TRIBUTE TO PIERLUIGI

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"ER GRILLO ZOPPO"   LA SUA PREFERITA
favola di Trilussa

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
- diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata alla capriola.
Quanno m’accorsi d’esse prigioniero
col laccio ar piede, in mano a un ragazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne…,ma la stilla
de sangue che sortì dalla ferita
brillo ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
Ogni goccia di sangue ch’è servita
Pe’ scrive la parola libertà!

( favola di Trilussa )

 

io nun piango                                         CANZONE PREFERITA
franco califano

io nun piango pe' quarcuno che more
non l'ho fatto manco pe 'n genitore
che morenno m'ha 'nsegnato a pensare
non lo faccio per un altro che more
Io nun piango
quanno scoppia 'na guera
er coraggio de' l'eroi stesi a tera
io lo premio co' du' fiori de serra
ma nun piango
quanno scoppia 'na guera
lo piango quanno casco nello sguardo
de' 'nvagabondo perche'
ce somijamo in modo assurdo
semo due soli monno
Me perdo in quell'occhi senza nome
che cercano padrone
in quella faccia de malinconia
che chiede compagnia
Io nun piango quanno 'n omo s'ammazza
il suo sangue nun me fa tenerezza
manco se allagasse tutta 'na piazza
io non piango quanno 'n omo s'ammazza
Ma piango io piango sulle stre vite
due vite violentate
A risposte mai ne abbiamo date
ecco perche' la sete
lo piango so tutto
tempo che ce resta
e me ce sento male
Domani se non sbajo e' tua festa
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole.

 

 

« LA BAMBINA E LE SUE MANIL'ORSETTO BLU »

L'UOMO CHE ASSOMIGLIAVA AD UNA TAZZINA

Post n°787 pubblicato il 14 Giugno 2008 da IOXTEFOREVER
 

C' era una volta una signora cicciona...» No! Così non va bene! Riproviamo. Ecco, sì: «C'era una volta un bambino con i capelli blu...» Uffa! Non va bene neanche così! Ecco: «C'era una volta un signore freddoloso...» Basta! Oggi non ho idee, non se ne fa niente. Forse è meglio se vado al cinema! Il disegnatore, assorto nei suoi cupi pensieri, uscì di casa sbattendo la porta. Lasciò sulla scrivania una gran confusione di fogli, penne, matite, colori e tante idee abbandonate. Quando un colpo di vento entrò dalla finestra, gli schizzi volarono per tutta la stanza e poi planarono sul pavimento, piano piano. «Ehi! Che cos'è questa corrente? Qualcuno chiuda la finestra!» La vocina veniva da un tipo buffo, con un berretto in testa e una grossa sciarpa arancione avvolta attorno al collo. Un tipo buffo disegnato e colorato su uno dei tanti foglietti volanti. Il personaggio creato dal disegnatore era pronto ad affrontare l'avventura della sua vita. Ma non sapeva ancora qual era la storia che doveva interpretare... Sì, era un personaggio senza una storia. E senza un' altra cosa, anche. Se ne accorse subito, non appena si guardò allo specchio: gli mancava un orecchio! «Vuoi vedere» disse il personaggio «che quello sbadato di un disegnatore si è dimenticato di farmelo?» Ma poi, senza più pensare all' orecchio mancante, decise di esplorare la città che il disegnatore distratto aveva immaginato e poi disegnato e colorato. Il personaggio passeggiava per la strada. E si accorse subito che tutti lo osservavano in modo strano. Cercò di far finta di niente. Ma la gente parlottava e lo indicava, lo indicava e parlottava.E lui si sentì sprofondare. Sarebbe sparito, se solo avesse potuto. Ma non poteva. Era la sua storia. Alla fine ci fu qualcuno che alzò la voce per dire quello che pensavano tutti. «Guarda, mamma!» urlò un bambino. «Quell'uomo è una tazzina!» Tutti puntarono gli occhi sul personaggio, anche quei pochi che non si erano ancora accorti di niente. Poi puntarono anche le dita. «Ah ah ah, è vero, ha la testa come una tazzina! Ma è un marziano?» E un uomo molto dotto, forse un dottore, aggiunse: «Un rarissimo caso di deficienza auricolare!» Deriso e umiliato, il signor Tazzina (d'ora in poi lo chiameremo così) tornò a casa di corsa. Voleva nascondersi. Solo e triste, rifletté sul suo destino bizzarro davanti a una tazza di latte. Si affacciò alla finestra mogio mogio e guardò le persone che passavano per la strada. A loro non mancava proprio niente. Però a guardare bene, erano un strane... Il signor Tazzina decise di analizzare con cura la situazione. Quel tipo coi capelli in su, non sembrava una forchetta? E quella lì col mento in fuori e l'aria burbera era senz' ombra di dubbio un autentico bricco. E quell' altra signora con il collo lunghissimo, beh, era proprio identica a un cucchiaino. In quel momento un urlo terribile echeggiò per la strada. «Aaaah! L'orecchio! Non ti ho fatto l'orecchio!» Era il disegnatore, che era tornato a casa e rovistando tra i disegni aveva trovato il personaggio. «Era ora di svegliarsi! Sempre con la testa per aria, voi che fate i disegni! Bello scherzo mi hai fatto!» disse il signor Tazzina. «Adesso mi chiamano tutti Tazzina!» «Scusa, scusa, hai ragione! Te lo disegno subito, l'orecchio. Aspetta, faccio in un attimo!» disse il disegnatore. «Fermo lì!» intimò il Tazzina. «Ormai il guaio è fatto, è troppo tardi per rimediare. E poi, guarda, quasi quasi comincio a piacermi anche così.» Il signor Tazzina aveva proprio ragione. Ormai era diventato famoso, e proprio per quell' orecchio mancante. La gente gli si era affezionata perché era così originale. Il signor Tazzina pensò che poteva approfittare della sua fama per inventarsi un lavoro, e proprio il lavoro che gli piaceva di più. Che lavoro può fare uno che si chiama Tazzina, se non aprire un caffè? E fu proprio quello che fece. Con un' attrazione come lui al banco, il caffè era sempre affollato, a tutte le ore: per la colazione, all' ora di pranzo, per il tè, per l'aperitivo. In breve tempo il caffè del Tazzina diventò un posto  molto alla moda. E qualcuno cominciò a portare  certi strani berretti tutti ben calzati, per nascondere un orecchio... in perfetto stile Tazzina .

 
 
 
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INFO


Un blog di: IOXTEFOREVER
Data di creazione: 06/10/2007
 

 

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SOLO CHI SA FINGERE

PUO' REGNARE.

CHI RIDE CON LA BOCCA

E NON COL CUORE.

E CHI PARLA D'AMORE

SENZA AMARE.

 

ERI PRESENTE UGUALMENTE

 

A TE PIERLUIGI

 

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