Creato da DaSylene il 16/10/2009

Pensiero parallelo

Riflessioni sottovoce

 

 

Chiuso a tempo indeterminato

Post n°107 pubblicato il 18 Aprile 2010 da DaSylene

Motivi di forza minore e motivi di forza maggiore mi obbligano a chiudere questo blog. Ho finalmente completato il trasloco, motivo per il quale auguro a tutti quelli che passano di qui un buon proseguo, ed un eventuale arrivederci in altri lidi (che syl non sparisce mai, nè colei che la guida. Semplicemente, soltanto, trasferita. E Google vi potrà sicuramente aiutare se proprio non potete fare a meno di cercarmi). Buona vita.

 
 
 

Liberi

Post n°106 pubblicato il 13 Aprile 2010 da DaSylene

Non mi piace Vasco, non mi ha mai parlato dentro ma solo urlato contro carico di rabbia – ma è un ricordo appannato di qualche raro momento, di una Me ragazza in un altro tempo e in un altro luogo che ora non ha nulla a che vedere con questa Me che sta scrivendo.
E adesso che mi trovo invece a sorseggiare canticchiando la sua canzone, sto pensando che c’è sempre un senso, anche se ad un primo sguardo sembra non esserci proprio.
Che la vita scorre, scorre e ci lascia dietro di sé, specie se non siamo accorti e ci piaceva così tanto la sensazione (tentazione?) che ci trascinasse giù.
Sembravamo marionette vuote, anche se in fondo eravamo semplicemente addormentati.
Eravamo chiusi in un dolore che non aspetta altro di essere spazzato via, e quando arriva la brezza fresca e fa diradare la nebbia e finalmente gli occhi si aprono alla luce… ecco che sento pulsare di nuovo. Com’è possibile? Sta pulsando. Non è possibile, ma è così. Pulsa. Ed è quasi serenità.
 
Nelle ultime parole è stato come aver fatto il pieno d’aria in uno sbadiglio di stanchezza: d’un tratto è apparso tutto così chiaro, i nostri binari paralleli, i nostri sogni infranti, le vesti che ci eravamo reciprocamente dipinti sulla pelle tristemente cadute a terra. Tu che hai istantaneamente sentito quell’addio, io che ci sono arrivata dopo qualche minuto. Nello sbadiglio numero due.
Non è successo nulla, ci siamo semplicemente svegliati.
I fili forse non erano acciaio ed argento, ma tali li avevamo creduti - ragnatele che ci stavano appiccicate addosso, ma sembra sia bastato uno scrollone a farle cadere. E pensare quanta fatica credevamo costasse il liberarcene!
L’idea di che avrei potuto chiederti di essere per te almeno carne da macello – e l’avrei fatto, se tu avessi atteso ancora un secondo in più, se quella telefonata non si fosse prolungata qualche momento in più del necessario e se lo sbadiglio avesse ritardato ancora un minuto - ora mi fa semplicemente sorridere.
Non avrebbe senso, mi sono tolta la tua veste di dosso e l’ho posata – ripiegata come se non fosse mai stata indossata – sul legno che delimita il letto.
Non rimane che un filo di profumo su di essa, ma svanirà in fretta, non temere.
 
Apro le finestre, che entri nuova aria nella mia stanza.
Magari tornerai da queste parti per un saluto, con il rischio che non ci riconosciamo più e che dopo due parole crolli l’imbarazzo del non sapere che cosa dire. Ed in fondo abbiamo pochi argomenti tra di noi, che non siano semplicemente il volersi sentire a tutti i costi. Per questo magari potremmo provare a riallacciare i fili in un ultimo spasmo di pazzia. Ma non combaceranno più: il mio fuoco ne ha bruciate le estremità, la tua tristezza ne ha sciolto la trama.
Magari – più semplicemente – mi girerai alla larga, volendo credere che mi sono celata. Ma non è così, non mi sono mai nascosta.
Sono sempre stata qui, sempre, fin dalle prime parole. Questa Me, non la veste dipintami addosso da un artista impazzito e sognatore.
 
Di Me posso ripetere all’infinito che non cerco la realtà, non mi interessa. La mia realtà esiste e continuerà a farlo, per molto tempo ancora.
Cerco molto di più, ed è quel Tutto che non sia esigenza di stringere, avere, possedere, costruire la realtà assieme.
Quel Tutto che sia scambio, sentimento e complicità. Anche nelle piccole cose, nelle confessioni di ogni giorno, negli sfoghi di un momento e nel desiderio ardente che esplode fulmineo in un bacio vissuto sottopelle. Che sia abbracciarsi nel sonno con mille miglia di distanza, che sia percezione di un dolore antico e che sia serena allegria di un sorriso e di un momento. Che sia snocciolare il tempo di mezzo che riempie le vite alterne, le reciproche realtà, pronti a fuggire appena possibile in un nido estremamente privato e unico.
Senza ferire nè perire del proprio stesso gioco.
Questo è quel Tutto che cerco. A te forse è sembrato troppo poco, ma per me sarebbe già molto. E mi accontenterei volentieri di trovare il Tutto.

Ad ogni modo, dicono che a giocare con il fuoco si finisca con il rimanere scottati, ma non è così, visto che s'impara solo a riconoscere la fiamma dal ghiaccio. 

Ci fosse stato
un motivo per stare qui
ti giuro sai
sarei rimasto sì


Se fossi stato,
ma non sono mai stato così;
insomma dai
adesso sono qui!
vuoi che dica anche se
soddisfatto di me
in fondo in fondo non sono mai stato
"soddisfatto" di che
ma va bene anche se
qualche volta mi sono sbagliato

Liberi liberi siamo noi
però liberi da che cosa
chissà cos'è?.......chissà cos'è!
Finché eravamo giovani
era tutta un'altra cosa
chissà perché?.......chissà perché!
Forse eravamo "stupidi"
però adesso siamo "cosa"...
che cosa....che?.....che cosa...se!..?...
"quella voglia", la voglia di vivere
quella voglia che c'era allora...
chissà dov'è! ........chissà dov'è!?

Che cos'è stato
cos'è stato a cambiare così?
...ti giuro che, sarei rimasto qui....
vuoi che dica anche se
soddisfatto di me
in fondo in fondo lo sono mai stato
"soddisfatto" di che
ma va bene anche se....
se alla fine il passato è passato!

Liberi Liberi siamo noi
però liberi da che cosa
chissà cos'è,....chissà cos'è!
...e la voglia, la voglia di ridere
quella voglia che c'era allora
chissà dov'è?!....chissà dov'è!

cosa diventò, cosa diventò
quella "voglia" che non c'è più
cosa diventò, cosa diventò
che cos'è che ora non c'è più
cosa diventò, cosa diventò
quella "voglia" che avevi in più
cosa diventò, cosa diventò
e come mai non ricordi più.....

A proposito.. Che ne so di cosa mi riserva il futuro! Questa Me nell’adesso c’è sempre stata bene, ed è per questo che non sento l’esigenza di fuggire verso l’orizzonte.
A me sta bene il Tutto, qui ed ora. E se non c’è, pazienza. Ci sarà. So aspettare, e non è dote da tutti.
Peccato solo per il retrogusto amaro dell'illusione infranta che persevera sulle labbra.

 
 
 

C'era una volta un post

Post n°105 pubblicato il 12 Aprile 2010 da DaSylene

La cosa più folle di questo posto è che si può cancellare un post e far finta di non aver scritto nulla. Proprio come ho fatto ora. E alla fine non rimane che un numero saltato nell'elenco e nulla di più.

 
 
 

Tagliare i fili d'argento

Post n°103 pubblicato il 11 Aprile 2010 da DaSylene

Come una scema a guardare il cellulare, nell'attesa di un messaggio che non arriverà.
Mai più.
Il mantra ora è "voltare pagina, devo voltare pagina, solamente voltare pagina..." ma nel frattempo ti immagino tra le sue braccia e con il sorriso di tua figlia: la serena quiete dopo la tempesta.
Magari all'inizio hai anche nascosto un sorriso amaro, ma ora... ora mi hai davvero chiuso fuori.
Ed è giusto così, e non potrebbe essere diversamente, visto che io non ho saputo rischiare di più.
Ma ora non riesco nemmeno ad amarti attraverso altre mani, attraverso altri corpi, attraverso altri occhi.
Amarezza, che ho voluto perderti.

Dentro di me è un turbine di pensieri.
Che non dovrei scrivere per non farti male nel caso in cui leggessi ancora - ma se non mi sfogo esplodo.
Che serve davvero carne da macello e capisco alla perfezione ciò che intendevi la volta precedente - ma non ho la forza nemmeno di mettermi a cercare, perchè... perchè tanto ciò che cerco non si trova in giro e sarebbe soltanto troppo evidente la differenza con te.
Che ho soltanto voglia di stordirmi e dimenticare, dimenticare te me noi i sogni e pure la vita reale, che mi hai detto che siamo fortunati ad avere accanto chi ci vuole bene e io ho soltanto pensato che era una fortuna, certo, come avere una catena legata al piede ed essere contenti di sentirne il peso.
Che ci sono tante, troppe cose che non saprai mai di me.
Che non potrò mai più sentire il tuo respiro, il tuo sapore, l'odore della tua pelle o perdermi nei tuoi occhi - distogliendo lo sguardo che non è giusto che ti faccia vedere quanto ti desidero.
E che avrei dovuto correre nella direzione opposta oggi, avrei dovuto inseguire te, non scappare dal dolore. Avrei dovuto fermarti prima che la scelta fosse irrevocabile, ma io ho sempre pensato alle palme aperte e così ho agito. E che se magari ti avessi inseguito sarebbe stato ancora peggio, perchè avrei visto nei tuoi occhi quello che ora è così evidente: mi hai chiuso fuori.
Che finalmente il respiro non va più a tratti, che non avverto più le apnee normali anche solo fino a qualche ora fa, ma che gli occhi non riescono a trattenere le lacrime e non ce la faccio, non ce la faccio, non ce la faccio e mi sembra di morire a dover fingere ancora. E poi mi dò della scema, perchè basterebbe solo che lo volessi davvero, che mi svegliassi dal dolore con il coraggio di dire "è finita" e poi sarei molto più leggera.
Che ho promesso a me stessa che non l'avrei fatto per nessuno, per nessuno se non per me stessa. Che se stanotte non ho dormito è proprio per questo, perchè stavo per farlo per te e non avrei saputo perdonartelo.
Che la tentazione ora di prendere quei fili che ho sempre lasciato tranquilli e tirare, tirare, tirare a più non posso è fortissima. Che sono convinta che ancora qualcuno ti sia incollato addosso, almeno qualcuno, lo voglio credere e non può che essere così, ma che non lo farò e alla fine sarò io a tagliarli per non vedermeli più brillare addosso ad ogni nuovo viaggio astrale. Che ti amo così tanto.. che li taglierò stasera stessa, se riesco a trovare la forza di non piangere. E' che la sola idea di doverti chiamare in mezzo al mio rito mi fa disperare. Avrei dovuto farlo oggi... avrei dovuto insegnarti tante cose, come volare e come riconoscere il passato dai sogni e le tue vite precedenti e sentire assieme a te la salsedine del mare, o prenderti per mano per andare tra le stelle, o leggerti le carte complete, o ridarti il sasso che mi sono portata a casa nella borsa.. e quel cd che dovrò distruggere (ma come potrò mai distruggerlo?).
Troppe lacrime, troppe lacrime, troppe lacrime.
Si, sono davvero troppo.. poche.

 
 
 

L'ultimo post

Post n°102 pubblicato il 11 Aprile 2010 da DaSylene

Sono corsa via, ho corso e corso e corso
fino a non resistere ai singhiozzi.
Mi sono rannicchiata nella  terra,
e tra le lacrime ho raccolto un mazzo di mughetti e violette.

Mi ha svegliata il latrare dei cani - quanto odio quei cani!
e ho saputo che eri tu che te ne andavi.
Troppo in fretta.
Con quel mazzo in mano che avrei voluto lasciarti sul vetro dell'auto
sono uscita dal mio pianto e ti ho cercato.
Ma non c'eri più.

Me li porto a casa, questi fiori che sanno del nostro amore.
Purezza nel bianco e dolore, lutto acido nel viola senza profumo.
Che profumo non c'è più, in questo silenzio troppo profondo.
Staranno lì a morire, nel'acqua che sarà sempre troppo poca
rispetto al lago denso che mi porto dentro.
Li guarderò nel vano tentativo di cancellare te
ed i tuoi sogni - che mi sono appartenuti,
anche se troppo poco è stato il tempo per goderne davvero.

Non ti dimenticherò mai.
Mai.
Dio quant'è profondo lo strappo. E quanto male fa.

Dea.. quanto lontana sei in questo momento?
Ascolta la tua figlia che piange un coraggio che non ha,
l'enorme rimpianto per non saper camminare verso la libertà.
E l'inutilità di un sentire di cui non c'è ragione, ora.
Non è giusto... non è giusto.
Avresti dovuto preservarci nel nostro sogno.
Lo so, mi è stato detto migliaia di volte: lascia le palme aperte, ciò che non è tuo cadrà e di ciò che rimarrà potrai riempire il tuo cuore. Ma non è vero, non è vero, non è vero! Dea.. hai mentito?
Almeno, che lui trovi la sua felicità.
Non ti voglio chiedere altro.
Ma ti prego, ascoltami. Almeno questa volta.
Che così pagherò il mio pegno.

Piove.

 
 
 

Il tempo

Post n°101 pubblicato il 08 Aprile 2010 da DaSylene

Da sempre divido il tempo in due, ed è una scissione netta: tempo con e tempo senza.

Tempo con: rapido e frenetico, un turbine che travolge e fa sentire a casa. Tempo senza, che si snocciola troppo lento e molle, con quel desiderio di essere che non si può dichiarare ma rimane di sottofondo ad oscillare come un elastico mai fermo.

Vorrei che da oggi fosse solo tempo. Per trovarne il senso e viverlo senza remore, per sentirti quando ti cerco in un momento di tristezza e per abbandonarmi nell'infinita dolcezza del sempre. Non so davvero se ci riuscirò, non so davvero come riuscirò a sopravvivere alla realtà che impone violentemente se stessa senza perderti di vista.

E' una preghiera triste, lo so, ma stanotte è così: persa nella marmellata di una solitudine a due.

 
 
 

Oggi, ovvero Lisa Jane Smith

Post n°100 pubblicato il 07 Aprile 2010 da DaSylene

Oggi è stata una delle mie giornate, un giorno vissuto più d'istinto che di realtà, un giorno aggrovigliato, avvinghiato al profondo senso dell'universo.
A pranzo sono entrata in libreria, ancora profondamente rilassata e con i sensi abbandonati nel sentimento d'anima. Ho preso un solo libro, senza nemmeno leggere il titolo. Un'intuizione, di quelle che non lascio capitare così spesso. Ma oggi ero in piena consapevolezza, serena a sentire il mondo attorno e pronta a ricevere i segnali, tutti i segnali, ogni segnale. L'ho comprato.
Solo fuori della libreria ho guardato il titolo. "L'iniziazione", collana I Diari delle Streghe.
Stasera ho aspettato la quiete, prima di cominciare a sfogliarlo.

Pagina 21.
<<"Ma io ti conosco", pensò Cassie. In quell'istante, una strana immagine le balenò nella mente. Stava fluttuando fuori dal proprio corpo e riusciva a vedere entrambi, sè ed il ragazzo, in piedi sulla spiaggia, il sole che brillava sui capelli di lui e lei che lo guardava. Tra loro c'era un filo d'argento che vibrava e riecheggiava di forza.
Un fascio di energia che li collegava. Era così reale che quasi allungò la mano per toccarlo. Correva da cuore a cuore, e stava cercando di avvicinarli l'uno all'altra.
Un pensiero, quasi una debole voce che veniva dal profondo del suo essere, le attraversò la mente. La voce diceva: "Il filo d'argento non potrà mai essere spezzato, le vostre vite sono collegate.  Non potete fuggire l'uno dall'altra più di quanto non potete sfuggire al destino".>>

Pagina 22.
Il ragazzo la posò sul palmo di Cassie, chiudendo le dita della ragazza attorno alla pietra. Appena la toccò, Cassie avvertì una specie di scossa elettrica che dalla mano si propagò al braccio. La pietra sembrava viva in un modo che non riusciva a spiegare. Nonostante le pulsassero le tempie, riuscì a sentire le parole del ragazzo, che parlò velocemente e con un filo di voce.
"E' calcedonio, una... pietra della fortuna. Se mai dovessi trovarti nei guai o in pericolo o qualcosa di simile, se mai dovessi sentirti sola e non c'è nessuno a cui chiedere aiuto, stringila forte - forte - e pensa a me."
Cassie era rapita. Respirava a fatica e il petto le pesava. Erano così vicini; Cassie riusciva a vedere i suoi occhi, lo stesso colore del cristallo, e poteva sentire il suo respiro sulla pelle e il calore del suo corpo che rifletteva quello del sole.
"Diverso", pensò di nuovo Cassie; era diverso da qualsiasi ragazzo avesse mai conosciuto. Sentì una dolce sensazione di calore lungo il corpo, che sapeva di libertà e possibilità. Stava tremando, riusciva a sentire il battito del cuore nelle dita, ma non era in grado di dire se fosse il suo o quello del ragazzo. Sembrava che prima le avesse letto nel pensiero, ma adesso aveva la sensazione che le fosse penetrato nella mente.
E poi fece qualcosa che scioccò Cassie più di ogni altra cosa successa in quel giorno sconvolgente. Avvicinò il polso ferito alle labbra e lo baciò. Fu il più lieve, il più delicato dei tocchi, e avvampò dentro Cassie come un incendio. lei lo guardò, confusa e incredula, incapace di parlare. Non riusciva nemmeno a muoversi o a pensare; poteva solo restare lì e percepire, sentire.
Poi il ragazzo si decise ad andarsene davvero.>>

Ora sono qui, indecisa se proseguire con il terzo capitolo oppure lasciare che la notte compia il suo corso, per scoprire il senso di domani vivendolo, senza cercare anticipazioni nel libro.
Ma sono indecisa, perchè sento anche l'altra voce, che mi suggerisce che se l'Universo l'ha portato nelle mie mani, è perchè è necessario che mi prepari a qualcosa...
Già, non è una scelta facile. Ma qualsiasi scelga, ho la certezza che sarà quella giusta.
E poi, non è mica così facile ascoltarmi tracimare.. nè capita mai per caso (anche se quando capita, non so mai la ragione).

E - ovviamente (!?!) - questo è il post numero cento. Ovviamente !?!

 
 
 

La mia voce

Post n°99 pubblicato il 06 Aprile 2010 da DaSylene

Io l'ho sempre detto che la mia voce non rispecchia la mia anima.
Oltre a chi non lo capirà mai, c'è chi alla fine è riuscito a far uscire fuori la mia vera voce.
E l'ha subito riconosciuta, facendomela notare forse con un pizzico di sorpresa.
Ti ho sorriso (attendo il momento di udire la tua, ma senza alcuna fretta nè forzatura).

A distanza di ore sono ancora qui con il mio sorriso appena accennato, serena rivedo il sentiero appena percorso.
Orme fresche sulla terra, acqua che scivola leggera e il pensiero di dover fare ancora una cosa prima di andare a casa (mi viene da ridere... ahem mi ricompongo). E' piacevole stare mano nella mano e provare a stringere senza far male.

Sto pensando che sono proprio cose strane l'imbarazzo e la timidezza: ti accompagnano, ti proteggono per tanto tempo e poi d'un tratto cadono a terra lasciandoti nella nuda verità di ciò che sei.
Non ho freddo: mi scalda la stella che porto dentro, mentre pulsa all'unisono con la sua.

 
 
 

Ora

Post n°98 pubblicato il 06 Aprile 2010 da DaSylene

Di nuovo qui, con il sorriso aperto.
Splende il sole, ho smesso il nero e indosso l'azzurro del cielo.
Felice senza motivo (o forse un motivo c'è sempre?).

 
 
 

Back again, ready to restart

Post n°97 pubblicato il 06 Aprile 2010 da DaSylene

Quattro giorni con gli occhi come specchi, in cui ognuno poteva vedere se stesso e trovare qualsiasi cosa cercasse. Ma dietro lo specchio c'era solamente il vuoto.
Ora attendo di poter indossare di nuovo i miei pozzi neri, per sciogliere la vita, i veli ed il sangue che si è fermato lontano dal cuore.
Attendo il sonno ristoratore con una vena di desiderio.
E' di nuovo la mia aria (ed era ora!).

 
 
 

Gli addii

Post n°96 pubblicato il 04 Aprile 2010 da DaSylene

Strana cosa gli addii: alcune volte capitano improvvisi, per un fato esterno,  o per una scelta ponderata - magari sofferta - comunque sia, si identifica esattamente  quello specifico momento, quell'istante nel quale viene messo il sigillo ed il saluto finale.
Sono gli addii più lacrimosi, quelli delle mani che scivolano nelle mani e gli abbracci stretti dentro i quali perdersi. Sono gli addii che non sono addii, ma un riconoscersi per l'ora e per il qui e che se anche non ci si sentirà più si potrà sempre ricordare questo come l'istante della massima comprensione. Sono gli addii malinconici, gli addii dolorosi. Gli strappi d'anima.

Molto più spesso invece gli addii scivolano nella ruota della vita senza che ce ne si possa rendere conto, senza un cenno conclusivo o un momento da tenere a suggello di quell'apice di conoscenza, come una cima oltre la quale non c'è più nulla. In questo caso i giorni scivoleranno via leggeri, gli istanti si sommeranno gli uni agli altri, polvere sui lacci. Passerà un momento, si eviterà una telefonata, un messaggio, un saluto - si darà la colpa allo stress, alle cose da fare e a quelle che non si possono evitare, si ascolterà la voce dentro di sé promettere che si chiamerà comunque (domani, con calma, al massimo dopodomani) e poi un giorno ci si sveglia rendendosi conto che quel legame non c'è più. Che il tempo ha spezzato il filo, senza essere nemmeno in grado di risalire all'ultimo contatto. Sono gli addii più semplici, gli addii che quasi non sono tali. Che non pesano, per lo meno (in qualche modo non era importante).

Il terzo tipo di addii sono gli addii emotivi, quelli che esplodono dopo un litigio o una presa di posizione - in genere, sono gli addii più densi di aspettative tradite, gli addii che sono decisione di una parte sola, gli addii che presumono il tradimento di un'illusione. Sono in genere addii d'odio, nei quali le ferite non sono mai solo da una parte ma ci si fa forza nella propria corazza di ghiaccio per poter passare oltre. Sono gli addii del sentimento, gli addii che qualcuno vive desiderando esattamente l'opposto.

E poi ci sono gli addii che non sono addii: all'inizio paiono cadere in una delle tre categorie di cui sopra, ma qualcosa poi cambia: quando tutto sembrava perduto e non ci si aspettava più nulla, ecco che riappare quel filo che si credeva perso, smarrito o bruciato.
Lo si sta a guardare con meraviglia, poi velocemente lo si stringe nuovamente tra le mani, con il cuore inizialmente timoroso ma che con il passare degli istanti si trova di nuovo a casa (e si domanda come fosse possibile aver dimenticato la dolcezza di quel legame).
Ecco, io ieri chiedevo alla Dea di poter vivere soltanto addii del secondo e del quarto tipo. Del secondo, perché di molti poco m'importa, e del quarto perché mi porto sempre dentro chi ho amato, senza ombra di dubbio. E quando si ama così, sarebbe folle pensare che sia solo fine a se stesso senza poter, prima o poi, incontrarsi di nuovo.
Sarebbe stato sicuramente il più bel regalo di compleanno che avessi mai ricevuto.. ma non è stato esaudito.

 
 
 

Closed

Post n°95 pubblicato il 04 Aprile 2010 da DaSylene

Necessario fare le pulizie di primavera.

 
 
 

AREA PERSONALE

 

FACEBOOK