Creato da Tappo82 il 11/11/2005

ALLA FINESTRA

Considerazioni sugli avvenimenti passati, presenti e futuri che disegnano la civiltà moderna e non solo.

 

 

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LA MIA PRIMA VOLTA...

Post n°10 pubblicato il 26 Novembre 2005 da Tappo82
Foto di Tappo82

Il racconto che leggerete oggi, a prima vista e forse anche alla seconda, vi sembrerà essere fuori luogo rispetto allo stile che ho tenuto fin’ora… la mia volontà era quella di commentare i sempre più frequenti casi di abuso di droga che, nell’ultimo periodo, hanno occupato spazi importanti tra i quotidiani d’informazione.

Poi ci ho ripensato e ho deciso che mi sarebbe piaciuto di più affrontare questo argomento in maniera un poco diversa.

I media hanno l’abitudine di occuparsi di droga in due casi:

il primo, è il momento più spettacolare del suo utilizzo, l’overdose.

il secondo, interviene quando sovvengono interessi politici di campagna elettorale; a questo proposito si parla solo di maxi-sequestri…

Io ho pensato di parlare di quel momento in cui si viene a contatto con quella realtà e ho deciso di farlo attraverso un raccontino… lo spaccato di vita che narro, sono convinto essere comune alla grande maggioranza dei ragazzi e delle ragazze… certo, cambia lo sfondo, gli attori, il copione e persino il finale di ognuno di noi è diverso; ma l’approccio è sempre quello e la protagonista è sempre la spensieratezzà… se rivdrete qualcosa di voi nelle mie parole, provate a dirmi quali...

Sì, non c’è dubbio, la mia storia sarebbe potuta iniziare così!

Sarebbe dicevo, perché non sono così vecchio; ma il fatto è che alla mia tenera età, come direbbe mia mamma, qualche esperienza l’ho vissuta, qualche altra l’ho cercata e altre ancora, bhè quelle le ho solo sentite raccontare; il problema è che non sapevo cosa dire, come inizio non male, vero?

Io credo che tutto cominciò quando frequentavo le scuole medie inferiori, (che classe quella) la mitica sezione D, indimenticabile; oddio, quasi, perchè ad essere sincero ora che ci penso, proprio tutti-tutti i miei compagni non li ricordo.

A quel tempo era tutto perfetto, ero bravissimo a scuola, chiaro non c’era bisogno di studiare, bastava stare attenti alle coinvolgenti spiegazioni del Prof. R.

Grande uomo prima che grande insegnante.

E’ a lui che devo il merito di aver saputo coltivare passioni a me care come la recitazione, il diritto, la scrittura, la storia e il bel parlare.

Oggi penso che il suo più grande merito sia quello di non avermi insegnato nulla di quello che normalmente si impara tra i banchi; niente vita-morte-miracoli di chissà quale personaggio, ma piuttosto come questo, con le sue parole e le sue azioni, abbia contribuito a costruire le basi del mondo in cui vivo adesso.

Fu lui che mi spiegò per primo cosa è il parlamento, ma non soltanto, insieme con i miei compagni ci aiutò a costituirne uno nostro, con le nostre idee e proposte, tema del giorno: l’immigrazione.(pensate…  parlava di immigrazione a dei bambini più di dieci anni fa…)

Che splendidi ricordi…..

Era un normalissimo mattino del secondo anno, quello in cui ci recammo in aula-video per intrattenerci con un documentario sull’utilizzo del nucleare; presi posto in prima fila tra i miei amici più intimi, davanti a due altre grandi amiche che chiamerò Wonder e Miss.

Tutto procedeva regolarmente, il filmato stava giungendo al termine quando, tra l’immancabile brusio delle voci in sottofondo, il mio orecchio ne distinse chiaramente due:
“Ma dai, hai provato anche tu?”.

Mi incuriosì Miss....

 “Si, avevi ragione è una figata”, rispose Wonder, rapendomi completamente.

“Eravamo giù al naviglio sotto il ponte…” Proseguiva, mentre cercando di non farmi notare tesi l’orecchio all’indietro. In quel momento Miss. incalzò la discussione con un'altra domanda:”chi è che l’ha fatta su?”

A quel punto divorato dalla fretta di sapere mi girai e interrompendole chiesi: “chi l’ha fatta su cosa?”

Non feci nemmeno in tempo a concludere la frase che subito mi azzittirono:“shhhhhh!!! Parla piano scemo….una canna no!?!”

Una canna no!?!......no!!! Pensai subito, ma ero talmente sconcertato, deluso e incredulo di quelle parole che non dissi niente. Provai a pensare ad una frase da dire, tanto per, ma niente, non dissi niente.

Posso affermare con certezza che quello fu il mio primo contatto molto indiretto con il “fumo”.

Lo so che pensate “sfigato!”, ma cercate di capirmi, io ero ancora uno di quelli che diceva “non fumerò mai”.

Mi presento sono Tappo e lo ammetto: mi sbagliavo.

Badate che per me non è mica facile scrivere queste parole, ma di fronte all’evidenza……..

Mi ripresento, sono Tappo e lo ammetto: sono stato un fumatore.

Attenzione, non ne vado orgoglioso e non intendo iniziare una crociata di legalizzazione, ma avendo occupato, accompagnato, riempito, divertito e cancellato così tanti momenti della mia vita che, per lo meno, non posso far finta di disprezzarla o condannarla... mi limiterò a raccontarla.

Sembra strano usare il verbo raccontare, ma più ci penso e più mi convinco che sia quello azzeccato.

Feci le mie prime “esperienze” nel periodo in cui approdai alle superiori ed è li che conobbi molti tra i miei più grandi colleghi di fumate e... fu proprio in quei mesi che incontrai Lei per la prima volta.

Ho sprazzi di memoria in cui ci sono io che la guardo stranito, curioso e desideroso di toccarla come un gatto che gioca con un riccio.

Certo, con i ricci, ci si graffia le zampette, ma vi assicuro che se vi guadagnate la loro amicizia sono tra gli animaletti più divertenti che conosca.

Io e lei per un po’ siamo rimasti soltanto dei conoscenti, nessuno dei due era convinto che sarebbe potuto nascere qualcosa di più che una semplice e banale amicizia.

Eravamo troppo diversi, io ero il tipico bravo ragazzo, educato, riservato, di buona famiglia, con dei principi ancora sani.

Venivo da un passato scolastico più che buono, frequentavo addirittura il gruppo scout del mio paese.

Per intenderci, ero tra i candidati numero uno per diventare il gran visir dei babbi di minchia.

Lei invece rappresentava l’altra faccia della medaglia.

Lei era spericolata, senza regole e girava voce che in compagnia, a giro, si facesse un po’ tutti, con un occhio di riguardo per quelli pieni di soldi.

Pochi sanno da dove provenga, è una confidenza che ha fatto solo a chi l’ha vista crescere.

Insomma tutto si può dire tranne che tra di noi fu subito un colpo di fulmine.

Dopo qualche settimana notai che qualcosa da parte sua era cambiata; lo vedevo da come mi guardava, da come si avvicinava e da come mi cercava.

Una sera di inverno del 19.. ebbi finalmente l’occasione di conoscerla meglio.

Fu grazie a Carlitos che con una scusa la accompagnò da me, che l’aspettavo nella piazzetta del paese.

Ringraziai($) profumatamente il mio amico e saltai sul mio fifty top con lei; sfrecciammo per le strade buie con la mente sgombra da ogni paensiero.

Quella sera provai una strana emozione, avevo una carica di adrenalina che di quel tipo non ne avevo mai provata, e non sapevo che poi avrei dovuto imparare a convivere con quella sensazione.

Curva dopo curva , ci stavamo avvicinando a casa e, mentre il vento freddo pettinava i miei capelli, io posavo la mia mano su di lei ad accarezzarla, quasi per assicurarmi che fosse ancora con me... lei c’era.

Non ricordo esattamente perché, ma quel fine settimana i miei genitori erano fuori; che figata! Avevamo tutta la mia casetta per noi.

Le feci strada fino alla cucina, le offrii da bere, ma lei rifiutò dicendomi che non beve e che per stare con me ed imparare ad assaporarci a vicenda, l’alcool non le era utile, anzi…. Disse che se l’avessi ritenuto opportuno mi sarei potuto ubriacare dopo; capii più avanti il suo consiglio.

C’era un'atmosfera elettrizzante intorno a noi, io timido come sono cercavo il modo giusto per avvicinarmi, mentre lei se ne stava immobile a fissarmi, con quel gioco di sguardi che non riuscivo più a controllare, così, trovai una scusa banale e mi rifugiai in bagno.

Mi guardai allo specchio, mi sciacquai la faccia con po’ d’acqua fresca e con una reazione d’orgoglio tipicamente maschile, decisi che era arrivato il momento di prendere in mano la situazione.

Uscii frettolosamente dal bagno, finalmente sapevo cosa dire e cosa fare; spalancai la porta, varcai la soglia della cucina, chiusi gli occhi e dissi ”ascoltami bene….”

Quando riaprii le mie pupille la vidi semi adagiata sul divano.

Era bellissima, avvolta in un bianco lenzuolo, il suo profumo mi riempì naso e cervello; ero completamente in balia di lei e non capii più nulla; non ricordavo nemmeno quello che mi ero detto poco prima in bagno.

Lei lo aveva capito, mi strizzò un occhio e mi sussurrò la frase che ancora oggi mi sussurra quando stiamo insieme: “Accendimi! Amore”.

Mi avvicinai, posai la mia bocca sulla sua e il mio cuore le rispose:”ti amo anch’io, Marja”.

C’era una volta ………………

 
 
 
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