premi in denaro. Uno è un gioco "familiare", quello degli scacchi. Forse nei grandi tornei ci sono premi in denaro, ma non saprei. D'altra parte i partecipanti vengono da lontano e spesso devono affrontare ingenti spese di mantenimento. In tutti gli altri casi nessuno metterebbe una posta in denaro. Il vincitore dimostra solo di essere più bravo dell'altro.

Un altro gioco, che è un trattenimento pubblico, è il Palio di Siena, che si è svolto proprio ieri. Il vincitore ottiene il "palio" che è uno stendardo e basta. Il vincitore, che rappresenta una delle 17 contrade di Siena, ha un guadagno solo in termini di immagine, anzi è la contrada che vince, il fantino ha un ruolo secondario. Addirittura ieri ha vinto un cavallo "scosso", cioè senza cavaliere, che è stato disarcionato quasi subito. E il cavallo ha continuato a correre raggiungendo il primo posto (certamente era più leggero). Il molte città e paesi si tengono gare simili. Da voi ce n'è qualcuna?

 

 
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malattie e politica

Post n°588 pubblicato il 20 Luglio 2019 da diogene51
 

 

Si fa un gran parlare della presunta malattia della Merkel: sarà Parkinson, non sarà Parkinson, sarà un altro genere di malattia neurologica?

Ma a chi interessa questo? Quando sarà il tempo che la malattia, che è uno stato del genere umano, non sarà resa più come sinonimo di incapacità a compiere una funzione? Perché di questo si tratta, non certo di preoccupazioni per la sua salute. Certo ci sono malattie che possono impedire ad una persona di svolgere le sue funzioni (penso all'Alzheimer), ma non è questo il caso.

Ci si dimentica che la malattia è spesso una indesiderata compagna della nostra vita, sia essa transitoria o permanente, però essa non altera la nostra personalità. Chi è ammalato non è "un malato" o, peggio, "una malattia", ma ha una malattia. Troppo spesso ce lo dimentichiamo...

 

 
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sanità in pratica

Post n°587 pubblicato il 16 Giugno 2019 da diogene51
 

 

La mia lunga assenza si deve in gran parte al fatto che sono stato un poco in ospedale per un intervento non grave anche se con decorso impegnativo. Ma qui vorrei parlare della mia percezione della Sanità. Fortunatamente i miei tre ricoveri precedenti risalgono a quasi cinquant'anni fa. Così posso fare un paragone.

Si sa che tutta la struttura amministrativa della sanità è gravemente deficitaria, soprattutto perché, io credo, all'aumento delle patologie trattabili, all'invecchiamento della popolazione, all'accresciuta considerazione per la propria salute, non solo non si è accompagnato un aumento di risorse, ma una loro riduzione, con personale medico e paramedico molto al di sotto di ciò che si richiederebbe. Il medico di reparto fa, di giorno, un orario di undici ore. Una lista d'attesa operatoria può durare ben più di un anno, anche se, come ho avuto modo di constatare, la lista non è manipolabile, salvo che non insorgano urgenze per cui un paziente può "scorrere" in avanti.

A questa insufficienza fa però riscontro quello che io ho trovato essere la grande gentilezza e disponibilità degli operatori, sia medici che infermieri, il rispetto della privacy, l'informazione puntuale, l'essere chiamati per cognome. A me fa un po' rabbia quando ti chiamano per nome, come se fossi un loro conoscente. Forse ad alcuni piace. Un volta il paziente non poteva nemmeno sbirciare nella cartella clinica. Sono stati fatti investimenti nelle strutture così che l'ambiente ora è piacevole. Ricordo che in un padiglione una volta eravamo in 25 in una camerata, quasi un lazzaretto...

Ho avuto una complicazione dopo l'operazione, non ricordo molto dei primi due giorni, ma ricordo che il medico era sempre lì, a me pareva giorno e notte. Sarà che il reparto dove ero è un'eccellenza nella sua specie o che in Toscana è diverso da altre regioni, non so. L'unica cosa piuttosto scadente era il vitto, ma qui si ritorna nell'ambito dell'organizzazione.

 

 

 

 
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La castrazione chimica

Ad ogni stupro una delle forze di governo agita come soluzione la castrazione chimica. Molti applaudono ma credo che ben pochi sappiano di che si tratta. (Per inciso secondo una indagine dell'Ocse, quasi il 30% delle persone tra i 16 e i 65 anni non sono in grado di ascoltare criticamente un'informazione, domandandosi se è vera o no).

Si tratta di somministrare al condannato dei farmaci che dovrebbero inibire il desiderio sessuale. Sono degli antiandrogeni che di fatto abbassano la produzione di testosterone e che sono usati nel trattamento del cancro della prostata oltre certi stadi. Però:

  1. Possono indurre malattie cardiovascolari ed osteoporosi, oltre a modificare l'aspetto corporeo con obesità, grasso alle mammelle, riduzione della pelosità; il trattamento a lungo termine, poi, potrebbe non essere reversibile;

  2. In Europa la pratica è accettata solo se il condannato è consenziente, perché per esempio può portare a sconti di pena;

  3. I giuristi sono contrari perché il condannato non deve essere sottoposto a trattamenti nocivi o che lo trasformino in un oggetto, quindi una legge siffatta troverebbe grande difficoltà ad essere approvata;

  4. Chi controllerebbe l'assunzione del farmaco? Sarebbe impossibile un controllo.

  5. I sanitari si rifiuterebbero di impostare un trattamento a lungo termine che fosse nocivo per il soggetto. Nel trattamento sanitario obbligatorio (che può durare 7 giorni) i sanitari agiscono nell'interesse del malato.

  6. Come molti hanno osservato, la libido non è correlata solo al tasso di testosterone: un uomo può avere un tasso alto e non essere portato affatto per atti di violenza ed è vero anche il contrario. La libido (normale o deviata che sia) nasce nel cervello. La libido si indirizza con l'educazione, con la mentalità. Non è che lo stupratore agisce sotto l'impulso di una libido potente, ma sotto un impulso aggressivo che gode nel soggiogare un altro essere umano.

  7. L'unica strada possibile per ridurre gli stupri è quindi, oltre a delle buone condanne con delle buone pene, combattere la mentalità maschilista nella cultura e negli individui, effettuare una vera rieducazione comprensiva di un percorso psichiatrico in questi soggetti durante la pena.

 

 
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