TRIBUTE TO PIERLUIGI

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"ER GRILLO ZOPPO"   LA SUA PREFERITA
favola di Trilussa

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
- diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata alla capriola.
Quanno m’accorsi d’esse prigioniero
col laccio ar piede, in mano a un ragazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne…,ma la stilla
de sangue che sortì dalla ferita
brillo ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
Ogni goccia di sangue ch’è servita
Pe’ scrive la parola libertà!

( favola di Trilussa )

 

io nun piango                                         CANZONE PREFERITA
franco califano

io nun piango pe' quarcuno che more
non l'ho fatto manco pe 'n genitore
che morenno m'ha 'nsegnato a pensare
non lo faccio per un altro che more
Io nun piango
quanno scoppia 'na guera
er coraggio de' l'eroi stesi a tera
io lo premio co' du' fiori de serra
ma nun piango
quanno scoppia 'na guera
lo piango quanno casco nello sguardo
de' 'nvagabondo perche'
ce somijamo in modo assurdo
semo due soli monno
Me perdo in quell'occhi senza nome
che cercano padrone
in quella faccia de malinconia
che chiede compagnia
Io nun piango quanno 'n omo s'ammazza
il suo sangue nun me fa tenerezza
manco se allagasse tutta 'na piazza
io non piango quanno 'n omo s'ammazza
Ma piango io piango sulle stre vite
due vite violentate
A risposte mai ne abbiamo date
ecco perche' la sete
lo piango so tutto
tempo che ce resta
e me ce sento male
Domani se non sbajo e' tua festa
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole.

 

 

« LA PECORA DALL'ORECCHIO...L'UOMO CHE ASSOMIGLIAVA... »

LA BAMBINA E LE SUE MANI

Post n°786 pubblicato il 14 Giugno 2008 da IOXTEFOREVER
 

La piccola Selene viveva su una stella. Là non esistevano parole né rumori. Nel silenzio della notte correva scalza, danzava sulle punte dei piedi e parlava con le mani. Proprio così. Ogni gesto significava qualcosa. Quei giochi di mani che si muovevano svelte erano le parole del vento e delle stelle. In quel suo mondo meraviglioso e irraggiungibile, Selene imparava la lingua delle nuvole, del giorno e delle stagioni. Dormiva sul petto soffice di una stella la piccola Selene, e aveva anche un sogno: diventare una ballerina bravissima. Sì, avrebbe voluto danzare notte e giorno per le costellazioni e i suoi amici dell'universo. Una notte, all'improvviso, un forte vento svegliò Selene. Ebbe paura per un attimo, ma subito l'amica stella la tranquillizzò. «Non temere, piccola Selene. Questo è il vento della vita. Ogni notte si spegne una stella del cielo, ma non muore perché rinasce in un altro mondo chiamato terra. E stavolta tocca a te, anche se non sei una stella. Tu sei la prediletta stanotte».

 «Anche in questo mondo chiamato terra  troverò la nostra armonia, i nostri colori, il nostro silenzio?»  chiese Selene. «La terra è straordinaria quanto il cielo. Adesso va'. Il vento della vita sta soffiando per te» concluse la stella. Così Selene si abbandonò a un sonno dolce e al vento caldo che l'avrebbe portata nella sua nuova vita. Quando si risvegliò, si ritrovò su un letto di foglie e spighe, in mezzo ai colori e ai profumi dolci della primavera. Era un mondo bello quanto il suo. E anche gli scoiattoli, le farfalle e le lucciole parlavano a gesti. Proprio come lei. La piccola Selene trascorreva il suo tempo correndo tra papaveri e girasoli, ballando senza musica e desiderando di volare con le ali leggere di una libellula. Di una grande quercia aveva fatto la sua casa, e l'erba profumata e tiepida era diventata il suo letto. Le piaceva rincorrere le nuvole, dare un nome ai fiori e ai frutti, imparare le leggi della natura, i segreti del vento che annunciava i temporali e i misteri dell' alba che preparava un giorno caldo. Era un pomeriggio di primavera. Selene aveva appena raccontato la sua storia a una farfalla. Ora per lei stava cantando con le mani la filastrocca che le aveva insegnato la sua amica stella quando viveva lassù, nel cielo. Prima che scendesse la sera, passò per quei campi un cacciatore con un cappello di paglia. Si fermò, incuriosito da quelle mani che danzavano per l'aria e parlavano con il vento. Così si nascose dietro un albero e spiò i gesti, i passi e i sorrisi della piccola Selene. Giunto al villaggio, raccontò ai bambini ciò che gli era capitato.

«Cacciatore, anche noi vogliamo vedere quello spettacolo meraviglioso e magico. Portaci con te nel bosco!» esclamarono i bambini a una sola voce. Quella notte Selene sognò la sua amica stella. Così si alzò dal suo letto di foglie e si mise a cercarla nella notte. Guardò verso il cielo e la vide: era sulle ginocchia della luna. «Selene -le disse la stella - il mondo in cui sei caduta è abitato da uomini e bambini diversi da te. Prima del tramonto, un cacciatore si è accorto di te, del tuo modo di parlare con gli animali e i fiori. Domani tornerà e non sarà solo. Insieme a lui, tanti bambini verranno a vedere la tua danza senza musica e i tuoi gesti senza parole». «Quei bambini vogliono essere miei - amici!» rispose Selene. «Per loro giocherò con il vento e danzerò come avrei voluto fare quando vivevo lassù, nel cielo». «Forse non vorranno esserti amici» concluse la stella. «Si prenderanno gioco di te e rideranno perché non sei come loro. Devo lasciarti , piccola Selene. Sta per nascere il giorno: la mia luce è troppo debole ormai. Addio». «Aspetterò quei bambini tra i campi. Imparerò i loro giochi, poi gli insegnerò a parlare con le mani, con i gesti    pensò Selene. Intanto, oltre il fiume, guidati dal cacciatore i bambini del villaggio continuavano il loro viaggio.«Sono ancora lontani  i campi di grano?» chiese uno di loro.

E un altro aggiunse: «Cacciatore,  quella che parla con i fiori è una fata con la bacchetta magica  che esaudirà i nostri desideri?».«È una bambina» rispose  il cacciatore. «Lei non sente e non parla ma è più felice di noi. Con mille sorrisi e gesti delle mani lei parla la lingua delle stelle, degli animali della foresta e delle nuvole del cielo. Noi, quei gesti forse non li capiremo mai». La sera scendeva lentamente. All' orizzonte il sole stava per lasciare il posto alla luna. Appoggiata alla sua quercia, Selene ripensava alle parole della stella e si chiedeva perché i bambini diversi da lei non avrebbero voluto esserle amici. All'improvviso, la distrasse un profumo forte e nuovo: non era quello della natura che già conosceva. Con un movimento rapido Selene si alzò. Si arrampicò sull' albero e vide i bambini. In mezzo alle spighe e al grano la stavano cercando, la stavano aspettando. Selene corse da loro e si mise a danzare senza musica e a rincorrere la luna.

«È solo una bambina con gli occhi come il mare. Eppure sembra un angelo che parla con le stelle e i fiori» disse il cacciatore. «Anche noi vogliamo parlare con gli alberi della foresta e con le farfalle della primavera! Anche noi vogliamo essere come lei!» esclamarono a una sola voce i bambini. Uno di loro si avvicinò alla piccola Selene. Lei gli prese le mani e insieme cominciarono a parlare con la notte. «È come suonare un pianoforte invisibile legato al cielo!» esclamò meravigliato e felice il bambino. Subito un altro si aggiunse,  e poi un altro e altri ancora. Formarono un cerchio, e in un girotondo interminabile furono felici di aver trovato una nuova amica. Un' amica speciale. Fu una notte magica. I bambini, stanchi ma felici, fecero un sogno. Un sogno uguale per tutti, che esaudiva il loro desiderio. Nel silenzio della luna alta nel cielo si tenevano per mano. Senza voce e con le loro piccole dita cominciavano a parlare con le nuvole i fiori e le lucciole. Ballavano. Un ballo senza musica né note. Sorridevano. Mentre le loro mani sembravano sfiorare le stelle.

 
 
 
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Data di creazione: 06/10/2007
 

 

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10 LUGLIO 2008

 

Da mirabelladgl1 Grazie infinite.

 

13 NOVEMBRE 2008

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